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Prescrizione del reato: il Covid non salva i condannati

Due soggetti venivano condannati per ricettazione di carta filigranata originale per banconote. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione eccependo l’avvenuta prescrizione del reato, contestando in particolare il calcolo dei sessantaquattro giorni di sospensione legati all’emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che la prescrizione del reato non era maturata prima della sentenza di appello. I giudici hanno chiarito che, oltre alla sospensione per l’emergenza sanitaria, andavano sommati i rinvii disposti in primo grado e quelli richiesti dalla difesa per trattative di patteggiamento. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 27383 Anno 2023
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Pubblicato il 14 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso della carta filigranata e la prescrizione del reato

Due uomini sono stati condannati per reati gravi. Il primo uomo doveva rispondere del furto di ottantacinque quintali di rame e della ricettazione (acquisto di beni di provenienza illecita) di fogli di carta filigranata originale per banconote da venti euro. Il secondo uomo era accusato dello stesso reato di ricettazione. Entrambi hanno presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La loro difesa ha sostenuto che il tempo massimo per punire il fatto fosse ormai scaduto. Secondo la tesi difensiva, la prescrizione del reato si era compiuta prima della decisione della Corte di appello. I ricorrenti hanno contestato in particolare il calcolo dei giorni di sospensione legati alla pandemia da Covid-19.

Come funziona il calcolo dei termini di tempo

Il reato contestato risaliva al novembre del duemiladieci. La legge prevede un termine ordinario di dieci anni per l’estinzione di questo illecito. Questo termine teorico scadeva nel novembre del duemilaventi. Tuttavia, il corso del tempo può subire degli arresti temporanei. Questi arresti si chiamano sospensioni. Durante i periodi di sospensione, l’orologio della giustizia si ferma. I giorni di stop non si calcolano nel computo totale del tempo necessario a estinguere il reato. Nel caso specifico, i giudici hanno dovuto valutare diverse cause di sospensione che si sono verificate durante i vari gradi del processo.

L’impatto della pandemia sulla prescrizione del reato

La difesa ha contestato la durata della sospensione legata all’emergenza sanitaria del duemilaventi. Il decreto legge emanato durante la pandemia prevedeva uno stop di sessantaquattro giorni per i procedimenti rinviati nella prima fase dell’emergenza. I ricorrenti ritenevano che questo periodo non dovesse essere applicato per intero. La Cassazione ha invece confermato la correttezza del calcolo. Lo stop pandemico si applica interamente quando l’udienza originaria ricade nella prima fase emergenziale. Questo blocco ha spostato in avanti la scadenza naturale del termine per giudicare i colpevoli.

Gli altri rinvii che bloccano il tempo

Oltre alla sospensione per la pandemia, i giudici hanno riscontrato altri blocchi temporali nel fascicolo processuale. Durante il primo grado di giudizio, il processo era rimasto fermo per settantadue giorni. Successivamente, in appello, la difesa aveva chiesto un rinvio per valutare un accordo sulla pena (patteggiamento). Questo rinvio ha comportato un ulteriore stop di diversi mesi. La legge stabilisce che i rinvii richiesti dalla difesa o causati da impedimenti non riferibili allo Stato sospendono il decorso del tempo. Sommando tutti questi periodi di stop, il termine finale risultava ampiamente spostato in avanti nel tempo.

Le motivazioni: perché la prescrizione del reato non è maturata

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato le tesi della difesa con motivazioni molto chiare. La prescrizione del reato non si è verificata perché tutti i periodi di sospensione si cumulano tra loro. Sommando i settantadue giorni del primo grado, i sessantaquattro giorni del periodo pandemico e il lungo rinvio per la richiesta di patteggiamento, il termine finale si era spostato al luglio del duemilaventuno. La sentenza della Corte di appello è intervenuta nel giugno del duemilaventuno. Di conseguenza, il reato era ancora pienamente punibile al momento della decisione di secondo grado. I ricorsi presentati erano quindi del tutto infondati e basati su un calcolo errato dei termini.

Le conclusioni: la decisione finale e le sanzioni per i ricorrenti

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati. Questa decisione comporta la conferma definitiva delle condanne inflitte nei gradi precedenti. I ricorrenti hanno perso la causa e devono subire le conseguenze legali della loro condotta processuale. I giudici hanno condannato entrambi al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, la Corte ha imposto a ciascun ricorrente il pagamento di tremila euro in favore della cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria punisce la presentazione di ricorsi manifestamente infondati che intasano inutilmente la macchina della giustizia.

Come influisce il rinvio chiesto dalla difesa sulla prescrizione?
Il rinvio dell’udienza richiesto dal difensore sospende il decorso dei termini di prescrizione per tutto il tempo del rinvio, spostando in avanti la scadenza del reato.

La sospensione per il Covid-19 si applica a tutti i processi?
La sospensione di sessantaquattro giorni si applica per intero ai procedimenti penali che avevano un’udienza fissata nella prima fase dell’emergenza sanitaria.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione manifestamente infondato?
La Corte dichiara il ricorso inammissibile, conferma la condanna precedente e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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