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Art. 385 Codice Penale — Anno 2024

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Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato di evasione: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato, agli arresti domiciliari, si era allontanato dalla propria abitazione adducendo come scusa la necessità di portare fuori il cane. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici, in quanto miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. La condotta è stata giudicata pretestuosa, anche alla luce dei tre precedenti specifici a carico del ricorrente. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Ricorso inammissibile: motivazione generica sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. Il motivo, relativo alla determinazione della pena, è stato giudicato generico e manifestamente infondato, in quanto non si confrontava specificamente con la motivazione della Corte d'Appello. Questo ha comportato la conferma della condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, evidenziando l'importanza della specificità nei motivi di ricorso.
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Ricorso inammissibile: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13443/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato di evasione. L'appello è stato ritenuto generico e manifestamente infondato, in quanto privo di specifiche argomentazioni di fatto e di diritto a sostegno delle tesi difensive. La Corte ha quindi confermato la validità della sentenza impugnata, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione arresti domiciliari: cortile, i limiti fissati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte ha confermato che essere trovati al di fuori del cortile antistante l'abitazione, anziché al suo interno, integra pienamente il reato, giudicando il motivo del ricorso manifestamente infondato e basato su una ricostruzione dei fatti diversa da quella accertata dai giudici di merito.
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Dolo generico evasione: irrilevanti i motivi personali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. Il ricorrente lamentava la mancanza dell'elemento soggettivo del reato. La Corte ha ribadito un principio consolidato: per il reato di evasione è sufficiente il dolo generico, ovvero la semplice coscienza e volontà di allontanarsi dal luogo di detenzione, rendendo del tutto irrilevanti le specifiche motivazioni personali che hanno spinto all'azione. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato.
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Recidiva facoltativa: motivazione può essere implicita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, stabilendo che la motivazione per l'applicazione della recidiva facoltativa può essere implicita. È sufficiente che il giudice dia conto della pericolosità sociale dell'imputato e dell'intensità del suo dolo, senza una motivazione esplicita e separata. La Corte ha anche confermato che la recidiva incide sui termini di prescrizione e che per il reato di evasione è sufficiente il dolo generico.
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Reato di evasione: il dolo è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. La Corte ha ribadito che, per questo delitto, è sufficiente il dolo generico, ovvero la semplice coscienza e volontà di allontanarsi dal luogo di restrizione senza autorizzazione. I motivi personali o l'intenzione di sottrarsi definitivamente alla misura sono irrilevanti. L'appello è stato respinto in quanto mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Corte di legittimità.
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Dolo generico evasione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13235/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. Il caso chiarisce i contorni del dolo generico evasione, affermando che per configurare il reato è sufficiente la consapevole violazione del divieto di lasciare il luogo della misura, senza che rilevino i motivi specifici dell'agente o la sua intenzione di sottrarsi definitivamente alla misura. La Corte ha ritenuto il ricorso generico, in quanto le giustificazioni addotte (stato di necessità) non erano supportate da prove e contraddicevano le dichiarazioni iniziali.
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Concorso di reati: furto e uso indebito di carte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione e indebito utilizzo di una carta di pagamento. La Suprema Corte ribadisce il principio del concorso di reati, chiarendo che il furto della carta e il suo successivo utilizzo sono due condotte autonome e distinte, non assorbibili l'una nell'altra. L'ordinanza conferma anche la correttezza della valutazione sulla recidiva e sulla determinazione della pena, basata sulla personalità negativa dell'imputato e sulle modalità del reato.
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Reato continuato: la Cassazione sui limiti della prova
La Corte di Cassazione ha respinto un ricorso per l'applicazione del reato continuato a decine di condanne, non ravvisando un unico disegno criminoso. Ha però annullato la decisione per la mancata rideterminazione della pena relativa a un reato, la falsità in scrittura privata, nel frattempo depenalizzato.
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Traduzione atti imputato straniero: quando è nulla?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per un vizio procedurale fondamentale: la mancata traduzione atti imputato straniero. Nello specifico, la Corte ha stabilito che l'omessa traduzione in lingua araba del decreto di citazione per il giudizio d'appello ha leso irrimediabilmente il diritto di difesa. Questo obbligo sussiste anche se l'imputato ha eletto domicilio presso il proprio avvocato, poiché il diritto a comprendere gli atti processuali è personale e inalienabile per garantire una partecipazione consapevole al processo. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova citazione a giudizio nel rispetto delle garanzie linguistiche.
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Notifica difensore revocato: nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello per un vizio di procedura. La notifica del decreto di citazione per il giudizio di appello era stata erroneamente inviata al precedente avvocato dell'imputato, il cui mandato era già stato revocato. Questa errata notifica al difensore revocato ha comportato una violazione del diritto di difesa, rendendo nulla la sentenza di secondo grado e disponendo la trasmissione degli atti alla Corte di Appello per un nuovo giudizio.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di evasione. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, i quali si limitavano a richiamare gli argomenti del precedente grado di giudizio senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: il dolo generico è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11356/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. La Corte ha ribadito che per configurare tale delitto è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di essere sottoposti a una misura restrittiva e la volontà di violarla, rendendo irrilevanti le motivazioni personali del soggetto, come le sue condizioni psico-fisiche.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per evasione. I motivi sono stati giudicati generici, ripetitivi di censure già respinte in appello e non idonei a contestare la logicità della sentenza impugnata, né il diniego della particolare tenuità del fatto basato sulla gravità e sui precedenti dell'imputato.
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Reato di evasione: quando è configurato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11333/2024, ha ribadito che qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo degli arresti domiciliari integra il reato di evasione, indipendentemente dalla durata o dalla distanza. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, giudicandolo generico, e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la linea dura della giurisprudenza su questa fattispecie.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: guida
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento per il reato di evasione. La decisione si fonda su due motivi principali: la tardività della presentazione dell'appello, avvenuta dopo che la sentenza era diventata irrevocabile, e l'assoluta genericità dei motivi, che non rientravano nelle specifiche ipotesi previste dalla legge per l'impugnazione di tali sentenze. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso patteggiamento ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato di cui all'art. 385 c.p. (evasione). L'unico motivo, relativo alla mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), è stato giudicato generico e meramente riproduttivo di censure già respinte dal giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di evasione. Il motivo, relativo alla mancata disapplicazione della recidiva, è stato giudicato aspecifico e generico, in quanto non si confrontava con le argomentazioni logiche e coerenti della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: i limiti
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile patteggiamento avverso una sentenza del Tribunale. Il ricorso era stato presentato per reati di resistenza ed evasione. L'inammissibilità deriva dalla genericità dei motivi e dal non rientrare nei casi previsti dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p. Conseguono la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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