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Art. 633 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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363 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Invasione di terreni o edifici: quando l’accordo vieta il reato
Le parti civili hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata condanna degli imputati per i reati di minaccia e invasione di terreni o edifici. Secondo la ricostruzione dei giudici, gli imputati avevano occupato i beni sulla base di una divisione informale dell'immobile, ritenendo legittimo il possesso e cessando ogni utilizzo subito dopo la decisione civile sui beni. Le presunte frasi minacciose costituivano semplici rivendicazioni di proprietà, prive della prospettazione di un male ingiusto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che il giudice di merito non deve confutare ogni singola tesi difensiva se la motivazione complessiva è coerente. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni: occupazione prolungata e nessuna tenuità
Due soggetti sono stati condannati per il reato di invasione di terreni per aver occupato abusivamente un'area immobiliare per decenni, continuando l'occupazione anche dopo la morte dell'originario invasore. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del reato, la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il diniego della sospensione condizionale della pena e la misura della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la permanenza dell'occupazione impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e la gravità della condotta giustificano il rifiuto dei benefici e la misura della pena. Gli occupanti abusivi dovranno pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
L'Imputato ha occupato un fabbricato senza titolo ed eseguito lavori di ristrutturazione. Di fronte all'accusa di occupazione abusiva di immobile, il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione invocando lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di necessità richiede un pericolo temporaneo, del tutto incompatibile con un'occupazione stanziale accompagnata da lavori edili. Inoltre, la prolungata durata dell'occupazione esclude l'ipotesi della lievità del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni o edifici: casa del padre
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici, sostenendo la propria estraneità all'illecito poiché era subentrato nell'immobile occupato in origine dal padre ed era nato nell'abitazione stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste in presenza di un'occupazione senza titolo, anche priva di violenza o coazione fisica, e che il trascorrere del tempo o la tolleranza del proprietario non legalizzano la posizione dell'occupante. Abitare in un immobile su indicazione del genitore non costituisce una giustificazione, ma conferma la condotta materiale dell'Imputato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva: il disagio cronico non evita la condanna
Una cittadina occupa un immobile senza titolo e affronta un procedimento penale. La difesa invoca lo stato di necessità a causa di un grave disagio alloggiativo. La Corte di Cassazione conferma le pronunce dei giudici di merito e respinge le censure difensive. I giudici stabiliscono che l'occupazione abusiva non può trovare giustificazione in una condizione di povertà cronica e strutturale. La scriminante richiede l'attualità del pericolo e l'assoluta contingenza dell'emergenza. Il disagio prolungato nel tempo non esclude il ricorso a percorsi abitativi legali o all'assistenza sociale. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Occupazione abusiva di immobile e violenza: ricorso inammissibile
Tre individui hanno impugnato la condanna penale per occupazione abusiva di immobile pubblico e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa ha invocato lo stato di necessità legato al bisogno abitativo e la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobile costituisce un illecito permanente e la tenuità del fatto non trova applicazione senza la prova della cessata condotta. Inoltre, la violenza esercitata contro le forze dell'ordine con conseguenti lesioni esclude ogni lieve entità.
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Invasione di terreni e furto di legna: confermata la condanna
Un uomo si è introdotto all'interno di una proprietà privata altrui per abbattere e asportare nove alberi, tra querce e pioppi. L'imputato ha agito nonostante i testimoni presenti lo avessero espressamente avvertito dell'altruità dell'area, chiaramente delimitata sul confine da un albero di pioppo. I giudici di merito hanno condannato il soggetto per i reati di invasione di terreni e furto di legna, imponendo anche una provvisionale risarcitoria di duemila euro a favore della persona offesa. L'autore ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'assenza di recinzioni materiali, la sproporzione economica del risarcimento e il diniego della sospensione condizionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, confermando la responsabilità penale e condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni o edifici: reato anche senza violenza
Un cittadino ha impugnato la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici destinati a uso pubblico, sostenendo l'assenza di prove sulla sua introduzione arbitraria e non violenta nell'alloggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo un principio consolidato: per configurare il reato non serve un'azione violenta o l'effrazione materiale. È sufficiente accertare che il soggetto occupi l'immobile senza alcun titolo legittimo di assegnazione. L'occupazione non autorizzata integra pienamente la condotta punibile dalla legge penale.
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Occupazione abusiva di immobile e stato di necessità
L'imputata ha impugnato la sentenza di condanna per l'occupazione abusiva di immobile pubblico, consistente nella sostituzione dei lucchetti ed ingresso in una casa cantoniera insieme a due familiari. La difesa ha sostenuto l'esistenza dello stato di necessità legato alle gravi condizioni di salute del marito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le precarie condizioni di salute non giustificano l'illecito, poiché la donna non aveva mai presentato domanda per l'assegnazione regolare di un alloggio popolare e aveva già occupato abusivamente un altro immobile in passato. Inoltre, la richiesta di sospensione condizionale della pena è stata respinta per la gravità e la continuità del reato. L'imputata deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di demanio: no al profitto sul bene pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità di una cittadina per i reati di occupazione abusiva di demanio e invasione di terreni. La donna ha utilizzato manufatti edilizi non autorizzati su un'area costiera statale. Il giudice di merito ha accertato la consapevolezza della donna riguardo all'assenza di concessione, vista la precedente notifica di un'ordinanza di demolizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'occupazione non autorizzata di uno spazio pubblico sostituisce il controllo dello Stato e genera un profitto illecito per il privato. La cittadina è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di terreno demaniale: l’indennità non salva
Un cittadino ha subito una condanna penale a sette mesi di reclusione per aver occupato stabilmente e senza titolo un'area pubblica. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo che il pagamento dell'indennità risarcitoria all'ente pubblico proprietario sanasse l'illecito penale. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di terreno demaniale integra il reato di invasione arbitraria nel momento stesso in cui il soggetto entra nel bene pubblico per stabilirvisi. Il versamento successivo di somme a titolo di indennizzo economico non costituisce un'autorizzazione amministrativa e non cancella la responsabilità penale già consumata. L'imputato deve quindi scontare la pena e pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: la condanna resta anche col sequestro
Due soggetti hanno occupato senza titolo un immobile, realizzando abusi edilizi e rimanendo nell'edificio anche dopo l'esecuzione del sequestro giudiziario. I giudici di merito hanno condannato gli occupanti a tre mesi di reclusione per il reato di occupazione abusiva di immobile. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, eccependo l'intervenuta prescrizione del reato, la mancata concessione delle attenuanti generiche e la mancata sostituzione della pena detentiva con una sanzione pecuniaria. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Trattandosi di reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo con l'effettivo allontanamento o con la condanna di primo grado. La persistenza nell'illecito e i precedenti penali giustificano il rigetto dei benefici.
