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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Anno 2025

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1092 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Assegno familiare: prova del reddito è essenziale
La richiesta di un cittadino straniero per l'assegno familiare è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, sottolineando che il richiedente non aveva fornito la prova del reddito del proprio nucleo familiare. Tale prova è considerata un requisito essenziale e la sua mancanza ha reso impossibile accogliere la domanda, confermando che l'onere di dimostrare i fatti a fondamento del proprio diritto spetta sempre a chi agisce in giudizio.
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Indennità zone disagiate: no a medici del 118
Un medico del servizio 118 ha richiesto l'indennità zone disagiate, tipicamente concessa ai medici di base. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il Contratto Collettivo Nazionale (ACN) limita questo beneficio ai soli medici di assistenza primaria. La sentenza sottolinea che gli accordi regionali non possono estendere benefici oltre quanto stabilito dal contratto nazionale, riaffermando la rigida gerarchia delle fonti nella contrattazione collettiva.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano ritenuto illegittimo il contributo di solidarietà imposto sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha ribadito che l'introduzione di una prestazione patrimoniale imposta è una prerogativa esclusiva del legislatore e non rientra nell'autonomia gestionale degli enti previdenziali privatizzati.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale contro un suo pensionato, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto autonomamente dall'ente. La Suprema Corte ha ribadito che solo la legge statale può introdurre prelievi obbligatori sulle pensioni, in base al principio di riserva di legge. Ha inoltre stabilito che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni. La Cassa è stata condannata anche per lite temeraria.
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Diritti quesiti nei contratti collettivi: la Cassazione
L'erede di un dirigente pubblico ha citato in giudizio un'amministrazione provinciale per ottenere il pagamento di un'indennità di posizione basata su un accordo del 1999-2001. La richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che nella successione tra contratti collettivi, il nuovo accordo sostituisce integralmente il precedente, anche se peggiorativo. I 'diritti quesiti' tutelati sono solo quelli già maturati e definitivamente entrati nel patrimonio del lavoratore, non le mere aspettative basate su regole previgenti.
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Legittimo affidamento: nessun diritto da legge incostituzionale
Una dipendente pubblica ha richiesto un adeguamento retributivo basato su una legge regionale, successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non può sorgere alcun diritto, né invocarsi il principio di legittimo affidamento, da una norma incostituzionale, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole.
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Legge regionale incostituzionale: No ad aumenti di stipendio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva un adeguamento di stipendio basato su una legge regionale incostituzionale. La Corte ha stabilito che una norma dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale non può creare diritti soggettivi né fondare un legittimo affidamento, specialmente se la questione era già stata decisa con una precedente sentenza passata in giudicato.
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Perequazione retributiva: no a diritti da legge incostituzionale
Una dipendente pubblica ha richiesto una perequazione retributiva basandosi su una legge regionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti. La motivazione principale è che la legge in questione è stata dichiarata incostituzionale e, inoltre, sulla stessa questione esisteva già una precedente sentenza definitiva (giudicato) che aveva respinto la richiesta della lavoratrice. Di conseguenza, non può sorgere alcun diritto né un legittimo affidamento da una norma anticostituzionale.
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Licenziamento giustificato motivo oggettivo e stage
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5622/2025, ha dichiarato illegittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La decisione si basa sul fatto che l'azienda, poco dopo aver licenziato un dipendente per soppressione del posto, ha avviato una ricerca di stagisti da inserire nella medesima posizione. Questo comportamento è stato interpretato come prova presuntiva che la soppressione del posto di lavoro non era effettiva, ma solo un pretesto.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere prova notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di una parte che aveva agito per il diritto di riscatto su un immobile. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma si è basata su un vizio procedurale: la ricorrente, pur avendo dichiarato che la sentenza d'appello le era stata notificata, ha omesso di depositare la copia autentica della sentenza con la relativa relata di notifica. La Corte ha ribadito che tale adempimento è un onere inderogabile a pena di improcedibilità, sancito dall'art. 369 c.p.c., e manifesta il principio di autoresponsabilità processuale della parte.
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Responsabilità custode e guida: quando è caso fortuito
I familiari di una donna e un bambino, deceduti in un incidente stradale uscendo di strada e finendo in un canale, citavano in giudizio l'ente proprietario della strada per la mancata installazione di barriere protettive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. La sentenza d'appello si basava su una doppia motivazione non interamente impugnata: l'assenza di un obbligo di installare barriere e l'irrilevanza delle stesse data l'altissima velocità della conducente, la cui condotta ha interrotto il nesso causale, escludendo la responsabilità custode dell'ente.
