LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 157 Codice Penale — Anno 2023

Pagina 14 di 40

1315 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Sospensione condizionale della pena: reclusione no, multa sì
Due soggetti, condannati in appello per rapina a due anni di reclusione e seicento euro di multa, hanno fatto ricorso in Cassazione. I ricorrenti lamentavano la mancata pronuncia dei giudici di secondo grado sulla richiesta di sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Rilevando la risalenza dei fatti e l'assenza di precedenti penali degli imputati, la Suprema Corte ha formulato una prognosi favorevole sul loro comportamento futuro. Di conseguenza, ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, concedendo direttamente la sospensione condizionale della pena limitatamente alla sanzione detentiva, escludendo quella pecuniaria per il superamento dei limiti di legge.
Continua »
Ricettazione e prescrizione: quando il tempo cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro soggetti condannati per vari reati, tra cui detenzione illegale di armi e ricettazione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente i ricorsi del Primo e del Quarto Ricorrente, annullando senza rinvio la sentenza d'appello limitatamente ad alcuni capi d'accusa poiché i reati si erano estinti per prescrizione prima della decisione d'appello. Per gli altri due ricorrenti, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha chiarito che in tema di ricettazione e prescrizione, l'inammissibilità del ricorso principale impedisce di rilevare la prescrizione maturata successivamente. Inoltre, per concedere l'attenuante della particolare tenuità nella ricettazione, non basta il lieve valore economico dei beni, ma occorre valutare globalmente la gravità del fatto e la capacità a delinquere del soggetto.
Continua »
Ricettazione di targhe rubate: il silenzio costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di ricettazione di targhe rubate. Le targhe erano state rinvenute nel bagagliaio della sua vettura senza che l'uomo le avesse consegnate alle autorità, dimostrando la consapevolezza della loro provenienza illecita e l'intenzione di utilizzarle. La Suprema Corte ha confermato la condanna, chiarendo che l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello. L'automobilista perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Integrazione probatoria d’ufficio: tra decadenza e prescrizione
Il caso riguarda due soggetti: il primo accusato di reati tributari e il secondo di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il primo imputato contestava l'assunzione tardiva di un testimone, ma la Cassazione ha chiarito che l'integrazione probatoria d'ufficio spetta al giudice quando è assolutamente necessaria per decidere, superando anche le decadenze delle parti. Tuttavia, per entrambi gli imputati i reati sono stati dichiarati estinti per prescrizione. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna del primo imputato. Per il secondo imputato, la Corte ha confermato la prescrizione dei reati ma ha annullato con rinvio la decisione sulla confisca del denaro, poiché i giudici d'appello non avevano motivato adeguatamente sull'effettivo profitto e sul reale beneficiario delle somme.
Continua »
Prescrizione del reato: condanna annullata anche senza innocenza
L'Imputato era stato condannato in appello alla pena di tre mesi di arresto e un'ammenda per il reato di guida senza patente. Contro tale decisione, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza della recidiva e il diniego della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che il reato, commesso nel luglio 2017, si era estinto per il decorso del termine massimo di cinque anni. Non emergendo dagli atti l'evidente e immediata prova dell'innocenza dell'imputato, idonea a giustificare un'assoluzione nel merito ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata.
Continua »
Riparazione per l’ingiusta detenzione negata se c’è una condanna
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che chiedeva la riparazione per l'ingiusta detenzione subita per circa sei mesi. L'ordinanza cautelare originaria si fondava su molteplici reati. Sebbene l'imputato fosse stato assolto dall'accusa di associazione mafiosa e porto d'armi, e altri reati fossero andati prescritti, egli era stato condannato in via definitiva per spaccio di sostanze stupefacenti. I giudici hanno ribadito che la condanna anche per uno solo dei reati posti a fondamento della misura cautelare esclude il diritto all'indennizzo, qualora tale reato sia idoneo a giustificare la custodia. Inoltre, la prescrizione non dà diritto alla riparazione, a meno che la detenzione non superi la pena inflitta o manchino del tutto i presupposti della misura.
Continua »
Prescrizione del reato: Cassazione annulla condanna e confisca
Il caso riguarda un Contribuente condannato nei gradi di merito per reati tributari commessi nel 2012. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, rilevando che la prescrizione del reato si era già perfezionata prima della sentenza d'appello del 2022. I giudici chiariscono che la sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19 non si applica se non vi erano scadenze processuali effettive in corso. Di conseguenza, viene dichiarata l'estinzione del reato per prescrizione del reato e viene revocata la confisca per equivalente dei beni, in quanto la norma che la consente in caso di prescrizione non può essere applicata retroattivamente a fatti antecedenti al 2018.
