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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30742/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati. La Corte ha ribadito che un prelievo di natura patrimoniale può essere introdotto solo da una legge dello Stato (principio di riserva di legge) e non da un atto regolamentare interno dell'ente. Di conseguenza, le somme trattenute devono essere restituite, con un termine di prescrizione per l'azione di recupero fissato in dieci anni e non cinque.
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Gestione Separata avvocati: ricorso INPS inammissibile
Un avvocato, con redditi inferiori alla soglia per l'iscrizione alla cassa professionale, era stato esonerato dall'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata dai giudici di merito. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile perché notificato oltre il termine perentorio di legge. La Corte ha preliminarmente dichiarato l'inesistenza di una precedente ordinanza viziata da un grave errore materiale.
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Onere prova straordinario: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il pagamento di differenze retributive per lavoro straordinario. La decisione si fonda sulla mancata e rigorosa dimostrazione delle ore extra svolte, confermando le sentenze dei due precedenti gradi di giudizio. L'ordinanza ribadisce che l'onere della prova del lavoro straordinario grava interamente sul dipendente e sottolinea l'importanza di formulare ricorsi specifici e non generici, specialmente in presenza di una 'doppia conforme'.
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Trattamento ex medici ONMI: la Cassazione esclude
Una pediatra, precedentemente legata all'ONMI e poi passata a un Comune, ha richiesto un adeguamento economico pari a quello degli specialisti del SSN. La Corte di Cassazione ha rigettato la sua richiesta, stabilendo che il trattamento ex medici ONMI non è equiparabile automaticamente. La decisione si fonda sull'inapplicabilità delle norme transitorie invocate, poiché il rapporto di lavoro della dottoressa è iniziato dopo l'entrata in vigore della riforma sanitaria.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato sulle pensioni. Tale imposizione è ritenuta un atto ultra vires, ovvero oltre i poteri conferiti all'ente, che non può gravare su trattamenti pensionistici già maturati.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulla pensione di un suo iscritto. La Corte ha ribadito che le casse non hanno il potere di imporre prelievi di natura patrimoniale, una facoltà riservata esclusivamente alla legge. Di conseguenza, il ricorso della cassa è stato dichiarato inammissibile e il pensionato ha diritto alla restituzione delle somme trattenute, con un termine di prescrizione di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
Un ente previdenziale per professionisti ha trattenuto un "contributo di solidarietà" dalla pensione di un suo iscritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha dichiarato la trattenuta illegittima. Secondo la Corte, gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere di imporre tali prelievi su pensioni già liquidate, poiché tale facoltà esula dalle loro competenze statutarie. Il ricorso dell'ente è stato pertanto giudicato inammissibile.
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Interposizione di manodopera: obbligo retributivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31612/2024, ha rigettato il ricorso di una società informatica, confermando la sua condanna al pagamento delle retribuzioni in favore di un gruppo di lavoratrici. Il caso riguardava una presunta interposizione di manodopera illecita. La Corte ha ribadito due principi fondamentali: le somme dovute ai lavoratori hanno natura retributiva e non risarcitoria, e l'obbligo di pagamento decorre dalla messa in mora, che può essere validamente contenuta nell'atto introduttivo del giudizio, senza dover attendere la pronuncia del giudice.
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Notifica PEC sentenza: quando è valida per l’appello?
Una società di servizi per l'assistenza al volo ha visto il suo appello dichiarato inammissibile per tardività. La società sosteneva che la notifica PEC sentenza di primo grado fosse invalida. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica via PEC era pienamente valida ed efficace, facendo decorrere il termine di 30 giorni per l'appello. La presenza di altre comunicazioni nella stessa email non ha invalidato la notifica, poiché lo scopo di portare a conoscenza l'atto era stato raggiunto.
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Regolarità contributiva: no a sgravi senza pagamenti
Una società di servizi si è vista revocare gli sgravi contributivi dall'ente previdenziale per il tardivo pagamento di alcuni contributi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la mancata regolarità contributiva impedisce di fruire dei benefici, anche in presenza di una successiva regolarizzazione tardiva. La Corte ha precisato che le note di rettifica dell'ente possono essere considerate come un invito a regolarizzare, e il mancato adempimento nei termini concessi legittima la revoca degli sgravi.
