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Art. 633 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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363 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Occupazione abusiva: il bisogno di casa non cancella il reato
L'Occupante è stata condannata per il reato di occupazione abusiva di un immobile. La donna ha proposto ricorso in Cassazione invocando lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di necessità non giustifica un'occupazione abusiva quando questa diventa una soluzione abitativa stabile e non temporanea. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa della violenza sulle cose e della natura permanente del reato. L'Occupante perde definitivamente la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Invasione di terreni o edifici: ricorso generico e condanna
Una cittadina è stata condannata dalla Corte di appello per i reati di violazione di domicilio e invasione di terreni o edifici. L'imputata ha proposto ricorso per Cassazione, contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati si limitavano a contestare ricostruzioni di fatto, precluse nel giudizio di legittimità, ed erano formulati in modo generico e apodittico, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: condanna per l’allaccio abusivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per invasione di edifici e furto di energia elettrica aggravato. I Carabinieri avevano sorpreso la donna all'interno di un immobile occupato abusivamente, dove si trovavano anche i suoi cani, identificati tramite microchip. Le indagini hanno inoltre accertato la presenza di un allaccio abusivo alla rete elettrica, con l'imputata indicata come utilizzatrice nei moduli ENEL. La Suprema Corte ha confermato la validità della condanna, ribadendo che l'aggravante della violenza sulle cose per il furto di energia elettrica prescinde dall'individuazione di chi abbia materialmente eseguito l'allaccio. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: forma contro difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un'imputata, precedentemente condannata per il reato di invasione di terreni o edifici e per violazioni edilizie. I giudici hanno rilevato che il ricorso non rispettava i requisiti di legge, mancando di specificità nei motivi di impugnazione. L'imputata si era limitata a contestare la decisione della Corte d'Appello senza indicare gli elementi concreti a supporto delle proprie lagnanze. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso senza esaminarlo nel merito, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: lo scambio di casa costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di occupazione abusiva di immobile. L'uomo aveva effettuato uno scambio arbitrario di appartamenti, entrando in un alloggio senza alcun titolo legale. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici e non contestavano le prove concrete evidenziate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna penale è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Invasione di area demaniale: ricorso generico e condanna confermata
Un uomo è stato condannato per il reato di invasione di area demaniale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e il diniego delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati dalla difesa. I giudici hanno rilevato che il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse tesi aspecifiche già respinte in appello, senza confrontarsi criticamente con la sentenza impugnata e lamentando erroneamente il mancato riconoscimento di benefici in realtà concessi. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobili: confermata multa da 700mila euro
Un cittadino è stato condannato a un anno di reclusione e a una multa di 700.000 euro per il reato di occupazione abusiva di immobili e suolo pubblico, aggravato dalla costruzione di manufatti abusivi. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la determinazione della sanzione era corretta e ben motivata, basandosi sulla gravità eccezionale del fatto, che ha coinvolto ben tre appartamenti e un'area pubblica. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: ricorso fotocopia bocciato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per il reato di occupazione abusiva di immobile. I ricorrenti contestavano l'utilizzo di alcune dichiarazioni e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che ripetere semplicemente i motivi dell'appello, senza contestare la sentenza di secondo grado, rende il ricorso inammissibile per aspecificità. Inoltre, la condanna si basava sulla testimonianza diretta di un testimone oculare e non su dichiarazioni non utilizzabili. La Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende, respingendo la richiesta di rimborso spese della società proprietaria poiché non ha svolto attività difensiva concreta.
