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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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401 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Prescrizione contributi gestione separata: INPS perde il ricorso
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Libero Professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista si è opposto eccependo l'avvenuta prescrizione del credito. L'ente ha sostenuto che l'omessa compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere il termine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, confermando che la mancata compilazione del quadro non comporta un automatico occultamento. Pertanto, la prescrizione contributi gestione separata decorre dalla scadenza dei termini di pagamento e, nel caso di specie, il diritto di riscossione si è estinto per il decorso del termine quinquennale. Vince il Libero Professionista, con condanna dell'ente al pagamento delle spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il recupero
L'ente previdenziale ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2005. Il lavoratore si è opposto eccependo la prescrizione del credito. L'ente ha sostenuto che la mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi avesse sospeso la prescrizione, configurando un occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del pagamento e che l'omessa compilazione del Quadro RR non costituisce un occultamento doloso. Di conseguenza, il professionista ha vinto la causa e i contributi sono stati dichiarati prescritti.
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Prescrizione dei contributi: la proroga salva il recupero INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi di un professionista per l'anno 2010. Il nodo centrale riguarda la prescrizione dei contributi dovuti alla Gestione separata. La Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione quinquennale non decorre dalla scadenza ordinaria, ma dal termine differito stabilito da un decreto governativo (D.P.C.M. del 12 maggio 2011), che aveva spostato la scadenza dei pagamenti al 6 luglio 2011. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'ente il 4 luglio 2016 è tempestiva, poiché avvenuta prima del compimento dei cinque anni dal nuovo termine. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il ricorso
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2010. Il professionista si è opposto, eccependo la prescrizione dei contributi previdenziali poiché erano decorsi più di cinque anni. L'ente previdenziale ha sostenuto che il termine fosse sospeso a causa della mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro fiscale e il dolo del debitore. L'accertamento di tale condotta spetta solo ai giudici di merito. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS vince sulle date
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi di una professionista per l'anno 2010. La controversia ruota attorno alla corretta individuazione del termine iniziale della prescrizione contributi Gestione Separata. Mentre i giudici di merito avevano calcolato la prescrizione quinquennale a partire dalla scadenza ordinaria di giugno, la Cassazione ha stabilito che bisogna considerare lo slittamento dei termini di pagamento introdotto dal D.P.C.M. del 12 maggio 2011, che aveva differito il versamento al 6 luglio 2011. Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata dall'Ente il 1° luglio 2016 è tempestiva poiché avvenuta prima del compimento dei cinque anni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Rivalutazione contributiva amianto: la scoperta batte la pensione
Il Lavoratore, andato in pensione nel 1999, ha richiesto nel 2017 la rivalutazione contributiva amianto per esposizione professionale. L'Ente Previdenziale ha eccepito la prescrizione decennale, sostenendo che il termine decorresse dalla data del pensionamento. La Corte d'Appello ha accolto questa tesi, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che la prescrizione inizia a decorrere solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce la reale consapevolezza dell'esposizione all'amianto, indipendentemente dal momento del pensionamento. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: scontro sul Quadro RR
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 a un avvocato iscritto alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, escludendo che la mancata compilazione del Quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse occultamento doloso del debito. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omissione sospendesse la prescrizione e che la scadenza di pagamento fosse stata prorogata al 6 luglio 2010, rendendo tempestiva la richiesta notificata il 1 luglio 2015. La Cassazione ha rimesso la causa alla sezione ordinaria per approfondire se il giudice possa rilevare d'ufficio la corretta decorrenza della prescrizione dei contributi previdenziali.
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Sconfinamento conto corrente: la tolleranza non è un nuovo fido
Il Correntista ha citato in giudizio La Banca per ottenere la restituzione di somme addebitate illegittimamente per interessi usurari e anatocismo. La controversia riguardava la natura dei versamenti sul conto corrente. Il Correntista sosteneva che il sistematico sconfinamento conto corrente, tollerato per dodici anni dalla banca senza richieste di rientro, dimostrasse un aumento implicito del fido. Di conseguenza, la prescrizione decennale per chiedere i rimborsi sarebbe dovuta decorrere solo dalla chiusura del conto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Correntista, confermando che la semplice tolleranza della banca non equivale a un accordo per l'innalzamento del fido. I versamenti oltre il limite pattuito sono quindi solutori e la prescrizione decorre dai singoli pagamenti, riducendo drasticamente l'importo recuperabile.
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Prescrizione contributi previdenziali: dolo o semplice omissione?
Un ingegnere si è opposto all'avviso di addebito dell'INPS per contributi non versati alla Gestione Separata per l'anno 2008, eccependo la prescrizione del credito. La Corte d'Appello aveva ritenuto sospesa la prescrizione a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando di aver comunque dichiarato il proprio reddito nel quadro RE. La Suprema Corte, rilevando l'importanza nomofilattica della questione relativa alla prescrizione contributi previdenziali e all'applicazione delle sanzioni per evasione o omissione, ha rimesso la causa alla Quarta Sezione per una decisione approfondita.
