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Art. 157 Codice Penale — Anno 2023

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1315 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Procedibilità a querela e prescrizione: come si salva l’imputato
Il Tribunale aveva dichiarato prescritti i reati di furto pluriaggravato e ricettazione contestati all'Imputato. La Procura Generale ha fatto ricorso, contestando l'errato calcolo dei termini di prescrizione per la ricettazione. La Corte di Cassazione ha rilevato che, a seguito della riforma Cartabia, per il furto pluriaggravato è ora necessaria la procedibilità a querela. Poiché la Persona Offesa ha espresso la volontà di non sporgere querela, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza per questo reato. Per i reati di ricettazione, sebbene il Tribunale avesse inizialmente sbagliato il calcolo escludendo il termine corretto di dieci anni, la prescrizione è comunque maturata nelle more del giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio l'intera sentenza, dichiarando l'estinzione di tutti i reati.
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Omessa comunicazione variazioni patrimoniali: riscatto titoli senza reato
Il caso riguarda un soggetto sottoposto a misura di prevenzione condannato per l'omessa comunicazione variazioni patrimoniali alla Guardia di Finanza. L'imputato aveva omesso di segnalare sia il reinvestimento di somme derivanti dalla vendita di azioni, sia il semplice riscatto di quote azionarie con accredito sul proprio conto corrente. La Corte di Cassazione ha chiarito che il mero riscatto di titoli azionari con versamento di liquidità sul proprio conto non costituisce una variazione della composizione o dell'entità del patrimonio, risultando un'operazione inoffensiva. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per questi specifici episodi perché il fatto non sussiste, rideterminando la pena per i restanti reati di omessa comunicazione a 1 anno, 5 mesi e 10 giorni di reclusione.
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Ricettazione di assegno smarrito: condannato l’amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro mesi di reclusione per un amministratore di un'impresa, accusato di ricettazione di assegno smarrito. L'imputato era entrato in possesso di un titolo di credito perso dal legittimo proprietario e lo aveva utilizzato in transazioni commerciali senza fornire spiegazioni sulla sua provenienza. I giudici hanno chiarito che lo smarrimento di un bene che conserva i segni del legittimo possesso altrui non fa venire meno il potere del proprietario. Di conseguenza, chi se ne impossessa commette furto, mentre la successiva circolazione integra la ricettazione di assegno smarrito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, escludendo sia la particolare tenuità del fatto, sia la prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
Il caso riguarda un uomo condannato per false dichiarazioni sulla propria identità. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo il calcolo dei termini. Poiché all'imputato era stata contestata la recidiva specifica e infraquinquennale, il tempo base di prescrizione di sei anni è stato aumentato della metà, arrivando a nove anni. Con l'ulteriore aumento dovuto agli atti interruttivi, il termine complessivo per la prescrizione del reato è stato fissato a tredici anni e sei mesi, posticipando la scadenza al febbraio 2026. Di conseguenza, nel 2023 il reato non era affatto prescritto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sostituzione di persona: reato prescritto ma risarcimento confermato
Un uomo ha creato un falso profilo social utilizzando il nome e la foto di un carabiniere per chattare con una donna, inducendola in errore sulla propria identità. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di sostituzione di persona. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'inganno fosse grossolano e che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso: ha annullato la condanna penale senza rinvio poiché il tempo massimo per punire il fatto era scaduto prima della sentenza d'appello. Tuttavia, la Corte ha confermato la responsabilità civile dell'uomo, respingendo la tesi del reato impossibile. L'imputato dovrà quindi risarcire i danni causati alla vittima, poiché la condotta ingannevole è stata ritenuta pienamente idonea a trarre in inganno la destinataria dei messaggi.
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Impugnazione a mezzo raccomandata: la Cassazione salva il ricorso
Il Tribunale aveva dichiarato inammissibile per tardività l'appello proposto dall'Imputato contro una condanna per lesioni personali. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione, dimostrando la tempestività dell'impugnazione a mezzo raccomandata, spedita l'ultimo giorno utile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ribadendo che per la tempestività rileva la data di spedizione e non quella di ricezione. Di conseguenza, accertata la validità dell'impugnazione, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione, annullando la sentenza penale senza rinvio. Per i soli interessi civili, la causa è stata rinviata al giudice civile competente.
