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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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577 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Lex Mitior e giudicato: niente pene sostitutive
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio della lex mitior non consente l'applicazione retroattiva delle nuove pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, a una condanna divenuta irrevocabile prima dell'entrata in vigore della nuova legge. La Corte ha rigettato il ricorso di un condannato a due anni di reclusione, confermando che il giudicato penale rappresenta un limite invalicabile all'applicazione di norme più favorevoli successive, a tutela della certezza del diritto.
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Revoca sospensione condizionale: udienza necessaria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di revoca della sospensione condizionale della pena perché emessa senza la celebrazione di un'udienza in contraddittorio. Il provvedimento ha stabilito che l'assenza di una notifica all'imputato e al suo difensore e la mancata celebrazione dell'udienza costituiscono una nullità assoluta, violando il diritto di difesa. Di conseguenza, la decisione sulla revoca sospensione condizionale è stata invalidata e il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio nel rispetto delle garanzie procedurali.
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Mancanza di delega: annullato decreto del GIP
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del GIP di Roma che aveva respinto un'istanza di restituzione di beni mobili. Il ricorso si fondava sulla mancanza di delega del soggetto che aveva concesso in godimento i beni. La Corte ha stabilito che la questione, essendo di diritto e non una mera riproposizione di fatti, non poteva essere decisa senza un contraddittorio, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Opposizione giudice esecuzione: la via corretta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di un Tribunale che aveva dichiarato inammissibile una richiesta di revoca di confisca. La Corte ha chiarito che il rimedio corretto in questi casi è l'opposizione al giudice dell'esecuzione, come previsto dall'art. 676 c.p.p., e non il ricorso diretto in Cassazione. Questa procedura garantisce una piena revisione del merito, tutelando il diritto di difesa del cittadino.
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Sanzioni sostitutive Cartabia: come chiederle in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo la procedura per richiedere le sanzioni sostitutive Cartabia per i processi pendenti in sede di legittimità. La Corte ha stabilito che la competenza non è sua, ma del giudice dell'esecuzione, a cui la parte deve rivolgersi entro 30 giorni dalla definitività della sentenza. L'ordinanza respinge anche il motivo sulla particolare tenuità del fatto a causa dell'abitualità della condotta dell'imputato.
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Pene sostitutive: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione delle nuove pene sostitutive. La Corte ha stabilito che la competenza per decidere su tali pene non è della Cassazione, ma del giudice dell'esecuzione, a cui va presentata istanza entro 30 giorni dalla definitività della sentenza, indipendentemente da quando sia stato proposto il ricorso.
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Revoca sospensione condizionale: quando è automatica?
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di revoca della sospensione condizionale della pena, chiarendo le differenze tra revoca obbligatoria e altre ipotesi. La Corte ha confermato la revoca per le sentenze seguite da un nuovo delitto entro cinque anni, sottolineando la sua natura automatica. Tuttavia, ha annullato la revoca per una sentenza dove il motivo addotto era errato, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su altri possibili presupposti di revoca.
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Misure alternative: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative alla detenzione per un soggetto già in custodia cautelare per altri reati. La decisione si fonda sulla spiccata pericolosità sociale dell'individuo, che rende impossibile una prognosi favorevole sulla non recidiva, superando la questione della mera compatibilità teorica tra le misure.
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Pene sostitutive: no in Cassazione, sì dal giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentata estorsione. Il punto chiave della decisione riguarda le nuove pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia: la Corte ha stabilito che la richiesta di applicazione non può essere presentata in sede di legittimità, ma va rivolta al giudice dell'esecuzione una volta che la sentenza è diventata definitiva.
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Pene sostitutive: quando si applica la nuova disciplina
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso che chiedeva l'applicazione delle nuove pene sostitutive (D.Lgs. 150/2022). La Corte precisa che, per i procedimenti già pendenti in Cassazione al momento dell'entrata in vigore della riforma, l'istanza per le pene sostitutive deve essere presentata al giudice dell'esecuzione dopo che la sentenza è diventata definitiva, non in sede di legittimità.
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Deposito telematico errato: l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44669/2023, ha stabilito che l'invio di un'impugnazione tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) a un indirizzo non ufficialmente designato per il deposito telematico degli atti penali ne causa l'inammissibilità. Questa decisione rafforza la rigorosa applicazione delle norme introdotte dalla Riforma Cartabia, sottolineando che l'errore nell'indirizzo non è una mera formalità, ma un vizio che inficia la validità del ricorso.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: analisi ordinanza
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di due ricorsi. Il primo per motivi manifestamente infondati riguardanti la particolare tenuità del fatto e la richiesta di pene sostitutive, la cui competenza spetta al giudice dell'esecuzione. Il secondo per un'errata contestazione sulla motivazione della pena, ritenuta congrua dalla Corte in quanto inferiore alla media edittale. La decisione sottolinea la distinzione tra giudizio di merito e di legittimità, confermando l'inammissibilità ricorso Cassazione quando i motivi sono palesemente errati.