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Ricorso Inammissibile: Autosufficienza e Limiti
Una società locatrice contesta l'applicazione di interessi moratori tipici delle transazioni commerciali, sostenendo che il rapporto fosse una locazione e non un appalto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza, poiché la ricorrente non ha allegato il testo del contratto, impedendo alla Corte di valutare la presunta errata interpretazione. La decisione sottolinea l'importanza di redigere ricorsi completi e il divieto per la Cassazione di riesaminare i fatti.
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Esenzione IVA parchi: no per attività commerciali
Una società cooperativa che offre tour fluviali in un parco naturale ha contestato un accertamento fiscale che negava l'esenzione IVA. La società sosteneva che i suoi servizi rientrassero nell'esenzione IVA parchi prevista dall'art. 10, n. 22, del D.P.R. 633/72. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale agevolazione fiscale è riservata esclusivamente a enti senza scopo di lucro che svolgono attività educative e culturali, e non si estende alle imprese commerciali, indipendentemente dalla natura del luogo in cui operano.
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Esenzione IVA attività turistiche: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione IVA a una società cooperativa che organizza escursioni fluviali a scopo turistico. La Corte ha stabilito che tale servizio non rientra né nel "trasporto urbano" né nelle "visite a parchi" ai fini dell'esenzione IVA attività turistiche, poiché quest'ultima è riservata a enti senza scopo di lucro che perseguono finalità culturali e non a imprese commerciali.
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Duplice ratio decidendi: l’inammissibilità del ricorso
Una specialista del settore sanitario si è vista negare l'assegnazione di ore di lavoro aggiuntive. La sua richiesta, respinta in primo e secondo grado, è stata infine dichiarata inammissibile dalla Corte di Cassazione. La decisione si fonda sul principio della duplice ratio decidendi: la ricorrente non ha impugnato una delle due autonome motivazioni su cui si basava la sentenza d'appello, rendendo così il suo ricorso proceduralmente inaccettabile.
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Sanzioni antiriciclaggio e termine di notifica
Un gruppo bancario e i suoi direttori sono stati sanzionati per la mancata segnalazione di operazioni sospette. Hanno impugnato il provvedimento sostenendo la tardività della notifica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che in caso di connessione con un'indagine penale, il termine di 90 giorni per le sanzioni antiriciclaggio decorre non dalla fine dell'ispezione, ma dal nulla-osta dell'autorità giudiziaria.
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Riscossione coattiva: sì al ruolo senza titolo esecutivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente pubblico che interviene per onorare una garanzia su un finanziamento privato, in caso di inadempimento del debitore, può procedere alla riscossione coattiva delle somme tramite iscrizione a ruolo, senza necessità di ottenere preventivamente un titolo esecutivo. La Corte ha chiarito che, con il pagamento e la surroga, il credito muta la sua natura da privatistica a pubblicistica, essendo finalizzato al recupero di risorse pubbliche. Questa trasformazione giustifica l'utilizzo degli strumenti di riscossione previsti per le entrate pubbliche.
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Assegno nucleo familiare: l’onere della prova del reddito
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare l'assegno nucleo familiare a un lavoratore straniero per i familiari residenti all'estero, a causa della mancata prova del requisito reddituale. La sentenza sottolinea che la prova del reddito è un onere del richiedente e un elemento costitutivo del diritto. Inoltre, non è possibile presentare documenti essenziali, come la certificazione dei redditi, per la prima volta in appello se non esisteva già una traccia probatoria nel giudizio di primo grado.
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Ordinanza di assegnazione: tassa fissa o proporzionale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che l'ordinanza di assegnazione di un credito a seguito di pignoramento presso terzi è soggetta a imposta di registro in misura proporzionale e non fissa. La decisione si fonda sulla natura traslativa del provvedimento, che trasferisce coattivamente il credito dal debitore al creditore, configurandosi come un atto con effetti giuridici autonomi e non come mera esecuzione di una precedente sentenza.
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Imposta di registro usucapione: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5893/2025, ha chiarito che in caso di sentenza che accerta l'usucapione di un immobile, l'imposta di registro è dovuta in solido da tutte le parti del giudizio. Questo significa che l'Agenzia delle Entrate può richiederne il pagamento anche a chi ha perso la proprietà del bene (l'usucapito). Sebbene l'obbligazione sia sorta nell'interesse esclusivo di chi ha acquisito il bene (l'usucapente), la solidarietà verso il fisco rimane valida. La parte che ha pagato pur non avendo tratto beneficio, potrà poi agire in regresso per recuperare l'intera somma versata dalla controparte.
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