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Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

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891 provvedimenti

Patteggiamento in appello: i limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro imputati condannati per reati di droga e armi. Per tre di loro, la decisione si basa sulla rinuncia ai motivi di appello a seguito di un patteggiamento in appello, limitando la possibilità di un successivo ricorso. Per il quarto, è stata confermata la gravità del reato di spaccio, escludendo l'ipotesi del fatto lieve a causa delle ingenti quantità di sostanze stupefacenti cedute.
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Fatto di lieve entità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di riconoscere il fatto di lieve entità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di stupefacente (oltre 800 dosi), del denaro rinvenuto e degli strumenti per il confezionamento, elementi che escludono la minore gravità del reato. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Ricorso inammissibile per spaccio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due individui condannati per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che le censure relative alla responsabilità penale e alla qualificazione del reato erano mere doglianze di fatto, non sindacabili in sede di legittimità. È stata inoltre confermata la decisione di non applicare l'ipotesi del fatto di lieve entità e le attenuanti generiche, data la gravità e l'organizzazione dell'attività illecita.
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Inammissibilità ricorso spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per spaccio di un imputato condannato per detenzione di cocaina. I motivi, basati sulla qualificazione del reato e sulla pena, sono stati giudicati fattuali e inconsistenti, confermando la valutazione dei giudici di merito sulla base della grande quantità di droga, denaro e materiale per il confezionamento.
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Uso personale di droga: quando è escluso dalla Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che l'ingente quantità (964 dosi), le modalità di occultamento della sostanza e l'assenza di prova di un reddito sufficiente per l'acquisto escludono in modo logico la tesi dell'uso personale di droga, configurando l'ipotesi di spaccio.
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Patteggiamento in appello: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver effettuato un patteggiamento in appello per reati di droga, aveva impugnato la sentenza chiedendo una riqualificazione del fatto. La Corte ha stabilito che la rinuncia ai motivi di appello limita la cognizione del giudice e preclude la possibilità di sollevare questioni già abbandonate, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Disponibilità della droga: ricorso inammissibile
Un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che gli indizi a suo carico non fossero sufficienti a provare la sua effettiva disponibilità della droga. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la rivalutazione delle prove spetta ai giudici di merito e non può essere oggetto del giudizio di legittimità. Di conseguenza, ha confermato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: spaccio e uso personale
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici e non contestavano efficacemente le prove a carico (84 dosi di marijuana, bilancino, piantine e precedenti), che giustificavano la condanna per spaccio e non per uso personale. La decisione conferma la condanna e l'aumento di pena per la continuazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. L'ordinanza sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione della sentenza impugnata. Poiché il ricorrente chiedeva una rivalutazione delle prove, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Pena pecuniaria e patteggiamento: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti, chiedeva la sostituzione della pena pecuniaria. La Corte ha chiarito che la pena pecuniaria non è convertibile né sostituibile e che le questioni relative al calcolo del periodo di detenzione già scontato (presofferto) sono di competenza del giudice dell'esecuzione, non del giudice di cognizione.
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Circostanze attenuanti generiche: no con 621 dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la coltivazione di 58 piante di cannabis. La Corte ha confermato la decisione di merito di negare le circostanze attenuanti generiche, ritenendo che la notevole quantità di stupefacente, da cui si potevano ricavare 621 dosi, fosse un elemento decisivo e ostativo alla concessione del beneficio.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: la guida pratica
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due fratelli condannati per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che i motivi del ricorso erano mere doglianze fattuali, non censure sulla legittimità della sentenza di secondo grado. La Corte ha confermato la correttezza della valutazione dei giudici di merito, che avevano escluso sia l'uso personale della sostanza, sia l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la recidiva di uno degli imputati e un precedente proscioglimento per lo stesso motivo.
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Lieve entità fatto: la purezza della droga è decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7640/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come 'lieve entità del fatto' è stata respinta, poiché l'elevata purezza della cocaina (105 grammi con purezza dell'85,18%), da cui si potevano ricavare oltre 560 dosi, è un elemento decisivo che esclude la minore gravità della condotta.
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Inammissibilità ricorso stupefacenti: i motivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7613/2024, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso infondati o inammissibili, in quanto basati su mere contestazioni di fatto, già valutate correttamente dalla Corte d'Appello. L'inammissibilità ricorso stupefacenti è stata confermata, respingendo le censure sulla qualificazione del reato, sull'uso delle dichiarazioni, sulla mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e sul diniego delle attenuanti generiche.
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Coltivazione domestica: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la coltivazione di 30 piante di marijuana. La Corte ha stabilito che la presenza di attrezzature professionali (lampade, temporizzatori, pannelli riflettenti) e il numero di piante escludono la natura di coltivazione domestica per uso personale, configurando invece un'attività destinata allo spaccio.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per la genericità dei motivi, confermando la condanna per un reato minore legato a stupefacenti. La decisione sottolinea che una pena ben al di sotto della media non richiede una motivazione dettagliata e che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se basato su precedenti penali e assenza di pentimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando i fatti non si discutono
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per spaccio di lieve entità. L'imputato sosteneva che gli agenti avessero solo 'intuito' la cessione, ma per la Corte questa è una contestazione sui fatti, non ammessa in sede di legittimità. La condanna viene quindi confermata, con l'aggiunta delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Consumo di gruppo: quando non esclude la detenzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa basata sul "consumo di gruppo" viene respinta poiché non è stato provato chi avrebbe partecipato al consumo né che l'acquisto della sostanza (51 dosi di cocaina) fosse stato finanziato da tutti i soggetti. Il ricorso è stato giudicato generico e ripropositivo di argomenti già vagliati.
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Ricorso inammissibile: doglianze di fatto e Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sul principio che non è possibile presentare in sede di legittimità mere doglianze di fatto, ovvero richieste di una nuova valutazione delle prove già esaminate nei gradi di merito. Il caso evidenzia l'inammissibilità di un ricorso basato su censure fattuali e l'importanza di formulare tutte le richieste, come la sospensione condizionale della pena, già nel giudizio d'appello.
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Ricorso inammissibile: spaccio e prove schiaccianti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. Il ricorso, basato sulla richiesta di proscioglimento immediato, è stato ritenuto inconsistente a fronte di prove schiaccianti come l'arresto in flagranza, l'esito di una perquisizione e le testimonianze di acquirenti rintracciati tramite l'analisi del cellulare. La decisione sottolinea come un ricorso inammissibile comporti la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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