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Art. 633 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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363 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Occupazione Abusiva: Ricorso Inammissibile e Limiti dell’Appello
Un individuo è stato condannato per occupazione abusiva di immobile (Art. 633 c.p.) e multato. Ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando una questione di costituzionalità sull'impossibilità di appellare per vizi di motivazione nelle sentenze del Giudice di Pace. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo infondata la questione. Ha chiarito che il legislatore ha discrezionalità sui motivi di ricorso, con il solo limite della violazione di legge. Di conseguenza, anche gli altri motivi, che criticavano la motivazione sulla provata occupazione, sono stati respinti.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione Conferma la Condanna
Un imputato, già condannato per reati di invasione di terreni e violazione di domicilio aggravata, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la motivazione sulla recidiva, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'esclusione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le argomentazioni infondate e coerenti con la giurisprudenza consolidata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: ricorso respinto e prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da quattro imputati per il reato di occupazione abusiva di immobile e resistenza a pubblico ufficiale. I ricorrenti invocavano la buona fede, presunte cause di giustificazione e il decorso dei termini di prescrizione maturati successivamente alla sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno accertato la piena consapevolezza dell'illecito da parte degli occupanti e la corretta ricostruzione dei giudici territoriali. Poiché i motivi di impugnazione riproponevano questioni di fatto già respinte, il ricorso inammissibile ha precluso la declaratoria di prescrizione. Gli imputati hanno perso definitivamente il giudizio e devono pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: nome sulla cassetta costa caro
La vicenda riguarda una persona accusata del reato di occupazione abusiva di immobile destinato a finalità pubbliche o private. I giudici hanno accertato la stabile occupazione dell'alloggio tramite elementi inequivocabili: la presenza fisica della persona, la presenza dei suoi arredi personali e l'indicazione del suo cognome sulla cassetta postale. L'interessata non possedeva alcuna autorizzazione da parte del legittimo titolare dell'immobile, persona a lei sconosciuta. La Corte di Appello ha confermato la responsabilità penale, applicando una modesta pena pecuniaria. L'imputata ha proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando in via definitiva la condanna e imponendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Disturbo del riposo delle persone: responsabile anche il gestore
Il gestore di un locale commerciale è stato condannato per occupazione abusiva di suolo pubblico e per il reato di disturbo del riposo delle persone. Il proprietario sosteneva di non essere presente durante le ore notturne in cui gli avventori producevano forti schiamazzi all'esterno dell'attività. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il titolare di un pubblico esercizio ha l'obbligo giuridico di controllare e impedire che la clientela provochi rumori molesti nella zona circostante. Per evitare la responsabilità penale, il gestore deve attivarsi tempestivamente ricorrendo al proprio potere di allontanamento o richiedendo l'intervento delle forze dell'ordine. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale, imponendo al gestore il pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto di energia elettrica: ricorso generico e condanna ferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per furto di energia elettrica e invasione di edifici pubblici. L'Imputato ha presentato ricorso lamentando errori nel mancato riconoscimento del tentativo di furto, nella conferma della recidiva e nel calcolo della pena base. I giudici di legittimità hanno rigettato totalmente l'impugnazione rilevando che i motivi proposti non contestavano in modo specifico e puntuale le motivazioni della Corte di Appello. Per tale ragione, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la condanna penale inflitta.
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Invasione di terreni o edifici: cancello forzato e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un uomo colpevole del reato di invasione di terreni o edifici e di danneggiamento aggravato. L'imputato aveva occupato abusivamente una villa residenziale dopo aver forzato e sostituito la serratura del cancello principale di ingresso, affacciato sulla pubblica via. La difesa contestava la sussistenza dell'aggravante del bene esposto alla pubblica fede, sostenendo l'esistenza di una vigilanza sul luogo. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che una vigilanza saltuaria non elimina l'affidamento alla pubblica fede del cancello. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione Abusiva: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un individuo condannato per occupazione abusiva di uno spazio pubblico. La difesa sosteneva l'esistenza di un'autorizzazione comunale e chiedeva le attenuanti generiche. La Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile perché non contestava specificamente le motivazioni della sentenza d'appello, che aveva già escluso l'autorizzazione definitiva e la meritevolezza delle attenuanti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, e il ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione Abusiva: Quando il Reato Permanente Blocca il Ricorso
Una persona è stata condannata per occupazione abusiva di immobile. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'occupante ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del reato come permanente, la mancata applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'occupazione abusiva è un reato permanente se l'occupazione si protrae. Ha inoltre confermato la corretta valutazione della pena e l'esclusione della tenuità del fatto, condannando l'occupante al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tettoia Abusiva: Cassazione Conferma Condanna per Occupazione Suolo Pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di tre individui per **occupazione abusiva di suolo pubblico**. I soggetti avevano realizzato una tettoia in legno con fioriera su un'area pubblica senza le necessarie autorizzazioni comunali. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna a una multa. I ricorsi presentati in Cassazione, che contestavano l'elemento soggettivo del reato e la mancata configurazione del tentativo, sono stati dichiarati inammissibili. La Suprema Corte ha ribadito che l'occupazione di suolo pubblico si consuma con la semplice realizzazione dell'opera, indipendentemente dal suo completamento, e ha ritenuto congrua la pena inflitta.
