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Art. 385 Codice Penale — Anno 2024

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590 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Spaccio di droga: quando non è reato di lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di droga, evasione e detenzione di stupefacenti. La difesa sosteneva che il reato dovesse essere classificato come di lieve entità. La Corte ha stabilito che la notevole quantità di cocaina (sufficiente per oltre 269 dosi), il possesso di un bilancino di precisione e la modalità organizzata dell'attività escludono la possibilità di qualificare il fatto come lieve, rendendo irrilevante l'uso personale di una minima parte della sostanza. Il ricorso è stato ritenuto un tentativo di riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Recidiva: la Cassazione conferma la pena aumentata
Un uomo condannato per evasione ha visto la sua pena aumentata in appello a causa della recidiva. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che i suoi precedenti fossero datati. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la molteplicità dei precedenti e il breve lasso di tempo tra i reati dimostrano una maggiore pericolosità, giustificando sia l'aumento di pena per la recidiva sia il diniego delle attenuanti generiche.
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Pena illegale e rito abbreviato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27094/2024, ha stabilito che l'omessa applicazione della riduzione di pena per il rito abbreviato non costituisce una 'pena illegale' se non specificamente contestata nei gradi di merito. Il caso riguardava un imputato per evasione la cui pena non era stata ridotta di un terzo, come previsto dal rito. La Corte ha chiarito che la pena illegale è solo quella non prevista dalla legge per specie o quantità, e non un mero errore di calcolo. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto poiché la questione non era stata sollevata in appello.
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Estinzione del reato per morte: Cassazione annulla
Un individuo, condannato in appello per evasione, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, il suo decesso è stato documentato. La Corte di Cassazione, preso atto dell'evento, ha dichiarato l'estinzione del reato e ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, ponendo fine al procedimento giudiziario.
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Prescrizione reato evasione: Cassazione annulla condanna
Una donna, condannata in primo e secondo grado per il reato di evasione dagli arresti domiciliari, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte, pur non entrando nel merito, ha ritenuto il ricorso non inammissibile. Tale valutazione ha imposto la verifica del decorso del tempo, portando alla luce l'avvenuta prescrizione del reato di evasione. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, estinguendo il reato.
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Custodia cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di spaccio di stupefacenti. L'indagato aveva continuato la sua attività illecita nonostante fosse già sottoposto agli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che tale comportamento dimostra una spiccata pericolosità sociale e rende inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva, inclusi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, giustificando così la detenzione in prigione come unica soluzione idonea a prevenire la reiterazione dei reati.
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Rito cartolare: richiesta per partecipare all’udienza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato detenuto che lamentava la nullità della sentenza d'appello per mancata conoscenza dell'udienza. Poiché il processo si svolgeva con rito cartolare, era onere dell'imputato, regolarmente notificato, presentare una specifica richiesta per intervenire, cosa che non ha fatto. L'inammissibilità ha comportato la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: no all’evasione in sala giochi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta, poiché la distanza percorsa e la destinazione (una sala giochi) sono state considerate indicative di un'offesa non lieve, giustificando la condanna.
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Evasione domiciliare: non rispondere al citofono basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26494/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione domiciliare per non aver risposto al citofono e alla porta durante un controllo di polizia. Secondo la Corte, la mancata risposta a tentativi di contatto ripetuti e insistenti per un tempo prolungato è sufficiente per presumere legittimamente l'allontanamento dal luogo di detenzione, rendendo la giustificazione di non aver sentito il campanello una mera congettura non in grado di far sorgere un ragionevole dubbio.
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Bis in idem evasione: Cassazione chiarisce la natura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per evasione, il quale sosteneva la violazione del principio del 'bis in idem evasione'. La Corte ha stabilito che la condanna per il reato di evasione e la contestuale revoca della detenzione domiciliare con ritorno in carcere non costituiscono una doppia punizione per lo stesso fatto. La revoca della misura, infatti, non ha natura sanzionatoria, ma è una conseguenza amministrativa derivante dalla dimostrata inadeguatezza del regime domiciliare a contenere la pericolosità del soggetto.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione, confermando la decisione della Corte d'Appello di non concedere le attenuanti generiche. La decisione si fonda sui numerosi precedenti penali dell'imputato e sulla totale assenza di prove a sostegno della sua tesi difensiva, ribadendo che la valutazione del giudice di merito su questo punto è insindacabile se logicamente motivata.
