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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Anno 2025

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Maggiorazione tariffaria: no senza qualifica formale
Una società di factoring ha agito in giudizio per ottenere il pagamento di una maggiorazione tariffaria del 7% sui crediti acquistati da una fondazione sanitaria privata, sostenendo che tale aumento fosse dovuto per i costi legati all'attività didattica universitaria svolta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la fondazione, essendo un ente di natura privata e priva di un formale riconoscimento regionale come "Azienda Ospedaliera Integrata con l'Università", non ha diritto alla maggiorazione tariffaria prevista dalla legge. La decisione sottolinea che un semplice protocollo d'intesa con un'università non è sufficiente a sostituire il procedimento formale richiesto dalla normativa.
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Fideiussione omnibus: validità dopo la fusione
Una garante firma una fideiussione omnibus a favore della Banca A per i futuri debiti del fratello. Anni dopo, il fratello contrae un debito con la Banca B. Successivamente, la Banca B incorpora la Banca A. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fideiussione omnibus è valida ed efficace anche per il debito preesistente con la Banca B, in virtù della successione universale che si realizza con la fusione per incorporazione.
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Diniego di giurisdizione e legittimazione ad agire
Una società di ristorazione, che opera in subingresso all'interno di un impianto sportivo comunale, impugnava un'ordinanza di rimozione di opere abusive. Il TAR dichiarava il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione attiva. Il Consiglio di Stato, pur riconoscendo la legittimazione della società, rigettava l'appello nel merito senza rinviare al primo grado. La società ricorreva in Cassazione lamentando un diniego di giurisdizione e un eccesso di potere. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un errore sulla legittimazione ad agire è un vizio procedurale interno alla giurisdizione amministrativa e non costituisce un diniego di giurisdizione che giustifichi il ricorso in Cassazione. La decisione del Consiglio di Stato di non rinviare al TAR rientra nell'ambito della sua autonomia processuale.
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Transazione obbligazione solidale: effetti e limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3818/2025, ha chiarito i limiti di efficacia di una transazione stipulata con un condebitore in un'obbligazione solidale. Il caso riguardava un contratto d'appalto in cui il committente aveva transatto la lite per vizi dell'opera solo con il direttore dei lavori. La società appaltatrice, anch'essa responsabile in solido, aveva dichiarato di volerne profittare. La Corte ha stabilito che la transazione estingue solo l'obbligazione solidale (in questo caso, il risarcimento danni) ma non si estende ai rapporti di debito/credito distinti, come il saldo del corrispettivo d'appalto dovuto alla società. Viene inoltre accolto un ricorso incidentale per un errato calcolo dell'IVA nel determinare il saldo finale.
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Integrazione al minimo: quale pensione prevale?
Una pensionata, titolare di pensione diretta e di reversibilità, ha contestato l'applicazione dell'integrazione al minimo sulla seconda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La legge prevede una specifica eccezione: se una delle pensioni, in questo caso quella di reversibilità, è basata su un numero di contributi settimanali superiore a 781, è su questa che deve essere applicata l'integrazione al minimo, indipendentemente dall'anzianità dell'altra pensione.
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Errore revocatorio: prova di notifica e inammissibilità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione rigetta la richiesta di revocazione presentata da un'amministrazione finanziaria. La Corte aveva precedentemente dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente per mancato deposito della prova di notifica della comunicazione di avvenuto deposito (CAD). L'amministrazione ha sostenuto un errore revocatorio, affermando che la prova fosse in atti, ma la Corte, riesaminando il fascicolo, ha confermato l'assenza del documento, escludendo quindi qualsiasi errore percettivo e rigettando il ricorso per revocazione.
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Deducibilità fideiussione: la Cassazione chiarisce
Una società madre paga un debito della propria controllata in virtù di una fideiussione e cerca di dedurre l'importo come costo. La Corte di Cassazione ha negato la deducibilità della fideiussione, stabilendo che tale pagamento non costituisce una sopravvenienza passiva o una perdita su crediti fiscalmente rilevante. Secondo la Corte, la spesa deve essere considerata un incremento del costo fiscale della partecipazione, poiché non deriva da un ricavo precedentemente tassato, ma ha natura patrimoniale.
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Motivazione atto impositivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3917/2025, ha stabilito che la motivazione dell'atto impositivo è un requisito essenziale anche per gli avvisi di pagamento emessi dai consorzi di bonifica. Un consorzio aveva inviato una richiesta di pagamento a un contribuente, il quale l'aveva impugnata per difetto di motivazione. La Corte ha rigettato il ricorso del consorzio, confermando che qualsiasi atto che comunichi una pretesa tributaria, anche se 'atipico', deve esplicitare le ragioni di fatto e di diritto alla base della richiesta, per garantire il pieno esercizio del diritto di difesa del contribuente. La semplice pubblicazione degli atti generali sul sito del consorzio non è sufficiente se non vengono richiamati nell'avviso.
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Mediazione tributaria: sospensione e atti riscossione
La Cassazione ha stabilito che durante il periodo di sospensione per la mediazione tributaria, l'agente di riscossione può notificare un'ingiunzione di pagamento. Tale atto è considerato preparatorio e non esecutivo, quindi non viola la sospensione legale, che impedisce solo l'avvio dell'esecuzione forzata come il pignoramento. Il ricorso dei contribuenti contro un consorzio di bonifica è stato quindi respinto.
