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Art. 633 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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363 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Ricorso fuori termine: condanna definitiva e multa da 3000€
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato contro una sentenza di condanna. Il motivo è puramente procedurale: il ricorso è stato depositato quasi quattro mesi dopo la scadenza del termine di 45 giorni previsto dalla legge. La sentenza evidenzia come il mancato rispetto delle scadenze processuali porti inevitabilmente alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso per tardività. Di conseguenza, la condanna precedente è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Occupazione Abusiva: Condannati Anche se Volevano Regolarizzarsi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone responsabili del reato di occupazione abusiva di immobile. Gli imputati si erano introdotti in una casa per viverci, sostenendo di voler poi regolarizzare la loro posizione. La Corte ha stabilito che l'intenzione futura di mettersi in regola non cancella il reato, che si perfeziona con la semplice invasione dell'edificio. È stata inoltre respinta la difesa basata sullo stato di necessità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e gli occupanti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di un'ulteriore somma a titolo di sanzione.
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Occupazione abusiva immobile: no alla tenuità se l’edificio è pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di immobile a carico di una persona che, insieme ad altri nuclei familiari, aveva invaso un edificio pubblico appena ristrutturato. La difesa sosteneva la 'particolare tenuità del fatto', chiedendo la non punibilità. I giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l'offesa non era affatto lieve, data la natura pubblica del bene, la sua recente ristrutturazione e il fatto che l'azione avesse sottratto l'immobile alla sua destinazione pubblica, coinvolgendo più famiglie. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Stato di necessità abitativo: no alla giustificazione per l’occupazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un immobile, escludendo la validità dello 'stato di necessità abitativo'. Un individuo aveva occupato un edificio per far fronte alla propria esigenza di un alloggio, invocando la scriminante dello stato di necessità a causa delle sue difficoltà economiche. I giudici hanno stabilito che questa giustificazione vale solo per pericoli attuali e transitori, non per risolvere problemi permanenti come la mancanza di una casa. La difficoltà economica, di fronte a soluzioni legali alternative come i servizi assistenziali, non può legittimare la commissione di un reato. L'imputato ha quindi perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Occupazione continua, nessuna tenuità: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un immobile, respingendo la richiesta degli imputati di applicare la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. I giudici hanno stabilito un principio importante: l'invasione di edifici è un reato permanente, la cui offensività continua per tutta la durata dell'occupazione. Questa natura continuativa del reato impedisce di considerarlo di lieve entità, anche se il danno iniziale può sembrare modesto. La sentenza chiarisce che la costante compressione del diritto di proprietà del legittimo titolare rende l'illecito incompatibile con il beneficio della particolare tenuità del fatto.
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Occupazione abusiva: condanna certa con un ricorso generico
Una persona, condannata per l'occupazione abusiva di immobile e deturpamento, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno però dichiarato il ricorso inammissibile perché formulato in modo troppo generico e privo di una critica puntuale alla sentenza precedente. Questa decisione ha reso definitiva la condanna e ha comportato per la ricorrente l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro. La sentenza sottolinea un principio fondamentale: un'impugnazione deve essere specifica e dettagliata per essere esaminata nel merito.
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Invasione di edifici e ricorso generico: Cassazione inammissibile
Una persona, condannata per invasione di terreni o edifici pubblici, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno però dichiarato l'impugnazione inammissibile. La decisione si fonda su un principio fondamentale del processo penale: la genericità dei motivi di ricorso. L'atto presentato non spiegava in modo chiaro e specifico quali fossero gli errori di legge commessi nella sentenza precedente. Questa mancanza ha impedito alla Corte di valutare il caso. La sentenza sottolinea quindi la cruciale importanza della precisione tecnica negli atti legali, confermando l'**inammissibilità del ricorso per cassazione** come sanzione per la vaghezza delle argomentazioni. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una multa.
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Occupazione abusiva di immobile: non è lieve se il danno è grave
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per il reato di occupazione abusiva di immobile. Gli imputati sostenevano che il fatto fosse di lieve entità e quindi non punibile. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo che l'occupazione abusiva di immobile non può essere considerata lieve quando la condotta è permanente e provoca danni significativi sia ai legittimi proprietari sia al patrimonio pubblico. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta di una sanzione economica per i ricorrenti.
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Stato di Necessità Occupazione Abusiva: No alla Giustifica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per occupazione abusiva di un immobile. Gli imputati avevano invocato lo stato di necessità per giustificare la loro azione, ma i giudici hanno respinto questa difesa. Il principio chiave è che lo 'stato di necessità occupazione abusiva' non può essere riconosciuto quando l'occupazione è persistente e prolungata nel tempo. La scriminante, infatti, richiede un pericolo attuale e temporaneo, incompatibile con una situazione di illecita stabilità. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Danneggia porta e tenda per rubare: condanna per doppio reato
Due persone vengono condannate per furto in abitazione, danneggiamento e invasione di edifici. In particolare, avevano danneggiato una porta finestra e, separatamente, una tenda per commettere il furto. Gli imputati sostengono che il danneggiamento dovesse essere 'assorbito' nel furto aggravato. La Corte di Cassazione respinge la tesi, chiarendo il principio del concorso di reati: la violenza su oggetti diversi (porta e tenda) costituisce due reati distinti che vanno puniti entrambi. Il ricorso è quindi inammissibile e la condanna per tutti i reati diventa definitiva.
