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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2022

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478 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS battuto sul tempo
Un professionista contesta l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS e la richiesta di pagamento dei contributi per l'anno 2013, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello respinge l'eccezione, ritenendo che la proroga di pagamento al 20 agosto 2013 (con maggiorazione dello 0,40%) avesse spostato in avanti l'inizio del termine di prescrizione, rendendo tempestiva la richiesta dell'INPS del 31 luglio 2018. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del professionista, stabilendo che la dilazione onerosa non sposta il termine iniziale della prescrizione, che decorre invece dalla prima scadenza non onerosa (8 luglio 2013). Di conseguenza, la prescrizione contributi Gestione Separata si era già compiuta prima della richiesta dell'INPS. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
Un Libero Professionista, iscritto all'Albo ma non alla cassa di categoria, si opponeva alla richiesta dell'Ente Previdenziale per il pagamento dei contributi del 2009. La Corte d'Appello dichiarava prescritti i contributi, ritenendo che il termine di cinque anni decorresse dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2010. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dal termine di pagamento effettivamente prorogato dalle norme tributarie (nel caso specifico, il 6 luglio 2010). Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata dall'Ente era tempestiva. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con l’INPS
Un libero professionista ha proposto opposizione contro una cartella di pagamento dell'INPS per contributi omessi relativi all'anno 2009, eccependo la prescrizione del credito. Dopo la decisione sfavorevole nei gradi di merito, il professionista ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza in camera di consiglio, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Prescrizione contributi INPS: la Cassazione punisce il ritardo
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 tramite un avviso di addebito notificato nel 2017. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la prescrizione contributi INPS decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la mancata compilazione del Quadro RR non costituisce un occultamento doloso del debito se il reddito è stato comunque dichiarato in un'altra sezione del modello fiscale. Di conseguenza, il diritto dell'ente previdenziale si è estinto per decorso del termine quinquennale.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: conta la scadenza
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo a contributi omessi per l'anno 2004. La Corte d'Appello aveva ritenuto tempestiva la richiesta dell'ente, calcolando la decorrenza della prescrizione dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore autonomo, stabilendo che la Prescrizione contributi Gestione Separata inizia a decorrere dal momento in cui scade il termine per il pagamento del saldo e degli acconti, e non dalla successiva presentazione della dichiarazione dei redditi. Quest'ultima costituisce infatti una mera dichiarazione di scienza e non il presupposto del credito previdenziale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, fissando la decorrenza del termine al 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dal termine effettivo di pagamento, comprensivo di eventuali proroghe. Nel caso specifico, un decreto governativo aveva differito la scadenza al 6 luglio 2010 per i contribuenti soggetti agli studi di settore. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 30 giugno 2015 è tempestiva, poiché rientra nel termine quinquennale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello.
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Prescrizione contributi gestione separata: INPS perde il ricorso
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Libero Professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista si è opposto eccependo l'avvenuta prescrizione del credito. L'ente ha sostenuto che l'omessa compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere il termine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, confermando che la mancata compilazione del quadro non comporta un automatico occultamento. Pertanto, la prescrizione contributi gestione separata decorre dalla scadenza dei termini di pagamento e, nel caso di specie, il diritto di riscossione si è estinto per il decorso del termine quinquennale. Vince il Libero Professionista, con condanna dell'ente al pagamento delle spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il recupero
L'ente previdenziale ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2005. Il lavoratore si è opposto eccependo la prescrizione del credito. L'ente ha sostenuto che la mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi avesse sospeso la prescrizione, configurando un occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del pagamento e che l'omessa compilazione del Quadro RR non costituisce un occultamento doloso. Di conseguenza, il professionista ha vinto la causa e i contributi sono stati dichiarati prescritti.
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Prescrizione dei contributi: la proroga salva il recupero INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi di un professionista per l'anno 2010. Il nodo centrale riguarda la prescrizione dei contributi dovuti alla Gestione separata. La Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione quinquennale non decorre dalla scadenza ordinaria, ma dal termine differito stabilito da un decreto governativo (D.P.C.M. del 12 maggio 2011), che aveva spostato la scadenza dei pagamenti al 6 luglio 2011. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'ente il 4 luglio 2016 è tempestiva, poiché avvenuta prima del compimento dei cinque anni dal nuovo termine. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il ricorso
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2010. Il professionista si è opposto, eccependo la prescrizione dei contributi previdenziali poiché erano decorsi più di cinque anni. L'ente previdenziale ha sostenuto che il termine fosse sospeso a causa della mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro fiscale e il dolo del debitore. L'accertamento di tale condotta spetta solo ai giudici di merito. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS vince sulle date
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi di una professionista per l'anno 2010. La controversia ruota attorno alla corretta individuazione del termine iniziale della prescrizione contributi Gestione Separata. Mentre i giudici di merito avevano calcolato la prescrizione quinquennale a partire dalla scadenza ordinaria di giugno, la Cassazione ha stabilito che bisogna considerare lo slittamento dei termini di pagamento introdotto dal D.P.C.M. del 12 maggio 2011, che aveva differito il versamento al 6 luglio 2011. Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata dall'Ente il 1° luglio 2016 è tempestiva poiché avvenuta prima del compimento dei cinque anni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Rivalutazione contributiva amianto: la scoperta batte la pensione
Il Lavoratore, andato in pensione nel 1999, ha richiesto nel 2017 la rivalutazione contributiva amianto per esposizione professionale. L'Ente Previdenziale ha eccepito la prescrizione decennale, sostenendo che il termine decorresse dalla data del pensionamento. La Corte d'Appello ha accolto questa tesi, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che la prescrizione inizia a decorrere solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce la reale consapevolezza dell'esposizione all'amianto, indipendentemente dal momento del pensionamento. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Ripetizione dell’indebito bancario: i limiti della diffida
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società Correntista contro la Banca in merito alla ripetizione dell'indebito bancario per un conto corrente. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva dichiarato prescritti i diritti di recupero per la maggior parte delle somme. L'unico atto interruttivo valido, costituito da una lettera di diffida, faceva esplicito e unico riferimento agli interessi anatocistici. Di conseguenza, la prescrizione è stata interrotta solo per questa specifica voce, escludendo tutte le altre pretese della Società Correntista. La Cassazione ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso poiché non contestavano direttamente questa specifica motivazione, condannando la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: scontro sul Quadro RR
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 a un avvocato iscritto alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, escludendo che la mancata compilazione del Quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse occultamento doloso del debito. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omissione sospendesse la prescrizione e che la scadenza di pagamento fosse stata prorogata al 6 luglio 2010, rendendo tempestiva la richiesta notificata il 1 luglio 2015. La Cassazione ha rimesso la causa alla sezione ordinaria per approfondire se il giudice possa rilevare d'ufficio la corretta decorrenza della prescrizione dei contributi previdenziali.