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Divieto di espulsione: motivazione e prova convivenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il ricorrente sosteneva il suo diritto a non essere espulso in quanto convivente con il fratello, ma non è riuscito a fornirne prova adeguata. Secondo la Corte, una dichiarazione privata non è sufficiente a dimostrare la convivenza in assenza di una registrazione anagrafica ufficiale. L'ordinanza conferma che la motivazione del giudice di pace, pur sintetica, era sufficiente a spiegare le ragioni del rigetto, validando così il provvedimento di espulsione basato sulla presenza irregolare e su precedenti violazioni.
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Agevolazioni prima casa: il termine per la decadenza
Una contribuente ha perso le agevolazioni prima casa per non aver completato un immobile acquistato allo stato grezzo. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il potere di accertamento dell'Agenzia delle Entrate scatta dalla registrazione dell'atto e deve concludersi entro il termine triennale. La Corte ha chiarito che il beneficio fiscale non può essere sospeso a tempo indeterminato, anche in assenza di un termine legale specifico per l'ultimazione dei lavori.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4035/2025, ha stabilito che per ottenere l'assegno nucleo familiare, il lavoratore extracomunitario deve dimostrare il reddito complessivo di tutti i componenti della sua famiglia, anche se residenti all'estero. La Corte ha chiarito che presentare la sola certificazione dei propri redditi non è sufficiente, in quanto la prova del reddito familiare è un requisito costitutivo del diritto e non una mera base di calcolo. Questo onere della prova, identico a quello richiesto ai cittadini italiani, non costituisce discriminazione.
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Assegno nucleo familiare: onere della prova per stranieri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino extracomunitario, titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo, a cui era stato negato l'assegno nucleo familiare per i familiari residenti all'estero. La decisione conferma che il richiedente ha l'onere di dimostrare il reddito complessivo di tutto il nucleo familiare, non essendo sufficiente la sola certificazione del proprio reddito. Secondo la Corte, questo requisito non costituisce discriminazione, poiché si applica indistintamente a tutti i lavoratori, italiani e stranieri, essendo un elemento costitutivo del diritto stesso.
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Assegno nucleo familiare: onere della prova del reddito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino extracomunitario a cui era stato negato l'assegno nucleo familiare per i parenti residenti all'estero. La Corte ha stabilito che la prova del reddito complessivo di tutto il nucleo familiare è un requisito essenziale per ottenere il beneficio e che l'onere di fornire tale prova spetta interamente al richiedente, anche se la documentazione è difficile da reperire dall'estero. La sola certificazione del reddito del lavoratore in Italia non è stata ritenuta sufficiente.
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Indennità di equiparazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente universitaria relativo al calcolo della sua indennità di equiparazione. La controversia verteva su quali voci retributive dovessero essere incluse nel confronto con il trattamento economico del personale del Servizio Sanitario Nazionale. La Corte ha respinto il ricorso per vizi procedurali, tra cui la genericità dei motivi, la mancata contestazione specifica delle motivazioni della sentenza d'appello e il richiamo non corretto a documenti di parte. La decisione sottolinea l'importanza di formulare censure precise e tecnicamente corrette nel giudizio di legittimità.
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Provvedimento non decisorio: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un provvedimento non decisorio, come un'ordinanza che dispone la liberazione di un immobile nell'ambito di una procedura fallimentare, non è impugnabile con ricorso straordinario né può essere oggetto di revocazione. Il caso riguardava un soggetto che rivendicava la proprietà di alcuni terreni per usucapione contro un fallimento. La Corte ha chiarito che tali provvedimenti, non risolvendo in via definitiva una controversia su diritti soggettivi, non sono suscettibili di passare in giudicato. La parte che si ritiene lesa deve, invece, intraprendere un autonomo giudizio di cognizione per far valere le proprie ragioni.
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Compenso Lavoro Straordinario: Il Consenso del Datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso lavoro straordinario per un dipendente di un ente pubblico è dovuto se prestato con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro. Nel caso di specie, un operaio forestale si è visto riconoscere il diritto al pagamento delle ore extra, nonostante l'ente datore di lavoro sostenesse la necessità di autorizzazioni formali e sistemi automatici di rilevazione presenze. La Corte ha dato prevalenza al diritto alla retribuzione per il lavoro effettivamente svolto, basandosi sulle stesse presenze fornite dall'ente.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto al risarcimento per medici specializzandi che non hanno ricevuto un'adeguata remunerazione a causa della tardiva attuazione di direttive europee da parte dello Stato italiano. L'ordinanza conferma che il diritto spetta anche a chi si è iscritto ai corsi prima del 1983, ma solo per il periodo di formazione successivo al 1° gennaio 1983. Viene inoltre rigettata la richiesta dei medici di ottenere un risarcimento calcolato su importi più elevati, consolidando l'orientamento giurisprudenziale sulla quantificazione del danno.
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Remunerazione Specializzandi: ecco quando non è dovuta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4280/2025, ha stabilito che lo Stato non è tenuto a risarcire il danno per la mancata remunerazione di uno specializzando se il corso frequentato, nel caso specifico 'psicologia clinica', non era incluso tra quelli previsti dalle direttive comunitarie 75/362 e 75/363. L'inclusione successiva di tale specializzazione con un decreto ministeriale è stata ritenuta una scelta discrezionale del legislatore italiano e non un adempimento tardivo di un obbligo europeo. Di conseguenza, non sussiste un 'illecito comunitario' e la domanda di risarcimento è stata respinta, ribaltando la decisione della Corte d'Appello.
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Prescrizione crediti erariali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione chiarisce la durata della prescrizione dei crediti erariali. Un contribuente si opponeva a una richiesta di pagamento sostenendo la prescrizione quinquennale dei debiti. La Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, ha stabilito che per imposte come IRPEF e IVA si applica il termine ordinario decennale, non quello breve di cinque anni, in quanto l'obbligazione tributaria non ha natura periodica.
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