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Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

891 provvedimenti

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Spaccio: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata
Un uomo, già noto alle forze dell'ordine, è stato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ritenendo provato il reato per la sua reazione (un urlo di avvertimento) e la successiva azione di un coimputato che si è disfatto della droga. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione sia sulla prova dello spaccio sia sulla mancata esclusione della recidiva e riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso penale, confermando la condanna e le motivazioni precedenti, in quanto le doglianze erano generiche e inconsistenti.
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Diniego Circostanze Attenuanti Generiche: Cassazione Conferma Condanne Stupefacenti
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di due imputati per reati legati agli stupefacenti (Art. 73 DPR 309/90). Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione contestando il diniego circostanze attenuanti generiche, la mancata esclusione della recidiva e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo sufficiente la motivazione fornita dai giudici di merito per il diniego circostanze attenuanti generiche e gli altri punti contestati. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: La Cassazione ferma l’impugnazione
Un imputato, condannato per reati di droga e armi, ha presentato ricorso in Cassazione. Il ricorso contestava un presunto travisamento della prova sulla sua colpevolezza. Tuttavia, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Questo perché il ricorso mancava di specificità, non indicando quale prova fosse stata omessa. Inoltre, l'imputato aveva già raggiunto un concordato in appello (un accordo sulla pena) rinunciando a motivi di ricorso diversi da quelli sulla determinazione della pena. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Limita l’Appello
Un Lavoratore ha ricevuto una condanna tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale non aveva verificato l'esistenza di una causa di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso patteggiamento. Ha ribadito che le sentenze di patteggiamento sono impugnabili solo per vizi specifici, come quelli relativi alla volontà dell'imputato o all'illegalità della pena, non per la mancata verifica di cause di proscioglimento. Il ricorso è stato respinto e il Lavoratore condannato al pagamento delle spese.
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Ricorso contro patteggiamento: quando la Cassazione dice no
Un Lavoratore è stato condannato per un reato legato agli stupefacenti tramite una sentenza di patteggiamento. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'Ammissibilità ricorso patteggiamento è strettamente limitata a specifici vizi procedurali o di legalità della pena, escludendo contestazioni sulla motivazione o sulla quantificazione delle attenuanti. La pena concordata non presentava vizi di illegalità.
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Concorso nel reato di spaccio: Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per concorso nel reato di spaccio di stupefacenti. La donna viveva con il coimputato che deteneva e confezionava la droga in casa. Lei rispondeva al telefono e dava indicazioni agli acquirenti. I giudici hanno riconosciuto un suo consapevole contributo all'attività criminosa, configurando un concorso e non una semplice connivenza. La Corte ha ritenuto le doglianze della ricorrente generiche e inconsistenti, confermando la condanna e la riduzione di pena già disposta in appello. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese.
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Inammissibilità ricorso concordato in appello: l’accordo che chiude le porte
Due imputati sono stati condannati per reati legati alla droga (art. 73 d.P.R. 309/1990). In appello, hanno raggiunto un concordato in appello con il Pubblico Ministero, ottenendo una riduzione della pena a tre anni di reclusione e 16.000 euro di multa. Successivamente, hanno presentato ricorso per Cassazione, contestando rispettivamente l'omessa valutazione di cause di non punibilità e il mancato riconoscimento di una fattispecie meno grave. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso concordato in appello, ribadendo che l'accordo in appello implica la rinuncia a ulteriori doglianze, salvo casi di pena illegale.
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Ricorso Penale Inammissibile: Tardività e Genericità Costano Caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da una persona condannata per un reato legato agli stupefacenti (art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990). La ricorrente aveva impugnato una sentenza d'appello che aveva già ridotto la sua pena. Tuttavia, il ricorso è stato presentato oltre i termini previsti dalla legge e conteneva motivazioni troppo generiche, non contestando in modo specifico la sentenza precedente. Per queste ragioni, la Corte ha respinto il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende, confermando l'inammissibilità ricorso penale.
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Prescrizione del reato: inammissibile il ricorso infondato
Un Lavoratore è stato condannato per un reato legato agli stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per la **prescrizione del reato**. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, al momento della sentenza d'appello, la prescrizione non era ancora maturata. Anche se fosse maturata in seguito, l'originaria infondatezza del ricorso impediva di considerare l'estinzione. Il Lavoratore ha quindi perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Narcotraffico: Cassazione conferma custodia cautelare per associazione
Il Ricorrente Uomo e La Ricorrente Donna hanno impugnato la conferma della loro custodia cautelare, disposta per presunta partecipazione a un'associazione a delinquere per narcotraffico e per reati di spaccio. La difesa ha contestato la gravità indiziaria, la qualificazione del reato come di lieve entità e la valutazione delle esigenze cautelari, inclusa l'incidenza di un "tempo silente". La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la sussistenza di gravi indizi e l'adeguatezza delle misure. Ha evidenziato l'organizzazione del gruppo e i ruoli specifici degli indagati, ritenendo la motivazione sufficiente.
