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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 — Anno 2026

74 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

Lieve entità nel reato di spaccio: la contabilità nega lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di circa 24 grammi di cocaina e 130 grammi di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità nel reato di spaccio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione complessiva esclude la minima offensività del fatto. Elementi come la diversità delle sostanze, il possesso di materiale per il confezionamento e un taccuino con la contabilità dell'attività illecita dimostrano una spiccata capacità di diffusione sul mercato. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Inammissibile Stupefacenti: La Cassazione non perdona
Un Lavoratore, condannato per traffico di cocaina e detenzione di armi, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli contestava la mancata applicazione dell'ipotesi di reato lieve per gli stupefacenti e il mancato riconoscimento della continuazione con un precedente reato di armi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile stupefacenti. Ha ritenuto la motivazione della sentenza di appello adeguata. La Corte ha evidenziato la gravità della condotta e la diversità oggettiva dei reati. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Ricorso Penale Inammissibile: La Recidiva Conferma la Condanna
Un individuo, già condannato per reati precedenti, ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che lo riteneva responsabile di spaccio di droga. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendolo manifestamente infondato e ripetitivo di argomentazioni già respinte in appello. I giudici hanno confermato la corretta applicazione della recidiva, evidenziando come il comportamento dell'imputato fosse espressione di una pericolosità criminale consolidata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio e fatto di lieve entità: la quantità non può essere ignorata
Un uomo condannato per spaccio di stupefacenti ha contestato la decisione dei giudici di non applicare la pena più mite prevista per il 'fatto di lieve entità', nonostante la modesta quantità di droga. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: i giudici non possono escludere questa ipotesi meno grave senza una motivazione completa. La sola organizzazione dell'attività non basta. È necessario valutare in modo complessivo tutti gli elementi del caso, inclusa la quantità di sostanza. La sentenza è stata quindi annullata su questo punto e il caso dovrà essere riesaminato da un altro giudice, che dovrà fornire una spiegazione adeguata.
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Mandato ad impugnare imputato assente: appello nullo senza firma
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello presentato nell'interesse di un imputato condannato in primo grado per un reato di lieve entità legato agli stupefacenti. Il motivo della decisione risiede in un vizio formale: il difensore non aveva depositato lo specifico mandato ad impugnare l'imputato assente, rilasciato dopo la sentenza di condanna. La Corte ha ribadito che, per chi viene giudicato in assenza, la legge richiede una nuova e specifica procura per l'appello. Questa regola serve a garantire che l'imputato sia effettivamente a conoscenza della condanna e voglia personalmente contestarla, evitando così impugnazioni automatiche e non volute. L'appello è stato quindi respinto.
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Pena per droga: ricorso generico? Inammissibilità e spese extra
Un imputato, condannato per concorso in un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La sua unica lamentela riguardava la misura della pena, ritenuta eccessiva perché le attenuanti generiche non erano state applicate nella massima estensione possibile. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno ritenuto il motivo del ricorso generico e infondato, poiché la Corte d'Appello aveva già applicato la pena minima prevista dalla legge e aveva motivato adeguatamente la sua decisione. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Fatto di lieve entità: Niente sconti se spacci ai domiciliari
Un uomo, già agli arresti domiciliari per reati di droga, viene nuovamente condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato presenta ricorso in Cassazione chiedendo di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena minore. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici sottolineano che commettere lo stesso tipo di reato durante una misura detentiva dimostra una notevole capacità a delinquere e una 'sfrontatezza' incompatibili con l'ipotesi del fatto di lieve entità, a prescindere dalla quantità di droga. La condanna viene quindi confermata con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione per spaccio: droga divisa e fuga incastrano l’imputato
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione di stupefacenti per spaccio a carico di un soggetto trovato con marijuana e cocaina. I giudici hanno stabilito che la destinazione alla vendita era evidente non solo per la quantità, ma anche perché la droga era già divisa in dosi e l'imputato aveva tentato di fuggire e nascondere parte della sostanza. La Corte ha inoltre negato le attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali specifici. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio per 700€: negata l’attenuante del danno patrimoniale lieve
Un uomo, già agli arresti domiciliari, viene condannato per spaccio di cocaina. Fa ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno patrimoniale lieve, sostenendo che il profitto di 700 euro fosse modesto. La Corte Suprema respinge la richiesta. I giudici stabiliscono che nello spaccio di droghe pesanti il danno principale non è economico, ma è il grave pericolo per la salute pubblica. Di conseguenza, un profitto di 700 euro non può essere considerato 'lieve' in questo contesto. Il ricorso viene dichiarato inammissibile e l'imputato condannato a pagare le spese e una sanzione.
