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Art. 633 Codice Penale — Sezione Settima Penale

363 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Ricorso Penale Tardivo: Inammissibilità e Costi per il Condannato
Un Lavoratore, condannato per invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.), ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale perché il deposito è avvenuto oltre il termine perentorio di 45 giorni dalla scadenza del termine per il deposito della motivazione. Di conseguenza, il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile pubblico: condanna senza scasso
La vicenda riguarda un cittadino accusato di aver occupato senza titolo un alloggio di edilizia residenziale pubblica e di aver reso false attestazioni sulla propria qualità di proprietario. L'occupante sosteneva la liceità dell'ingresso per via di una presunta convivenza con il parente del precedente assegnatario e per l'assenza di effrazioni. I giudici hanno respinto la linea difensiva, confermando la responsabilità per invasione di edifici aggravata e falso ideologico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'occupazione abusiva di immobile pubblico e la falsità cosciente nelle dichiarazioni integrano pienamente i reati contestati, impedendo la concessione della particolare tenuità del fatto per la rilevante portata lesiva della condotta.
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Invasione di terreni o edifici: severità della legge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino per il reato di invasione di terreni o edifici pubblici. L'occupante ha contestato l'applicazione del trattamento sanzionatorio più severo, introdotto dalla riforma del 2018, sostenendo che i primi accertamenti risalivano a una data antecedente. I giudici hanno respinto la tesi difensiva perché l'occupazione abusiva è un illecito a carattere permanente, protrattosi fino al 2019. Di conseguenza, si applica la legge più recente e rigorosa in vigore al momento della cessazione della condotta. I magistrati hanno inoltre escluso la sussistenza dello stato di necessità, poiché mancavano prove certe circa un pericolo attuale, urgente e transitorio idoneo a giustificare l'abuso.
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Occupazione abusiva di immobile: il disagio non cancella il reato
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di occupazione abusiva di immobile pubblico e danneggiamento. La difesa ha invocato lo stato di necessità collegato al grave disagio economico e alla condizione di rifugiati politici. I giudici hanno respinto questa tesi perché gli occupanti non avevano mai presentato domanda per una casa popolare e beneficiavano già dell'assistenza dei servizi sociali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità penale e condannando i ricorrenti al versamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di proprietà privata: il trattore sul fondo altrui non è ammesso
Un uomo è stato condannato per Invasione di proprietà privata (Art. 633 c.p.) dopo essere entrato con un trattore nel terreno di un altro, creando un tracciato per ripristinare una strada. La condanna è stata confermata in appello. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di una vera invasione di proprietà privata e contestando la pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che anche una semplice turbativa del possesso che riduca il godimento del bene integra il reato. L'uomo ha perso e deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Occupazione abusiva di immobili: il ricorso ripetitivo fallisce
Due persone hanno presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che le condannava per il reato di occupazione abusiva di immobili e invasione di edifici pubblici. Gli imputati hanno contestato la decisione dei giudici di secondo grado chiedendone l'annullamento. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la difesa ha riproposto le medesime argomentazioni già analizzate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. A causa dell'inammissibilità dell'impugnazione, la condanna penale è diventata definitiva. I due ricorrenti devono ora pagare le spese del processo e versare la somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Difesa Non Convince la Cassazione
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un individuo per invasione di proprietà e violazione di domicilio aggravata. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la pena e il rifiuto di misure alternative. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo le argomentazioni non specifiche e ripetitive di doglianze già esaminate. La decisione ha evidenziato la logicità delle motivazioni precedenti riguardo il trattamento sanzionatorio e il diniego di sostituzione della pena, considerando la durata dell'occupazione e i precedenti penali dell'imputato.
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Occupazione Abusiva: Chiavi per Arieggiare non danno Possesso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un appartamento. Il Ricorrente sosteneva di aver ricevuto le chiavi da un'inquilina per arieggiare l'immobile, ma la Corte ha chiarito che questo incarico non gli conferiva il 'possesso' dell'abitazione. L'occupazione abusiva si configura anche senza effrazione se manca un titolo valido. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Tenuità del Fatto non Basta
Un Imputato è stato condannato per falsità ideologica e reati contro il patrimonio. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa inammissibilità ricorso penale ha impedito di considerare la prescrizione del reato, anche se maturata successivamente. L'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione Abusiva: La Necessità Abitativa non Scusa il Reato
Un Lavoratore è stato condannato per **occupazione abusiva di immobile** ai sensi dell'art. 633 c.p. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver agito in stato di necessità a causa di un'emergenza abitativa e invocando la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che lo stato di necessità per esigenze abitative deve essere attuale e transitorio, non una situazione protratta nel tempo. La reiterazione dell'occupazione impedisce di considerare il fatto di particolare tenuità. Il Lavoratore è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva e sfratto: la Cassazione nega la necessità
Una cittadina subisce una condanna per il reato di occupazione abusiva di un alloggio pubblico. La difesa propone ricorso per Cassazione sostenendo la presenza dello stato di necessità legato alla mancanza di una casa. I giudici confermano la condanna e dichiarano inammissibile l'impugnazione. La Suprema Corte ribadisce che il semplice disagio economico non giustifica l'invasione di un immobile altrui. L'imputata ha operato una scelta volontaria per scavalcare le graduatorie legali a danno degli altri aventi diritto. Il bisogno abitativo ordinario deve trovare soluzione mediante i percorsi amministrativi leciti e non attraverso la commissione di reati.
