LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 640 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Pagina 32 di 40

1738 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Truffa contrattuale o errore? Il caso della polizza inesistente
Un imprenditore ha commissionato l'installazione di pannelli fotovoltaici a una ditta. Nel contratto era indicata una polizza assicurativa contro il furto, rivelatasi poi inesistente o limitata al solo periodo di cantiere. Dopo il furto dei pannelli, l'imprenditore ha denunciato i fornitori per il reato di truffa contrattuale, sostenendo di essere stato ingannato sulla copertura assicurativa. I giudici di merito hanno assolto gli imputati, ritenendo l'indicazione della polizza un mero errore materiale e accertando che l'imprenditore era a conoscenza della scadenza della copertura, avendo anche rifiutato un preventivo di proroga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imprenditore, confermando l'assenza di dolo o raggiri e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Responsabilità penale dell’amministratore: la truffa delle auto
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale dell'amministratore di una società per una truffa contrattuale legata alla vendita mai avvenuta di due auto di lusso. Gli imputati, amministratori della società venditrice, avevano incassato il prezzo senza consegnare i veicoli. La Corte ha chiarito che risponde del reato sia l'amministratore subentrato che rassicura falsamente il cliente per prendere tempo, sia l'amministratore formale che omette i dovuti controlli di gestione. La Cassazione ha però accolto il ricorso di un'amministratrice limitatamente al diniego della sospensione condizionale della pena, disponendo un nuovo esame sul punto, e ha corretto un errore materiale sul risarcimento provvisorio spettante alla parte civile, confermando la somma originaria di centotrentamila euro.
Continua »
Truffa tentata: la consegna alla polizia evita l’arresto
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza con cui il giudice non ha convalidato l'arresto in flagranza di un soggetto accusato di truffa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, se la vittima consegna il denaro sotto il diretto controllo della polizia precedentemente allertata, il reato si configura come truffa tentata e non consumata. Poiché per la truffa tentata la legge non consente l'arresto in flagranza, il provvedimento di mancata convalida risulta corretto.
Continua »
Momento consumativo della truffa: conto ignoto o profitto reale?
L'Autore del reato è stato condannato per truffa aggravata ai danni di alcuni risparmiatori. Egli aveva trasferito somme di denaro delle vittime su conti correnti a loro intestati ma di cui non conoscevano l'esistenza, per poi spostarle definitivamente sul proprio conto personale. L'Autore del reato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse prescritto, individuando il momento consumativo della truffa nel primo trasferimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il momento consumativo della truffa si realizza solo quando l'autore ottiene l'effettivo e ingiusto profitto con il definitivo pregiudizio della vittima, ossia con il passaggio del denaro sul conto personale del colpevole, escludendo così la prescrizione del reato.
Continua »
Tentata estorsione: se il debitore minaccia per non pagare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione a carico di due soggetti che avevano minacciato i propri creditori per costringerli a rinunciare ai pagamenti dovuti. Gli imputati avevano inizialmente messo in atto una truffa contrattuale, conquistando la fiducia dei fornitori pagando le prime fatture, mostrando auto di lusso e millantando proprietà immobiliari. Successivamente, di fronte alle richieste di pagamento, erano passati alle minacce dirette. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, confermando che la condotta integra appieno il reato di tentata estorsione e non quello meno grave di violenza privata, poiché il fine era l'ingiusto profitto patrimoniale. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Truffa aggravata da minorata difesa: l’età conta ma va provata
Un uomo è stato condannato per il reato di truffa ai danni di un anziano nato nel 1938. La difesa ha contestato l'applicazione della circostanza aggravante della minorata difesa, sostenendo che i giudici avessero considerato solo l'età anagrafica della vittima senza valutarne l'effettiva vulnerabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la truffa aggravata da minorata difesa non scatta in automatico solo per l'età, ma nel caso specifico l'imputato aveva scelto intenzionalmente la vittima anziana, la quale era rimasta confusa dal raggiro. Inoltre, la presenza di questa aggravante e della recidiva qualificata rende il reato procedibile d'ufficio, impedendo la chiusura del caso per mancanza di querela. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Turbativa d’asta: condannato chi trucca i requisiti dell’appalto
Un imprenditore è stato condannato per falso, truffa aggravata e turbativa d'asta per aver falsificato un Certificato di Esecuzione Lavori (CEL). Il documento falso serviva a ottenere un'attestazione SOA favorevole, indispensabile per aggiudicarsi un appalto di manutenzione presso un'azienda ospedaliera. La difesa sosteneva che la falsificazione fosse opera di un dipendente e che i lavori fossero stati comunque eseguiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'imprenditore era l'unico ad avere interesse nella falsificazione, poiché i lavori erano stati in realtà eseguiti da un consorzio e non dalla sua sola ditta. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva, con obbligo di risarcire le spese legali alla parte civile e pagare una sanzione alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Truffa contrattuale: condannato l’ideatore, assolto il socio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di tre soggetti accusati di truffa contrattuale per l'acquisto di ovini pagati con assegni scoperti. Il Primo Imputato ha utilizzato lo stratagemma di indicare un soggetto pagatore diverso dal beneficiario, sfruttando la fiducia di passati rapporti commerciali; il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna. Per il Secondo Imputato, la Corte ha annullato la sentenza con rinvio a causa di motivazioni carenti sulla sua effettiva partecipazione alle trattative. Infine, per il Terzo Imputato, semplice socio accomandante senza ruoli gestionali o contatti con le vittime, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio per non aver commesso il fatto.
