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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 — Anno 2025

153 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

Fatto di lieve entità: non basta la quantità di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. La difesa sosteneva che la modica quantità (25 grammi) dovesse far rientrare il reato nell'ipotesi di fatto di lieve entità. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sul dato quantitativo, ma deve considerare il contesto complessivo. Operare in una nota "piazza di spaccio", con la sostanza già suddivisa in numerose dosi, indica una capacità organizzativa e una clientela vasta che escludono la lieve entità del fatto.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su traffico organizzato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la non applicabilità del 'fatto di lieve entità' in un caso di narcotraffico. Il ricorso è stato giudicato generico. La Corte ha avallato la decisione del giudice di merito, che ha considerato l'inserimento dell'imputato in una rete di traffico internazionale organizzato come un fattore decisivo e assorbente, incompatibile con la qualificazione del reato come lieve. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Errore di fatto in Cassazione: analisi della sentenza
La Corte di Cassazione analizza un ricorso straordinario per errore di fatto. La Corte aveva erroneamente dichiarato inammissibile un motivo di ricorso, credendo non fosse stato presentato in appello. Riconosciuto l'errore e revocata la precedente decisione, la Corte riesamina il motivo e lo dichiara comunque inammissibile per genericità, basandosi su una 'doppia motivazione' già presente nella sentenza annullata. La condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio viene quindi confermata.
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Droga parlata: basta una intercettazione per condannare?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio e estorsione, stabilendo che una singola intercettazione, la cosiddetta 'droga parlata', può costituire prova sufficiente se grave, precisa e concordante. La sentenza rigetta i ricorsi degli imputati, chiarendo i criteri di valutazione della prova indiziaria e i limiti per l'applicazione del reato continuato tra sentenze diverse.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di droga (774 dosi di hashish) e della sua destinazione a persone detenute, circostanze ritenute assorbenti e incompatibili con la minore gravità del reato.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione precedente, sottolineando che la notevole quantità di stupefacente (quasi 1.200 dosi) e il fatto che lo spaccio avvenisse durante gli arresti domiciliari sono elementi incompatibili con tale ipotesi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto lieve: no se la coltivazione è organizzata
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di droga. La Corte conferma la decisione di merito che escludeva l'ipotesi di fatto lieve, data l'ingente quantità di stupefacente (quasi 3000 dosi) e le modalità organizzate della coltivazione, ritenute incompatibili con la minore offensività.
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Ricorso straordinario: quando non si sospende la pena
La Corte di Cassazione ha rigettato un'istanza di sospensione della pena presentata nell'ambito di un ricorso straordinario. La decisione si fonda sulla mancanza del presupposto di 'eccezionale gravità', a sua volta legato all'assenza di un 'fumus boni iuris', ovvero di una probabilità di successo del ricorso principale. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso, basati su presunti errori di fatto, fossero in realtà questioni di diritto o motivi proceduralmente inammissibili, escludendo così la possibilità di sospendere l'esecuzione della condanna.
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Introduzione droga in carcere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo accusato di introduzione di droga in carcere. La difesa sosteneva la sua inconsapevolezza, ma i giudici hanno ritenuto la sua versione dei fatti "inverosimile", confermando la misura degli arresti domiciliari. La sentenza sottolinea i limiti del ricorso in Cassazione, che non può riesaminare i fatti, e i criteri per valutare la credibilità delle dichiarazioni dell'indagato.
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Fatto lieve: quando è escluso nello spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti, il quale richiedeva l'applicazione dell'ipotesi di reato di fatto lieve. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l'uso della propria abitazione come luogo di incontro per un notevole afflusso di acquirenti e il significativo dato quantitativo della sostanza sono elementi incompatibili con la qualificazione di fatto lieve. La decisione ribadisce che la valutazione del fatto lieve deve considerare tutti i parametri (mezzi, modalità, circostanze) e che anche un solo indice negativo può essere decisivo per escluderla.