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Applicazione della recidiva: conferma e condanna per furto
L'Imputata ha subito una condanna per furto aggravato e invasione di terreni o edifici. La difesa ha impugnato la decisione contestando l'applicazione della recidiva e il giudizio di equivalenza rispetto alle circostanze attenuanti generiche. Secondo la ricorrente, i giudici di merito non avrebbero motivato adeguatamente la gravità della sua condotta passata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I Supremi Giudici hanno confermato che l'applicazione della recidiva è corretta quando emerge un legame concreto tra i precedenti penali e la persistente inclinazione a delinquere. La Suprema Corte ha inoltre stabilito che il bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito.
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Occupazione abusiva di terreni: niente scuse senza prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto accusato di occupazione abusiva di terreni appartenenti al patrimonio comunale. L'imputato aveva occupato l'area pubblica per costruire manufatti senza autorizzazione edilizia. La difesa ha invocato lo stato di necessità legato all'emergenza abitativa del proprio nucleo familiare per escludere la colpevolezza. I giudici hanno respinto questa tesi per la totale assenza di prove sulla ricerca di soluzioni legali alternative, come contratti di locazione o domande per alloggi di edilizia residenziale pubblica. Mancava inoltre un pericolo imminente e inevitabile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
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Furto di energia elettrica: allaccio abusivo e ricorso respinto
L'occupante di un alloggio ha realizzato un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica, integrando il reato di invasione di terreni o edifici e quello di furto di energia elettrica aggravato. I giudici di merito hanno inflitto una condanna a tre mesi di reclusione e centottanta euro di multa, subordinando la sospensione della pena a lavori non retribuiti. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la propria responsabilità e l'entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi addotti erano del tutto generici e privi di un reale confronto critico con la sentenza impugnata. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di terreni: la condanna resta definitiva
Due imprenditori del settore lapideo hanno subito una condanna per il reato di occupazione abusiva di terreni mediante accumulo di materiali di lavorazione del porfido. I giudici territoriali hanno accertato la loro responsabilità attraverso i documenti di trasporto e lo sgombero spontaneo dell'area dopo l'ordinanza amministrativa. Uno dei responsabili ha inoltre reiterato l'invasione dopo il ripristino dei luoghi, perdendo il diritto alla sospensione condizionale della pena. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità e manifesta infondatezza, condannando ciascun ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Demanio occupato e violazione dei sigilli: ricorso bocciato
Un privato cittadino ha occupato abusivamente un'area demaniale per costruire un manufatto. Dopo l'intervento delle autorità e l'apposizione dei sigilli di sequestro, l'uomo ha rimosso i contrassegni e ha proseguito i lavori edilizi. I giudici di merito lo hanno condannato per abusivismo edilizio, invasione di terreni e violazione dei sigilli, negando le attenuanti generiche. Il responsabile ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione della responsabilità e il mancato sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: i motivi sulla responsabilità non erano stati dedotti in appello e la condotta ostinata dimostra totale indifferenza verso le regole. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione di sigilli e occupazione abusiva: condanna definitiva
Un cittadino ha subito una condanna per i reati di invasione di terreni, deturpamento di cose altrui e violazione dei sigilli apposti dall'autorità giudiziaria su un'area sottoposta a sequestro preventivo. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove testimoniali e sostenendo l'illogicità della motivazione che aveva accertato la reiterata condotta illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso integralmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la responsabilità penale per la violazione di sigilli e occupazione abusiva è divenuta irrevocabile, con condanna del ricorrente alle spese e al versamento di una sanzione di tremila euro.
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Occupazione abusiva di immobile pubblico: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per occupazione abusiva nei confronti di nove persone entrate senza titolo in un immobile di proprietà pubblica regionale. Gli imputati hanno cercato di difendersi sostenendo che l'immobile fosse già occupato da terzi in precedenza e chiedendo l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La presenza di precedenti occupanti non cancella il reato commesso da chi subentra e si stabilisce con propri beni. Inoltre, l'azione di gruppo e la permanenza prolungata escludono la particolare tenuità. Oltre alla condanna penale, ciascun ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni pubblici: condanna senza scuse
Un cittadino ha occupato abusivamente un'area appartenente al patrimonio comunale, subendo una condanna per il reato di invasione di terreni pubblici. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'illecito ha natura permanente e l'offesa dura finché l'occupazione abusiva prosegue. Di conseguenza, finché l'invasione è in atto, non si può invocare la particolare tenuità del fatto per cancellare la punibilità penale.
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