Continua »
Truffa aggravata prescritta: resta il risarcimento
Un professionista è stato accusato di associazione a delinquere e truffa aggravata per aver redatto stime immobiliari gonfiate al fine di far ottenere mutui bancari non dovuti. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritti i reati, ma ha confermato il risarcimento dei danni alla banca. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo l'assoluzione nel merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna al risarcimento dei danni in favore dell'istituto di credito è rimasta confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Remissione di querela: truffa estinta anche con recidiva
L'Imputato era accusato di truffa aggravata dalla recidiva per un fatto del 2015. La Persona Offesa ha successivamente presentato la remissione di querela. Il Tribunale ha dichiarato estinto il reato, ma la Procura Generale ha fatto ricorso, sostenendo che le riforme del 2018 e 2019 avessero reso il reato procedibile d'ufficio in presenza di recidiva qualificata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le modifiche sul regime di procedibilità non si applicano retroattivamente se peggiorative. Di conseguenza, si applica la legge previgente più favorevole: la remissione di querela è valida ed estingue il reato, confermando la vittoria dell'Imputato.
Continua »
Falso in assegno non trasferibile: assolto ma condannato per truffa
L'Imputato ha acquistato della merce pagando con un assegno bancario rubato e non trasferibile, firmato con false generalità. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa e ricettazione. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo al reato di falso in scrittura privata. I giudici hanno stabilito che il falso in assegno non trasferibile è stato depenalizzato dal decreto legislativo numero 7 del 2016. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per questo specifico reato perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello solo per ricalcolare al ribasso la pena complessiva, eliminando l'aumento stabilito per la falsificazione dell'assegno.
Continua »
Truffa aggravata: sequestro confermato alla S.p.A. del Comune
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 980 mila euro nei confronti di una società per azioni interamente partecipata da un Comune. Il rappresentante della società era accusato di truffa aggravata ai danni della Regione per aver ottenuto finanziamenti pubblici destinati a un impianto di compostaggio attraverso dati falsi e anomalie burocratiche. La difesa sosteneva che la società, essendo pubblica, non potesse essere considerata un soggetto terzo rispetto al Comune, escludendo così il reato. I giudici hanno invece stabilito che una società partecipata, operando con criteri economici, è un soggetto giuridico autonomo e distinto dall'ente pubblico territoriale. Pertanto, i fondi illecitamente percepiti costituiscono un profitto ingiusto confiscabile. Il ricorso è stato rigettato.
Continua »
Truffa aggravata in azienda: condannata la dipendente infedele
Una dipendente di un'azienda ha trattenuto indebitamente le carte prepagate aziendali e ha predisposto falsi ordini di bonifico diretti a clienti inesistenti, dirottando poi il denaro sulle proprie carte. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa aggravata e utilizzo illecito di carte di credito. La difesa sosteneva che la condotta andasse qualificata come appropriazione indebita, escludendo gli artifici e raggiri poiché la donna aveva già la disponibilità dei conti. I giudici hanno respinto la tesi: l'inganno è consistito nel far autorizzare bonifici basati su causali false, inducendo in errore l'amministrazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna penale e il pagamento delle spese processuali.
Continua »
Reato di peculato: fondi rubati al Comune ma c’è la prescrizione
Un geometra comunale e un ragioniere hanno ideato un sistema di falsi mandati di pagamento per lavori mai eseguiti, spartendosi oltre ottocentomila euro con un imprenditore complice. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta integra il reato di peculato e non la truffa, poiché i funzionari avevano la disponibilità originaria, anche solo virtuale, delle casse pubbliche. Per l'imprenditore è scattata la prescrizione dei reati, ma restano ferme le responsabilità civili. Infine, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che la mancata autentica della firma del Sindaco sulla procura speciale è una semplice irregolarità e non rende inammissibile la costituzione di parte civile.
