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Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

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891 provvedimenti

Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti di impugnazione di una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. Un ricorso è stato accolto per l'omessa declaratoria di prescrizione di alcuni reati, mentre gli altri sono stati dichiarati inammissibili perché vertevano su motivi non consentiti, come la valutazione delle prove o la determinazione della pena, ribadendo la natura limitata di tale forma di ricorso.
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Conflitto competenza: reato più grave decide il foro
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale tra il GIP di Treviso e quello di Pordenone in materia di reati connessi legati agli stupefacenti. La Suprema Corte stabilisce che, per determinare il giudice competente, prevale il criterio del reato più grave. In questo caso, la detenzione di un ingente quantitativo di droga è stata considerata più grave rispetto a plurime cessioni di lieve entità, radicando così la competenza presso il tribunale del luogo dove è avvenuta la detenzione.
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Onere della prova: Cassazione annulla condanna per droga
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti a causa di un grave vizio di motivazione. La corte inferiore non aveva adeguatamente spiegato perché l'hashish, trovato in un giubbotto all'interno di un armadio condiviso in un centro di accoglienza, dovesse essere attribuito all'imputato. Questa decisione ribadisce l'importanza dell'onere della prova a carico dell'accusa e la necessità di una motivazione logica e completa per fondare un giudizio di colpevolezza.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 46668/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La Corte ha ribadito che, a seguito della Riforma Orlando (legge n. 103/2017), l'impugnazione patteggiamento è consentita solo per motivi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La contestazione sulla mancata declaratoria di cause di proscioglimento (ex art. 129 c.p.p.) non rientra tra questi motivi, rendendo il ricorso non valido.
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Associazione minore: quando non è configurabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati, confermando la condanna per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. La Corte ha escluso la configurabilità dell'associazione minore (art. 74, comma 6, D.P.R. 309/90) poiché l'attività, sebbene a base familiare, era strutturata, con controllo del territorio e rifornimenti ingenti, e i reati-fine non erano tutti di lieve entità. È stato inoltre confermato il ruolo di organizzatore per uno degli imputati.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è vago
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché ritenuto manifestamente infondato, vago e non specifico. L'imputato, condannato per un reato legato a sostanze stupefacenti, aveva presentato un appello generico, senza argomentare una critica puntuale alla sentenza precedente. Di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro.
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Mandato ad impugnare: appello inammissibile se assente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato giudicato in assenza perché il suo difensore non aveva depositato uno specifico mandato ad impugnare rilasciato dopo la sentenza d'appello. Questa decisione, basata sulla Riforma Cartabia, conferma che tale requisito è fondamentale per garantire che l'impugnazione sia una scelta consapevole dell'imputato, evitando processi a sua insaputa. La Corte ha respinto i dubbi di costituzionalità, sottolineando che la norma mira a rafforzare le garanzie difensive.
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Narcotest: la sua valenza probatoria secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 46321/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando che il risultato del narcotest è prova sufficiente per accertare la natura di una sostanza stupefacente nell'ambito di reati di lieve entità. La Corte ha ribadito che una perizia chimico-tossicologica completa non è necessaria se non si deve determinare la quantità di principio attivo, consolidando un orientamento giurisprudenziale pacifico.
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Ricorso patteggiamento: limiti dopo la riforma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento per spaccio. I motivi, legati all'errata qualificazione giuridica del fatto e alla confisca di denaro, sono stati respinti perché non rientrano nei casi previsti dall'art. 448, co. 2-bis c.p.p. e perché ritenuti generici e manifestamente infondati.
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Inammissibilità ricorso: motivi generici e ripetitivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi sono stati giudicati in parte nuovi, in parte generici e ripetitivi delle censure già respinte nel merito. La Corte ha confermato la gravità dei fatti, escludendo la lieve entità del reato e l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Spaccio lieve: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto agli arresti domiciliari per cessione di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in spaccio lieve (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per due motivi principali: la carenza di interesse, poiché la sola riqualificazione giuridica non avrebbe comportato un'automatica modifica della misura cautelare in atto, e la genericità del motivo, dato che il tribunale del riesame aveva correttamente valutato una pluralità di indici (sistematicità, uso dell'abitazione, ecc.) e non solo la condizione di sorvegliato speciale dell'indagato. La sentenza ribadisce che la valutazione per lo spaccio lieve deve essere complessiva e unitaria.
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Confisca denaro da spaccio: limiti del patteggiamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45909/2023, ha annullato la confisca di 315 euro disposta da un GIP nell'ambito di un patteggiamento per detenzione di stupefacenti. L'imputato aveva concordato una pena di 9 mesi e 2.000 euro di multa. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'illegalità della confisca denaro da spaccio, poiché il reato contestato (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) non la prevede specificamente, richiamando l'art. 240-bis c.p. che non è applicabile in questo caso. Di conseguenza, la confisca è stata eliminata e disposta la restituzione della somma.
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Lucro di speciale tenuità: no se la condotta è grave
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti di lieve entità. La richiesta di applicazione dell'attenuante del lucro di speciale tenuità è stata respinta poiché, al di là dell'esigua somma di denaro trovata, la condotta complessiva (40 dosi pronte, reticenza e possesso di più mazzi di chiavi) non denotava una finalità di guadagno meramente marginale.
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Nomina difensore di fiducia e notifiche: il caso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per un presunto difetto di notifica. La Corte chiarisce che le notifiche vanno inviate esclusivamente al legale risultante dalla nomina difensore di fiducia in atti per quella fase processuale. Nel caso specifico, l'avvocato che ha presentato il ricorso era stato nominato solo per il giudizio di legittimità e non per i gradi di merito, dove un altro legale, correttamente notificato, era stato designato con revoca di ogni precedente nomina.
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Uso personale stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45719/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di 15,65 grammi di cocaina. La Corte ha confermato che la distinzione tra uso personale stupefacenti e spaccio si basa su una valutazione complessiva di vari indizi, quali la quantità, la presenza di un bilancino, la situazione economica dell'imputato e i precedenti penali specifici, respingendo la tesi dell'uso di gruppo e l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
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Detenzione di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per il reato di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, chiarendo i criteri per distinguere l'uso personale dalla cessione a terzi. La detenzione di un quantitativo di marijuana da cui erano ricavabili 188 dosi, insieme alla suddivisione della sostanza e all'assenza di prove di una tossicodipendenza, è stata considerata prova sufficiente dell'intento di spacciare, escludendo anche l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è una copia
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello. Gli imputati, condannati per reati legati agli stupefacenti, non hanno criticato in modo specifico la sentenza di secondo grado, portando alla conferma della condanna e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato un ricorso inammissibile in materia di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità e sulla mera riproduzione dei motivi d'appello, già esaminati e respinti. Questo caso evidenzia come un ricorso inammissibile comporti la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso generico stupefacenti: inammissibilità e spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso generico contro una condanna per detenzione di stupefacenti. Poiché l'appello non contestava specificamente le motivazioni della sentenza precedente, che escludeva l'uso personale, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Confisca del denaro: la Cassazione annulla la sentenza
Un uomo condannato per cessione di stupefacenti ricorre in Cassazione. La Corte accoglie parzialmente il ricorso: ridetermina la pena per violazione del divieto di "reformatio in peius" e annulla la confisca del denaro trovato in suo possesso. La motivazione della confisca è stata ritenuta carente, in quanto non dimostrava il nesso diretto tra la somma e il reato specifico contestato.
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