Continua »
Prescrizione del reato vs condanna: il destino dei coimputati
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di tre soggetti condannati in appello per ricettazione di autovetture, sottrazione di beni sequestrati e falso materiale. Per due degli imputati, la Suprema Corte ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza di condanna, accertando l'avvenuta prescrizione del reato. In particolare, per uno di essi è stata rilevata l'omessa pronuncia dei giudici d'appello sulla richiesta di acquisizione di una consulenza tecnica, vizio che ha determinato la nullità della decisione e il successivo decorso dei termini di prescrizione del reato. Al contrario, il ricorso del terzo imputato, accusato di ricettazione per il possesso ingiustificato di tre auto rubate, è stato dichiarato inammissibile poiché generico e volto a trasferire l'onere della prova sull'accusa, confermando così la sua condanna definitiva.
Continua »
Truffa contrattuale: ha il camper ma l’assegno vuoto lo condanna
Un acquirente ha comprato un camper pagando con un assegno privo di fondi e ottenendo dilazioni di pagamento tramite continui raggiri. Condannato per truffa contrattuale e riciclaggio, ha fatto ricorso in Cassazione contestando la competenza territoriale e sostenendo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la scelta del giudizio abbreviato preclude ogni contestazione sulla competenza territoriale. Inoltre, nella truffa contrattuale, il reato si consuma solo al momento dell'ultimo atto dannoso (il mancato incasso dell'assegno a giugno 2014) e non al momento del passaggio di proprietà del mezzo. Di conseguenza, la prescrizione non era ancora maturata al momento della sentenza d'appello.
Continua »
Sospensione condizionale della pena: la multa batte il carcere
L'Imputata, condannata per resistenza a pubblico ufficiale, ha impugnato la sentenza lamentando il mancato accoglimento della richiesta di sostituire la pena detentiva con una sanzione pecuniaria. La Corte d'appello riteneva erroneamente incompatibile tale sostituzione con la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha chiarito che i due benefici sono pienamente compatibili, poiché il condannato ha interesse a ottenerli entrambi per evitare il carcere anche in caso di revoca della sospensione. Tuttavia, poiché il reato è stato commesso nel 2014, la Suprema Corte ha rilevato il decorso del termine massimo di prescrizione. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato. L'Imputata ottiene così la cancellazione della condanna.
Continua »
Appropriazione indebita: l’ex amministratore si salva col tempo
Un amministratore di condominio è stato condannato per il reato di appropriazione indebita per essersi impossessato di circa 26 mila euro appartenenti alla cassa condominiale. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato si fosse estinto per prescrizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che per l'appropriazione indebita commessa dall'amministratore condominiale il reato si consuma nel momento esatto della cessazione della carica (revoca o dimissioni), poiché è in quel momento che si verifica l'interversione del possesso in mancanza di restituzione delle somme. Di conseguenza, calcolando il termine di prescrizione a partire dalla data di revoca dell'incarico, il reato è risultato estinto prima della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
Continua »
Prescrizione del reato e risarcimento danni: la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato in primo grado per ricettazione. La Corte d'appello aveva dichiarato estinto il reato per prescrizione, ma aveva confermato le statuizioni civili a favore dell'azienda truffata. L'imputato contestava la sussistenza del reato e la quantificazione della provvisionale. La Suprema Corte ha chiarito che la prescrizione del reato e risarcimento danni possono coesistere: il giudice penale, ai sensi dell'articolo 578 del codice di procedura penale, deve comunque decidere sulle richieste della parte civile. Inoltre, la provvisionale non è impugnabile in Cassazione poiché ha natura provvisoria e discrezionale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Prescrizione del reato: niente condanna ma il risarcimento resta
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo accusato di frode assicurativa per fatti commessi nel 2012. Il ricorrente ha eccepito la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza d'appello del 2022. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine massimo di sette anni e sei mesi era ampiamente decorso senza sospensioni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna penale. Tuttavia, i giudici hanno confermato le statuizioni civili: l'imputato dovrà comunque risarcire il danno alla vittima, poiché la responsabilità civile era stata accertata correttamente nei gradi precedenti.
