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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2026

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2903 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Notifica per irreperibilità assoluta: annullato il maxi debito
Una società riceveva un'intimazione di pagamento per oltre quattro milioni di euro, basata su cartelle e avvisi di accertamento mai ricevuti. L'agente della riscossione aveva applicato la procedura di Notifica per irreperibilità assoluta, limitandosi a un singolo accesso presso la sede e raccogliendo sommarie informazioni dal portiere dello stabile. La società impugnava l'atto denunciando la mancata ricerca approfondita e il mancato tentativo di notifica al legale rappresentante, il cui indirizzo risultava noto dagli atti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che il fisco non può ricorrere a tale procedura semplificata senza dimostrare adeguate ricerche anagrafiche e senza aver prima cercato il legale rappresentante della persona giuridica.
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Responsabilità dei soci per debiti tributari dopo la chiusura
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento agli ex soci di una società a responsabilità limitata cancellata dal registro delle imprese, reclamando debiti per IRES, IVA e IRAP. I giudici d'appello avevano annullato gli atti ritenendo che la responsabilità dei soci sussistesse unicamente in caso di effettiva riscossione di somme dal bilancio di liquidazione, con onere della prova a carico del Fisco. La Corte di Cassazione ha accolto la tesi dell'Ufficio, chiarendo i confini della responsabilità dei soci per debiti tributari. I giudici di legittimità hanno stabilito che la cancellazione della società trasferisce i debiti agli ex soci come successori. L'interesse ad agire del Fisco permane anche in assenza di attivo distribuito, qualora possano emergere sopravvenienze attive o beni ommessi nel bilancio. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Riqualificazione in cessione d’azienda: no alla detrazione IVA
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la detrazione dell'IVA relativa all'acquisto di merci e macchinari da due distinti fornitori. L'ufficio finanziario ha operato la riqualificazione in cessione d'azienda di queste transazioni, considerando che avevano comportato il passaggio dei dipendenti, l'accollo del TFR, il subentro nell'affitto del locale e il trasferimento del portafoglio clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'atto impositivo, rigettando il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che conta la sostanza economica dell'operazione e non la forma delle singole fatture emesse. Di conseguenza, la riqualificazione in cessione d'azienda comporta l'inapplicabilità della detrazione IVA, rendendo l'operazione soggetta a imposta di registro.
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Licenziamento per assenza ingiustificata: no se c’è smart working
Un'azienda ha intimato un licenziamento per assenza ingiustificata a un proprio manager, contestandogli nove giornate di mancata presenza in sede. Il dipendente ha impugnato il recesso, sostenendo di aver svolto regolarmente le mansioni in modalità lavoro agile, concordata via email durante l'emergenza pandemica. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sanzione espulsiva. I giudici hanno chiarito che, nel periodo emergenziale, non occorreva la forma scritta per lo smart working. Inoltre, l'azienda, avendo tollerato e confermato nel tempo la prestazione da remoto, non poteva poi contestare la mancanza del formale accordo scritto. È stato infine confermato il calcolo del risarcimento includendo il premio di produzione continuativo nella retribuzione globale di fatto. Il ricorso datoriale è stato quindi integralmente respinto.
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Ordini di investimento verbali: la Cassazione conferma il debito
Un investitore ha contestato il debito accumulato per uno scoperto di conto corrente presso un istituto bancario estero, chiedendo l'annullamento delle operazioni per mancanza di forma scritta e per le irregolarità commesse dal proprio fiduciario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore, confermando la sua condanna al pagamento di oltre quattrocentomila euro. I giudici hanno chiarito che gli ordini di investimento verbali sono pienamente validi quando la clausola del contratto quadro stabilisce che le istruzioni siano impartite 'di norma per iscritto' e non a pena di nullità. Inoltre, la responsabilità del procuratore speciale, che ha agito su mandato dell'investitore e non come promotore della banca, ricade interamente sul cliente. L'investitore dovrà quindi saldare il debito e pagare le spese di lite.