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Fatto lieve: quando la Cassazione lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre individui condannati per spaccio di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come fatto lieve è stata respinta perché la notevole quantità di droga, l'uso di un casolare abbandonato come base logistica e la disponibilità di ingenti somme di denaro sono stati ritenuti elementi incompatibili con l'ipotesi di minore gravità.
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Fatto lieve stupefacenti: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti, il quale richiedeva il riconoscimento dell'ipotesi di fatto lieve. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che elementi come l'ingente quantità, la diversa tipologia di sostanze, il coinvolgimento in un'associazione a delinquere e il rinvenimento di sostanza da taglio sono incompatibili con la qualificazione di 'fatto lieve stupefacenti', rendendo inammissibili le censure che mirano a una rivalutazione dei fatti.
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Recidiva: obbligo di motivazione per l’applicazione
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una condanna per spaccio di stupefacenti. La responsabilità penale dell'imputato è stata confermata, ma la Corte ha censurato la decisione dei giudici di merito per l'insufficiente motivazione sull'applicazione della recidiva. La sentenza ribadisce che non basta il mero elenco dei precedenti penali, ma è necessaria una valutazione concreta sulla pericolosità sociale del reo e sulla sua personalità.
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Vizio di motivazione: Cassazione annulla la pena
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un palese vizio di motivazione. I giudici di secondo grado, pur affermando di voler ridurre gli aumenti di pena per la continuazione tra i reati, li avevano in realtà incrementati in modo contraddittorio rispetto a quanto deciso in primo grado. La Suprema Corte ha quindi rinviato il caso per una nuova e più logica determinazione della pena.
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Recidiva: la Cassazione annulla senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per spaccio di stupefacenti, limitatamente alla valutazione della recidiva. La Corte ha stabilito che i giudici d'appello hanno omesso di fornire una motivazione specifica sulla maggiore pericolosità sociale del condannato, un requisito essenziale per l'applicazione dell'aumento di pena legato alla recidiva, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Vizio di motivazione: Cassazione annulla una condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati in appello per tentato riciclaggio. Per uno degli imputati, la Corte ha annullato la sentenza a causa di un grave vizio di motivazione, sia nella determinazione sproporzionata della pena rispetto ai coimputati, sia nella valutazione illogica della detenzione di stupefacenti. Per il secondo imputato, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti e non rispettava il principio di autosufficienza.
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Fatto lieve: spaccio online esclude l’attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, il quale richiedeva l'applicazione dell'ipotesi di fatto lieve. Secondo la Corte, la notevole quantità di droga (97 grammi di hashish) e soprattutto le modalità organizzate della vendita, avvenuta tramite piattaforme digitali, sono elementi incompatibili con la qualificazione del reato come fatto lieve, rendendo irrilevanti altre considerazioni.
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Fatto di lieve entità: i criteri per l’esclusione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di 70 grammi di cocaina, che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte ha confermato che l'ipotesi attenuata deve essere esclusa quando elementi come la notevole quantità di stupefacente, le modalità organizzate dell'attività e gli ingenti guadagni risultano incompatibili con la minore gravità del reato, rendendo irrilevanti altri fattori potenzialmente favorevoli.
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Circostanze attenuanti generiche: no se manca il merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di negare le circostanze attenuanti generiche, sottolineando che la sola incensuratezza non è sufficiente. La motivazione del diniego si è basata sull'assenza di elementi positivi e sul comportamento processuale negativo dell'imputato, nonché sulla natura non occasionale dell'attività di spaccio.
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Pene sostitutive: no senza rinuncia alla sospensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La sentenza chiarisce che le pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, sono incompatibili con la sospensione condizionale della pena già concessa, a meno che l'imputato non vi rinunci espressamente e personalmente. La Corte ha inoltre confermato il diniego della causa di non punibilità per tenuità del fatto, data l'offensività della condotta.
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