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Licenziamento disciplinare: appello inammissibile
Un lavoratore impugna un licenziamento disciplinare per aver venduto biglietti senza registrarli. Dopo la conferma in primo e secondo grado, la Cassazione dichiara l'appello inammissibile per la regola della 'doppia conforme', impedendo un nuovo esame dei fatti.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
Una cassa di previdenza per professionisti ha imposto un contributo di solidarietà sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo, stabilendo che una simile misura, configurandosi come prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotta solo da una legge e non tramite regolamento autonomo dell'ente. Di conseguenza, la cassa è stata condannata alla restituzione delle somme trattenute, per le quali si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni.
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Comunicazione sentenza rito Fornero: il termine breve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro una sentenza di licenziamento. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, poiché nel rito speciale del lavoro (c.d. Rito Fornero), il termine breve di 60 giorni per ricorrere decorre dalla semplice comunicazione della sentenza da parte della cancelleria, e non dalla successiva notificazione. La Corte ha ribadito che questa è una previsione speciale e derogatoria rispetto al rito ordinario. Il ricorso è stato ritenuto anche improcedibile per il mancato deposito della prova della comunicazione.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale contro un suo pensionato, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato sulla pensione. La Corte ha ribadito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale, richiede una base legale specifica che non può essere introdotta autonomamente dalla cassa. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per le azioni di restituzione.
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Indennità di mobilità: stop all’integrazione se lavori
Un lavoratore del settore aereo ha perso il diritto all'integrazione dell'indennità di mobilità perché svolgeva un altro lavoro a tempo parziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che se la prestazione principale è sospesa per legge a causa di una nuova attività lavorativa, anche l'integrazione del fondo di settore viene meno, in quanto non c'è più nulla da integrare. La decisione conferma che i regolamenti dei fondi non possono derogare alle leggi nazionali.
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Vittime del dovere: danno morale nel calcolo invalidità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34708/2024, ha respinto il ricorso del Ministero della Difesa e dell'Interno, confermando che nel calcolo della percentuale di invalidità per le vittime del dovere deve essere inclusa la componente del danno morale. La Corte ha stabilito che i criteri di liquidazione previsti dalla legge 206/2004 non si applicano solo ai casi pregressi di terrorismo, ma a tutte le liquidazioni successive, garantendo un trattamento equo. Questa decisione consolida un importante principio a tutela di chi subisce danni nell'adempimento del proprio dovere.
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Giudizio di rinvio: i limiti nel caso del socio-lavoratore
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un licenziamento di un socio lavoratore di una cooperativa. La questione centrale verteva sulla corretta conduzione del giudizio di rinvio, ovvero il nuovo processo che si svolge dopo un annullamento da parte della Cassazione. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio aveva correttamente seguito le istruzioni, limitandosi a verificare la natura (non fittizia) del rapporto associativo, come richiesto dalla precedente pronuncia. Di conseguenza, l'appello degli eredi del lavoratore è stato dichiarato inammissibile, poiché tentava di riaprire questioni al di fuori dell'ambito delimitato dal primo giudizio di Cassazione. È stato quindi confermato il rigetto della domanda di reintegrazione.
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Onere di allegazione: prova e domanda inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una lavoratrice per il mancato riconoscimento dell'indennità di disoccupazione. La decisione si fonda sul principio dell'onere di allegazione: non basta produrre documenti se nel ricorso non vengono esplicitati i fatti che costituiscono il diritto. La ricorrente aveva contestato solo la mancata prova, ignorando la censura sulla mancata allegazione, rendendo così inefficace la sua impugnazione.
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Insegnamento all’estero: niente reinserimento se torni prima
Una docente in servizio presso una Scuola Europea con un mandato di nove anni per l'insegnamento all'estero ha richiesto il rientro in Italia dopo cinque anni, cercando poi il reinserimento nelle graduatorie per completare i restanti quattro. La Corte di Appello le aveva dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici supremi hanno stabilito che il diritto al reinserimento è subordinato al 'compimento del mandato'. Poiché il mandato era di nove anni, il rientro anticipato non ne costituisce il completamento, facendo decadere il diritto al reinserimento per terminare il periodo all'estero.
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Carenza d’interesse: appello inammissibile in Cassazione
Una docente aveva impugnato in Cassazione il diniego al suo trasferimento scolastico. Tuttavia, durante il giudizio, avendo ottenuto il trasferimento desiderato, ha comunicato la cessazione del suo interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse, compensando le spese legali tra le parti.
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