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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2025

380 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Ricalcolo pensione: la Cassazione sulle regole
La Corte di Cassazione interviene sul tema del ricalcolo pensione per un professionista, chiarendo questioni cruciali. L'ordinanza conferma il diritto all'applicazione di un coefficiente di rivalutazione dei redditi più favorevole, ma stabilisce che la pensione deve essere calcolata solo sui contributi effettivamente versati. Viene inoltre ribadito che il diritto al ricalcolo dei ratei pensionistici si prescrive in dieci anni e che sugli arretrati non è possibile cumulare interessi e rivalutazione monetaria.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una società in amministrazione straordinaria ha impugnato una decisione che riconosceva a un ex dipendente un premio di collaborazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando un principio chiave: in assenza di un regime di stabilità reale del posto di lavoro, la prescrizione dei crediti di lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Questa sentenza consolida l'orientamento secondo cui le riforme del mercato del lavoro (L. 92/2012 e D.Lgs. 23/2015) hanno ridotto le tutele, giustificando il differimento della decorrenza della prescrizione per proteggere il lavoratore.
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Prescrizione tributaria: la proroga Covid analizzata
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo della prescrizione tributaria in relazione alle sospensioni per l'emergenza Covid. Il caso riguardava una cartella di pagamento del 2010 per IVA, notificata con intimazione nel 2023. La Corte ha chiarito che, se la prescrizione decennale, già sospesa da normative precedenti, scadeva durante il periodo emergenziale, si applicava una proroga speciale fino al 31 dicembre 2023. Di conseguenza, la pretesa fiscale è stata ritenuta non prescritta, ribaltando le decisioni dei giudici di merito.
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Notifica al legale rappresentante: valida per la riscossione
Una società contribuente si opponeva a una pretesa tributaria sostenendo la prescrizione del credito, a causa di una notifica intermediaria ritenuta irregolare perché effettuata presso la residenza del legale rappresentante anziché presso la sede della società. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione di merito, stabilendo che la notifica al legale rappresentante tramite servizio postale diretto, prevista dalla normativa speciale sulla riscossione, è pienamente valida ed efficace a interrompere i termini di prescrizione.
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Responsabilità intermediari finanziari: prova e limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della responsabilità degli intermediari finanziari in un caso di polizza fideiussoria rivelatasi priva di valore. Gli eredi di un'acquirente immobiliare avevano citato in giudizio diversi soggetti coinvolti nell'emissione di una garanzia da parte di una società poi fallita. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione di merito che escludeva la responsabilità degli intermediari per mancanza di prove sulla loro consapevolezza della frode o dell'insolvenza del garante. La sentenza ribadisce che la prova di tale consapevolezza è a carico di chi agisce per il risarcimento e non può basarsi su mere presunzioni.
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Eccezione di prescrizione: interesse banca e saldo conto
Un correntista agisce contro un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate. La domanda viene poi limitata al solo accertamento del corretto saldo del conto corrente. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, chiarisce un punto fondamentale: la banca conserva sempre l'interesse a sollevare l'eccezione di prescrizione, poiché questa incide direttamente sulla determinazione del saldo finale, escludendo dal calcolo le somme il cui diritto alla restituzione è ormai estinto per decorso del tempo. La Suprema Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che aveva negato tale interesse.
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Risarcimento medici specializzandi e prescrizione
La Corte di Cassazione chiarisce le regole su prescrizione e quantificazione del risarcimento per i medici che frequentarono le scuole di specializzazione prima del 1991 senza ricevere un'adeguata remunerazione. La Corte conferma che il termine di prescrizione decennale decorre dal 27 ottobre 1999 e che l'importo del risarcimento deve essere calcolato sulla base della Legge n. 370/1999, non del successivo D.Lgs. n. 257/1991. La sentenza accoglie il ricorso dell'amministrazione statale sull'importo e rigetta quello di un medico sulla decorrenza della prescrizione.
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Risarcimento Medici Specializzandi: la Prescrizione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto al risarcimento dei medici specializzandi per la mancata retribuzione durante i corsi frequentati prima del 1991, a causa della tardiva attuazione di direttive europee da parte dell'Italia. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando il proprio orientamento consolidato secondo cui il termine di prescrizione decennale per tale diritto decorre dal 27 ottobre 1999. A quella data, con l'entrata in vigore della Legge n. 370/99, si è cristallizzato l'inadempimento dello Stato, rendendo il danno certo e azionabile. Di conseguenza, le azioni intraprese oltre il 2009 sono state considerate tardive e quindi prescritte.
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Prescrizione contributi consortili: la Cassazione decide
Un consorzio di bonifica rivendicava la prescrizione decennale per i contributi irrigui, ma un'azienda agricola si opponeva, sostenendo il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato la prescrizione contributi consortili quinquennale, classificando tali oneri come prestazioni periodiche. Inoltre, ha chiarito che una legge regionale che sospende la riscossione non interrompe né sospende la prescrizione, la cui disciplina è di competenza esclusiva dello Stato.
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Intimazione di pagamento: quando è legittima?