Continua »
Ricettazione: la prescrizione batte la scoperta tardiva
L'Imputato era stato condannato per il reato di ricettazione per aver utilizzato un assegno rubato come acconto per l'acquisto di un terreno nel 2011. I giudici di appello avevano calcolato la prescrizione a partire dal momento dell'accertamento del reato da parte delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la ricettazione si consuma nel momento in cui si riceve o si utilizza il bene illecito (nel caso specifico, il 29 ottobre 2011), e non quando questo viene scoperto. Di conseguenza, essendo decorso il termine massimo di dieci anni senza interruzioni, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione del reato.
Continua »
Omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali: no alla truffa
Un soggetto, precedentemente condannato per associazione mafiosa, riceve un risarcimento danni di 178.000 euro per la morte di un parente ma non lo comunica alla Polizia tributaria entro i trenta giorni previsti. Viene inoltre accusato di truffa per aver nascosto tale somma durante una richiesta di riabilitazione. La Corte di Cassazione chiarisce che l'obbligo di comunicazione riguarda qualsiasi variazione patrimoniale, anche se derivante da fonti lecite come un risarcimento. Tuttavia, esclude il reato di truffa poiché l'inganno verso un giudice non configura tale illecito. Infine, accertata la precedente riabilitazione del condannato, viene meno la recidiva: il reato di omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali risulta quindi estinto per prescrizione. Di conseguenza, la Cassazione annulla la condanna e revoca la confisca del denaro.
Continua »
Prescrizione del reato: condanna annullata per marchi falsi
Il caso riguarda un commerciante accusato di ricettazione e commercio di prodotti con marchi contraffatti. I fatti risalivano al 2013. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, rilevando che per il reato di vendita di merci falsificate era già maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello del 2021. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la condanna per questo specifico reato. La Suprema Corte ha poi rideterminato direttamente la pena per il solo reato residuo di ricettazione, eliminando l'aumento precedentemente stabilito per la continuazione dei reati e riducendo la sanzione finale a un anno e sei mesi di reclusione e 600 euro di multa.
Continua »
Dolo di ricettazione: l’oro spezzato tradisce il venditore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre soggetti coinvolti in un furto in abitazione e nella successiva ricettazione di una collana d'oro spezzata, venduta a un negozio "Compro Oro". I giudici hanno chiarito che il dolo di ricettazione emerge chiaramente dalle condizioni del bene (spezzato in tre parti) e dall'assenza di giustificazioni plausibili da parte del venditore. Inoltre, la Corte ha stabilito che il bilanciamento della recidiva con le attenuanti generiche non cancella gli effetti della recidiva stessa sul calcolo dei tempi di prescrizione del reato. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne e infliggendo sanzioni pecuniarie ai ricorrenti.
Continua »
Furto di energia elettrica: condanna anche nel cortile privato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica ai danni di un utente che aveva manomesso il contatore e i cavi di rete posizionati sul muro perimetrale. L'imputato sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione e che il contatore, situato in un cortile privato, non fosse esposto alla pubblica fede. I giudici hanno invece stabilito che i contatori esterni, anche se in aree pertinenziali, sono considerati esposti alla pubblica fede perché privi di vigilanza continua. Di conseguenza, l'applicazione delle aggravanti e della recidiva ha escluso il decorso dei termini di prescrizione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Distruzione di scritture contabili: il tempo batte la condanna
L'Amministratore di una società era stato condannato per il reato di occultamento o distruzione di scritture contabili. La Corte d'Appello aveva riqualificato la condotta in distruzione di scritture contabili, collocando il fatto nei primi mesi del 2013. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, rilevando che la distruzione è un reato istantaneo. Di conseguenza, calcolando il termine massimo di dieci anni, il reato è risultato estinto per prescrizione prima dell'udienza di legittimità. Inoltre, i giudici hanno revocato la confisca per equivalente disposta nei confronti dell'imputato: tale misura ha natura sanzionatoria e non può essere applicata retroattivamente a fatti commessi prima dell'entrata in vigore della norma nel 2015. La sentenza è stata quindi annullata senza rinvio.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso sulla recidiva
Il caso riguarda un imputato condannato per contrabbando di tabacchi che, in secondo grado, ha concordato la pena rinunciando ai motivi di impugnazione. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e sostenendo l'illegalità della pena e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli motivi non rinunciati. Inoltre, l'errata valutazione della recidiva non rende la sanzione una pena illegale, la quale ricorre solo se la sanzione è estranea al quadro edittale per genere, specie o limiti edittali. Di conseguenza, l'accordo preclude la possibilità di sollevare tali contestazioni in sede di legittimità.
Continua »