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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Lavoro Civile

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Assegno nucleo familiare: il reddito è un requisito
La richiesta di un lavoratore straniero per l'assegno al nucleo familiare (ANF) è stata respinta per non aver provato il reddito complessivo della sua famiglia. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la dimostrazione del requisito reddituale è un presupposto fondamentale e non discriminatorio per l'accesso al beneficio, valido sia per i cittadini italiani che per quelli stranieri. Il reddito non è un mero fattore di calcolo, ma un elemento costitutivo del diritto stesso.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il risarcimento per presunto mobbing. La decisione si fonda su vizi procedurali, in particolare sulla regola della 'doppia conforme', che impedisce un riesame dei fatti quando due tribunali di merito giungono alla stessa conclusione. La Corte ha sottolineato che il ricorrente non aveva allegato fatti sufficienti a dimostrare le condotte vessatorie, rendendo il suo ricorso un tentativo di ottenere una terza valutazione del merito, non consentita in sede di legittimità.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito essenziale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore per l'ottenimento dell'assegno nucleo familiare, a causa della mancata dimostrazione del reddito complessivo del suo nucleo, in parte residente all'estero. La sentenza ribadisce che il requisito reddituale non è una mera condizione di pagamento, ma un elemento costitutivo essenziale del diritto stesso, la cui prova spetta interamente al richiedente.
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Assegno nucleo familiare: prova reddito essenziale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore per l'ottenimento dell'assegno nucleo familiare. La Corte ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che la mancata dimostrazione del reddito dell'intero nucleo familiare, inclusi i membri residenti all'estero, impedisce il riconoscimento del diritto, poiché la prova del requisito reddituale è un elemento costitutivo della prestazione.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito essenziale
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di un lavoratore straniero per il riconoscimento dell'assegno nucleo familiare. La decisione si fonda sulla mancata prova del requisito reddituale dell'intero nucleo, inclusi i familiari residenti all'estero. La Corte ha chiarito che la dimostrazione del reddito complessivo non è una mera condizione per l'erogazione, ma un elemento costitutivo del diritto stesso, il cui onere probatorio grava interamente sul richiedente.
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Pensione di anzianità: no se il lavoro continua
La Corte di Cassazione nega il diritto alla pensione di anzianità a una lavoratrice che, dopo le dimissioni, è stata immediatamente riassunta dallo stesso datore di lavoro con un contratto part-time. La Corte ha ritenuto tale operazione una cessazione simulata del rapporto di lavoro, confermando l'annullamento della pensione da parte dell'ente previdenziale e la richiesta di restituzione delle somme percepite, data la provata mala fede della ricorrente.
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Pensionamento anticipato editoria: no mobilità
Un lavoratore del settore editoriale ha richiesto il pensionamento anticipato, cercando di includere nel calcolo dei contributi anche quelli figurativi derivanti dal periodo di mobilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale per il pensionamento anticipato editoria: ai fini del raggiungimento del requisito contributivo, sono validi solo i contributi maturati durante il periodo di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), escludendo quelli successivi del periodo di mobilità. La decisione si basa su una stretta interpretazione della normativa speciale di settore.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito è onere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che richiedeva l'assegno nucleo familiare per il periodo in cui era cittadino extracomunitario. La Corte ha stabilito che la prova del reddito complessivo del nucleo familiare è un requisito costitutivo essenziale per ottenere il beneficio, e non un mero fattore di calcolo. L'onere di fornire tale prova spetta al richiedente, indipendentemente dalla sua nazionalità, escludendo qualsiasi discriminazione.
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Pensione e lavoro in nero: quando si restituisce
La Cassazione conferma il diritto dell'INPS a richiedere la restituzione della pensione di anzianità a chi svolge un'attività di lavoro in nero. La mancata comunicazione dello stato occupazionale, anche se irregolare, legittima la ripetizione dell'indebito e l'annullamento dei contributi fittizi. Questo caso chiarisce l'obbligo di trasparenza del pensionato e le conseguenze della sua omissione in tema di pensione e lavoro in nero.
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Revocazione sentenza: quando è colpa della parte?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva la revocazione di una sentenza sfavorevole. La richiesta si basava su documenti contabili scoperti dopo la decisione, che a dire della società provavano l'assenza di un debito verso un ente previdenziale. La Corte ha stabilito che la revocazione sentenza non è ammissibile se la mancata produzione dei documenti è dovuta a una negligenza della parte stessa, la quale non ha utilizzato tutti gli strumenti a sua disposizione, come l'accesso agli atti, per ottenerli tempestivamente.
