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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 — Sezione Quarta Penale

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107 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

Utilizzabilità intercettazioni: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per reati di droga, basata su prove raccolte tramite intercettazioni. La Corte ha stabilito la non utilizzabilità delle intercettazioni perché autorizzate con procedure e durate eccezionali, previste per reati di criminalità organizzata, ma applicate a un'indagine per turbativa d'asta, un reato comune. Questo errore procedurale ha reso le prove raccolte illegalmente e quindi inutilizzabili, portando all'annullamento del provvedimento e al rinvio al Tribunale per una nuova valutazione.
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Motivazione recidiva: l’obbligo del giudice di spiegare
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30044 del 2024, ha annullato parzialmente una condanna per spaccio di cocaina. Il caso riguarda un imputato la cui pena era stata aggravata per recidiva. La Suprema Corte ha stabilito che la motivazione recidiva non può basarsi solo su un precedente reato, ma il giudice deve spiegare in concreto perché il nuovo fatto dimostri una maggiore pericolosità sociale del soggetto, annullando la decisione per vizio di motivazione e per non aver risposto a uno specifico motivo d'appello.
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Custodia cautelare: carcere per spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato arrestato con quasi 1.9 kg di cocaina. La Corte ha confermato la custodia cautelare in carcere, ritenendola l'unica misura adeguata a fronte dell'ingente quantitativo di droga, delle modalità professionali di occultamento e del materiale per il confezionamento trovato a casa, elementi indicativi di un'attività criminale strutturata e di un concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Revoca misura cautelare: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la revoca di una misura cautelare basandosi sul tempo trascorso e sulla buona condotta. La sentenza ribadisce che per la revoca misura cautelare servono fatti nuovi che incidano sulle esigenze originarie, non essendo sufficienti elementi come il rispetto delle prescrizioni, considerato un dovere, o il mero decorso temporale, ritenuto un fattore neutro.
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Morte del reo: estinzione del reato e annullamento
Un individuo, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, il suo avvocato ha presentato il certificato di morte. La Suprema Corte, prendendo atto del decesso, ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato per morte del reo, un principio che prevale su ogni altra questione giuridica.
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Detenzione di stupefacenti: la disponibilità delle chiavi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti di un individuo, chiarendo un principio fondamentale: per configurare il reato non è necessario il contatto fisico con la droga. È sufficiente avere la disponibilità di fatto del luogo in cui questa è custodita, come dimostrato dal possesso delle chiavi dell'appartamento usato come deposito. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo le prove indiziarie (l'avvicinamento al luogo, la fuga alla vista della polizia) gravi, precise e concordanti e sufficienti a provare la colpevolezza.
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Confisca denaro stupefacenti: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello limitatamente alla confisca di una ingente somma di denaro trovata in possesso di un soggetto condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che la confisca denaro stupefacenti è legittima solo per le somme che costituiscono il provento diretto e provato dei singoli episodi di cessione contestati, non potendosi presumere che l'intera somma derivi dall'attività illecita. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame sul punto.
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Piccolo spaccio: quando l’organizzazione lo esclude
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato per spaccio. Nonostante la quantità di droga non fosse ingente, la presenza di un'organizzazione professionale (bilancini, migliaia di bustine, appunti) ha impedito di qualificare il reato come piccolo spaccio e di concedere le attenuanti.
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Concordato in Appello: Limiti al Ricorso in Cassazione
Due individui ricorrono in Cassazione contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, ribadendo che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare nuove doglianze, salvo vizi nella formazione della volontà o pena illegale. L'accordo, infatti, implica una rinuncia ai motivi di appello non concordati.
