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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Anno 2025

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Consecuzione delle procedure: quando inizia il periodo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento preceduto da più domande di concordato, il principio di consecuzione delle procedure impone di retrodatare l'inizio del periodo sospetto per la revocatoria alla data della prima domanda, anche se dichiarata inammissibile. La Corte ha rigettato il ricorso di un creditore, confermando l'inefficacia di pagamenti ricevuti nel semestre antecedente la prima istanza, poiché l'intera sequenza di procedure origina da un unico stato di crisi.
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Atto impositivo nullo: la motivazione non si sana
La Corte di Cassazione ha stabilito che un atto impositivo, come un sollecito di pagamento, è nullo se la sua motivazione fa riferimento a un altro documento non conosciuto dal contribuente. Il fatto che il cittadino si sia attivato per recuperare tale documento non sana il vizio originale dell'atto, poiché il diritto a una difesa informata deve essere garantito fin dall'inizio. La Corte ha rigettato il ricorso di un Consorzio di Bonifica, confermando la nullità del sollecito di pagamento per difetto di motivazione.
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Definizione agevolata contributi: vale per l’INPS?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la definizione agevolata di una controversia fiscale non incide sul debito contributivo. L'accordo con l'Agenzia delle Entrate ha il solo scopo di chiudere la lite fiscale, ma non modifica la sostanza dell'accertamento di maggior reddito, che conserva la sua validità ai fini previdenziali. Pertanto, l'ente di previdenza può legittimamente richiedere i contributi basati su tale accertamento, a meno che il contribuente non fornisca prove concrete per contestarne nel merito il contenuto.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti dalla Cassazione
Una contribuente ha contestato un estratto di ruolo per presunta omessa notifica delle cartelle sottostanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando la nuova normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo a specifici casi di pregiudizio concreto (es. partecipazione ad appalti), non dimostrati nel caso di specie. La decisione conferma che l'azione non era proponibile.
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Rinuncia al ricorso e spese: la decisione della Corte
Una società ha presentato una rinuncia al ricorso per cassazione in una controversia tributaria. La controparte non ha accettato la rinuncia, chiedendo il rimborso delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, ma ha condannato la società rinunciante al pagamento delle spese. La Corte ha chiarito che, sebbene la rinuncia al ricorso sia efficace anche senza accettazione, la norma che esclude la condanna alle spese si applica solo in caso di accettazione della controparte.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente sanzionato per l'omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. Il caso verteva sulla legittimità dell'applicazione retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento. La Suprema Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che la norma sul raddoppio dei termini ha natura procedimentale e non sostanziale. Pertanto, in base al principio 'tempus regit actum', si applica anche ai periodi d'imposta antecedenti alla sua entrata in vigore, respingendo tutte le altre doglianze del ricorrente.
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Accertamento induttivo: legittimo senza contraddittorio?
Un professionista medico contesta un accertamento induttivo per compensi non dichiarati. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la legittimità dell'atto fiscale basato su irregolarità e studi di settore, anche in assenza di un pieno contraddittorio preventivo, in quanto non previsto per i tributi non armonizzati.
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Servitù coattiva: quando si estingue il passaggio?
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce la distinzione tra servitù volontaria e servitù coattiva. Il caso riguardava un diritto di passaggio costituito per contratto su un fondo, a seguito di un frazionamento che aveva reso intercluso un'altra porzione. La Corte ha stabilito che, anche se pattuita contrattualmente, la servitù ha natura coattiva se sussistono i presupposti di legge (interclusione) e si estingue quando questi vengono meno, ad esempio con la creazione di un nuovo accesso alla via pubblica.
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Onere della prova: contratto bancario e nuovo rapporto
Un correntista si oppone a un decreto ingiuntivo, sostenendo che il rapporto bancario risaliva agli anni '70 e non al 2005, chiedendo quindi alla banca la documentazione completa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto chiave è l'onere della prova: la corte di merito ha stabilito, con un accertamento di fatto non sindacabile, che il contratto del 2005 era un rapporto nuovo e non una continuazione del precedente. Di conseguenza, l'obbligo documentale della banca partiva solo da quella data e le contestazioni del correntista sono state ritenute generiche.
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Azione del socio: danno indiretto e risarcimento
Un socio ha intentato una causa contro gli amministratori di una S.r.l. per il risarcimento dei danni derivanti dalla mala gestio, che ha causato la perdita di valore della sua quota. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: l'azione del socio è ammessa solo per i danni che colpiscono direttamente il suo patrimonio personale, non per quelli che sono un mero riflesso del pregiudizio subito dalla società. La diminuzione del valore della quota rientra in questa seconda categoria, e pertanto l'azione risarcitoria spetta unicamente alla società.