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Mansioni superiori: svolgerle non basta se manca il confronto
Il Lavoratore ha agito in giudizio contro L'Azienda per ottenere il riconoscimento delle mansioni superiori e il pagamento delle relative differenze retributive. Il dipendente ha sostenuto di aver svolto compiti riconducibili a un livello contrattuale piu elevato rispetto a quello assegnato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha chiarito che, per ottenere il riconoscimento delle mansioni superiori, il lavoratore deve applicare il procedimento trifasico. Questo metodo richiede di indicare le declaratorie del contratto collettivo e di provare i dettagli differenziali tra il livello posseduto e quello preteso. L'assenza di tale confronto specifico rende le domande generiche e inammissibili, senza possibilita di sanare la lacuna con testimoni. Il Lavoratore e stato condannato al pagamento delle spese giudiziarie.
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Opposizione di terzo revocatoria e prova di frode sui crediti
Una lavoratrice ottiene un decreto ingiuntivo non opposto per stipendi non pagati dalla propria azienda. Una società terza propone opposizione di terzo revocatoria sostenendo che lavoratrice e dita abbiano inventato il debito mediante un accordo collusivo per danneggiarla. La Corte d'Appello respinge l'azione ritenendo dimostrato il lavoro subordinato e non provato il piano fraudolento. La società terza ricorre in Cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. Chi propone opposizione di terzo revocatoria deve provare l'intesa fraudolenta, mentre la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati dai giudici di merito. La società terza perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese legali.
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Sanatoria notifica cartella esattoriale: il ricorso salva l’atto
Il Contribuente ha impugnato una cartella esattoriale relativa all'IRAP, consegnata nelle mani della nonna convivente senza l'invio della raccomandata informativa. Nonostante la falla nella procedura di consegna, la Corte di Cassazione ha confermato la validità della pretesa fiscale. I giudici hanno stabilito che la tempestiva contestazione dell'atto produce la sanatoria notifica cartella esattoriale per raggiungimento dello scopo. L'azione del Contribuente ha infatti dimostrato la piena conoscenza del debito prima della scadenza dei termini legali. Inoltre, la tardiva costituzione nel giudizio di appello ha precluso l'esame di ulteriori difese. La Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando il Contribuente al pagamento delle spese di giudizio.
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Consegna contratto bancario e limite decennale: la Cassazione
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per richiedere la restituzione di somme indebitamente addebitate per interessi e commissioni illegittime su un conto decennale. La richiesta è stata rigettata nei primi gradi di merito poiché la cliente non ha esibito il contratto originario, ritenendo che l'obbligo di conservazione della banca si estingua dopo dieci anni. La Corte di Cassazione ha sollevato una questione fondamentale riguardante la consegna contratto bancario. I giudici hanno emesso un'ordinanza interlocutoria per stabilire se il diritto del cliente ad avere copia del contratto sia permanente o sottomesso al limite decennale, rinviando la causa alla pubblica udienza.
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Occupazione sine titulo: quando scatta il risarcimento danni
Una società proprietaria ha richiesto il risarcimento per la prolungata occupazione sine titulo di un complesso immobiliare da parte di un'altra azienda. La Corte d'Appello ha riconosciuto il danno emergente e ha calcolato l'indennizzo applicando i valori ufficiali OMI e le perizie tecniche. La società occupante ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di prova del danno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che le valutazioni delle prove spettano al giudice di merito. La decisione conferma che l'occupazione illegittima da diritto al risarcimento quando il danno emergente risulta adeguatamente provato tramite presunzioni e dati di mercato. La parte soccombente deve pagare le spese di giudizio.
