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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Lavoro Civile

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1098 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Dimissioni inefficaci: la convalida è sempre necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6911/2024, ha stabilito che la procedura di convalida delle dimissioni prevista dalla Legge 92/2012 è sempre necessaria per renderle efficaci, e non si applica solo ai casi di 'dimissioni in bianco'. Un lavoratore aveva rassegnato le dimissioni ma si era poi presentato presso l'ufficio competente per rifiutare la convalida. La Corte ha confermato che tale rifiuto rende le dimissioni inefficaci, determinando il ripristino del rapporto di lavoro e l'obbligo per il datore di lavoro di pagare le retribuzioni maturate.
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Cancellazione elenchi bracciantili: la notifica online
Un lavoratore agricolo ha impugnato la sua rimozione dalle liste di categoria, sostenendo che il termine di 120 giorni non dovesse decorrere dalla notifica online sul sito dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la pubblicazione telematica per la cancellazione elenchi bracciantili è una modalità di notifica valida per tutti i provvedimenti emessi dopo l'entrata in vigore della legge, anche se relativi a periodi lavorativi precedenti. La Corte ha inoltre escluso profili di incostituzionalità della norma.
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TFR operai agricoli: accesso al Fondo di Garanzia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice agricola a tempo determinato che chiedeva il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia dell'INPS. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la ricorrente non aveva adeguatamente provato di aver tentato tutte le vie esecutive per recuperare il credito dal datore di lavoro. Questo aspetto, una delle due 'rationes decidendi' della sentenza d'appello, non è stato specificamente contestato nel ricorso, rendendolo così inammissibile a prescindere dalla questione sull'applicabilità del Fondo di Garanzia a questa categoria di lavoratori.
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Decadenza braccianti agricoli: il termine è generale
Una lavoratrice agricola ha impugnato la cancellazione dagli elenchi di categoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito sulla decadenza dall'azione. La Corte ha stabilito che il termine di 120 giorni per la decadenza braccianti agricoli è un principio di carattere generale, applicabile indipendentemente dalla specifica procedura amministrativa seguita, al fine di garantire la certezza del diritto.
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Licenziamento motivo oggettivo: onere della prova
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per motivo oggettivo a causa della mancata prova, da parte del datore di lavoro, dell'impossibilità di ricollocare il dipendente (repechage). Il caso riguardava un magazziniere che svolgeva anche mansioni di postino, rendendo la sua posizione fungibile con quella di altri colleghi. La Corte ha stabilito che l'azienda avrebbe dovuto effettuare una comparazione tra i lavoratori prima di procedere al licenziamento, applicando i criteri di correttezza e buona fede. L'appello dell'azienda è stato dichiarato inammissibile anche sulla quantificazione del danno, poiché non aveva contestato tempestivamente la retribuzione indicata dal lavoratore.
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Progressione economica: legittimo stop biennale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti pubblici trasferiti da un'amministrazione regionale a una provinciale. I dipendenti contestavano l'esclusione dalla progressione economica per l'anno 2007, disposta sulla base di un contratto integrativo locale che prevedeva un intervallo minimo di due anni tra una progressione e l'altra. La Corte ha ritenuto legittima tale esclusione, confermando che la contrattazione decentrata può regolare le modalità della progressione economica, in conformità con i principi stabiliti dal contratto collettivo nazionale applicabile al momento dell'avvio della procedura.
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Incarichi segretari comunali: priorità e risarcimento
Un segretario comunale in disponibilità è stato ripetutamente ignorato per incarichi temporanei, assegnati invece a colleghi già titolari di sede. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del Ministero dell'Interno, stabilendo che la normativa sugli incarichi segretari comunali temporanei (reggenza/supplenza) dà priorità assoluta a chi è in disponibilità, derogando al normale rapporto fiduciario col Sindaco. La Corte ha quindi validato il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, liquidato in via equitativa.
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Procedura elettorale viziata: nomina nulla
Un Direttore di un'istituzione di alta formazione artistica contesta la revoca della sua nomina a causa di vizi procedurali nelle elezioni. La Corte di Cassazione conferma la nullità dell'incarico, stabilendo che una procedura elettorale affetta da irregolarità gravi, come la modifica illegittima della commissione di seggio, rappresenta un vizio sostanziale che invalida l'intero processo fin dall'origine, rendendo l'atto di nomina conseguente nullo.
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Divieto di cumulo interessi e rivalutazione: la Cassazione
Un dirigente pubblico ottiene un risarcimento per un ritardo nell'assunzione. La Corte di Cassazione conferma la condanna ma chiarisce che sul risarcimento si applica il divieto di cumulo interessi e rivalutazione, tipico del pubblico impiego. Alla somma dovuta si aggiunge quindi solo il maggiore importo tra gli interessi legali e la svalutazione monetaria, non entrambi.
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Lavoro tra familiari: onere della prova rigoroso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre fratelli che chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro agricolo e le relative indennità di disoccupazione. L'ordinanza sottolinea che, in caso di lavoro tra familiari, spetta al lavoratore fornire una prova "precisa e rigorosa" del vincolo di subordinazione e dell'onerosità della prestazione. La mancanza di convivenza non è sufficiente a invertire l'onere della prova. Il ricorso è stato respinto anche per motivi procedurali, inclusa l'impossibilità di rivalutare le prove in sede di legittimità.
