LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Lavoro Civile

Pagina 21 di 40

1098 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Obbligo retributivo in appalto illecito: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto alla retribuzione per una lavoratrice impiegata tramite un appalto di manodopera illecito. La sentenza stabilisce che l'obbligo retributivo del datore di lavoro sorge dal momento della formale offerta della prestazione lavorativa (messa in mora), anche se la prestazione non è stata effettivamente svolta a causa del rifiuto del datore stesso. Viene inoltre chiarito che un atto di messa in mora contenuto in un ricorso giudiziario, anche se successivamente dichiarato nullo, conserva la sua efficacia.
Continua »
Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
Una cassa di previdenza professionale ha imposto un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il prelievo illegittimo, affermando che solo lo Stato può introdurre prestazioni patrimoniali imposte, nel rispetto della riserva di legge. La Corte ha inoltre confermato che il diritto del pensionato al rimborso si prescrive in dieci anni, non in cinque.
Continua »
Risarcimento contratti a termine: sì ai danni nel pubblico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero dell'Istruzione, confermando il diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine a due docenti. La Suprema Corte ha ribadito che, sebbene nel pubblico impiego sia vietata la conversione del rapporto in tempo indeterminato, l'illegittima reiterazione dei contratti a termine dà comunque diritto a un'indennità risarcitoria per il lavoratore.
Continua »
Stabilizzazione precari scuola: esclude i danni?
Una docente, dopo anni di contratti a termine, ha ottenuto la stabilizzazione. Nonostante ciò, ha richiesto un risarcimento per l'abuso subito. La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione dei precari scuola è di per sé una sanzione adeguata e sufficiente, escludendo quindi il diritto a un ulteriore risarcimento economico, salvo prova di danni specifici. La Corte ha confermato che l'assunzione a tempo indeterminato sana l'illegittimità pregressa.
Continua »
Deposito telematico: errore e tardività del ricorso
Un lavoratore vede il proprio ricorso dichiarato inammissibile a causa di un tardivo deposito telematico. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un errore di sistema (E0606), che considera il deposito come mai avvenuto, obbliga il difensore a ripetere immediatamente l'operazione entro la scadenza. L'inerzia, pur avendo tempo a disposizione per rimediare, non giustifica la rimessione in termini, rendendo l'impugnazione improcedibile.
Continua »
Proroga contratto a termine: quando è acausale?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20505/2024, ha stabilito che il periodo di lavoro svolto in somministrazione non si cumula con il successivo contratto a tempo determinato ai fini del calcolo del limite di 12 mesi, superato il quale la proroga del contratto a termine necessita di una causale. Il cumulo è previsto solo per il tetto massimo di durata di 24 mesi. Di conseguenza, una proroga è legittima e acausale se il contratto a termine, inclusa la proroga stessa, non supera i 12 mesi, indipendentemente da un precedente rapporto di somministrazione.
Continua »
Inquadramento dipendente pubblico: le regole speciali
Una dipendente pubblica, trasferita da un'amministrazione scolastica a un ruolo speciale presso un'altra amministrazione statale, ha richiesto un superiore inquadramento professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le procedure speciali di reclutamento prevalgono sulle norme generali di mobilità. La decisione sottolinea come l'inquadramento dipendente pubblico, in tali contesti, si basi sulla normativa specifica della procedura e sulla professionalità acquisita nel nuovo ruolo, non su quella di provenienza.
Continua »
Legittimazione passiva INPS: esclusiva per ticket
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20415/2024, ha respinto il ricorso dell'Istituto previdenziale, confermando la sua esclusiva legittimazione passiva nei procedimenti di accertamento sanitario per l'esenzione dal ticket. La Corte ha ribadito che, per legge, l'Istituto è l'unico interlocutore giudiziario del cittadino per tutte le questioni relative all'invalidità civile, anche quando la prestazione finale non è erogata direttamente dall'ente stesso.
Continua »
Giudicato nazionale: resiste al diritto europeo?
Un dipendente pubblico, dopo un complesso iter giudiziario conclusosi con un giudicato nazionale a lui sfavorevole, si è opposto alla richiesta di restituzione di somme precedentemente percepite, invocando sentenze europee successive. La Corte d'Appello ha confermato la prevalenza del giudicato nazionale. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente rinunciato. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali in considerazione del comportamento processuale del rinunciante.
Continua »
Appalto non genuino: quando è illecita manodopera
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria pubblica, confermando che il contratto di appalto con una cooperativa sociale era un appalto non genuino, configurando una somministrazione illecita di manodopera. Elemento decisivo è stata la mancanza di un'autonoma organizzazione e dell'assunzione del rischio d'impresa da parte della cooperativa, anche in un contesto di appalto "labour intensive". L'inammissibilità è derivata dal tentativo della ricorrente di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Appalto non genuino: la Cassazione sui criteri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria, confermando la condanna per un appalto non genuino. Il contratto con una cooperativa è stato ritenuto una somministrazione illecita di manodopera, poiché la cooperativa non possedeva una reale autonomia organizzativa né si assumeva il rischio d'impresa. La Corte ha ribadito che la sua funzione è giudicare la legittimità, non riesaminare i fatti del merito.
