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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Lavoro Civile

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Prescrizione Pensione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale contro un suo iscritto. La controversia riguardava il ricalcolo della pensione secondo il principio del pro rata e il termine di prescrizione per la restituzione delle somme trattenute. La Corte ha confermato la sua giurisprudenza costante: per le azioni di ripetizione di indebito, come nel caso di somme pensionistiche erroneamente trattenute, si applica la prescrizione pensione decennale e non quella quinquennale prevista per le prestazioni previdenziali.
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Contributo di solidarietà: Cassazione conferma stop
Una Cassa di previdenza privata impone un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha dichiarato inammissibile il ricorso della Cassa, ribadendo l'illegittimità del prelievo in quanto non previsto dalla legge e al di fuori dei poteri autonomi dell'ente.
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Incarichi non autorizzati: la Cassazione decide
Un ex dirigente pubblico ha svolto incarichi esterni senza l'approvazione della sua amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato il suo obbligo di restituire tutti i compensi percepiti, chiarendo che si tratta di una violazione contrattuale del dovere di fedeltà. Questa qualificazione comporta l'applicazione della prescrizione decennale e non quinquennale. La Corte ha stabilito che gli incarichi non autorizzati come Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) in arbitrati rientrano in tale divieto, poiché il CTU agisce come ausiliario privato e non come pubblico ufficiale.
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Impugnazione cumulativa: quando è inammissibile?
La Cassazione dichiara inammissibile l'impugnazione cumulativa presentata da più soggetti contro diverse sentenze d'appello. La Corte ribadisce che, fuori dai casi tributari, tale ricorso è ammissibile solo con identità di parti e questioni, requisiti assenti nel caso di specie.
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Contratto a progetto: quando si trasforma in lavoro
Una società di scommesse ha visto i suoi contratti di collaborazione a progetto riqualificati come lavoro subordinato dall'ente previdenziale, poiché il "progetto" coincideva con la normale attività aziendale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'assenza di un genuino e specifico contratto a progetto ne determina l'automatica conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, trattandosi di una presunzione assoluta.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato sulle pensioni. La decisione si fonda sul principio che le Casse privatizzate non hanno il potere di introdurre prelievi di natura patrimoniale, una prerogativa riservata esclusivamente al legislatore statale. L'autonomia gestionale degli enti non consente di derogare a norme imperative e di imporre trattenute su trattamenti pensionistici già determinati e acquisiti.
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Copertura finanziaria: nullo il bando senza fondi
Una dipendente pubblica si vede annullare la progressione di carriera ottenuta tramite selezione. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la procedura è nulla fin dall'origine a causa della mancata e necessaria copertura finanziaria da parte dell'ente locale. La sentenza ribadisce il principio inderogabile secondo cui ogni spesa della Pubblica Amministrazione deve essere preventivamente finanziata.
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Inquadramento superiore: ricorso inammissibile
Una fondazione sanitaria ha impugnato in Cassazione la sentenza che riconosceva a una dipendente il diritto all'inquadramento superiore come operatore socio-sanitario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. I motivi di inammissibilità risiedono nella formulazione poco chiara degli atti e nel tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, oltre all'applicazione del principio della "doppia conforme".
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Mansioni superiori: prova della direzione e controllo
Un dipendente pubblico ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che, per ottenere un inquadramento superiore, non è sufficiente dimostrare autonomia e responsabilità, ma è necessario provare l'effettivo esercizio di compiti di direzione e coordinamento, come l'emanazione di direttive, elemento che il dipendente non è riuscito a dimostrare.
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Contratti a termine: la Cassazione e la non contestazione
Un percussionista, impiegato da una fondazione lirica con numerosi contratti a termine dal 1995, ha fatto causa per ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la legittimità dei contratti a termine. La Corte ha sottolineato come la mancata contestazione da parte del lavoratore delle specifiche ragioni artistiche indicate nel contratto sia stata decisiva. Questo principio, noto come 'relevatio ad onere probandi', ha sollevato il datore di lavoro dall'onere di provare tali ragioni. Gli altri motivi di ricorso, relativi alla durata massima e al pensionamento di un collega, sono stati giudicati inammissibili o irrilevanti.
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Previdenza agricola: quando liquidare il conto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti di un ente forestale, trasferiti per legge a una nuova agenzia pubblica non economica, hanno diritto alla liquidazione del loro conto individuale presso il fondo di previdenza agricola. Secondo la Corte, il fattore decisivo non è la continuità del rapporto di lavoro, ma la cessazione del rapporto assicurativo con il fondo specifico, causata dal cambiamento della natura giuridica del datore di lavoro, che non riveste più carattere di impresa agricola.