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Errore di fatto: quando è inammissibile la revocazione
Un lavoratore ha richiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto riguardo la presunta violazione del principio di terzietà nel procedimento disciplinare a suo carico. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la sua precedente decisione si basava su una valutazione giuridica dell'ammissibilità del motivo di ricorso, e non su un accertamento fattuale. Pertanto, non sussiste l'errore di fatto necessario per la revocazione, che non può essere utilizzata come un ulteriore grado di giudizio per riesaminare il merito della controversia.
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Preavviso pensionamento pubblico: quando non è dovuto
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio l'Amministrazione per aver ricevuto con grave ritardo la comunicazione di rigetto della sua istanza di permanenza in servizio. Tale ritardo, a suo dire, gli avrebbe causato un danno economico, impedendogli di dimettersi in tempo utile per ottenere la buonuscita in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego contrattualizzato la cessazione del rapporto per raggiungimento dei limiti di età è automatica e non è soggetto a un obbligo di preavviso pensionamento pubblico da parte del datore di lavoro. La gestione del rapporto segue le norme del diritto privato, non quelle del procedimento amministrativo.
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Retribuzione mansioni superiori: quando non è dovuta?
Una dipendente pubblica ottiene una promozione economica (da C2 a C3) poi annullata in autotutela. La lavoratrice chiede il pagamento delle differenze retributive per il periodo in cui l'inquadramento superiore era formalmente in vigore. La Corte di Cassazione respinge la domanda, stabilendo che la progressione economica all'interno della stessa area contrattuale non implica lo svolgimento di mansioni superiori, le quali sono considerate equivalenti. Pertanto, senza la prova di aver svolto compiti di un'area superiore, la richiesta di retribuzione per mansioni superiori è infondata, specialmente se l'atto di promozione è stato legittimamente annullato.
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Mansioni superiori: delega di firma non basta
Una dipendente pubblica ha richiesto le differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori dirigenziali. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, stabilendo che la lavoratrice aveva ricevuto solo una delega di firma e non di funzioni, con la piena responsabilità delle attività rimasta in capo al dirigente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5683/2024, ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile in quanto mirava a un riesame dei fatti. Il principio chiave è che per il riconoscimento delle mansioni superiori è necessario l'effettivo esercizio delle piene responsabilità del ruolo, non il semplice compimento di alcuni atti su delega.
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Precedente giudicato: ricorso inammissibile
Un ex dipendente pubblico ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere benefici economici e una qualifica superiore, legati a una legge del 2005. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di un precedente giudicato. Una precedente ordinanza aveva già stabilito, tra le stesse parti, che il rapporto di lavoro era cessato prima della data rilevante per l'applicazione dei benefici richiesti, impedendo così un nuovo esame della questione.
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Termine impugnazione lavoro: la Cassazione decide
Un gruppo di dipendenti pubblici ha fatto ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che negava il riconoscimento della loro anzianità di servizio e un inquadramento superiore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La decisione sottolinea che il termine impugnazione lavoro di sei mesi non è soggetto alla sospensione feriale, ribadendo un principio consolidato per le controversie in materia di lavoro, inclusi i giudizi di legittimità.
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Inquadramento pubblico impiego: quando è legittimo?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni tecnici sanitari contro il nuovo inquadramento pubblico impiego disposto dalla contrattazione collettiva. La Corte ha ribadito che le scelte sull'equivalenza delle mansioni definite dai contratti collettivi non sono sindacabili dal giudice, legittimando l'assegnazione dei lavoratori a compiti amministrativi rientranti nel nuovo profilo professionale.
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Abuso contratti a termine: risarcimento anche nel P.I.
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per un dipendente pubblico a causa dell'illegittima reiterazione di contratti a termine. La sentenza chiarisce che, nonostante nel pubblico impiego sia preclusa la conversione del rapporto in tempo indeterminato, l'abuso contratti a termine costituisce un illecito che deve essere sanzionato. Viene inoltre specificato che la mera possibilità di una futura stabilizzazione non è sufficiente a sanare l'illegittimità pregressa, confermando la tutela risarcitoria per il lavoratore.
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Progressione economica: diritto anche se in pensione
Una dipendente pubblica ha partecipato a una selezione per la progressione economica, ma è stata esclusa dalla graduatoria finale perché nel frattempo era andata in pensione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il diritto alla progressione economica spetta anche a chi si ritira dal servizio prima dell'approvazione della graduatoria, in quanto tale beneficio ha anche una funzione di ricompensa per la professionalità passata. La sentenza del grado precedente è stata annullata con rinvio.
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Inquadramento mobilità volontaria: la decisione
Un ex dipendente statale, trasferito presso un ente pubblico non economico, ha contestato il suo inquadramento professionale, ritenendolo inferiore a quello spettante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che nell'ambito della mobilità volontaria, l'accettazione di uno specifico posto vacante implica l'accettazione del relativo inquadramento. Pertanto, il lavoratore non può pretendere una classificazione superiore se questa non corrisponde a una posizione disponibile al momento del trasferimento. La sentenza sottolinea come l'inquadramento nella mobilità volontaria sia strettamente legato ai posti effettivamente vacanti e offerti dall'amministrazione di destinazione.
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