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Porto abusivo di armi: la prescrizione non salva il condannato
L'Imputato è stato condannato per la detenzione e il porto abusivo di armi (una pistola clandestina). La difesa sosteneva che il reato di porto assorbe quello di detenzione e che il reato fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il porto abusivo di armi assorbe la detenzione solo se le due condotte iniziano contemporaneamente. Nel caso specifico, l'arma era già custodita nel bagagliaio dell'auto, provando una detenzione precedente. L'inammissibilità del ricorso ha inoltre impedito di dichiarare la prescrizione del reato, confermando la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Occultamento di scritture contabili: tra condanna e rinvio
Tre imprenditori sono stati condannati per il reato di occultamento di scritture contabili, nello specifico per non aver conservato le copie delle fatture emesse verso un committente. La Cassazione ha chiarito che il rinvenimento delle fatture presso il destinatario fa presumere la distruzione o l'occultamento della copia dell'emittente. Tuttavia, la Corte ha accolto parzialmente i ricorsi: ha annullato la condanna del primo imprenditore per carenza di motivazione sulla sua effettiva responsabilità, mentre per gli altri due ha annullato la sentenza limitatamente alla determinazione della pena e alla mancata concessione della sospensione condizionale, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Omessa notifica: l’errore sulla PEC cancella la condanna
Il caso riguarda un imputato condannato in appello per bancarotta fraudolenta documentale. La difesa ha impugnato la sentenza denunciando l'omessa notifica del decreto di citazione per l'udienza d'appello, inviato a un indirizzo PEC errato del difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che l'errata trasmissione configura un'omessa notifica e determina una nullità assoluta e insanabile del giudizio d'appello. Di conseguenza, non potendo procedere nel merito e rilevando il decorso del tempo dal momento del fatto, avvenuto nel 2010, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Rissa e lesioni: la prescrizione del reato cancella la pena
Una violenta rissa avvenuta nel 2014 ha portato alla condanna penale di diversi soggetti per rissa e lesioni aggravate. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello del 2022. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il calcolo dei termini di prescrizione non doveva includere i rinvii d'ufficio disposti durante l'emergenza Covid-19, in linea con la Corte Costituzionale. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza penale per intervenuta prescrizione del reato. Tuttavia, ha confermato la responsabilità civile di due imputati, dichiarando inammissibili i loro ricorsi su questo punto e condannandoli a risarcire le spese legali alla vittima che aveva riportato lesioni personali.
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Prescrizione del reato: il Covid non salva i condannati
Due soggetti venivano condannati per ricettazione di carta filigranata originale per banconote. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato, contestando in particolare il calcolo dei sessantaquattro giorni di sospensione legati all'emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che la prescrizione del reato non era maturata prima della sentenza di appello. I giudici hanno chiarito che, oltre alla sospensione per l'emergenza sanitaria, andavano sommati i rinvii disposti in primo grado e quelli richiesti dalla difesa per trattative di patteggiamento. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Notifica al difensore di fiducia errata: salta la condanna
L'Imputato, accusato del reato di evasione, aveva regolarmente dichiarato il proprio domicilio per le notifiche. Tuttavia, la citazione per il processo d'appello è stata inviata tramite PEC direttamente al suo avvocato. La Corte d'appello ha ritenuto valida la comunicazione, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Secondo i giudici, la notifica al difensore di fiducia, anziché al domicilio eletto, determina una nullità generale del processo. Non rileva che il rapporto tra cliente e legale fosse ancora attivo. Di conseguenza, l'invalidità della notifica ha travolto il giudizio d'appello e, nel frattempo, il reato è andato prescritto. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Prescrizione del reato: condanna valida per soli quattro giorni
Il caso riguarda un uomo accusato di aver violato le prescrizioni di una misura di prevenzione nel marzo 2013. La difesa sosteneva che fosse ormai maturata la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno calcolato che il termine di prescrizione di sette anni e sei mesi, tenendo conto di sospensioni processuali per un totale di 508 giorni, scadeva il 28 gennaio 2022. Poiché la sentenza d'appello impugnata risaliva al 24 gennaio 2022, il reato non era ancora estinto al momento della decisione di secondo grado. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna tardiva
Il caso riguarda un soggetto accusato del reato di molestia o disturbo alle persone. La Corte di Cassazione ha rilevato che il termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato era già interamente decorso prima della pronuncia della sentenza d'appello. Nonostante la questione non fosse stata sollevata in secondo grado, i giudici di legittimità hanno chiarito che la causa estintiva può essere rilevata d'ufficio anche in Cassazione per evitare disparità di trattamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato.
