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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 — Anno 2019

8 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

Inammissibilità ricorso cassazione: ecco perché
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso per cassazione presentato personalmente dall'imputato. La decisione si fonda sulla modifica dell'art. 613 c.p.p. ad opera della L. 103/2017, che ha eliminato la facoltà per l'imputato di proporre personalmente ricorso, rendendo obbligatoria l'assistenza di un difensore. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Nesso teleologico omicidio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato all'ergastolo per evasione, rapina impropria e omicidio aggravato. L'imputato, evaso dal carcere, aveva ucciso una donna anziana per assicurarsi l'impunità dopo averle sottratto dei beni. Il ricorso contestava, tra le altre cose, l'applicazione dell'aggravante del nesso teleologico tra l'omicidio e la rapina. La Suprema Corte ha rigettato l'appello principalmente per motivi procedurali, stabilendo che le questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio non possono essere introdotte per la prima volta in Cassazione.
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Dosimetria della pena: limiti del ricorso in Cassazione
Un soggetto condannato per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale ha impugnato in Cassazione la sentenza, contestando l'entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la dosimetria della pena decisa dal giudice di merito è sindacabile solo in caso di motivazione manifestamente illogica o arbitraria. Nel caso specifico, la pena, superiore al minimo edittale, era stata correttamente giustificata in base alla gravità dei fatti, alle modalità organizzative e ai numerosi precedenti specifici dell'imputato, in linea con i criteri dell'art. 133 c.p.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti dalla Corte d'Appello. Il caso riguarda una condanna per spaccio di lieve entità. La Cassazione ha sottolineato che un ricorso, per essere valido, deve contenere una critica specifica e argomentata della sentenza impugnata, non limitarsi a riproporre le stesse doglianze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: reiterazione dei motivi di appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati in Appello per reati legati agli stupefacenti. Il ricorso è stato giudicato tale perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nel grado precedente, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha confermato la condanna, sottolineando la correttezza della motivazione della Corte d'Appello e l'assenza di vizi logico-giuridici. Inoltre, ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la recidiva
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. Il ricorso è stato giudicato una mera ripetizione dei motivi già respinti in appello, senza critiche specifiche alla sentenza. La Corte ha confermato la correttezza della valutazione sulla recidiva, basata sui numerosi precedenti specifici dell'imputato, condannandolo al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di droga: appello inammissibile se generico
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un imputato per detenzione di droga ai fini di spaccio, ritenendo l'atto una mera riproposizione dei motivi già respinti in appello. La Corte valorizza la condotta dell'imputato (fuga e occultamento), la quantità e la qualità della sostanza per escludere l'uso personale, confermando così la condanna e l'inammissibilità del ricorso.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la reiterazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in materia di stupefacenti (art. 73, co. 5, D.P.R. 309/90) perché l'atto si limitava a ripetere le stesse argomentazioni già presentate in appello, senza formulare una critica specifica e argomentata contro la sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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