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Pena per spaccio: Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un uomo condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti. Pur confermando la sua colpevolezza in via definitiva, la Corte ha annullato la sentenza riguardo alla pena per spaccio e alla confisca dei beni. La decisione è stata motivata da un grave vizio di motivazione da parte della Corte d'Appello, che non aveva risposto ai specifici motivi di ricorso della difesa. Il caso è stato rinviato a un'altra Corte d'Appello per una nuova valutazione limitatamente a questi aspetti.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo infondati i motivi relativi alla qualificazione del reato, al trattamento sanzionatorio e al mancato riconoscimento di attenuanti. I giudici hanno stabilito che le censure sulla pericolosità sociale e sulla mancata applicazione di sanzioni sostitutive costituivano critiche di merito non ammissibili in sede di legittimità.
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Confisca facoltativa: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento nella parte in cui disponeva la confisca facoltativa di un cellulare. La decisione è stata presa a causa della totale assenza di motivazione da parte del giudice di merito, il quale non ha spiegato perché la libera disponibilità del telefono potesse costituire un incentivo alla reiterazione del reato di spaccio di stupefacenti.
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Messa alla prova: annullata la sentenza di diniego
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di diniego della messa alla prova. Un imputato, dopo aver ottenuto la riqualificazione del reato in una fattispecie meno grave che ammetteva il beneficio, si era visto respingere l'istanza perché ritenuta 'generica'. La Suprema Corte ha stabilito che la richiesta era rituale e che il giudice di merito avrebbe dovuto valutarne i presupposti sostanziali, anziché respingerla per motivi formali, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Elezione di domicilio: obbligo con l’appello penale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18605/2024, ha confermato l'inammissibilità di un appello penale perché non accompagnato da una nuova e specifica elezione di domicilio. La Corte ha stabilito che, a seguito della Riforma Cartabia, la dichiarazione di domicilio fatta in fasi precedenti del procedimento non è più valida per il giudizio d'appello, rendendo obbligatorio un nuovo atto per garantire la certezza delle notifiche e la celerità del processo.
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Presunzione reddito patrocinio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, a cui era stato negato il gratuito patrocinio. La sentenza conferma che una tale condanna fa scattare una presunzione legale di superamento dei limiti di reddito. Per superare questa 'presunzione reddito patrocinio', il richiedente deve fornire prove concrete e specifiche della propria indigenza, non essendo sufficienti documentazioni generiche o il solo stato di detenzione.
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Recidiva: obbligo di motivazione per l’applicazione
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una condanna per spaccio di stupefacenti. La responsabilità penale dell'imputato è stata confermata, ma la Corte ha censurato la decisione dei giudici di merito per l'insufficiente motivazione sull'applicazione della recidiva. La sentenza ribadisce che non basta il mero elenco dei precedenti penali, ma è necessaria una valutazione concreta sulla pericolosità sociale del reo e sulla sua personalità.
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Confisca profitto reato: Cassazione su calcolo certo
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per traffico di stupefacenti a carico di tre individui, ma ha annullato la confisca per equivalente del profitto del reato per due di essi. La Suprema Corte ha stabilito che la stima del profitto non può basarsi su calcoli presuntivi e approssimativi, ma deve corrispondere a un incremento patrimoniale effettivo, certo e quantificabile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sulla quantificazione del profitto da confiscare.
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Vizio di motivazione: Cassazione annulla la pena
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un palese vizio di motivazione. I giudici di secondo grado, pur affermando di voler ridurre gli aumenti di pena per la continuazione tra i reati, li avevano in realtà incrementati in modo contraddittorio rispetto a quanto deciso in primo grado. La Suprema Corte ha quindi rinviato il caso per una nuova e più logica determinazione della pena.
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Recidiva: la Cassazione annulla senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per spaccio di stupefacenti, limitatamente alla valutazione della recidiva. La Corte ha stabilito che i giudici d'appello hanno omesso di fornire una motivazione specifica sulla maggiore pericolosità sociale del condannato, un requisito essenziale per l'applicazione dell'aumento di pena legato alla recidiva, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Pene sostitutive: no senza rinuncia alla sospensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La sentenza chiarisce che le pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, sono incompatibili con la sospensione condizionale della pena già concessa, a meno che l'imputato non vi rinunci espressamente e personalmente. La Corte ha inoltre confermato il diniego della causa di non punibilità per tenuità del fatto, data l'offensività della condotta.
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