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Art. 385 Codice Penale — Anno 2024

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590 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Stato di necessità evasione: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato aveva invocato lo stato di necessità evasione per presunti motivi di salute, ma la Corte ha ritenuto la giustificazione troppo generica e non provata, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano negato l'esimente e le attenuanti generiche.
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Domicilio imputato detenuto: appello valido anche senza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20051/2024, ha stabilito un principio fondamentale per il domicilio imputato detenuto. L'obbligo di dichiarare o eleggere un domicilio per l'impugnazione, introdotto dalla Riforma Cartabia a pena di inammissibilità, non si applica agli imputati in stato di detenzione. La Corte ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile l'appello di un detenuto proprio per questa mancanza, riaffermando che le notifiche per chi è in carcere devono sempre avvenire nel luogo di detenzione, a garanzia del diritto di difesa.
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Ricorso inammissibile per errore materiale già corretto
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente lamentava un errore materiale nel calcolo della pena, ma la Cassazione ha rilevato che tale errore era già stato corretto con un'apposita ordinanza. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato privo di effetti favorevoli per l'imputato, che è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso penale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso contro una condanna per evasione. I motivi sono stati giudicati meramente ripetitivi e infondati, confermando la non applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) a causa della gravità e non occasionalità della condotta. La decisione sull'inammissibilità ricorso penale ha anche confermato l'esclusione delle attenuanti generiche a causa della reiterazione dei reati.
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Particolare tenuità del fatto: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, motivando che i precedenti penali dell'imputato e l'intensità del dolo, dimostrata dall'assenza di giustificazioni, impedivano il riconoscimento del beneficio. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: genericità del ricorso e conferma
Un individuo sotto arresti domiciliari ha impugnato la sua condanna per il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della sua genericità, ribadendo che qualsiasi allontanamento non autorizzato integra il reato, indipendentemente da durata o motivazioni. È stata inoltre confermata la negazione delle attenuanti generiche a causa della recidiva dell'imputato, il quale è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile per genericità: Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione ai sensi dell'art. 385 c.p. Il ricorrente lamentava l'eccessività della pena, ma la Corte ha ritenuto il motivo del ricorso inammissibile in quanto generico e manifestamente infondato. La decisione sottolinea che la Corte d'Appello aveva già correttamente esercitato il proprio potere discrezionale mitigando la pena, e il ricorso non presentava vizi di legittimità specifici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un "concordato in appello" (art. 599 bis c.p.p.), aveva comunque impugnato la sentenza. L'accordo, che implica la rinuncia ad altri motivi, preclude la possibilità di sollevare ulteriori questioni in Cassazione, come la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La decisione conferma che il concordato in appello ha un effetto preclusivo sull'intero procedimento.
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Recidiva e procedibilità: effetti sul reato di danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19325/2024, ha stabilito che il giudizio di bilanciamento tra recidiva e attenuanti non modifica il regime di procedibilità di un reato. Nel caso specifico, un soggetto contestava la procedibilità d'ufficio del reato di danneggiamento, sostenendo che la dichiarazione di equivalenza della recidiva alle attenuanti generiche avrebbe dovuto rendere il reato perseguibile solo a querela di parte. La Corte ha rigettato questa tesi, affermando che il bilanciamento incide solo sulla pena e non annulla gli effetti della recidiva sulla procedibilità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Attenuante evasione: quando rientrare non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19262/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La Corte ha confermato che il semplice rientro nel luogo degli arresti domiciliari non è sufficiente per ottenere la concessione della speciale attenuante evasione prevista dall'art. 385, comma 4, c.p., poiché tale condotta non è equiparabile alla costituzione in carcere. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per il reato di evasione ai sensi dell'art. 385 c.p. Il motivo del ricorso, incentrato sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, è stato ritenuto manifestamente infondato, in quanto la Corte d'Appello aveva fornito una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Appello Inammissibile: quando il ricorso è infondato
La Corte di Cassazione dichiara un appello inammissibile contro una condanna per evasione. Il motivo del ricorso, basato sulla mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, è stato giudicato manifestamente infondato. La Corte ha ritenuto logica e coerente la motivazione della Corte d'Appello, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: motivi nuovi e manifestamente infondati
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di evasione. I motivi sono stati giudicati manifestamente infondati, meramente riproduttivi di censure già esaminate o nuovi, e quindi non proponibili in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Causa di non punibilità: quando i precedenti la escludono
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19251/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per evasione. La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa dei precedenti penali specifici e dell'assenza di una prognosi favorevole, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Inammissibilità art. 131-bis: quando è infondato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) è stata respinta perché il ricorso era manifestamente infondato e non si confrontava con la motivazione della sentenza d'appello, che aveva correttamente evidenziato l'intensità del dolo e la propensione a delinquere del soggetto.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha escluso la possibilità di qualificare il reato come fatto di lieve entità a causa della notevole quantità di principio attivo, della presenza di una piantagione di 110 piante e dei numerosi precedenti penali dell'imputato, che commise il reato mentre era ai domiciliari.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
Un soggetto condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che un mero ritardo nel rientro a casa fosse giustificato dalla necessità di gestire il figlio all'uscita da scuola. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando come i motivi addotti fossero generici e non contestassero specificamente le argomentazioni della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva infatti ritenuto la condotta dell'imputato incompatibile con la giustificazione fornita. La decisione sottolinea che un'impugnazione, per essere valida, deve contenere una critica puntuale e correlata alla sentenza impugnata.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione sottolinea che, dopo la riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per motivi tassativamente indicati dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., escludendo censure generiche sulla motivazione della pena. L'appellante è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: perché è generico?
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per evasione dagli arresti domiciliari. Il motivo principale è la genericità dell'appello: l'imputato non ha fornito argomentazioni specifiche per contestare la sentenza precedente, che aveva messo in dubbio la sua giustificazione di trovarsi in farmacia. La Corte ha inoltre confermato la corretta valutazione delle circostanze attenuanti ed aggravanti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Evasione arresti domiciliari: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di evasione arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che il rientro spontaneo presso l'abitazione, dopo un lungo periodo di allontanamento, non è assimilabile alla presentazione in carcere e non giustifica l'applicazione dell'attenuante specifica. Inoltre, la mancata concessione delle attenuanti generiche è stata ritenuta corretta data la durata dell'evasione e la congruità della pena.
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