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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Plusvalenza immobile da demolire: no alla tassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 929/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di plusvalenza immobiliare. La vendita di un edificio, anche se destinato alla demolizione da parte dell'acquirente, non può essere riqualificata fiscalmente come vendita di area edificabile. Di conseguenza, la plusvalenza immobile da demolire non è soggetta alla tassazione separata prevista per i terreni. La Corte ha chiarito che, ai fini fiscali, rileva la natura oggettiva del bene al momento della cessione (un fabbricato) e non l'intenzione futura dell'acquirente.
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Detrazione IVA preparatoria: quando è ammessa?
Una società ha sostenuto costi per un impianto produttivo mai entrato in funzione, vedendosi negare la detrazione IVA preparatoria. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che il contribuente non ha provato né la finalità imprenditoriale concreta né che il mancato avvio fosse dovuto a cause di forza maggiore. L'ordinanza chiarisce anche che un verbale di accesso può costituire chiusura delle operazioni ai fini del termine dilatorio di 60 giorni.
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Estinzione giudizio tributario per transazione fiscale
Una società in liquidazione aveva impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione una sentenza sfavorevole in materia di accise sull'energia elettrica. Tuttavia, durante il processo, ha raggiunto una transazione fiscale con l'Agenzia delle Dogane nell'ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti. Di conseguenza, la società ha rinunciato al ricorso, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio tributario e a compensare le spese legali tra le parti.
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Liquidazione spese legali: motivazione obbligatoria
Una società ha impugnato un avviso di accertamento, poi annullato in autotutela dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione delle spese legali a carico dell'Agenzia deve essere adeguatamente motivata. Una giustificazione generica, come la revoca dell'atto dopo 45 giorni, non è sufficiente e rende la sentenza nulla, imponendo una nuova e dettagliata quantificazione dei compensi professionali.
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Immobili abusivi ICI: quando si paga l’imposta?
Una società fallita ha contestato le richieste di pagamento dell'ICI per gli anni 2010-2011 relative a immobili oggetto di ordinanze di demolizione non eseguite. Sosteneva che l'imposta dovesse essere calcolata solo sul valore dell'area e non sul valore catastale degli edifici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, ai fini fiscali, un immobile è soggetto a ICI come 'fabbricato' finché è iscritto o iscrivibile al catasto. La sua natura abusiva o l'esistenza di un ordine di demolizione non modificano la base imponibile, che resta quella del fabbricato fino alla sua effettiva demolizione o trasferimento di proprietà.
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Estinzione giudizio tributario: la Cassazione chiarisce
Una società, in contenzioso con l'Agenzia delle Entrate, ha aderito a una definizione agevolata mentre il caso era pendente in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, stabilendo un principio importante: in caso di estinzione per definizione agevolata, il ricorrente non è tenuto a versare il doppio del contributo unificato, poiché tale misura ha carattere sanzionatorio e non si applica estensivamente.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio tributario relativo a un accertamento IRPEF. La decisione segue l'istanza di definizione agevolata presentata dal contribuente ai sensi della Legge n. 197/2022. Avendo il contribuente, già vincitore nei gradi di merito, versato le somme dovute per la sanatoria, la Corte ha preso atto della chiusura della lite, estinguendo il procedimento e lasciando le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Definizione agevolata: lite estinta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio fiscale a seguito della richiesta di definizione agevolata da parte del contribuente. Il caso riguardava un accertamento IRES per il 2005. La società contribuente, risultata vittoriosa nei precedenti gradi di giudizio, ha aderito alla sanatoria prevista dalla L. 197/2022, pagando un importo ridotto e ottenendo così la chiusura definitiva della controversia.
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Cessioni intracomunitarie: prova e società cartiere
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società fallita contro l'Agenzia delle Entrate in un caso di cessioni intracomunitarie. La Corte ha confermato la decisione di merito basata su una duplice motivazione: la mancata prova del trasferimento fisico dei beni e la natura di 'società cartiera' dell'acquirente. Il ricorso è stato respinto perché non impugnava una delle due motivazioni autonome della sentenza.
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Prova qualità di erede: la notorietà non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la qualità di erede in un processo non può essere dimostrata tramite 'fatto notorio', anche se l'erede è una persona pubblicamente conosciuta. Il caso riguardava l'erede di un celebre calciatore che aveva riassunto un contenzioso tributario del defunto padre. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato la sua legittimazione attiva. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso e sottolineando che la prova della qualità di erede deve essere fornita con documentazione idonea, non potendo il giudice basarsi sulla conoscenza comune o sulla fama dei soggetti coinvolti.
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Avviso di mora inoppugnabile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata impugnazione di un primo avviso di mora rende la pretesa tributaria definitiva e inattaccabile. Di conseguenza, il contribuente non può contestare un successivo avviso di mora, identico nel contenuto, eccependo la mancata notifica dell'atto presupposto (come la cartella di pagamento). Il primo atto non contestato ha sanato ogni vizio precedente, rendendo il debito esigibile.