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Spaccio di lieve entità: negato con 100g e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di droga, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. L'imputato era stato trovato in possesso di 100 grammi di hashish. I giudici hanno stabilito che, per escludere la lieve entità, non basta considerare solo la quantità della sostanza. In questo caso, i precedenti penali specifici dell'imputato hanno dimostrato un suo stabile inserimento nel mondo del narcotraffico. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Particolare Tenuità del Fatto: No se la Condotta è Abituale
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto a un individuo condannato per la vendita di 2,59 grammi di hashish. Nonostante la modesta quantità, i giudici hanno ritenuto decisivi altri elementi. La condotta è stata considerata abituale perché l'imputato aveva effettuato due cessioni a distanza di una settimana. Inoltre, la sua situazione personale (assenza di un lavoro stabile) e i suoi numerosi e gravi precedenti penali hanno impedito il riconoscimento del beneficio. La sentenza stabilisce che la valutazione non può limitarsi alla sola entità del fatto, ma deve considerare il comportamento complessivo dell'autore del reato.
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Droga: pena severa per 2329 dosi e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per la detenzione di una notevole quantità di hashish, da cui si potevano ricavare 2.329 dosi. L'imputato aveva contestato la severità della sanzione. I giudici hanno dichiarato il suo ricorso inammissibile, stabilendo che la quantificazione della pena per droga è stata corretta. La decisione ha tenuto conto non solo dell'ingente quantitativo di stupefacente, ma anche dei numerosi precedenti penali dell'imputato, considerati indice di una rinnovata pericolosità sociale. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: la condanna scatta anche per 15 episodi
Una persona è stata condannata per ripetuti episodi di spaccio di lieve entità di hashish e cocaina, spesso in collaborazione con un complice. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le cessioni fossero gratuite e che i fatti fossero di minima importanza. La Corte ha respinto tutte le argomentazioni, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che lo spaccio è reato anche senza guadagno e che la natura abituale della condotta, con circa quindici episodi, esclude la possibilità di considerare il fatto di lieve entità o di concedere benefici. L'appello è stato dichiarato inammissibile e la pena confermata.
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Bilanciamento circostanze: confessa lo spaccio ma la recidiva pesa
Un uomo condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio, seppur qualificata come fatto di lieve entità, ricorre in Cassazione. Contesta il bilanciamento delle circostanze effettuato dal giudice, che ha considerato la sua recidiva (aggravante) equivalente alle attenuanti generiche, nonostante la sua confessione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Ribadisce un principio fondamentale: il bilanciamento delle circostanze è un potere discrezionale del giudice di merito. Se la motivazione è logica e non presenta vizi, la Corte non può intervenire. La condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione diventa definitiva.
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Ricorso inammissibile per genericità: spaccio, condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità presentato da un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato aveva ceduto dosi di crack e Spice in più occasioni. Secondo i giudici, il suo ricorso si limitava a una critica vaga e ripetitiva della sentenza precedente, senza contestare in modo specifico le prove a suo carico, come le intercettazioni telefoniche e la ricostruzione degli incontri. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Spaccio di lieve entità: 15 dosi e appunti bastano per la condanna
Un detenuto viene trovato in possesso di 15 dosi di hashish e di appunti manoscritti con nomi e cifre. I giudici lo condannano per spaccio di lieve entità, ritenendo che questi elementi, uniti alle modalità di detenzione, provassero l'intenzione di vendere la sostanza ad altri carcerati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La Corte ha stabilito che la valutazione dei fatti era logica e ben motivata, e non poteva essere ridiscussa in sede di legittimità. L'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Dosimetria della pena: condanna valida con motivazione sintetica
Un imputato, condannato per un reato minore legato agli stupefacenti, ha contestato in Cassazione la sua pena, ritenendola troppo alta e non giustificata rispetto al minimo di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiave sulla dosimetria della pena. Quando la sanzione applicata dal giudice è vicina al minimo edittale, non è necessaria una motivazione dettagliata. È sufficiente una giustificazione sintetica o persino implicita. La Corte ha ribadito che la valutazione sulla congruità della pena è un potere discrezionale del giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, salvo casi di palese illogicità. L'imputato ha quindi perso il ricorso.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata, ricorso inutile
Un soggetto condannato per spaccio di lieve entità di marijuana e hashish ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione delle prove. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il loro compito non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La motivazione della condanna è stata ritenuta logica e ben fondata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prova Spaccio di Droga: Narcotest Batte Perizia, Condanna Certa
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio di droga, stabilendo un principio chiave sulla prova dello spaccio di droga. Un uomo, trovato in possesso di 32 grammi di hashish, un bilancino e accusato da un acquirente, aveva contestato la condanna sostenendo che mancasse una perizia di laboratorio sulla sostanza. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che l'esito positivo del narcotest (il test rapido) è sufficiente a dimostrare la natura drogante della sostanza, soprattutto se unito ad altri elementi indiziari come il bilancino e le testimonianze. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Spaccio e Attenuanti Generiche Negate: Decisiva la Personalità
Un uomo, condannato per detenzione di cocaina, hashish e marijuana a fini di spaccio, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava sia l'entità della pena sia la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il giudice non deve motivare in modo dettagliato una pena vicina al minimo legale. Inoltre, ha confermato che la mancata concessione delle attenuanti generiche era corretta, data la personalità negativa dell'imputato, le sue ammissioni solo parziali e le omissioni su precedenti condanne. L'uomo ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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