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Danneggiamento aggravato: la parola dell’agente supera la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per invasione di edifici e danneggiamento aggravato. La difesa sosteneva che la condanna si basasse su dichiarazioni rese dall'imputato alla polizia, ritenute inutilizzabili per legge. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che i giudici di merito hanno accertato la responsabilità penale basandosi sulla testimonianza diretta di un agente di polizia. L'agente aveva infatti visto personalmente il soggetto mentre distruggeva la lastra di vetro all'ingresso dell'alloggio. Trattandosi di una ricostruzione dei fatti coerente, la Cassazione non può rivalutare il merito della vicenda. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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No all’esercizio arbitrario delle proprie ragioni per l’usura
L'Imputato è stato condannato per tentata estorsione e invasione di terreni o edifici. Il difensore ha chiesto di riqualificare il reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sostenendo che l'assistito voleva solo recuperare somme portate da assegni in suo possesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni richiede un diritto legittimo e azionabile davanti a un giudice. Nel caso specifico, il credito derivava da un prestito usurario, rendendo la pretesa giuridicamente inesistente e non tutelabile. Di conseguenza, l'uso della forza o della minaccia per recuperare un credito usurario integra il reato di estorsione e non quello di autotutela. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: la Cassazione fissa i limiti
L'Imputato ha concordato una pena per i reati di invasione di terreni o edifici. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la congruità della pena concordata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, dopo le recenti riforme, il ricorso contro patteggiamento è limitato a casi tassativi, tra i quali non rientra la valutazione sulla congruità della pena. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a sei mesi e quindici giorni di reclusione per i reati di invasione di edifici e danneggiamento. La vicenda riguarda l'occupazione abusiva prolungata di un immobile. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste evidenziando la lunga durata dell'occupazione e la presenza di due precedenti condanne per reati simili, elementi che dimostrano l'abitualità del comportamento e un'intensa inclinazione a delinquere. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: condanna definitiva per l’alloggio popolare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per violazione di domicilio e occupazione abusiva di un alloggio di edilizia popolare. L'imputato si era introdotto con la forza in un appartamento già assegnato a terzi, lasciando poi che i propri familiari continuassero a risiedervi. I giudici di merito lo avevano condannato a sei mesi di reclusione. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che i motivi del ricorso erano troppo generici e non contestavano adeguatamente le prove raccolte. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Revoca dell’affidamento in prova: l’abuso costa il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'affidamento in prova per un condannato che ha violato gravemente le prescrizioni della misura alternativa. L'uomo occupava abusivamente un appartamento, mentendo all'ufficio di sorveglianza sulla provenienza dell'immobile, e rubava energia elettrica manomettendo il contatore. Inoltre, ha rifiutato le proposte di inserimento lavorativo dell'UEPE. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, che contestava la decorrenza retroattiva della revoca e chiedeva la detenzione domiciliare. Di conseguenza, la revoca dell'affidamento in prova è definitiva: l'uomo dovrà scontare la pena in carcere e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende, oltre alle spese processuali.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'inquilina condannata per l'occupazione abusiva di alloggio popolare. La donna aveva invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto, sostenendo inoltre che la sorella fosse subentrata nell'immobile. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, evidenziando che l'occupazione era stata iniziata dall'imputata e che la sua persistenza nell'alloggio dimostrava una condotta ostinata incompatibile con le scriminanti richieste. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva e furto di energia: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due conviventi condannati per furto aggravato di energia elettrica e occupazione abusiva di un appartamento di proprietà del Comune di Napoli. Gli imputati contestavano la mancanza di prove specifiche, ma la Suprema Corte ha confermato la validità delle testimonianze della polizia giudiziaria e la presenza di un allaccio abusivo alla rete elettrica. Inoltre, è stato legittimamente negato il beneficio della sospensione condizionale della pena a uno dei ricorrenti a causa di un precedente penale specifico per lo stesso reato di invasione di edifici. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: lo stato di necessità non salva l’inquilino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per l'occupazione abusiva di un appartamento pubblico. L'imputato invocava lo stato di necessità, ma i giudici hanno escluso questa scusante poiché la condotta è durata quasi due anni. Tale prolungata permanenza esclude il requisito della transitorietà del pericolo e dimostra la possibilità di trovare alternative lecite. La Cassazione ha inoltre confermato la legittimità della sospensione condizionale della pena subordinata all'effettivo rilascio dell'immobile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva: ricorso generico costa caro all’imputata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per l'occupazione abusiva di un immobile di edilizia pubblica. La ricorrente lamentava una decisione basata su semplici indizi, ma i giudici di legittimità hanno rilevato l'assoluta genericità dei motivi di ricorso. L'atto, infatti, non specificava le ragioni di fatto e di diritto necessarie a contestare la sentenza d'appello e faceva persino riferimento a un soggetto estraneo al processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato la ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende, ribadendo che il ricorso deve essere autosufficiente e specifico per poter essere esaminato.
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Occupazione abusiva: ristrutturare casa non salva dalla condanna
L'Occupante è stata condannata per il reato di occupazione abusiva di un immobile. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dello stato di necessità e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di necessità è escluso dall'esecuzione di lavori di ristrutturazione sull'immobile occupato. Inoltre, la natura permanente dell'occupazione impedisce di considerare il fatto di particolare tenuità. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di immobile: la necessità non cancella il reato
L'Occupante ha impugnato la condanna per il reato di occupazione abusiva di immobile di proprietà del Comune. La difesa ha invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto per escludere la punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che non sussiste lo stato di necessità se mancano l'attualità e l'inevitabilità del pericolo. Inoltre, l'esclusione della punibilità per particolare tenuità è stata negata a causa della gravità della condotta, che ha sottratto un alloggio pubblico ai legittimi assegnatari. L'Occupante perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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