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Occupazione abusiva e stato di necessità: rifiuto casa e condanna
Un cittadino ha subito la condanna penale per aver occupato abusivamente un edificio. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione invocando la presenza dello stato di necessità a causa della sua profonda difficoltà economica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'occupazione abusiva e stato di necessità non coesistono quando la crisi economica ha carattere permanente e privo di imminente pericolo grave. Inoltre, l'occupante aveva rifiutato una sistemazione abitativa alternativa offerta dalle istituzioni locali, creando egli stesso la situazione di disagio. La Cassazione ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione Abusiva: Quando lo Stato di Necessità Non Giustifica
Due persone, condannate per occupazione abusiva di un immobile, hanno presentato ricorso in Cassazione invocando lo "stato di necessità" dovuto a difficoltà economiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che lo "stato di necessità" giustifica l'occupazione abusiva solo in presenza di un pericolo imminente di danno grave alla persona, non per mere esigenze abitative o difficoltà economiche. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: Cassazione conferma condanna
Un Lavoratore è stato condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, invasione di terreni e danneggiamento. Ha rimosso quattro alberi da frutto, causando danni. La Corte d'Appello ha confermato la sua responsabilità penale, ritenendolo uno dei committenti delle opere. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la condanna e sostenendo una condotta legittima. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo aspecifico e manifestamente infondato. Ha confermato la condanna, ritenendo le prove sufficienti e le doglianze infondate.
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Invasione di edifici: Cassazione conferma condanna, no stato di necessità
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati, confermando la loro condanna per il reato di invasione di edifici. La Corte d'Appello aveva già escluso l'applicabilità delle difese di stato di necessità e di tenuità del fatto. I ricorsi riproponevano argomenti già valutati, senza indicare nuovi elementi. La Suprema Corte ha ribadito che non sussistevano i presupposti per il pericolo imminente o per la scarsa gravità dell'offesa, rendendo la condanna per invasione di edifici definitiva.
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Occupazione Abusiva: La ‘Speciale Tenuità del Fatto’ Non Salva i Danni
Due individui sono stati condannati per aver invaso un immobile e danneggiato una struttura, abbattendo una muratura. Hanno presentato ricorso, sostenendo che il loro comportamento rientrasse nella "speciale tenuità del fatto", una causa di non punibilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha chiarito che la "speciale tenuità del fatto" non si applica quando l'invasione comporta danni significativi e si protrae nel tempo, configurando un reato permanente. La gravità oggettiva delle azioni ha impedito di considerare il fatto come lieve.
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Invasione e Furto: Inammissibilità Ricorso Penale Conferma Condanne
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di due imputati, già condannati per aver invaso un appartamento dei Vigili del Fuoco e per aver rubato energia elettrica tramite un allaccio abusivo. I ricorrenti avevano presentato un ricorso per cassazione, contestando la loro responsabilità e chiedendo un beneficio di legge. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo le argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti. I motivi erano solo un tentativo di riesaminare i fatti, cosa non permessa in Cassazione. Gli imputati sono stati condannati a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione Abusiva: Stato di Necessità non Giustifica Problemi Abitativi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Occupante condannato per occupazione abusiva di un appartamento di proprietà di un Ente Pubblico. L'Occupante aveva invocato lo stato di necessità per problemi abitativi, la particolare tenuità del fatto e le circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che la necessità di un alloggio non configura lo stato di necessità penale, che la condotta non era di lieve entità e che mancavano elementi per le attenuanti. L'Occupante è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Occupazione Abusiva: Quando la Prescrizione non Salva e lo Stato di Necessità non Basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per **occupazione abusiva** di un edificio a carico di due persone. I ricorrenti lamentavano la prescrizione del reato, l'assenza degli elementi costitutivi del delitto, l'applicazione dello stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. La Cassazione ha respinto tutti i ricorsi, ribadendo che l'occupazione abusiva è un reato permanente, la cui prescrizione decorre dalla cessazione dell'occupazione. Ha inoltre escluso lo stato di necessità e la particolare tenuità, ritenendo le motivazioni dei giudici di merito corrette. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Occupazione Abusiva: la Particolare Tenuità del Fatto non si applica
Un Lavoratore è stato condannato per l'occupazione abusiva di un immobile. Ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la condotta persistente e grave dell'occupazione rendeva incompatibile l'applicazione della causa di non punibilità. Inoltre, non ha riconosciuto le attenuanti generiche, poiché mancavano elementi positivi sulla personalità del Lavoratore. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: La Recidiva e il Peso dei Precedenti Penali
Una persona, già condannata per reati contro il patrimonio, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la mancata esclusione della recidiva, sostenendo che i suoi precedenti penali fossero risalenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la difesa non avesse specificamente contestato le motivazioni della Corte d'Appello, la quale aveva giustificato la recidiva basandosi sulla personalità della ricorrente e sui suoi numerosi precedenti. La ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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