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Prescrizione del reato: condanna per droga annullata dopo anni
L'Imputato era stato condannato per un reato in materia di stupefacenti commesso nel 2015. La sentenza di primo grado risaliva al 2015, mentre la decisione della Corte d'Appello è intervenuta solo nel 2022. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato e della Procura Generale, rilevando che tra la sentenza di primo grado e quella di appello sono decorsi oltre sei anni. Di conseguenza, si è verificata la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando estinto il reato per decorso dei termini.
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Invasione di terreni o edifici: la prescrizione non cancella l’abuso
Un uomo ha occupato abusivamente un immobile dal 1990 al 2020. Il Tribunale di primo grado ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, calcolando il tempo dall'inizio dell'occupazione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Procura, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici ha natura permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando l'occupazione cessa effettivamente o con la pronuncia della prima condanna. Poiché nel caso specifico l'occupazione è terminata nel 2020, il reato non è ancora prescritto. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo processo.
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Attenuanti generiche: quando lo sconto di pena non è automatico
Un uomo, condannato per usura ed estorsione, ha fatto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena e la mancata prescrizione di alcuni episodi. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso. Ha stabilito che l'episodio di usura del 2005 è prescritto, confermando però il risarcimento civile. Inoltre, ha chiarito che il giudice d'appello deve motivare chiaramente se e come applicare le attenuanti generiche ai reati satellite legati dal vincolo della continuazione. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente all'episodio di usura del 2006 e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello di Napoli per rideterminare la pena complessiva, escludendo il rimborso delle spese legali per la parte civile inattiva.
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Ricettazione e prova del dolo: la bugia costa la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione dopo il ritrovamento, presso la sua abitazione, di bancali di pellet di provenienza illecita. La difesa ha sostenuto l'assenza di prove sulla consapevolezza dell'origine furtiva della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ribadito che, in tema di ricettazione e prova del dolo, la consapevolezza della provenienza illecita può essere desunta dall'assenza di una spiegazione attendibile sul possesso dei beni. Poiché la versione fornita dai familiari dell'imputato è risultata del tutto inverosimile, la condanna è diventata definitiva. L'inammissibilità del ricorso ha inoltre impedito la dichiarazione di prescrizione del reato, maturata dopo la sentenza d'appello.
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Diritto di difesa: errore sul fascicolo annulla la condanna
L'Imputato, condannato per ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del proprio diritto di difesa. I giudici di merito avevano ignorato la nomina del suo difensore di fiducia poiché l'atto riportava il numero di registro del procedimento originario e non quello del fascicolo stralciato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'indicazione del vecchio numero di registro e dei dati anagrafici dell'assistito era sufficiente per associare la nomina al nuovo fascicolo. Di conseguenza, l'esclusione del legale di fiducia ha causato una nullità assoluta. Poiché nel frattempo il reato è andato prescritto, la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio.
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Danneggiamento aggravato: auto rigata ma reato prescritto
Un automobilista è stato condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di danneggiamento aggravato per aver rigato la carrozzeria di un'auto parcheggiata sulla pubblica via. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la presenza del proprietario escludesse l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. La Suprema Corte ha chiarito che solo una sorveglianza costante e continua può escludere tale aggravante, mentre un controllo occasionale non è sufficiente. Tuttavia, poiché il reato si è estinto per il decorso del tempo nelle more del giudizio di legittimità, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione.
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