Una contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per debiti previdenziali. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta di rateizzazione interrompe la prescrizione e che l'intimazione di pagamento è valida se rinvia alle cartelle esattoriali già notificate, non necessitando di un dettaglio analitico del calcolo.
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Prescrizione contributi: la denuncia non la interrompe
Un lavoratore perde la causa per la riliquidazione della pensione a causa della prescrizione dei contributi non versati. La Corte di Cassazione conferma che la denuncia del lavoratore non interrompe né raddoppia il termine di prescrizione quinquennale. L'ordinanza chiarisce anche che il giudice del rinvio può esaminare l'eccezione di prescrizione se non è stata oggetto della precedente decisione della Cassazione, ribadendo i limiti del principio di automaticità delle prestazioni previdenziali.
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Onere modale: estinzione per soppressione dell’ente
La Cassazione chiarisce che in caso di soppressione per legge di un ente beneficiario di un'eredità, l'onere modale non si trasferisce automaticamente all'ente subentrante. Se la legge non prevede la continuazione delle finalità originarie, l'obbligazione modale si estingue per impossibilità sopravvenuta, impedendo agli eredi di agire per la risoluzione del testamento.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla prescrizione dei contributi previdenziali, confermando il termine quinquennale introdotto dalla L. 335/1995. La Corte ha stabilito che la denuncia del lavoratore non ha l'effetto di raddoppiare tale termine per i contributi maturati dopo l'entrata in vigore della legge, né di interrompere la prescrizione. Il ricorso del lavoratore, che lamentava il mancato versamento dei contributi da parte della società datrice di lavoro, è stato rigettato, confermando la decisione della Corte territoriale che aveva accolto l'eccezione di prescrizione sollevata dall'Ente Previdenziale.
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Eccezione di prescrizione: limiti e oneri per il debitore
Un contribuente solleva l'eccezione di prescrizione per debiti previdenziali, ma la circoscrive al periodo post-notifica. La Cassazione chiarisce i limiti e gli oneri processuali, dichiarando inammissibile il ricorso e confermando che l'ambito del giudizio è definito dalle specifiche allegazioni della parte.
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Atti impugnabili: la richiesta di documenti è diniego?
Una società finanziaria, dopo aver acquisito un credito IRPEG, ne chiedeva il rimborso. L'Amministrazione Finanziaria rispondeva con ripetute richieste di integrazione documentale. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali richieste, se manifestano la volontà di non procedere al rimborso, non sono meri atti interlocutori ma veri e propri atti impugnabili, in quanto configurano un diniego sostanziale del diritto del contribuente, superando una lettura restrittiva della normativa.
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Omissione contributiva: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento del danno derivante da un'omissione contributiva per il periodo dal 1983 al 2006. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha chiarito un punto fondamentale sulla successione tra enti: la nuova Azienda Sanitaria (ASL) non possiede la legittimazione passiva per rispondere dei debiti delle vecchie Unità Sanitarie Locali (USL) maturati prima del 31 dicembre 1994. Di conseguenza, la domanda del lavoratore è stata rigettata per il periodo antecedente a tale data.
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Legittimazione passiva ASL: chi paga i debiti?
Una lavoratrice ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per ottenere il risarcimento del danno derivante da contributi previdenziali non versati tra il 1987 e il 1995. La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della legittimazione passiva ASL, stabilendo che le nuove Aziende non rispondono dei debiti maturati dalle vecchie USL prima del 31 dicembre 1994. Di conseguenza, la domanda della lavoratrice è stata rigettata per il periodo in questione.
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Legittimazione passiva ASL: chi paga i debiti?
Una psicologa ha citato un'Azienda Sanitaria Locale per il risarcimento del danno da omessi contributi previdenziali relativi al periodo 1987-1995, quando era in servizio presso la soppressa Unità Sanitaria. La Corte di Cassazione ha stabilito il difetto di legittimazione passiva ASL per i debiti sorti prima del 31 dicembre 1994, attribuendo la responsabilità alle gestioni liquidatorie regionali. La domanda della lavoratrice contro l'Azienda è stata quindi rigettata per tale periodo.
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Legittimazione passiva ASL: chi paga i debiti USL?
Una professionista ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'omesso versamento di contributi previdenziali relativi al periodo 1987-1995, quando operava la precedente Unità Sanitaria Locale (USL). La Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimazione passiva ASL non sussiste per i debiti maturati prima del 31 dicembre 1994. Per tale periodo, la responsabilità ricade sulle Regioni attraverso le apposite gestioni liquidatorie. Di conseguenza, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'ASL, rigettando la domanda della lavoratrice per il periodo fino al 1994.
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Motivazione per relationem: quando la sentenza è nulla
Un professionista ha richiesto la regolarizzazione dei contributi previdenziali a un'azienda sanitaria. Dopo due gradi di giudizio favorevoli, l'azienda ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello per un vizio di motivazione. La Corte d'Appello aveva infatti utilizzato una motivazione per relationem, richiamando un'altra sentenza senza effettuare un'analisi critica e autonoma del caso specifico. La Cassazione ha ribadito che tale pratica, se non accompagnata da una valutazione effettiva dei motivi di impugnazione, rende la sentenza nulla per motivazione apparente.
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