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Danneggiamento per Occupazione: Presenza in Casa Vale Condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di danneggiamento per occupazione abusiva. L'imputato, insieme a un complice, aveva forzato una lamiera posta a protezione di un alloggio per occuparlo illegalmente. Secondo i giudici, il fatto di essere stato trovato all'interno dell'appartamento solo due giorni dopo l'effrazione costituisce una prova sufficiente della sua partecipazione al reato. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la coabitazione nell'immobile appena occupato dimostra il concorso nel reato, rendendo definitiva la condanna.
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Diritto alla Traduzione Atti Negato: Condanna per Occupazione Salva
Una cittadina straniera, condannata per occupazione abusiva di un alloggio popolare, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la violazione del suo diritto alla traduzione atti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale. Il diritto non è assoluto: non si applica se l'imputato non solleva la questione nel primo appello e, soprattutto, se da un verbale ufficiale risulta che comprende la lingua italiana. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta del pagamento di una sanzione.
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Danneggia piante ma è assolto: il suo ricorso inammissibile
Un uomo, condannato per invasione di terreni e furto, era stato invece assolto dall'accusa di danneggiamento. La Corte d'Appello aveva stabilito che il danno alle piante era avvenuto per colpa durante una potatura, non con dolo. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, ma i giudici lo hanno respinto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'assoluzione per danneggiamento non escludeva la responsabilità per gli altri reati. I motivi del ricorso chiedevano una nuova valutazione delle prove, cosa non consentita in sede di legittimità. La condanna è così diventata definitiva.
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Invasione di terreni: condanna confermata, ricorso respinto
Un individuo, già condannato per il reato di invasione di terreni, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che non è possibile chiedere ai giudici supremi una nuova valutazione delle prove o una ricostruzione alternativa dei fatti. Il tentativo di rimettere in discussione le testimonianze è stato considerato un vizio procedurale. Di conseguenza, la condanna per invasione di terreni è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione Abusiva per Stato di Necessità: No se il Bisogno è Stabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di edifici e danneggiamento a carico di una persona che aveva occupato un immobile. L'imputato si era difeso invocando la sua condizione di bisogno abitativo. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: l'occupazione abusiva per stato di necessità è giustificata solo di fronte a un pericolo imminente, grave e soprattutto temporaneo. Non può essere utilizzata come soluzione definitiva a un problema abitativo cronico. Di conseguenza, il bisogno di una casa, pur essendo una necessità fondamentale, non legittima la commissione di reati contro il patrimonio se la situazione di pericolo non è transitoria.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: condanna anche se non sentito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per i reati di invasione di edifici e oltraggio a pubblico ufficiale. L'imputato aveva rivolto frasi offensive a dei funzionari pubblici durante un loro intervento, alla presenza di altre persone. La Corte ha stabilito un principio chiave: per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale non è necessario che i funzionari sentano immediatamente le offese. È sufficiente che le parole possano essere udite dai presenti, perché questo crea un disturbo e lede il prestigio della Pubblica Amministrazione. Il ricorso dell'uomo è stato dichiarato inammissibile e la sua condanna è diventata definitiva, aggravata dalla sua precedente 'carriera criminale'.
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Invasione di edifici: Pagare non sana l’occupazione abusiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di invasione di edifici a carico di un soggetto che aveva occupato illegittimamente un immobile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici hanno stabilito un principio chiave: l'eventuale pagamento di somme di denaro non rende lecita un'occupazione avvenuta senza titolo. Inoltre, la richiesta di applicare il regime della continuazione con un'altra condanna è stata respinta perché presentata fuori tempo massimo. La condanna per l'occupante è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione immobile: ricorso generico, condanna definitiva
Due persone, condannate per l'invasione e l'occupazione di un immobile, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno però dichiarato il ricorso non esaminabile nel merito. La decisione si fonda sulla cosiddetta 'inammissibilità del ricorso per genericità'. Gli imputati, infatti, non hanno specificato in modo chiaro e critico i motivi del loro dissenso rispetto alla sentenza precedente, limitandosi a contestazioni vaghe. Di conseguenza, la loro condanna è diventata definitiva e sono stati obbligati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Occupazione Abusiva Immobile: Condannato di Nuovo per lo Stesso Reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per occupazione abusiva immobile, nonostante avesse già subito due condanne per lo stesso fatto. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un reato permanente, la prosecuzione della condotta illecita dopo una sentenza definitiva costituisce un nuovo reato, autonomo e separato. È stata inoltre respinta la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della lunga durata dell'occupazione e dei precedenti specifici dell'imputata. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la nuova condanna.
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Bisogno di casa non giustifica l’occupazione: no stato di necessità
Una persona, condannata per occupazione abusiva di un edificio, ha presentato ricorso in Cassazione invocando lo stato di necessità per l'occupazione dell'immobile, a causa della difficoltà a trovare un alloggio. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: lo stato di necessità si applica solo a pericoli imminenti e transitori, non a problemi cronici come la crisi abitativa. I giudici hanno inoltre escluso la 'particolare tenuità del fatto' a causa della persistenza dell'imputata nella condotta illegale. La condanna è stata quindi confermata in via definitiva.
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