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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2022

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478 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Risarcimento medici specializzandi: no ai ricorsi tardivi
Un gruppo di medici, specializzatisi tra il 1983 e il 1995, ha richiesto il risarcimento medici specializzandi per la mancata o inadeguata remunerazione durante il periodo di formazione, lamentando il tardivo recepimento delle direttive europee da parte dello Stato italiano. Il Tribunale ha rigettato la domanda per intervenuta prescrizione decennale, individuando l'inizio del termine al 27 ottobre 1999 (entrata in vigore della Legge 370/1999). I medici hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la prescrizione dovesse decorrere solo dal 2011, anno in cui si sono risolte le incertezze giurisprudenziali sulla materia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le incertezze interpretative non impediscono il decorso della prescrizione, la quale inizia inderogabilmente dal 1999 e può essere interrotta anche con una semplice richiesta stragiudiziale. I medici sono stati condannati alle spese.
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Prescrizione del risarcimento danni: medici sconfitti dallo Stato
Un gruppo di medici ha chiesto il risarcimento dei danni per la mancata remunerazione durante i corsi di specializzazione frequentati tra il 1983 e il 1991, in violazione delle direttive europee. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendo il diritto ormai estinto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la prescrizione del risarcimento danni, di durata decennale, ha iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999 che ha rimosso ogni incertezza sul diritto al compenso. Avendo i medici avviato la causa solo nel 2013, il loro diritto si era ormai definitivamente estinto.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha ritenuto prescritto il credito, calcolando il termine di cinque anni dal 16 giugno 2010. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, un decreto ministeriale aveva prorogato il termine di versamento al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 1° luglio 2015 è tempestiva, poiché rientra perfettamente nel termine quinquennale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Ripetizione dell’indebito: la banca paga due volte ma perde
Una società creditrice riceve un pagamento da una banca tramite pignoramento. Successivamente, il debitore principale fallisce. Il curatore fallimentare dichiara inefficace il pagamento e costringe la banca a pagare una seconda volta nel 2005. Solo nel 2016 la banca avvia un'azione di ripetizione dell'indebito contro la società creditrice per riavere il primo pagamento. La Corte di Cassazione stabilisce che il diritto alla restituzione sorge quando la banca esegue il secondo pagamento al fallimento (2005) e non quando la sentenza sul fallimento diventa definitiva (2015). Di conseguenza, l'azione avviata nel 2016 è prescritta perché sono passati più di dieci anni. Vince la società creditrice.
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Termine di decadenza imposta di registro: Fisco sconfitto
Un contribuente acquista un immobile storico usufruendo dell'agevolazione prima casa. L'atto, registrato il 28 giugno 2011, è sottoposto alla condizione sospensiva del mancato esercizio della prelazione da parte dello Stato. Nel 2014, l'Agenzia delle Entrate notifica avvisi di liquidazione contestando i requisiti dell'agevolazione, ritenendo che il termine per l'accertamento decorra dall'avveramento della condizione avvenuto nel 2012. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Fisco. I giudici chiariscono che il termine di decadenza imposta di registro decorre sempre dalla data di registrazione dell'atto, anche in presenza di una condizione sospensiva legata alla prelazione pubblica. Di conseguenza, l'accertamento notificato oltre i tre anni dalla registrazione è nullo per decadenza del potere impositivo dell'ufficio.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop dopo 10 anni
Il Lavoratore ha chiesto il riconoscimento della rivalutazione contributiva per amianto per il periodo dal 1974 al 1992. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendo prescritto il diritto, poiché erano decorsi più di dieci anni dalla cessazione dell'esposizione (avvenuta nel 1999), momento in cui il dipendente era consapevole del rischio. Il Lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la prescrizione dovesse decorrere solo dalla piena e successiva consapevolezza dell'esposizione qualificata. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando che il termine di prescrizione decennale decorre da quando l'interessato ha avuto o avrebbe potuto avere conoscenza dell'esposizione oltre la soglia di tolleranza. Nel caso specifico, tale momento coincideva con la fine del rapporto di lavoro esposto al rischio.