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Ricorso Penale Inammissibile: Pena per Droga e Valutazione Giudiziale
Un Lavoratore ha presentato un ricorso contro la pena ricevuta per un reato legato alla droga (art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990). Il Lavoratore contestava la decisione dei giudici precedenti, sostenendo che non avessero considerato la sua situazione sociale difficile, la sua collaborazione e la piccola quantità di droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni fossero già state esaminate e che la pena fosse stata correttamente giustificata, anche in base ai precedenti penali del Lavoratore. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e detenzione di stupefacenti: Cassazione chiarisce i limiti
Un individuo è stato condannato per detenzione illecita di stupefacenti. La Corte d'Appello ha riqualificato una parte del reato, riducendo la pena. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la Corte d'Appello avrebbe dovuto applicare un patteggiamento precedentemente respinto in primo grado. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che un patteggiamento rifiutato in primo grado non può essere accolto in appello se le accuse o la loro qualificazione giuridica sono cambiate significativamente, specialmente se il primo giudice aveva già assolto l'imputato per alcune delle accuse originali. La decisione ribadisce le condizioni stringenti per il patteggiamento e detenzione di stupefacenti.
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Spaccio di droga di lieve entità: quando la quantità esclude la pena ridotta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per spaccio di droga, respingendo il ricorso che chiedeva di riconoscere la fattispecie di spaccio di droga di lieve entità. L'imputato era stato condannato per aver detenuto 349 dosi di stupefacente, bilancini di precisione e un sistema di videosorveglianza per eludere i controlli. La Suprema Corte ha ribadito che la lieve entità richiede una minima offensività, valutata su quantità, qualità e modalità dell'azione. La presenza di strumenti per lo spaccio e le quantità elevate escludono la minore gravità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di Stupefacenti: Cassazione Inammissibile, Condanne Confermate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati condannati per spaccio di stupefacenti. Le difese lamentavano vizi di motivazione e l'errata qualificazione dei fatti. Tuttavia, la Corte ha confermato le condanne, basandosi sulle prove raccolte tramite videocamere che dimostravano la sistematicità dello spaccio, la frequenza delle cessioni e il carattere professionale dell'attività criminosa. Un imputato aveva anche sostenuto di essere agli arresti domiciliari, ma le prove video lo smentivano. La Corte ha ritenuto i ricorsi privi di fondamento, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di Droga Lieve Entità: Cassazione Conferma Condanna Grave
Una donna è stata condannata per detenzione di hashish e cocaina, finalizzata allo spaccio. I giudici hanno accertato il possesso di notevoli quantità di droga, bilancini e materiale per il confezionamento. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione della condanna e chiedendo la riqualificazione del fatto come **spaccio di droga lieve entità**. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e infondato. Ha confermato che la valutazione dei giudici precedenti era corretta, evidenziando la quantità e la purezza delle sostanze, oltre agli strumenti per lo spaccio. Non ha riconosciuto la **lieve entità** del reato.
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Spaccio di droga: la Cassazione tra “lieve entità” e “bis in idem”
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per spaccio di droga di lieve entità e reati connessi. Alcuni hanno contestato la violazione del principio "bis in idem", sostenendo di essere stati giudicati due volte per lo stesso fatto. Altri hanno lamentato la mancata applicazione della "lieve entità" per le loro condotte. La Cassazione ha respinto i ricorsi principali, affermando che il "bis in idem" non sussiste se i fatti sono temporalmente distinti, anche se emersi dalla stessa indagine. Ha inoltre ribadito che la valutazione della "lieve entità" deve considerare l'intera attività di spaccio, non solo le singole cessioni, e ha dichiarato inammissibili molti altri ricorsi per genericità.
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Obbligo di Dimora per Spaccio: Misure Cautelari Confermato
Un soggetto, accusato di spaccio di stupefacenti, ha ricevuto un obbligo di dimora. Il Tribunale del Riesame ha confermato questa misura cautelare. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sul pericolo di reiterazione del reato, sostenendo che un precedente di dieci anni fa non bastasse e che non vi fossero rischi di fuga o inquinamento delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la professionalità nello spaccio, gli strumenti trovati, il denaro, la varietà di droga e il precedente specifico giustificassero pienamente il pericolo di reiterazione, confermando la legittimità delle misure cautelari applicate.
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Patteggiamento e Ricorso in Cassazione: quando l’impugnazione è inammissibile
Un imputato, che aveva accettato una pena tramite patteggiamento per un reato di stupefacenti, ha presentato un Ricorso in Cassazione. Contestava presunti vizi di motivazione e l'entità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'articolo 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale limita i motivi di impugnazione contro il patteggiamento a specifiche questioni, escludendo il vizio di motivazione. Il giudice aveva correttamente motivato l'assenza di proscioglimento e la pena non era illegale. L'imputato deve pagare le spese.
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Ricorso inammissibile: patteggiamento e limiti all’appello sulla pena
Un Lavoratore è stato condannato con una sentenza di patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti. Ha presentato un ricorso in Cassazione contestando l'aumento della pena per la recidiva, ritenuto eccessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che i motivi di ricorso contro una sentenza di patteggiamento sono limitati dalla legge e non includono la contestazione della misura dell'aumento di pena per la recidiva, se questa è stata correttamente applicata. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio e Speciale Tenuità del Lucro: Cassazione annulla per profitto minimo
Un Lavoratore è stato condannato per aver ceduto un grammo di hashish per 5 euro, un reato di lieve entità. La Corte d'Appello ha negato l'applicazione della circostanza attenuante della "speciale tenuità del lucro", ritenendo l'atto non episodico. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che la non episodicità non esclude automaticamente la "speciale tenuità del lucro". La valutazione deve considerare il profitto complessivo e la gravità dell'evento. La sentenza è stata rinviata per un nuovo giudizio sull'applicazione di questa attenuante, pur confermando la responsabilità penale.
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