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Accertamento presuntivo: la Cassazione e gli indizi
Una società immobiliare contesta un accertamento presuntivo per sottofatturazione nella vendita di immobili. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia Fiscale. La decisione si basa sulla valutazione complessiva di una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti, tra cui mutui di importo superiore al prezzo dichiarato, perizie bancarie e prelievi di contante effettuati dagli acquirenti. La Corte ha stabilito che la valutazione unitaria di tali elementi costituisce una prova presuntiva valida e che spetta al giudice di merito apprezzarne la valenza, senza che la Cassazione possa riesaminare i fatti.
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Errore revocatorio: Cassazione chiarisce i limiti
Una società finanziaria ha impugnato per revocazione una decisione della Corte di Cassazione, sostenendo un errore revocatorio di fatto. La società lamentava che la Corte avesse erroneamente applicato principi del diritto fallimentare a una controversia su un rimborso fiscale ordinario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza non riguardava una svista sui fatti, ma un dissenso sull'interpretazione giuridica operata dai giudici. Tale valutazione, qualificabile come errore di diritto, non può essere contestata tramite il rimedio della revocazione.
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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
Una contribuente, titolare di una ditta individuale, ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha fatto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, ha aderito alla definizione agevolata delle controversie, versando l'intero importo richiesto. La Corte di Cassazione, verificato il corretto adempimento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del processo e la cessazione della materia del contendere, con spese legali a carico di ciascuna parte.
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Accertamento induttivo: omessa dichiarazione e onere
Un'ordinanza della Cassazione esamina il caso di un accertamento induttivo emesso a seguito di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del contribuente, che non è riuscito a superare la presunzione dell'Amministrazione finanziaria riguardo l'autoconsumo delle rimanenze di magazzino. La decisione sottolinea il rigore del principio di autosufficienza del ricorso e l'onere probatorio a carico del contribuente in tali circostanze.
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Notifica cartelle PEC: valida anche senza firma digitale
Una società ha impugnato una sentenza tributaria lamentando vari vizi procedurali, tra cui la validità della notifica di cartelle di pagamento via PEC prive di firma digitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica cartelle PEC è valida anche se l'allegato è una copia informatica non firmata digitalmente. La Corte ha inoltre chiarito i requisiti della motivazione della sentenza e le conseguenze della mancata notifica dell'appello a un litisconsorte necessario, specificando che ciò non inficia la tempestività del gravame ma richiede solo l'integrazione del contraddittorio.
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Intimazione di pagamento: quando è legittima?
Un contribuente impugnava un'intimazione di pagamento relativa a un debito fiscale risalente al 1986. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, respingendo tutti i sei motivi presentati, tra cui vizi di notifica, prescrizione e illegittimità dell'agente della riscossione. La sentenza conferma che l'intimazione di pagamento è valida se fa riferimento alla cartella precedentemente notificata e che l'impugnazione sana eventuali vizi di notifica, consolidando la legittimità della pretesa erariale.
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Esenzione IMU università: il caso dell’uso indiretto
Una controversia tra un Comune e una storica Università riguardo il pagamento dell'IMU per immobili utilizzati da una seconda università o per fini istituzionali. La Corte di Cassazione ha confermato l'esenzione IMU università, riconoscendo che l'uso indiretto del bene è ammissibile quando esiste un rapporto di stretta strumentalità e integrazione funzionale imposto dalla legge tra i due enti. La Corte ha rigettato sia il ricorso del Comune che quello dell'Università.
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Dichiarazione di intento falsa: doveri del cedente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di vendita auto, confermando la sua corresponsabilità in una frode IVA. La sentenza stabilisce che, in presenza di una dichiarazione di intento falsa da parte dell'acquirente, il venditore non può limitarsi a controlli formali come la verifica VIES. Deve adottare una diligenza sostanziale per accertare la reale affidabilità del cliente. In caso contrario, se gli indizi di frode erano conoscibili, il cedente risponde dell'imposta evasa e delle relative sanzioni, in quanto la sua negligenza lo rende partecipe all'illecito.
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TOSAP per viadotti: la Cassazione conferma l’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria della gestione di un'autostrada è tenuta al pagamento della TOSAP (Tassa per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche) per l'occupazione dello spazio aereo sovrastante le strade comunali da parte di un viadotto. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, chiarendo che né la natura pubblica della società ("in house"), né la destinazione ad uso pubblico dell'opera, né un precedente giudicato favorevole possono escludere l'obbligo tributario. La sentenza ribadisce che il soggetto passivo del tributo è chi occupa di fatto l'area, sottraendola all'uso generale, indipendentemente dalla proprietà dell'infrastruttura. L'esenzione prevista per lo Stato non è estensibile a società di capitali, seppur a totale partecipazione pubblica.
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