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Prescrizione aliud pro alio: nessun risarcimento dopo 10 anni
Un acquirente ha acquistato un quadro rivelatosi falso dopo vent'anni. Il venditore finale ha chiamato in causa i precedenti intermediari fino al venditore originario, che aveva consegnato l'opera nel 1989. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento si prescrive in dieci anni. La prescrizione aliud pro alio inizia a decorrere dal momento della consegna del bene (1989) e non dalla scoperta della falsità (avvenuta nel 2011). L'ignoranza del compratore costituisce un mero ostacolo di fatto che non sospende il decorso del tempo. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del venditore originario, dichiarando prescritta l'azione nei suoi confronti.
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Prescrizione del risarcimento danni: il vivaio allagato vince
Il Danneggiato, titolare di un vivaio, ha chiesto il risarcimento dei danni alla Società per i periodici allagamenti dei propri terreni causati dalla costruzione di un centro commerciale. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendo maturata la prescrizione del risarcimento danni, considerando l'alluvione del 1991 come unico evento istantaneo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Danneggiato. I giudici hanno chiarito che, trattandosi di allagamenti periodici e ripetuti nel tempo, la prescrizione del risarcimento danni quinquennale non colpisce l'intera pretesa, ma esclude solo i singoli episodi avvenuti oltre cinque anni prima della notifica dell'atto di citazione. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame dei fatti.
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Prescrizione contributi previdenziali: il rinvio salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, il pagamento dei contributi alla Gestione Separata per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo superato il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, il termine originario del 6 giugno 2010 era stato legalmente differito al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, anche l'inizio della prescrizione è slittato, rendendo tempestiva la richiesta dell'ente previdenziale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un avvocato non iscritto alla Cassa forense per l'anno 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali. L'ente previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del "Quadro RR" nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere il termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che l'omessa compilazione del quadro fiscale non equivale automaticamente a un comportamento doloso, specialmente se il contribuente ha regolarmente dichiarato il proprio reddito complessivo e l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata non era ancora pacifico all'epoca dei fatti. Di conseguenza, il credito dell'INPS è stato dichiarato prescritto.
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Eccezione di prescrizione: la Banca batte i correntisti
Un'azienda correntista ha citato in giudizio la Banca per contestare l'addebito di interessi illegittimi sul proprio conto corrente. La Banca si è difesa sollevando l'eccezione di prescrizione per i pagamenti avvenuti oltre dieci anni prima. La Corte d'Appello ha respinto la difesa della Banca, ritenendo che spettasse a quest'ultima dimostrare quali versamenti fossero solutori (pagamenti effettivi) e quali ripristinatori. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Banca. I giudici hanno stabilito che, per far valere l'eccezione di prescrizione, la Banca deve solo dichiarare l'inerzia del cliente. Spetta poi al giudice, anche tramite un consulente tecnico, verificare la natura dei singoli versamenti per calcolare i termini di prescrizione.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’ente perde la causa
Un avvocato libero professionista, non iscritto alla Cassa Forense, ometteva di compilare il quadro RR della dichiarazione dei redditi, non versando i contributi alla Gestione Separata. L'ente previdenziale richiedeva il pagamento oltre il termine di cinque anni, sostenendo che l'omessa compilazione del quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito, capace di sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso del debito. Di conseguenza, opera la ordinaria prescrizione contributi previdenziali quinquennale, rendendo nullo il recupero crediti tardivo dell'ente previdenziale.
