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Sanzioni sostitutive Cartabia: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che chiedevano l’applicazione delle nuove sanzioni sostitutive Cartabia. La sentenza chiarisce che, per le decisioni di appello emesse prima dell’entrata in vigore della riforma (D.Lgs. 150/2022), la richiesta non va presentata in sede di legittimità, bensì al giudice dell’esecuzione, come previsto da un’apposita norma transitoria. La scelta del percorso procedurale errato ha comportato l’inammissibilità del ricorso.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 45917 Anno 2023
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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sanzioni Sostitutive Cartabia: la Via Corretta è il Giudice dell’Esecuzione

Con la sentenza n. 45917/2023, la Corte di Cassazione ha fornito un’importante precisazione procedurale sull’applicazione delle sanzioni sostitutive Cartabia. La pronuncia chiarisce che, per le sentenze di appello emesse immediatamente prima dell’entrata in vigore della riforma, la richiesta di applicazione delle nuove e più favorevoli pene non può essere avanzata con ricorso in Cassazione, ma deve seguire un percorso specifico post-giudicato. Analizziamo insieme la decisione.

I Fatti del Caso

Due soggetti venivano condannati in primo grado e in appello per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. La sentenza della Corte d’Appello di Bologna veniva emessa il 21 novembre 2022. Successivamente, il 30 dicembre 2022, entrava in vigore la cosiddetta Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), che ha profondamente innovato il sistema delle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.

Gli imputati, tramite il loro difensore, proponevano ricorso per cassazione non per contestare la loro colpevolezza, ma al solo fine di ottenere l’annullamento con rinvio della sentenza. L’obiettivo era consentire alla Corte d’Appello di valutare l’applicazione delle nuove sanzioni sostitutive, più vantaggiose, introdotte dalla riforma sopravvenuta.

La Procedura Corretta per le Sanzioni Sostitutive Cartabia

Il nodo centrale della questione non riguardava il merito della condanna, ma unicamente il corretto procedimento per accedere ai benefici della nuova legge. La difesa sosteneva che il ricorso per cassazione fosse lo strumento idoneo per far valere la normativa più favorevole entrata in vigore dopo la decisione di secondo grado.

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha rigettato completamente questa impostazione. I giudici hanno chiarito che il ricorso era privo di una effettiva e specifica doglianza contro la sentenza impugnata, come richiesto dall’art. 606 del codice di procedura penale. La richiesta, infatti, non denunciava un errore di diritto commesso dalla Corte d’Appello, la quale, al momento della sua decisione, non poteva certo applicare una legge non ancora esistente.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili basandosi su una motivazione chiara e lineare. Il legislatore della Riforma Cartabia ha previsto una specifica disciplina transitoria per gestire casi come questo. L’art. 95 del D.Lgs. n. 150/2022 stabilisce espressamente che, per le sentenze di appello emesse prima dell’entrata in vigore della riforma, il condannato può avanzare istanza di sostituzione della pena detentiva direttamente al giudice dell’esecuzione.

Questa istanza deve essere presentata entro il termine di trenta giorni dal momento in cui la sentenza diventa irrevocabile. Di conseguenza, il legislatore ha già fornito lo strumento procedurale corretto, individuandolo non nel giudizio di legittimità (la Cassazione), ma nella fase esecutiva della pena. Scegliere la via del ricorso per cassazione per tale finalità è, pertanto, un errore procedurale che ne determina l’inammissibilità.

Le Conclusioni

La sentenza in esame è di fondamentale importanza pratica. Essa ribadisce un principio cardine del nostro ordinamento: ogni richiesta deve essere presentata all’autorità giudiziaria competente e con gli strumenti previsti dalla legge. In questo caso, la Cassazione ha indicato in modo inequivocabile che la sede naturale per la valutazione delle nuove sanzioni sostitutive Cartabia su sentenze già emesse è quella dell’esecuzione penale. Questa decisione non solo garantisce il corretto funzionamento del sistema giudiziario, evitando ricorsi impropri, ma orienta i condannati e i loro difensori verso il percorso corretto per far valere i propri diritti, in conformità con la volontà del legislatore della riforma.

È possibile chiedere in Cassazione l’applicazione delle nuove sanzioni sostitutive della Riforma Cartabia per una sentenza emessa prima della sua entrata in vigore?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale richiesta è inammissibile perché non costituisce un vizio di legittimità della sentenza impugnata, ma una richiesta di applicazione di una legge sopravvenuta.

Qual è la procedura corretta per richiedere le sanzioni sostitutive Cartabia per sentenze emesse prima dell’entrata in vigore della riforma?
La procedura corretta, prevista dalla disposizione transitoria dell’art. 95 del D.Lgs. 150/2022, consiste nel presentare un’apposita istanza al giudice dell’esecuzione entro trenta giorni dal momento in cui la sentenza diventa irrevocabile.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in questo caso specifico?
La dichiarazione di inammissibilità ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro ciascuno in favore della cassa delle ammende, senza che la Corte potesse esaminare nel merito la loro richiesta.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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