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Revocazione ordinanza di Cassazione: dalla svista alla vittoria
Un correntista chiede alla banca la restituzione di somme indebitamente versate su tre conti correnti. I giudici di merito rigettano le domande. Successivamente, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso sostenendo che il cliente non avesse impugnato la mancanza di prova su un conto specifico, creando così un giudicato interno. Il cliente propone ricorso sostenendo che la Cassazione ha commesso un errore di svista nel verificare gli atti di causa. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte accoglie la domanda di revocazione ordinanza di Cassazione: riconosce di aver ignorato la presenza dell'atto di appello che contestava la mancanza di prova. Di conseguenza, annulla la precedente decisione e rinvia il caso alla Corte d'Appello per riesaminare il merito della controversia.
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Indennità di servizio estero: spetta con mansioni superiori
Una dipendente del Ministero ha svolto mansioni superiori di gestione contabile all'estero per diversi anni. La lavoratrice ha richiesto l'adeguamento economico della retribuzione e della relativa indennità di servizio estero in base alle mansioni effettivamente esercitate. Il Ministero ha impugnato la decisione favorevole alla lavoratrice, sostenendo che l'indennità non ha natura retributiva e richiederebbe la prova concreta dei maggiori oneri sostenuti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno chiarito che, ai fini del calcolo della quota variabile dell'indennità, occorre guardare alle mansioni superiori concretamente svolte e alla sede di servizio. Il dipendente non deve provare i singoli costi sostenuti, in quanto determinati in modo forfettario dai decreti ministeriali. La dipendente vince la causa e il Ministero viene condannato al pagamento delle spese legali.
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Principio di autosufficienza del ricorso e il Fisco sconfitto
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la categoria e la rendita catastale di un immobile adibito a magazzino e autorimessa. La Contribuente ha impugnato l'atto ottenendo l'annullamento nei gradi di merito. L'Ente impositore ha quindi proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver correttamente notificato l'atto agli eredi di una co-proprietaria deceduta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso applicando il principio di autosufficienza del ricorso. L'Agenzia non ha infatti né allegato né riassunto i documenti indispensabili a provare il decesso della parte e la qualità di eredi dei destinatari della notifica. La decisione favorevole alla Contribuente è rimasta definitiva con condanna dell'Ente al pagamento delle spese di lite.
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Onere della prova polizza assicurativa: vince il Condominio
Un proprietario e il suo inquilino hanno richiesto i danni al Condominio per le infiltrazioni d'acqua causate da una condotta usurata. Il Condominio ha chiamato in causa l'Assicurazione per essere manlevato. L'Assicurazione ha sostenuto che la polizza escludeva i danni da vetustà, ma non ha fornito la prova dell'esistenza della clausola limitativa nel giudizio di primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condominio, stabilendo un chiaro principio sull'onere della prova polizza assicurativa: spetta sempre alla compagnia assicurativa dimostrare la presenza e il contenuto delle clausole che limitano la garanzia, mentre l'assicurato deve solo provare il contratto e il danno generale. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Prova dei consumi di energia: perché il fornitore perde la causa
Un'azienda alberghiera ha contestato una maxi bolletta e una fattura di conguaglio inviata dal fornitore di elettricità, sostenendo che gli importi non corrispondessero ai consumi effettivi. Il fornitore ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo, ma i giudici di merito lo hanno annullato per mancanza di riscontri concreti sulle somministrazioni effettuate. La società fornitrice si è quindi rivolta alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza. Il fornitore non ha specificato o allegato correttamente i documenti e le fatture a sostegno della propria tesi. Di conseguenza, la pretesa creditoria del fornitore è stata definitivamente respinta per carenza della prova dei consumi di energia.
