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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 — Sezione Quarta Penale

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107 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

Detenzione stupefacenti: distinzione tra droghe
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo a un caso di detenzione stupefacenti che coinvolgeva sia cocaina che hashish. Il ricorrente contestava la mancata unificazione delle condotte sotto l'ipotesi della lieve entità. La Corte ha chiarito che la detenzione di droghe pesanti e leggere integra fattispecie di reato distinte con regimi sanzionatori differenti, impedendo una valutazione unitaria basata solo sulla gravità di una delle due condotte.
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Motivazione pena reato continuato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47393/2023, interviene su un caso di traffico di stupefacenti, precisando i criteri per la motivazione della pena in caso di reato continuato. La Corte ha annullato parzialmente la sentenza d'appello per un imputato a causa di un errore nel calcolo della riduzione per il rito abbreviato, rideterminando la pena. Per gli altri ricorrenti, i ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili, confermando che la motivazione sulla pena per i reati satellite deve essere distinta e proporzionata, e che non si possono riproporre in Cassazione motivi d'appello a cui si era rinunciato.
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Destinazione allo spaccio: gli indizi secondo la Corte
La Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di un individuo trovato con 9 dosi di marijuana. Nonostante la modesta quantità, elementi come la divisione in dosi, il luogo e l'occultamento sono stati ritenuti decisivi per provare la destinazione allo spaccio, escludendo l'uso personale e la particolare tenuità del fatto.
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Sanzioni sostitutive Cartabia: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che chiedevano l'applicazione delle nuove sanzioni sostitutive Cartabia. La sentenza chiarisce che, per le decisioni di appello emesse prima dell'entrata in vigore della riforma (D.Lgs. 150/2022), la richiesta non va presentata in sede di legittimità, bensì al giudice dell'esecuzione, come previsto da un'apposita norma transitoria. La scelta del percorso procedurale errato ha comportato l'inammissibilità del ricorso.
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Motivi nuovi appello: quando sono inammissibili?
Un soggetto, condannato in appello per detenzione e spaccio di hashish, ricorre in Cassazione. Tra le varie doglianze, presenta una memoria con motivi nuovi appello, chiedendo l'applicazione della non punibilità per tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che i motivi nuovi devono essere tempestivi e avere una connessione funzionale con quelli originari, condizioni mancate nel caso di specie.
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Particolare tenuità del fatto: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per la detenzione di 9,9 grammi di eroina, rigettando il suo ricorso. La Corte ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, valorizzando non solo il quantitativo e la pericolosità della sostanza, ma anche un precedente penale e numerosi precedenti di polizia. Tali elementi, nel loro complesso, delineano una condotta non occasionale, ostacolando il riconoscimento del beneficio. È stata inoltre confermata la legittimità del diniego delle attenuanti generiche, ritenendo sufficiente una motivazione implicita desumibile dalla valutazione complessiva della gravità del reato e della personalità dell'imputato.
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Prova intercettazioni: la Cassazione e il traffico di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di tre individui per traffico di sostanze stupefacenti, basata principalmente sulla prova intercettazioni telefoniche e ambientali. I ricorsi, che contestavano l'interpretazione dei dialoghi e la qualificazione dei fatti, sono stati respinti. La sentenza ribadisce che le intercettazioni, se gravi, precise e concordanti, costituiscono prova diretta della colpevolezza e che la valutazione del loro significato, anche se criptico, è compito del giudice di merito. La Corte ha ritenuto inammissibili le censure sulla mancata concessione delle attenuanti generiche e ha confermato la legittimità della pena accessoria della sospensione della patente.
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Fatto di lieve entità: i criteri per l’applicazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 285 grammi di hashish. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che il notevole quantitativo, le modalità della condotta e il contesto criminale escludono la possibilità di applicare l'ipotesi attenuata. La sentenza ribadisce che anche un solo elemento negativo di rilievo è sufficiente per negare il beneficio.
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Espulsione per droga: la Cassazione conferma la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di due chilogrammi di cocaina. La Corte ha confermato tutte le statuizioni della sentenza d'appello, inclusa la pena detentiva, la confisca dei beni per sproporzione e la misura di sicurezza dell'espulsione a pena espiata. La decisione sottolinea che, per evitare l'espulsione, non è sufficiente allegare l'esistenza di un nucleo familiare, ma è necessario provare una convivenza effettiva.