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Licenziamento motivo oggettivo: la Cassazione decide
Una lavoratrice veniva licenziata per giustificato motivo oggettivo. La Cassazione, in linea con una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che la violazione dell'obbligo di repêchage da parte del datore di lavoro comporta la reintegrazione nel posto di lavoro, eliminando la necessità di dimostrare che l'insussistenza del motivo fosse 'manifesta'. La sentenza rafforza quindi la tutela del lavoratore nel licenziamento motivo oggettivo.
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Assunzione concorso pubblico: il bando può prevalere
Un lavoratore, vincitore di un concorso pubblico per un ruolo dirigenziale nel 2005, non è mai stato assunto. Dopo anni di contenzioso, la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La decisione si fonda su due principi chiave: il bando di concorso è 'lex specialis' e una sua clausola subordinava l'assunzione concorso pubblico a vincoli finanziari; inoltre, la graduatoria era ormai scaduta e il ricorso del lavoratore non ha contestato efficacemente tutte le motivazioni della corte inferiore.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza privatizzata sulle pensioni dei propri iscritti. Secondo la Corte, tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non rientra nei poteri regolamentari autonomi dell'ente previdenziale. Di conseguenza, il pensionato ha diritto alla restituzione delle somme trattenute, con un termine di prescrizione decennale.
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Danno conseguenza: la Cassazione nega il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31794/2024, ha rigettato la richiesta di risarcimento di un dipendente per una sospensione disciplinare di durata illegittima. La Corte ha ribadito il principio del danno conseguenza, secondo cui non è sufficiente dimostrare l'illegittimità dell'atto amministrativo, ma è necessario allegare e provare le specifiche conseguenze negative subite. L'allegazione della sola durata della sospensione o l'irragionevolezza dell'azione della P.A. descrivono l'illecito, non il danno, che non può essere considerato 'in re ipsa' se non in casi eccezionali.
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Contestazione disciplinare: la forma e la sostanza
Una dipendente pubblica ha impugnato una sanzione disciplinare sostenendo la mancanza di una formale contestazione disciplinare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'interpretazione da parte del giudice di merito di una nota datoriale come valida contestazione non è sindacabile in sede di legittimità, se non per violazione dei canoni ermeneutici. La sostanza della comunicazione prevale sul formalismo, purché il diritto di difesa del lavoratore sia garantito.
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Copertura finanziaria: progressione senza fondi è nulla
Un dipendente pubblico si è visto negare la progressione di carriera nonostante si fosse collocato in posizione utile in una selezione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che la procedura era inefficace a causa della mancanza di una preventiva e specifica copertura finanziaria nel bilancio dell'ente. La sentenza ribadisce il principio inderogabile secondo cui ogni atto della Pubblica Amministrazione che comporta una spesa deve essere supportato da un impegno contabile concreto, senza il quale non può sorgere alcun diritto per i dipendenti.
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Copertura finanziaria: progressione di carriera negata
La Corte di Cassazione ha negato la progressione di carriera a un dipendente comunale, stabilendo che senza una comprovata copertura finanziaria, qualsiasi atto della Pubblica Amministrazione che comporti una spesa è inefficace. La sentenza sottolinea che la disponibilità di fondi è un requisito inderogabile per la validità delle procedure di avanzamento economico, anche nel pubblico impiego privatizzato.
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Copertura finanziaria: la sua assenza annulla tutto
Un dipendente pubblico si vede negare una progressione di carriera vinta tramite selezione. L'ente pubblico eccepisce la nullità della procedura per mancanza di copertura finanziaria. La Corte di Cassazione conferma che l'assenza di fondi è un vizio insanabile, che determina la nullità dell'intera procedura e che può essere rilevato dal giudice in qualsiasi stato e grado del processo, anche d'ufficio, purché i fatti a fondamento risultino già dagli atti di causa.
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Ricorso inammissibile: requisiti di forma e chiarezza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua esposizione confusa e della mancanza di specificità dei motivi. L'ordinanza sottolinea l'importanza di redigere un atto chiaro e autosufficiente, che esponga sommariamente i fatti e articoli le censure in modo inequivocabile, pena la reiezione. Il caso originava da un'opposizione a decreto ingiuntivo e una domanda riconvenzionale.
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