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Aiuti di Stato e agevolazioni fiscali: il freno della Cassazione
Un'azienda ha richiesto agevolazioni e rateizzazioni tributarie per i danni causati da eventi sismici. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio per alcune imposte sostitutive. Dopo decisioni favorevoli all'impresa nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha chiarito che il tema degli aiuti di Stato e agevolazioni fiscali deve rispettare rigorosamente il diritto dell'Unione Europea. Le sospensioni e i tagli d'imposta concessi per calamità naturali a favore di imprese commerciali possono configurare aiuti illegittimi se superano i limiti europei. Pertanto, la causa torna al giudice di merito per verificare se l'agevolazione rientri nella regola del de minimis o risponda a danni effettivi e diretti subiti dall'azienda, senza alcuna sovracompensazione rispetto alle perdite reali.
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Acquisizione sanante: l’Ente Pubblico perde sugli indennizzi
L'Ente Pubblico ha occupato per anni un terreno privato per realizzare alloggi popolari, formalizzando il passaggio di proprietà solo in seguito tramite un provvedimento di acquisizione sanante. I giudici di merito hanno riconosciuto alle proprietarie un cospicuo risarcimento per i danni patiti e per l'occupazione senza titolo. L'Ente Pubblico ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione dei crediti maturati nei singoli anni e contestando la quota di proprietà iniziale delle eredi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici hanno stabilito che l'indennizzo dovuto per l'acquisizione sanante costituisce un credito unico che nasce al momento del provvedimento finale. Inoltre, per l'effetto retroattivo della divisione ereditaria, le eredi sono uniche proprietarie del bene sin dall'inizio. L'Ente Pubblico è stato condannato a rifondere tutte le spese legali.
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Compensazione delle spese di lite senza notifica dello sgravio
Una società riceve un'intimazione di pagamento per sanzioni stradali già annullate da una precedente sentenza. L'Ente Riscossore dispone il discarico del debito prima della causa, ma non lo comunica alla debitrice. La società presenta ricorso per bloccare l'atto e chiede la condanna dell'ente al pagamento delle spese giudiziarie. I giudici di merito dichiarano cessata la materia del contendere e dispongono la compensazione delle spese di lite. La società ricorre in Cassazione sostenendo di non essere a conoscenza dello sgravio prima di agire. La Corte Suprema rigetta il ricorso. Secondo i giudici, il debito era già estinto e la società avrebbe potuto verificare la posizione con un semplice estratto di ruolo. La compensazione delle spese di lite è corretta perché bilancia l'omessa comunicazione dello sgravio da parte dell'amministrazione con l'assenza di un effettivo bisogno di iniziare la causa.
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Appalto non genuino: stop ai benefici contributivi per l’impresa
Una cooperativa sociale ha impugnato un verbale con cui l'INPS richiedeva il pagamento di contributi e la restituzione delle agevolazioni godute per oltre 500 mila euro. L'ispezione ha rilevato la concessione di aspettative non retribuite prive di idonea giustificazione e la presenza di un appalto non genuino stipulato con una fondazione. Nel servizio prestato, la committente dirigeva direttamente i dipendenti della cooperativa, priva di autonomia e di rischio d'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del datore di lavoro. I giudici hanno chiarito che il DURC ha valore meramente certificativo e non impedisce all'INPS di verificare la presenza reale dei requisiti di legge. L'interposizione illecita di manodopera comporta la perdita definitiva dei benefici contributivi previsti dalla normativa.
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Buoni postali fruttiferi prescrizione: persi capitale e danni
Due risparmiatori chiedono il risarcimento dei danni all'ente erogatore, lamentando la mancata consegna del foglio informativo e la conseguente perdita del capitale per decorso dei termini. Il Tribunale accoglie la domanda dei cittadini, ma la Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che i termini di scadenza sono conoscibili tramite la pubblicazione dei decreti ministeriali in Gazzetta Ufficiale e che l'investitore deve informarsi in virtù del principio di autoresponsabilità. Pertanto, per i **buoni postali fruttiferi prescrizione** e omissione del foglio informativo non generano un diritto al risarcimento se il ritardo nell'incasso dipende dalla disattenzione dell'investitore. Il ricorso dell'intermediario viene accolto e la richiesta di danni viene definitivamente respinta.
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