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Fondi assenti e prescrizione del diritto di credito: chi perde
Un professionista ha chiesto il risarcimento dei danni a un ex curatore fallimentare per non aver inserito i suoi crediti professionali nel piano di riparto finale. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda rilevando che i crediti erano già estinti. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del professionista. La Corte ha chiarito che la prescrizione del diritto di credito decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere legalmente, e non da quando il debitore acquisisce la disponibilità economica per pagare. La mancanza di fondi della procedura fallimentare rappresenta un mero impedimento di fatto e non sospende il decorso del termine. Di conseguenza, il danno è stato causato dall'inerzia del creditore e non dall'omissione del curatore.
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Prescrizione contributi previdenziali: il mistero del quadro RR
Una libera professionista si oppone all'addebito dell'INPS per contributi omessi nel 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. L'INPS sostiene che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisca doloso occultamento, sospendendo la prescrizione. La Corte d'Appello accoglie l'opposizione della professionista. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rileva che la scadenza dei pagamenti era stata prorogata, rendendo potenzialmente tempestiva la richiesta dell'ente. Tuttavia, poiché l'INPS ha incentrato il ricorso solo sull'occultamento, la sesta sezione rimette la causa alla sezione ordinaria per chiarire se il giudice possa rilevare d'ufficio il corretto inizio della prescrizione. La decisione finale sulla prescrizione contributi previdenziali è quindi rimandata.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 a un professionista non iscritto alla cassa professionale. La Corte d'appello ha dichiarato il credito prescritto, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La sesta sezione civile, rilevando una questione di massima importanza sulla rilevabilità d'ufficio del giorno di inizio della prescrizione, ha disposto la rimessione della causa alla Sezione Quarta civile. Al centro del dibattito resta la corretta applicazione della prescrizione contributi previdenziali e i poteri del giudice nel determinarne la decorrenza.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: omissione o dolo?
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali omessi per l'anno 2010 a un professionista non iscritto alla cassa forense. La Corte d'appello ha dichiarato estinto il credito per prescrizione dei contributi previdenziali, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La sesta sezione civile, rilevando la necessità di approfondire la rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine di prescrizione e l'effetto della mancata compilazione della dichiarazione, ha disposto la rimessione della causa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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Prescrizione contributi INPS: l’omissione del quadro RR inganna?
L'Istituto Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi omessi a una Professionista iscritta alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato estinto il credito per prescrizione, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito. L'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale omissione sospendesse la prescrizione. La sesta sezione civile, ritenendo la questione di particolare importanza nomofilattica, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la decisione alla sezione ordinaria. La Corte dovrà chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio la decorrenza del termine e se la mancata compilazione del quadro RR blocchi la prescrizione contributi INPS.
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Prescrizione contributi INPS: il silenzio del fisco non è dolo
Una professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS per contributi del 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello le ha dato ragione, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che la scadenza originaria era stata prorogata, rendendo la richiesta dell'ente tempestiva. Tuttavia, poiché l'INPS non aveva sollevato questo specifico punto, la Cassazione ha dovuto affrontare la questione se il giudice possa correggere d'ufficio la data di inizio della prescrizione. Data l'importanza della questione sulla prescrizione contributi INPS, la causa è stata rimessa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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Prescrizione contributi gestione separata: rinvio salva l’INPS
Un ingegnere libero professionista, dipendente pubblico non iscritto alla cassa di categoria, ha impugnato la richiesta dell'INPS per il pagamento dei contributi del 2008. Il professionista sosteneva l'avvenuta prescrizione contributi gestione separata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione quinquennale decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, considerando anche i differimenti fiscali governativi. Nel caso specifico, la scadenza originaria del 16 giugno 2009 era stata prorogata al 7 luglio 2009. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 30 giugno 2014 ha interrotto validamente la prescrizione prima del compimento dei cinque anni. Il professionista perde la causa e deve pagare i contributi previdenziali e le spese legali.
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Rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto: i limiti
Il Lavoratore ha chiesto all'INPS il riconoscimento della rivalutazione contributiva per esposizione all'amianto. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo il diritto prescritto perché il termine decennale sarebbe iniziato a decorrere al massimo dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che la prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento o dalla fine dell'attività lavorativa. Il termine inizia a decorrere solo dal momento in cui il Lavoratore acquisisce l'effettiva consapevolezza dell'esposizione all'amianto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame che accerti tale momento di consapevolezza.
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Prescrizione del bollo auto: scontro sui tempi e rinvio dei giudici
Una contribuente ha impugnato una cartella esattoriale per il pagamento della tassa automobilistica relativa agli anni 2009-2010, eccependo l'avvenuta prescrizione del bollo auto dopo la notifica dell'avviso di accertamento. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'eccezione, dichiarando prescritto il credito. L'Ente Pubblico ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'erroneo calcolo del termine di decorrenza della prescrizione. La sesta sezione civile della Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato sulla specifica modalità di decorrenza del termine di prescrizione del bollo auto dopo la notifica dell'accertamento, ha rimesso la decisione alla quinta sezione tributaria per un approfondimento nomofilattico.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS sulla data
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere non dalla scadenza ordinaria, ma dal termine prorogato (nel caso specifico, il 6 luglio 2009) previsto per i contribuenti soggetti agli studi di settore, anche se aderenti al regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS, notificata il 30 giugno 2014, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso a partire dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato dalla legge (nel caso specifico, il 6 luglio 2010). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 1° luglio 2015 è tempestiva, in quanto avvenuta prima del compimento del quinquennio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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