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Art. 633 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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363 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Termine impugnazione: ricorso tardivo è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato oltre il termine di 15 giorni dalla notifica della sentenza d'appello. Il caso evidenzia l'importanza cruciale del rispetto del termine impugnazione nel processo penale, specialmente nei procedimenti con rito cartolare, pena la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi proposti erano una mera ripetizione di quelli già esaminati e rigettati dalla Corte d'Appello. La Corte sottolinea che l'appello deve contenere una critica puntuale alla sentenza impugnata, non limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni. Viene inoltre chiarito che il reato di danneggiamento aggravato è procedibile d'ufficio.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati contro una condanna per invasione di terreni. La decisione si fonda sulla genericità del motivo di ricorso, ritenuto privo dei requisiti di specificità richiesti dall'art. 581 del codice di procedura penale, non consentendo al giudice di individuare i rilievi mossi. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi non dedotti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per invasione di edifici. La decisione si basa su due pilastri: la manifesta infondatezza del motivo relativo allo stato di necessità e l'inammissibilità della richiesta di sospensione condizionale della pena, poiché non sollevata nei precedenti gradi di giudizio. Questo caso evidenzia l'importanza di formulare tutte le doglianze in sede di appello.
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Ricorso inammissibile: limiti appello patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che, dopo una sentenza di patteggiamento per i reati di cui agli artt. 633 e 639 bis c.p., aveva lamentato la mancata applicazione dello stato di necessità. La Corte ha ribadito che i motivi di ricorso contro le sentenze di patteggiamento sono tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. e che una doglianza generica non può essere ricondotta al vizio di erronea qualificazione giuridica del fatto, se non in caso di errore palese ed immediato.
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Tenuità del fatto esclusa per occupazione protratta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per occupazione abusiva di un immobile. La Corte ha confermato che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica quando l'illecito, come in questo caso un'occupazione, si protrae per un lungo periodo (quattro anni), poiché la durata stessa dell'azione ne dimostra la gravità.
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Occupazione abusiva: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per occupazione abusiva di un alloggio popolare. La Corte ha ribadito che l'occupazione 'sine titulo' costituisce reato ai sensi dell'art. 633 c.p., anche in assenza di violenza. Inoltre, ha precisato che la scriminante dello stato di necessità non può essere invocata per risolvere un'esigenza abitativa permanente, ma solo per far fronte a un pericolo attuale e transitorio.
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Invasione di terreni: quando l’ospitalità non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di terreni e danneggiamento a carico di due persone che, pur essendo state autorizzate ad accedere a un fondo da una comproprietaria, si erano comportate come proprietari esclusivi. Gli imputati avevano recintato il terreno e tagliato alberi, escludendo gli altri aventi diritto. La Corte ha dichiarato i loro ricorsi inammissibili, sottolineando che l'autorizzazione di uno solo non legittima l'appropriazione del bene a danno degli altri comproprietari.
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Specificità del ricorso: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44888/2024, ha dichiarato inammissibile un appello a causa della mancanza di specificità del ricorso. La Corte ha chiarito che non è sufficiente riproporre le stesse argomentazioni già respinte in secondo grado, ma è necessario confrontarsi criticamente con le motivazioni della sentenza impugnata. La decisione sottolinea l'importanza di redigere ricorsi dettagliati per evitare una declaratoria di inammissibilità e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto e precedenti penali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per violazione di sigilli. La Corte ha confermato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sottolineando la gravità della condotta, la sua non occasionalità e i numerosi e gravi precedenti penali della ricorrente.
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Stato di necessità: non giustifica l’occupazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per occupazione abusiva di un immobile. L'imputato aveva invocato lo stato di necessità, sostenendo di agire per un bisogno abitativo. La Corte ha ribadito che lo stato di necessità è applicabile solo in caso di pericolo attuale, grave e transitorio, non per risolvere una necessità abitativa permanente, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per un reato permanente. I motivi del ricorso sono stati giudicati in parte reiterativi di argomentazioni già respinte in appello e in parte manifestamente infondati. In particolare, la Corte ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dei precedenti specifici del ricorrente e della natura protratta della condotta. Ha inoltre confermato la corretta determinazione della sanzione, basata sulla legge vigente al momento della cessazione del reato permanente.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in quanto i motivi presentati erano una mera riproposizione di censure già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha sottolineato che non è sufficiente ripetere le stesse argomentazioni, ma è necessario confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata. La decisione ha anche confermato la correttezza del calcolo delle attenuanti generiche.
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Particolare tenuità del fatto e reati permanenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per invasione di terreni. Si è stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non è applicabile ai reati permanenti, come l'invasione, finché la condotta illecita perdura, a causa della continua compressione del bene giuridico tutelato.
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Occupazione abusiva immobile: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per occupazione abusiva di immobile pubblico. La Corte chiarisce che il reato di cui all'art. 633 c.p. si configura anche quando una persona, inizialmente ospitata, rimane nell'abitazione dopo l'allontanamento dell'assegnatario, comportandosi come proprietario. Il termine 'invasione' indica un'occupazione arbitraria e 'contra ius', a prescindere dal pacifico ingresso iniziale.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è abitualità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per occupazione di suolo pubblico. Viene negata l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali del ricorrente, che ne dimostrano l'abitualità nel commettere reati, condizione ostativa per la concessione del beneficio.
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Particolare tenuità del fatto e occupazione abusiva
Un soggetto, condannato per occupazione abusiva di un immobile destinato ad attività commerciale non autorizzata, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, la gravità della condotta e la non esiguità del danno, derivanti dall'uso commerciale dell'immobile occupato, impediscono l'applicazione di tale beneficio.
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Prescrizione reato permanente: il termine decorre?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per invasione di edifici, chiarendo un punto cruciale sulla prescrizione reato permanente. La Corte ha stabilito che il termine di prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui cessa l'occupazione dell'immobile, non dalla data del suo accertamento. Poiché nel caso di specie l'occupazione era terminata ad agosto 2016, il reato si è prescritto a febbraio 2024, prima della sentenza d'appello, rendendo inevitabile l'annullamento della condanna.
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Occupazione suolo pubblico: quando è reato? Cassazione
Un commerciante ha impugnato una condanna per il reato di invasione di terreni, sostenendo che l'aver occupato con la sua bancarella uno spazio pubblico maggiore di quello autorizzato fosse solo un'infrazione minore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'occupazione suolo pubblico oltre i limiti della concessione costituisce il reato previsto dall'art. 633 c.p. e non una semplice violazione amministrativa.
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Reato permanente: no attenuanti e tenuità del fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, stabilendo principi chiari sul reato permanente. Viene confermato che, in assenza di elementi positivi e con precedenti penali, le attenuanti generiche possono essere negate. Inoltre, per un reato permanente come l'invasione di terreni, la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è inapplicabile finché la condotta illecita non cessa.
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