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Retribuzione feriale: quali voci include? Analisi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione feriale deve includere anche le indennità variabili, come quelle per attività di scorta e riserva, se sono collegate all'esecuzione delle mansioni e allo status del lavoratore. La decisione, basata sul diritto dell'Unione Europea, mira a evitare che una paga ridotta durante le ferie possa dissuadere i dipendenti dal goderne. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che la nozione di retribuzione durante le ferie deve essere onnicomprensiva per garantire un riposo effettivo.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta per residenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1486/2024, ha dichiarato illegittimo un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola unità produttiva, usando come criterio la vicinanza della residenza dei dipendenti. La Corte ha stabilito che tale criterio non è oggettivo e che l'azienda deve considerare l'intero complesso aziendale se le professionalità sono fungibili, per minimizzare l'impatto sociale.
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Scorrimento graduatoria: quando non è un diritto
Un dirigente biologo, già assunto a tempo determinato da una graduatoria, ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per non aver continuato con lo scorrimento della graduatoria, preferendo indire un nuovo concorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la pretesa del lavoratore non configura un diritto soggettivo all'assunzione, ma un interesse legittimo. La decisione della P.A. di bandire un nuovo concorso è un atto amministrativo che il giudice ordinario non può annullare, ma solo disapplicare se lede un diritto soggettivo, cosa che in questo caso non sussiste.
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Indennità di esclusività: no aumento con blocco stipendi
Un dirigente medico ha richiesto un incarico superiore e l'aumento dell'indennità di esclusività dopo cinque anni di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'assegnazione di incarichi non è automatica ma dipende da fondi e posti disponibili. Inoltre, ha confermato che l'incremento dell'indennità rientra nel blocco stipendiale del pubblico impiego, non essendo un "evento straordinario" della dinamica retributiva.
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Eccezione di prescrizione: l’onere della prova in giudizio
Un lavoratore agricolo ha citato in giudizio gli eredi del suo datore di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive maturate in un rapporto di lavoro quarantennale. Gli eredi hanno sollevato un'eccezione di prescrizione, sostenendo che il diritto del lavoratore si era estinto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha rigettato il ricorso del lavoratore. La Corte ha chiarito che, sebbene spetti a chi solleva l'eccezione di prescrizione allegare i fatti su cui essa si fonda (come la data di cessazione del rapporto), il lavoratore non è esonerato dal provare la continuità del rapporto di lavoro nel periodo rilevante ai fini della prescrizione. Non avendo fornito tale prova, la sua domanda è stata considerata prescritta.
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Rapporto di lavoro subordinato: quando è inesistente?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che nega l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a un soggetto che, pur rivendicando tale status, agiva in realtà come amministratore di fatto e gestore esclusivo della società. La Corte ha ritenuto che la mancanza di subordinazione, elemento essenziale del rapporto di lavoro, rendesse infondate tutte le successive pretese, inclusa l'impugnazione di un licenziamento seguito a una cessione d'azienda.
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Incentivo all’esodo: accordo verbale non provato
Una ex dipendente ha richiesto il ricalcolo del suo incentivo all'esodo, sostenendo l'esistenza di un accordo verbale per adeguarlo a una sopravvenuta modifica dell'età pensionabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando il principio della 'doppia conforme' e la mancata prova da parte della lavoratrice dell'esistenza e della non contestazione di tale accordo verbale nel giudizio di primo grado.
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Clausola sociale: obbligo di assunzione e tutele
Un lavoratore, impiegato nei servizi di assistenza a terra in un aeroporto, non veniva assunto dalla società subentrante in un cambio appalto, nonostante la presenza di una clausola sociale nel contratto collettivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1316/2024, ha confermato il diritto del lavoratore all'assunzione e al risarcimento, rigettando le difese dell'azienda. Il caso chiarisce che l'obbligo di assunzione derivante dalla clausola sociale è vincolante e che non si applicano i brevi termini di decadenza previsti per l'impugnazione dei licenziamenti, garantendo così una maggiore tutela occupazionale.
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Clausola Sociale: Obbligo di Assunzione Confermato
Un'azienda subentrante in un appalto di servizi aeroportuali non assume una lavoratrice, violando la clausola sociale del CCNL. La Cassazione conferma la decisione d'Appello, rigettando il ricorso dell'azienda. Si ribadisce che la clausola sociale crea un obbligo di assunzione ex novo, non soggetto a decadenza, e che l'onere di provare un'offerta conforme spetta all'impresa.
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Rinnovo incarico dirigente: la proroga non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1062/2024, ha chiarito che la proroga temporanea di un incarico dirigenziale non costituisce un rinnovo tacito del contratto se l'azienda aveva precedentemente comunicato in modo esplicito e tempestivo la volontà di non rinnovare. Il caso riguardava un direttore generale di un'azienda speciale il cui contratto non era stato rinnovato. Nonostante una successiva breve proroga per esigenze operative, la Corte ha stabilito che la chiara manifestazione di volontà di non proseguire il rapporto prevale, respingendo la richiesta di risarcimento del dirigente. La sentenza sottolinea l'importanza della chiarezza nelle comunicazioni contrattuali e conferma che il mancato rinnovo incarico dirigente segue le regole della volontà espressa dalle parti.
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