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Mutuo Solutorio: la Cassazione conferma la validità
Una società ha contestato la validità di un mutuo solutorio, ovvero un prestito utilizzato per estinguere un precedente scoperto di conto corrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena validità del contratto. Citando una recente sentenza delle Sezioni Unite, i giudici hanno ribadito che la destinazione della somma al pagamento di un debito pregresso non invalida il mutuo, poiché rappresenta un semplice motivo delle parti e non incide sulla causa giuridica del contratto.
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Perdita di chance: risarcimento e P.A. inadempiente
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due dirigenti di un ente pubblico che chiedevano il risarcimento per la perdita di chance di percepire indennità variabili. L'ente non aveva adottato i necessari regolamenti interni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per ottenere il risarcimento per perdita di chance, il lavoratore non solo deve provare l'inadempimento del datore di lavoro, ma deve anche allegare e dimostrare in modo concreto la possibilità effettiva che avrebbe avuto di ottenere l'incarico e i relativi benefici economici, prevalendo su altri concorrenti. Una semplice allegazione dell'inadempimento non è sufficiente.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo, confermando che l'interesse ad agire non è presunto. L'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il debitore dimostra un pregiudizio specifico e attuale derivante dall'iscrizione, come previsto da una recente normativa. In assenza di tale prova, l'azione legale non può procedere.
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Principio pro rata: la Cassazione tutela le pensioni
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa Previdenziale contro un professionista, confermando che il principio pro rata impedisce di modificare in peggio la quota di pensione maturata prima del 2007. La Corte ha ribadito che il diritto alla ricalcolatura della pensione si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Integrazione al minimo: onere della prova e ricorso
Il caso riguarda la richiesta di integrazione al minimo di una pensione di reversibilità da parte degli eredi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova dei requisiti reddituali grava sul richiedente per ogni singola annualità. Inoltre, ha sottolineato l'importanza del principio di autosufficienza, secondo cui il ricorso deve contenere tutti gli elementi necessari alla sua valutazione, inclusa la trascrizione completa dei documenti rilevanti, e non semplici estratti.
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Prescrizione Contributi Gestione Separata: La Cassazione
Un professionista ha impugnato una richiesta di pagamento di contributi previdenziali, sostenendo che il diritto fosse estinto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo due principi fondamentali. Primo: il motivo di ricorso è inammissibile se non rispetta il principio di autosufficienza, ovvero se non riporta i passaggi essenziali degli atti precedenti. Secondo: la prescrizione dei contributi della gestione separata decorre dalla scadenza del termine per il pagamento, non dall'anno di produzione del reddito, tenendo conto di eventuali proroghe legali.
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Transazioni commerciali: i fondi pubblici lo sono?
Un ente di formazione professionale ha richiesto gli interessi di mora a una Regione per il ritardato pagamento di contributi pubblici, sostenendo che si trattasse di transazioni commerciali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'erogazione di fondi pubblici a seguito di un procedimento amministrativo e di un atto di impegno unilaterale non costituisce una transazione commerciale ai sensi del D.Lgs. 231/2002. La somma versata non era un corrispettivo per un servizio, ma una sovvenzione per coprire i costi di un'attività di interesse pubblico, escludendo così l'applicazione della disciplina sui ritardi di pagamento.
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Cessazione materia del contendere: la guida completa
Un contribuente impugna una cartella esattoriale. Durante il ricorso in Cassazione, aderisce a una definizione agevolata, pagando l'importo dovuto. La Corte Suprema dichiara la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al giudizio. In tale contesto, le spese legali vengono interamente compensate tra le parti, poiché addebitarle al contribuente sarebbe contrario alla finalità della definizione agevolata. Inoltre, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Azione revocatoria agente riscossione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva ricevuto un ramo d'azienda da un'altra società indebitata con il Fisco. La Corte ha confermato la piena legittimità dell'azione revocatoria promossa dall'agente della riscossione, anche in presenza di un piano di rateizzazione del debito. È stato inoltre chiarito che per tale azione giudiziaria non è necessario un contraddittorio preventivo amministrativo, essendo la tutela delle parti garantita dal processo stesso.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
Un comune ha presentato un ricorso per cassazione contro una sentenza del Giudice di Pace relativa a una fattura di modesto importo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per le cause di valore inferiore a 1.100 euro, decise secondo equità, l'unico rimedio esperibile è l'appello a motivi limitati e non il ricorso diretto alla Suprema Corte.
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