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Reato più grave: come si calcola la pena cumulata
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che ricalcolava una pena cumulativa, chiarendo un principio fondamentale sul reato più grave. In fase di esecuzione, per determinare il reato più grave ai fini della continuazione, si deve considerare quello per cui è stata concretamente inflitta la pena più alta, non quello con la pena edittale maggiore. La Corte ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che il giudice dell'esecuzione aveva errato nell'individuare il reato base per il calcolo, e ha dichiarato inammissibile un separato ricorso del condannato.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudice esecuzione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, chiarendo i limiti del giudice dell'esecuzione. Quest'ultimo non può valutare nullità del processo di cognizione, né modificare l'accertamento dei fatti di una sentenza irrevocabile o applicare d'ufficio l'istituto della continuazione tra reati. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per aver sollevato questioni al di fuori della competenza del giudice adito.
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Conversione pena: l’opposizione è il rimedio giusto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44216/2023, ha stabilito che avverso un provvedimento di conversione di una pena pecuniaria in libertà controllata, emesso dal magistrato di sorveglianza, il rimedio corretto non è il ricorso per cassazione, ma l'opposizione davanti allo stesso magistrato. Nel caso di specie, una multa ingente era stata convertita in un periodo di libertà controllata superiore ai limiti di legge. La Corte, anziché annullare la decisione nel merito, ha riqualificato il ricorso come opposizione, trasmettendo gli atti al giudice competente per garantire il corretto svolgimento del procedimento e il pieno diritto di difesa.
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Affidamento in prova: annullamento per errore di fatto
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova a un detenuto. La decisione è stata motivata dal fatto che il provvedimento impugnato si basava su una serie di errori di fatto, come date errate, luoghi di detenzione sbagliati e un'interpretazione errata delle relazioni di sintesi, che in realtà erano favorevoli al percorso di risocializzazione del condannato.
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Opposizione esecuzione penale: il rimedio corretto
La Corte di Cassazione chiarisce che avverso un provvedimento di riduzione di pena emesso dal giudice dell'esecuzione senza udienza formale (de plano), il rimedio corretto non è il ricorso diretto, ma l'opposizione esecuzione penale. La Corte ha riqualificato il ricorso del Pubblico Ministero come opposizione, rinviando gli atti al giudice di primo grado per la celebrazione del corretto procedimento nel contraddittorio tra le parti.
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Restituzione beni sequestrati: no a richieste ripetute
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che, dopo essere stato assolto, ha presentato per la terza volta la medesima istanza per la restituzione di beni sequestrati. La Corte ha stabilito che la riproposizione di una richiesta già rigettata, basata sui medesimi elementi, è proceduralmente preclusa dall'art. 666, comma 2, c.p.p., senza che sia necessario un provvedimento definitivo precedente. L'istanza è stata considerata una mera reiterazione e quindi rigettata.
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Sospensione esecuzione pena: Potere del giudice
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di esecuzione penale, confermando il potere del giudice dell'esecuzione di disporre la sospensione esecuzione pena di un proprio provvedimento in attesa della decisione sul ricorso del pubblico ministero. La vicenda riguarda un condannato all'ergastolo che aveva ottenuto una commutazione della pena, poi sospesa dal giudice stesso per evitare un'ingiustificata scarcerazione. La Corte ha rigettato il ricorso del condannato, chiarendo che tale potere di sospensione è legittimo e che le pene per reati commessi successivamente non possono essere assorbite da condanne precedenti.
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Pene sostitutive: quando si applica la nuova riforma?
Un imputato, condannato per furto aggravato, ha chiesto in Cassazione l'applicazione delle nuove pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022). La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo un importante aspetto della disciplina transitoria. Ha stabilito che, per i processi in cui la sentenza d'appello è stata emessa prima dell'entrata in vigore della riforma, la richiesta di applicazione delle pene sostitutive deve essere presentata al giudice dell'esecuzione entro 30 giorni dalla definitività della sentenza, e non in sede di legittimità. La pendenza del giudizio in Cassazione, infatti, inizia con la pronuncia della sentenza d'appello, non con il deposito del ricorso.
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