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Prescrizione contributi previdenziali: Quadro RR vuoto, INPS ko
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un praticante avvocato per l'anno 2011. Il professionista non aveva compilato il "Quadro RR" della dichiarazione dei redditi, pur avendo dichiarato i propri compensi nel "Quadro CM". La Corte d'appello ha dichiarato la prescrizione contributi previdenziali, escludendo che l'omessa compilazione del Quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro previdenziale e la volontà di nascondere il debito, specialmente se i redditi sono stati comunque dichiarati al fisco e vi era incertezza normativa sull'obbligo di iscrizione alla Gestione separata. L'ente previdenziale perde la causa e viene condannato a pagare le spese legali.
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Gestione separata INPS: obbligo anche con reddito sotto i 5000€
L'ente previdenziale ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi per l'anno 2009 relativi alla Gestione separata INPS. La Corte d'Appello aveva dichiarato il credito prescritto e non dovuto, poiché il reddito del professionista era inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Innanzitutto, ha chiarito che la prescrizione quinquennale non era decorsa, poiché il termine di pagamento originario era stato prorogato al 6 luglio 2010, rendendo tempestiva la richiesta dell'ente del 6 luglio 2015. Inoltre, ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per un professionista iscritto all'albo dipende dall'abitualità dell'attività, non dal superamento della soglia di 5.000 euro, che rileva solo per il lavoro occasionale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un ingegnere ha proposto opposizione contro due avvisi di addebito dell'ente previdenziale per contributi dovuti alla Gestione Separata negli anni 2007 e 2008. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il diritto dell'ente. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la scadenza del pagamento era stata prorogata da un decreto ministeriale, spostando in avanti l'inizio del termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, tenendo conto anche dei differimenti temporali disposti per legge. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Iscrizione Gestione Separata: l’avvocato perde contro l’INPS
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di Iscrizione Gestione Separata per un avvocato che, pur iscritto all'albo, non versava i contributi soggettivi alla Cassa Forense ma solo il contributo integrativo di solidarietà. Avendo superato la soglia di reddito di 5.000 euro, il professionista è tenuto al pagamento dei contributi previdenziali all'INPS. La Corte ha inoltre chiarito che la prescrizione quinquennale dei contributi decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, tenendo conto anche dei rinvii ufficiali dei termini fiscali (come il differimento al 6 luglio 2010 per i redditi 2009). Di conseguenza, la richiesta dell'INPS notificata il 30 giugno 2015 è tempestiva. Il ricorso del professionista è stato rigettato.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata. Il professionista riteneva che il debito fosse estinto per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento, tenendo conto anche delle proroghe governative dei termini di versamento delle imposte. Inoltre, l'invio di un avviso bonario da parte dell'ente previdenziale prima della scadenza del termine prorogato interrompe validamente il decorso del tempo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, annullando la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato prescritti i contributi, e ha rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: quadro RR vuoto non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali a una professionista iscritta alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritti tali crediti. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi da parte della professionista avesse occultato dolosamente il debito, sospendendo così la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso del debito. Quest'ultimo costituisce un accertamento di fatto che non può essere rivalutato in sede di legittimità. Di conseguenza, trova applicazione la prescrizione contributi previdenziali in favore della professionista.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop ai ricorsi tardivi
Il Lavoratore ha richiesto all'INPS la rivalutazione contributiva per amianto per il periodo dal 1987 al 2000. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo che la prescrizione non potesse decorrere prima del riconoscimento ufficiale dell'esposizione. L'INPS ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che il termine di prescrizione decennale decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza del rischio, coincidente con la presentazione della domanda di accertamento all'INAIL avvenuta nel 1996. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la richiesta presentata dal lavoratore solo nel 2013 è tardiva poiché il diritto si era ormai prescritto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi INPS: quadro RR vuoto non è dolo
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito, essendo trascorso il termine di cinque anni. L'ente previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che l'omessa compilazione del quadro RR non equivale automaticamente a un occultamento intenzionale, soprattutto perché l'ente dispone di autonomi poteri ispettivi per verificare i redditi. Di conseguenza, la prescrizione contributi INPS è confermata, poiché il primo atto interruttivo è stato notificato oltre i cinque anni dall'esigibilità del credito.
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