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Lucro di speciale tenuità: no se spaccio abituale

La Corte di Cassazione ha stabilito che la circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità non può essere concessa in casi di spaccio di stupefacenti, anche se le singole cessioni sono di modesta entità. Se tali episodi si inseriscono in un’attività criminale continuata e organizzata, la valutazione deve tenere conto del contesto complessivo e non del singolo atto. La Corte ha quindi rigettato i ricorsi di diversi imputati, confermando le condanne per spaccio abituale, ritenendo che la ripetitività e l’organizzazione dell’attività escludessero la particolare tenuità del fatto.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 4150 Anno 2023
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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Lucro di speciale tenuità: Quando il piccolo spaccio diventa grande reato

L’applicazione della circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità è spesso oggetto di dibattito nelle aule di giustizia, specialmente in materia di stupefacenti. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 4150 del 2023, offre un chiarimento fondamentale: la valutazione non può limitarsi al valore della singola dose ceduta, ma deve abbracciare l’intero contesto dell’attività criminale. Se lo spaccio è abituale e organizzato, anche una serie di piccole cessioni costituisce un reato grave, escludendo così l’applicazione dell’attenuante.

I Fatti del Caso: Spaccio Continuato e Organizzato

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguardava diversi individui condannati dalla Corte d’Appello di Firenze per plurimi episodi di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Le difese degli imputati avevano proposto ricorso per cassazione, lamentando principalmente il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità, prevista dall’art. 62 n. 4 del codice penale. Secondo i ricorrenti, i giudici di merito avrebbero dovuto valutare la modestia del profitto in relazione a ogni singola cessione, anziché considerare il volume d’affari complessivo generato dall’attività di spaccio, che si svolgeva in modo continuativo e organizzato all’interno di un’area definita come “piazza di spaccio”.

La Decisione della Corte sul lucro di speciale tenuità

La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi, ritenendoli infondati. I giudici hanno chiarito che, sebbene le singole vendite potessero generare un profitto modesto (nell’ordine di poche decine di euro), tale dato non è sufficiente per qualificare l’offesa come di speciale tenuità quando si inserisce in un quadro più ampio.

La Valutazione Complessiva dell’Attività Criminale

Il punto centrale della decisione è che la valutazione per il riconoscimento dell’attenuante deve estendersi oltre il singolo atto. I giudici devono considerare le finalità complessive perseguite dall’agente, la ripetitività delle condotte, l’entità delle scorte di droga detenute e il contesto operativo. Nel caso di specie, l’attività era abituale, coordinata e si svolgeva all’interno di una vera e propria “piazza di spaccio”, elementi che denotano una gravità e una pericolosità sociale incompatibili con la nozione di “speciale tenuità”.

Il Ruolo dell’Intermediario

La Corte ha inoltre precisato la posizione dell’intermediario. Per essere ritenuto penalmente responsabile, è sufficiente che il suo contributo sia idoneo a mettere in contatto acquirente e venditore, non essendo necessario che il suo intervento sia stato decisivo per la conclusione dell’affare.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su un principio di coerenza e di aderenza alla realtà del fenomeno criminale. Richiamando un importante precedente delle Sezioni Unite (sent. n. 24990/2020), la Cassazione ha ribadito che confinare l’analisi al corrispettivo della singola cessione sarebbe illogico e premierebbe ingiustamente chi fraziona un’attività criminale strutturata in tanti piccoli episodi. La gravità dell’offesa all’interesse pubblico non deriva solo dal singolo scambio, ma dalla continuità e dall’organizzazione che lo sottendono. L’inserimento del singolo atto in una sequenza abituale e ripetitiva, finalizzata a un profitto complessivo ben più che modesto, svuota di significato la tenuità del singolo episodio. La valutazione, quindi, non può essere parcellizzata, ma deve essere olistica, considerando l’evento dannoso o pericoloso nella sua interezza, come riflesso di un progetto criminale unitario.

Le conclusioni

La sentenza consolida un orientamento giurisprudenziale cruciale: nella lotta allo spaccio di stupefacenti, la giustizia deve guardare al quadro generale. Un’attività di spaccio, anche se condotta attraverso micro-cessioni, se risulta essere stabile, organizzata e protratta nel tempo, non può beneficiare di sconti di pena legati alla speciale tenuità del fatto. Questa pronuncia ha importanti implicazioni pratiche: per gli operatori del diritto, significa che la difesa non può più fare leva esclusivamente sulla modestia del singolo guadagno per ottenere l’attenuante. Per la collettività, rappresenta una garanzia che la risposta sanzionatoria sarà proporzionata alla reale pericolosità sociale del fenomeno, colpendo non solo il grande traffico ma anche lo spaccio minuto quando assume caratteristiche di vera e propria impresa criminale.

Quando si applica l’attenuante del lucro di speciale tenuità nello spaccio di droga?
L’attenuante non si applica se la singola cessione, pur generando un profitto modesto, fa parte di un’attività di spaccio continuata, abituale e organizzata. La valutazione va condotta sull’intera condotta criminale e non sul singolo episodio.

Come viene valutata la responsabilità penale di un intermediario nello spaccio?
La responsabilità dell’intermediario sussiste quando la sua azione è idonea a mettere in contatto il venditore e l’acquirente dello stupefacente. Non è necessario che il suo contributo sia stato decisivo per il buon fine della cessione.

Per escludere l’attenuante, il giudice può considerare l’organizzazione di una ‘piazza di spaccio’?
Sì, il giudice deve considerare il contesto complessivo. La presenza di una ‘piazza di spaccio’, la ripetitività delle cessioni e la disponibilità di scorte di droga sono elementi che indicano una gravità tale da escludere la particolare tenuità del fatto e, di conseguenza, l’applicazione dell’attenuante.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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