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Sconfinamento conto corrente: la tolleranza non è un nuovo fido
Il Correntista ha citato in giudizio La Banca per ottenere la restituzione di somme addebitate illegittimamente per interessi usurari e anatocismo. La controversia riguardava la natura dei versamenti sul conto corrente. Il Correntista sosteneva che il sistematico sconfinamento conto corrente, tollerato per dodici anni dalla banca senza richieste di rientro, dimostrasse un aumento implicito del fido. Di conseguenza, la prescrizione decennale per chiedere i rimborsi sarebbe dovuta decorrere solo dalla chiusura del conto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Correntista, confermando che la semplice tolleranza della banca non equivale a un accordo per l'innalzamento del fido. I versamenti oltre il limite pattuito sono quindi solutori e la prescrizione decorre dai singoli pagamenti, riducendo drasticamente l'importo recuperabile.
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Autonoma organizzazione IRAP: alti compensi non significano tasse
Un professionista impugna un avviso di accertamento per tasse non pagate nel 2001. L'Agenzia delle Entrate contesta ricavi non dichiarati e richiede il pagamento dell'IRAP. La Corte di Cassazione rigetta gran parte dei motivi del contribuente, confermando che le entrate vanno tassate nell'anno di competenza e che i vizi di firma dell'atto vanno contestati subito. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso sul tema dell'autonoma organizzazione IRAP. I giudici stabiliscono che un elevato volume d'affari o compensi alti non bastano, da soli, a dimostrare l'esistenza di una struttura organizzata soggetta a questa tassa. La sentenza viene quindi annullata limitatamente all'IRAP e rinviata per un nuovo giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: dolo o semplice omissione?
Un ingegnere si è opposto all'avviso di addebito dell'INPS per contributi non versati alla Gestione Separata per l'anno 2008, eccependo la prescrizione del credito. La Corte d'Appello aveva ritenuto sospesa la prescrizione a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando di aver comunque dichiarato il proprio reddito nel quadro RE. La Suprema Corte, rilevando l'importanza nomofilattica della questione relativa alla prescrizione contributi previdenziali e all'applicazione delle sanzioni per evasione o omissione, ha rimesso la causa alla Quarta Sezione per una decisione approfondita.
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Fondi assenti e prescrizione del diritto di credito: chi perde
Un professionista ha chiesto il risarcimento dei danni a un ex curatore fallimentare per non aver inserito i suoi crediti professionali nel piano di riparto finale. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda rilevando che i crediti erano già estinti. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del professionista. La Corte ha chiarito che la prescrizione del diritto di credito decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere legalmente, e non da quando il debitore acquisisce la disponibilità economica per pagare. La mancanza di fondi della procedura fallimentare rappresenta un mero impedimento di fatto e non sospende il decorso del termine. Di conseguenza, il danno è stato causato dall'inerzia del creditore e non dall'omissione del curatore.
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Prescrizione contributi previdenziali: il mistero del quadro RR
Una libera professionista si oppone all'addebito dell'INPS per contributi omessi nel 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. L'INPS sostiene che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisca doloso occultamento, sospendendo la prescrizione. La Corte d'Appello accoglie l'opposizione della professionista. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rileva che la scadenza dei pagamenti era stata prorogata, rendendo potenzialmente tempestiva la richiesta dell'ente. Tuttavia, poiché l'INPS ha incentrato il ricorso solo sull'occultamento, la sesta sezione rimette la causa alla sezione ordinaria per chiarire se il giudice possa rilevare d'ufficio il corretto inizio della prescrizione. La decisione finale sulla prescrizione contributi previdenziali è quindi rimandata.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 a un professionista non iscritto alla cassa professionale. La Corte d'appello ha dichiarato il credito prescritto, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La sesta sezione civile, rilevando una questione di massima importanza sulla rilevabilità d'ufficio del giorno di inizio della prescrizione, ha disposto la rimessione della causa alla Sezione Quarta civile. Al centro del dibattito resta la corretta applicazione della prescrizione contributi previdenziali e i poteri del giudice nel determinarne la decorrenza.
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