Continua »
Appalto non genuino: quando è illecito? Guida pratica
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa ma operante presso un'azienda sanitaria, ha ottenuto il riconoscimento della non genuinità del contratto di appalto tra i due enti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda sanitaria al risarcimento del danno, sottolineando che un appalto non genuino si configura quando l'appaltatore manca di una propria organizzazione autonoma e non assume il rischio d'impresa, limitandosi a fornire manodopera. L'appello dell'azienda sanitaria è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
Continua »
Assegno ad personam: garantita la retribuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20197/2024, ha confermato il diritto all'assegno ad personam per i dipendenti pubblici trasferiti tramite mobilità a un'altra amministrazione con un trattamento economico inferiore. La Corte ha stabilito che la riforma introdotta con la legge n. 246/2005 non ha abolito il principio di irriducibilità della retribuzione, ma ha solo chiarito che il nuovo rapporto di lavoro sarà regolato, per il futuro, dalle norme dell'ente di destinazione. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto a un assegno riassorbibile per colmare la differenza retributiva.
Continua »
Appalto non genuino: Cassazione e onere organizzativo
Una lavoratrice, formalmente dipendente di una cooperativa ma operante presso un'azienda sanitaria, ha ottenuto il risarcimento del danno per l'accertamento di un appalto non genuino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda sanitaria, confermando che per la genuinità di un appalto, anche se "leggero" o ad alta intensità di manodopera, è indispensabile che l'appaltatore disponga di un'autonoma organizzazione e si assuma il rischio d'impresa, elementi che la corte di merito aveva ritenuto mancanti nel caso di specie.
Continua »
Equiparazione giuridica: no senza concorso pubblico
Un ex dipendente di una società privata, transitato nei ruoli di un'amministrazione regionale, ha richiesto l'inquadramento come dirigente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che l'equiparazione giuridica a una qualifica superiore nel pubblico impiego non può avvenire senza un concorso pubblico, in ossequio ai principi costituzionali. La Corte ha chiarito che il riconoscimento di sole differenze economiche in un precedente giudizio non equivale a un inquadramento giuridico formale, sottolineando la necessità di procedure di selezione pubbliche per garantire l'imparzialità e l'efficienza della Pubblica Amministrazione.
Continua »
Indennità di funzione: no a leggi regionali superate
Un dipendente pubblico ha richiesto un'indennità di funzione basandosi su una legge regionale del 1992 per mansioni svolte dopo il 1998. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, a seguito della riforma del pubblico impiego, la valutazione delle mansioni e della retribuzione deve fondarsi sulla nuova normativa nazionale (d.lgs. 165/2001), che prevale sulle disposizioni regionali precedenti.
Continua »
Ricorso inammissibile: chiarezza è obbligatoria
Una società metalmeccanica vede il suo appello contro una condanna per licenziamento illegittimo dichiarato come ricorso inammissibile dalla Corte di Cassazione. La decisione si fonda sulla grave mancanza di chiarezza e sintesi nell'atto, che non esponeva in modo comprensibile i fatti di causa e i motivi di diritto. La Corte ribadisce che la precisione espositiva è un requisito fondamentale, la cui assenza impedisce l'esame nel merito della questione.
Continua »
Danno comunitario: tutela anche senza contratto scritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18935/2024, ha stabilito un principio fondamentale a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. Anche in assenza di un contratto scritto, e quindi in presenza di un rapporto formalmente nullo, il lavoratore ha diritto al risarcimento del cosiddetto 'danno comunitario' se subisce una reiterazione abusiva di contratti a termine. La Corte ha chiarito che la nullità formale, imputabile alla P.A., non può vanificare la tutela sostanziale imposta dal diritto dell'Unione Europea contro l'abuso dei contratti precari.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non riesamina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dirigente licenziato per giusta causa. La decisione si fonda sul principio che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione dei fatti. Il ricorrente, secondo la Corte, ha tentato di ottenere un riesame del merito della vicenda, presentando motivi di ricorso che, pur apparendo come violazioni di legge, miravano in realtà a contestare gli accertamenti fattuali dei giudici precedenti. Di conseguenza, il licenziamento basato sulla rottura del rapporto fiduciario è stato definitivamente confermato, con condanna del dirigente al pagamento delle spese legali.
Continua »
Onere probatorio lavoro subordinato: il caso del socio
Un socio-lavoratore ha perso in Cassazione la causa per il riconoscimento dei contributi. La Corte ha confermato l'onere probatorio lavoro subordinato a suo carico, stabilendo che le sole buste paga sono insufficienti a dimostrare la soggezione al potere direttivo del datore, specialmente in presenza di ruoli societari.
Continua »