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Invasione di Terreni: Cassazione conferma condanna per pascolo abusivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, confermando la condanna per un'attività abusiva di pascolo. Il ricorrente aveva cercato di contestare l'accertamento del dolo specifico, sostenendo un travisamento dei fatti. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che non può riesaminare il merito delle prove, ma solo verificare la logica della sentenza di primo grado. Quest'ultima aveva correttamente evidenziato che l'invasione di terreni altrui con greggi, superando una recinzione, dimostrava chiaramente l'intenzione di commettere il reato. Il ricorso è stato respinto, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva e furto: esclusa la particolare tenuità
Due soggetti hanno subito una condanna penale per concorso in occupazione abusiva di edificio pubblico, danneggiamento e furto aggravato. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di merito hanno motivato la responsabilità penale in modo coerente e lineare. Inoltre, l'entità dei danni e la gravità complessiva della condotta hanno escluso i requisiti indispensabili previsti dalla legge per la particolare tenuità del fatto. I ricorrenti devono quindi scontare la pena detentiva e pecuniaria e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva: il bisogno abitativo non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di occupazione abusiva di un alloggio pubblico a carico di una cittadina. L'imputata ha giustificato l'ingresso nell'immobile invocando lo stato di necessità economico e abitativo, oltre a richiedere una riduzione della sanzione e il beneficio della sospensione della pena. I giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Corte ha chiarito che l'occupazione prolungata nel tempo esclude sia la scriminante del pericolo attuale sia la concessione delle attenuanti generiche. Il comportamento protratto impedisce una prognosi favorevole sulla condotta futura, giustificando pienamente la severità del trattamento sanzionatorio inflitto dai giudici territoriali.
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Occupazione Abusiva: Lo Stato di Necessità non Salva dal Reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per occupazione abusiva di un alloggio popolare. L'imputata aveva invocato lo stato di necessità, sostenendo di aver occupato l'immobile per risolvere la propria esigenza abitativa. La Corte ha ribadito che lo stato di necessità si applica solo a pericoli attuali e transitori, non per risolvere in via definitiva la mancanza di un alloggio. Ha anche evidenziato la gravità della condotta e i precedenti penali dell'imputata. La condanna e il diniego della non punibilità sono stati confermati.
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Occupazione abusiva di immobile: la residenza conferma il reato
Un individuo ha occupato senza titolo un alloggio e ha richiesto il certificato di residenza presso il medesimo indirizzo. I controlli anagrafici e la condotta quotidiana hanno confermato la stabile dimora. I giudici di merito hanno quindi condannato l'imputato per il reato di occupazione abusiva di immobile. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione per contestare la valutazione probatoria e la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità non possono riesaminare il merito delle prove se la motivazione dei gradi precedenti risulta coerente e logica. La condanna penale resta pertanto confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e un versamento pecuniario alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: Negata la Conversione Pena al Lavoratore
Un Lavoratore, condannato per reati contro il patrimonio, ha presentato ricorso contro la sentenza che gli aveva inflitto una pena detentiva, chiedendo la sua conversione in pena pecuniaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le argomentazioni del Lavoratore infondate e hanno sottolineato che la richiesta di conversione pena non era stata avanzata in precedenza. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello penale non basta
Un Lavoratore è stato condannato per reati ambientali, contro il patrimonio e per omissione di cautele. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero una mera ripetizione di quelle già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Inoltre, la decisione sul diniego delle circostanze attenuanti generiche era adeguatamente motivata. Il Lavoratore deve ora pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende. Questo caso evidenzia l'importanza di presentare un ricorso penale con argomentazioni nuove e specifiche.
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Invasione di Immobile: il Ricorso Inammissibile e la Condanna alle Spese
Un Lavoratore è stato condannato in primo grado dal Giudice di Pace per il reato di invasione arbitraria di immobile, ricevendo una multa. Il suo difensore ha presentato un appello, che il Tribunale ha riqualificato come ricorso per Cassazione, dato che le sentenze del Giudice di Pace con sola pena pecuniaria non sono appellabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il difensore aveva lamentato genericità della motivazione e mancata concessione di benefici, ma la Suprema Corte ha ritenuto le argomentazioni troppo vaghe e non specifiche al caso. Il ricorso inammissibile ha comportato la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
Un cittadino ha occupato abusivamente un immobile pubblico insieme al proprio nucleo familiare e ha danneggiato la struttura. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per invasione di edifici pubblici e danneggiamento aggravato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione invocando lo stato di necessità legato al disagio economico e alla malattia della figlia. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'occupazione abusiva di immobile con carattere permanente non trova giustificazione nel bisogno abitativo, soprattutto in assenza di idonee prove mediche. La Corte ha confermato la condanna e ha inflitto una sanzione pecuniaria.
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