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Evasione arresti domiciliari: la prova dal citofono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione arresti domiciliari. La condanna si basava sulla mancata risposta al campanello durante un controllo insistente e prolungato della polizia. La Corte ha stabilito che tale comportamento è una prova sufficiente per desumere l'allontanamento dal domicilio, considerando la giustificazione dell'imputato (non aver sentito il campanello) una mera ipotesi congetturale e non un ragionevole dubbio.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono nuovi?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per evasione. Il motivo, relativo alla mancata concessione delle attenuanti generiche, è stato ritenuto inammissibile perché non sollevato in appello e comunque manifestamente infondato, data la condotta negativa dell'imputato successiva al reato.
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Tenuità del fatto: annullamento per motivazione carente
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per il mancato rientro in carcere da un regime di semilibertà. La Corte ha ritenuto fondato il motivo di ricorso relativo alla mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), criticando la Corte d'appello per non aver condotto una valutazione completa e approfondita di tutte le circostanze del caso concreto, come richiesto dalla legge.
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Mandato ad impugnare: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione, poiché il suo difensore non era munito di uno specifico mandato ad impugnare rilasciato dopo la pronuncia della sentenza d'appello. Questo vizio procedurale, previsto dall'art. 581, co. 1-quater, c.p.p., prevale su ogni altro motivo di ricorso, come la presunta nullità delle notifiche o la mancata motivazione su un'attenuante.
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Furto in abitazione: quando è reato se hai le chiavi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26137/2024, esamina un caso complesso con imputati per furto in abitazione, ricettazione ed evasione. La Corte chiarisce che l'accesso a un'abitazione con chiavi legittimamente possedute, ma al di fuori delle condizioni e degli orari consentiti, integra il reato di furto in abitazione. La sentenza annulla una condanna per ricettazione a causa di un'errata interpretazione di un'intercettazione (travisamento della prova) e un'altra per mancata motivazione sull'aumento di pena per la recidiva, confermando le altre condanne.
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Ricorso inammissibile per motivi di merito e genericità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una condanna per tentato furto ed evasione. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e volti a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La decisione della Corte d'Appello, che negava le attenuanti e la detenzione domiciliare a causa della recidiva e della pericolosità sociale del soggetto, è stata confermata in quanto ritenuta adeguatamente motivata.
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Prescrizione reato: la Cassazione chiarisce il calcolo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25846 del 2024, ha annullato una condanna per evasione, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione. Il caso ha offerto l'occasione per chiarire un punto cruciale sul calcolo della prescrizione del reato in presenza di circostanze aggravanti a effetto speciale. La Corte ha stabilito che l'aumento di pena derivante da tali aggravanti va calcolato sulla pena massima prevista per il reato, e non sul termine minimo di prescrizione di sei anni, accogliendo così il ricorso della difesa.
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Attenuante evasione: quando si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che negava l'attenuante per evasione a un imputato che si era costituito dopo quattro mesi. Secondo i giudici, per ottenere lo sconto di pena previsto dall'art. 385, comma 4, c.p., è sufficiente la volontaria costituzione prima della condanna, indipendentemente dalla durata della fuga o da altre condotte riparatorie.
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Arresti domiciliari all’estero: la Cassazione chiarisce
Un cittadino straniero, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ha richiesto gli arresti domiciliari in Francia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che gli arresti domiciliari all'estero non possono essere eseguiti tramite il D.Lgs. 36/2016, poiché questo si applica solo a misure non detentive. La Corte ha chiarito che per misure come gli arresti domiciliari, assimilabili alla detenzione in carcere, la procedura corretta è l'emissione di un Mandato di Arresto Europeo.
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