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Dichiarazioni coimputati: la loro validità probatoria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10113/2023, ha confermato una condanna per acquisto di stupefacenti basata principalmente sulle dichiarazioni dei coimputati. La Corte ha chiarito i criteri per la validità probatoria di tali dichiarazioni, anche se non formalmente verbalizzate, e ha distinto il concorso attivo nel reato dalla mera connivenza passiva. È stato inoltre ribadito che un ingente corrispettivo economico può escludere la qualificazione del fatto come di lieve entità.
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Spaccio lieve entità escluso da maxi-sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di 25 kg di marijuana. La Corte ha stabilito che l'ipotesi di spaccio di lieve entità è incompatibile con un quantitativo così ingente, in grado di produrre oltre 30.000 dosi, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano negato sia la riqualificazione del reato sia la concessione delle attenuanti generiche.
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Lucro di speciale tenuità: no se spaccio abituale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità non può essere concessa in casi di spaccio di stupefacenti, anche se le singole cessioni sono di modesta entità. Se tali episodi si inseriscono in un'attività criminale continuata e organizzata, la valutazione deve tenere conto del contesto complessivo e non del singolo atto. La Corte ha quindi rigettato i ricorsi di diversi imputati, confermando le condanne per spaccio abituale, ritenendo che la ripetitività e l'organizzazione dell'attività escludessero la particolare tenuità del fatto.
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Prescrizione reato: la Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per un reato minore di spaccio, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Nonostante i ricorsi presentati dall'imputato su altri vizi della sentenza, la Corte ha applicato il principio dell'immediata declaratoria delle cause di non punibilità, come la prescrizione reato, ponendo fine al procedimento giudiziario.
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Motivi di appello: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per spaccio. Decisivo il fatto che specifici motivi di appello, come la contestazione sulla confisca, non fossero stati sollevati nel precedente grado di giudizio. La Corte ribadisce i limiti alla cognizione del giudice di legittimità e i criteri per la dosimetria della pena.
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Prescrizione reato: annullamento parziale sentenza
La Cassazione ha annullato parzialmente una condanna per detenzione di stupefacenti e porto d'armi. La Corte ha dichiarato la prescrizione reato per il porto d'armi, riducendo la pena finale, pur dichiarando inammissibile il motivo sulla recidiva perché sollevato per la prima volta in sede di legittimità.
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Convalida dell’arresto: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di non convalida di un arresto per spaccio. Il tribunale aveva negato la convalida basandosi sulla modesta quantità di droga. La Suprema Corte ha ribadito che nella fase di convalida dell'arresto, il giudice deve limitarsi a un controllo sulla ragionevolezza dell'operato della polizia, senza entrare nel merito della gravità del reato, che spetta al giudice del processo.
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Sanzioni sostitutive: quando richiederle in appello
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28638/2024, ha chiarito che i benefici come la sospensione condizionale della pena e le sanzioni sostitutive devono essere esplicitamente richiesti dall'imputato nei gradi di merito. La mancata richiesta preclude la possibilità di sollevare la questione in sede di legittimità, anche a seguito delle novità introdotte dalla Riforma Cartabia. Il giudice d'appello non ha l'obbligo di informare l'imputato di tali facoltà.
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Trattamento sanzionatorio: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per spaccio di stupefacenti, ma solo limitatamente al trattamento sanzionatorio. Pur confermando la colpevolezza dell'imputato, la Corte ha riscontrato un totale difetto di motivazione da parte dei giudici di merito nel determinare l'entità della pena, sia per la pena base che per gli aumenti applicati per la continuazione del reato, accogliendo così il ricorso della difesa su questo specifico punto.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un aggravamento misura cautelare dalla detenzione domiciliare al carcere per un indagato trovato in possesso di stupefacenti nella propria abitazione. La Corte ha stabilito che la nuova scoperta giustifica la revisione della misura per prevenire la reiterazione del reato, dichiarando inammissibile il ricorso che tentava di rimettere in discussione la qualificazione giuridica del fatto originario, ormai coperta da 'giudicato cautelare'.
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Concorso nel reato di spaccio: ruoli diversi, pene diverse
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39171/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di concorso nel reato di spaccio. Anche se il fatto storico è lo stesso, i complici possono essere giudicati diversamente: uno per spaccio grave e l'altro per un fatto di lieve entità. La decisione dipende dal ruolo specifico di ciascun correo nell'operazione illecita. La Corte ha rigettato il ricorso di un imputato che, avendo un ruolo organizzativo, non poteva beneficiare della qualifica di lieve entità, a differenza di un suo collaboratore.
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