Continua »
Truffa e procedibilità a querela: la parte civile non basta
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per truffa inflitta a due imputati. Inizialmente il reato era contestato come aggravato (procedibile d'ufficio), ma i giudici d'appello hanno escluso l'aggravante del danno di rilevante gravità. Di conseguenza, il reato è diventato truffa semplice, soggetto al regime di procedibilità a querela. La Corte d'appello aveva ritenuto valida la querela tardiva valorizzando la successiva costituzione di parte civile della vittima. La Cassazione ha invece chiarito che, esclusa l'aggravante, il reato si considera semplice fin dall'inizio. Pertanto, anche la volontà di punire espressa tramite la costituzione di parte civile deve rispettare tassativamente il termine di tre mesi dal fatto. La Corte d'appello dovrà ora verificare la tempestività della querela.
Continua »
Truffa contrattuale: il finto finanziamento costa la condanna
I rappresentanti di un'azienda informatica hanno commissionato a un'agenzia di comunicazione la produzione di video promozionali, garantendo la copertura economica tramite un imminente finanziamento europeo. Gli imputati hanno tuttavia nascosto la revoca di tale finanziamento e hanno millantato una solida operatività internazionale, inducendo la vittima a svolgere il lavoro senza chiedere alcun anticipo. Dopo la consegna, i committenti sono spariti dal mercato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale, escludendo l'ipotesi del semplice inadempimento civile o dell'insolvenza fraudolenta. Il silenzio malizioso, unito alle false rassicurazioni sulla solidità aziendale, costituisce un vero e proprio raggiro. Il reato è stato dichiarato procedibile d'ufficio a causa della gravità del danno economico arrecato.
Continua »
Decadenza dalla prova testimoniale: tra truffa e diritto di difesa
Un cliente, accusato di truffa per il mancato pagamento di una fornitura commerciale, era stato condannato nei primi gradi di giudizio. Durante il processo, il tribunale aveva dichiarato la decadenza dalla prova testimoniale della difesa a causa dell'assenza temporanea del testimone e dei difensori alla chiamata d'udienza, rifiutando poi di revocare il provvedimento nonostante la successiva presentazione di un certificato medico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che la revoca ingiustificata del testimone viola il diritto costituzionale di difendersi provando. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio per gli effetti penali a causa della prescrizione del reato, e ha annullato con rinvio al giudice civile la decisione sul risarcimento dei danni.
Continua »
Truffa online: incassa ma non spedisce, ricorso respinto
Un uomo, denominato Il Venditore, ha messo in vendita su internet un motore per auto, incassando il prezzo senza mai consegnarlo all'acquirente. Condannato in primo grado per il reato di Truffa online, ha proposto appello. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per la genericità dei motivi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che l'atto di appello deve contestare in modo specifico e puntuale le prove e le motivazioni della sentenza di primo grado. Il ricorso del Venditore è stato quindi dichiarato inammissibile, con sua condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Truffa aggravata: condannato il dipendente che elude il badge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico condannato per il reato di truffa aggravata e continuata. Il lavoratore si allontanava ingiustificatamente dal posto di lavoro senza registrare le uscite con il badge, sostenendo di svolgere mansioni esterne come fotografo. La difesa ha contestato l'utilizzabilità delle videoregistrazioni e delle relazioni di servizio della polizia giudiziaria. I giudici hanno stabilito che le relazioni di servizio che descrivono luoghi o attività soggette a mutamento costituiscono atti irripetibili e sono pienamente utilizzabili. Inoltre, l'eventuale inutilizzabilità di una prova non rileva se le altre prove (testimonianze) sono sufficienti a confermare la colpevolezza (cosiddetta prova di resistenza). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ordinanza di archiviazione: ricorso negato anche con grave danno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da una persona offesa contro l'ordinanza di archiviazione emessa dal GIP per tardività della querela. La vittima lamentava il mancato rilievo della procedibilità d'ufficio per truffa aggravata, nonostante l'ingente danno patrimoniale subito. La Suprema Corte ha chiarito che l'ordinanza di archiviazione non è direttamente ricorribile per cassazione per vizi di merito, ma può essere impugnata solo tramite reclamo davanti al tribunale monocratico per violazioni del contraddittorio formale. Di conseguenza, la persona offesa è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, potendo far valere le proprie ragioni solo in sede civile o chiedendo la riapertura delle indagini.
Continua »