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Art. 157 Codice Penale — Anno 2023

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1315 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Truffa in concorso: condannati i finti mediatori
Tre soggetti sono stati condannati per il reato di truffa in concorso per aver venduto un macchinario da cantiere senza averne la reale disponibilità, inducendo le vittime a versare ventimila euro. Due imputati hanno sostenuto di aver svolto solo una semplice attività di mediazione senza malafede, mentre una terza imputata ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato, contestando l'applicazione della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato la responsabilità dei mediatori e chiarito che la sospensione di sessantatré giorni dovuta alla pandemia era pienamente applicabile, avendo determinato il rinvio di un'udienza. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello. Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e della Cassa delle Ammende.
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Truffa per erogazioni pubbliche: salvi solo i vecchi reati
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di truffa per erogazioni pubbliche, commesso presentando false domande di contributi agricoli tra il 2011 e il 2014. La Corte di Cassazione ha stabilito che ogni singola domanda fraudolenta costituisce un reato autonomo, che si perfeziona con l'incasso dell'ultimo importo. I giudici hanno dichiarato prescritti i reati relativi agli anni 2011 e 2012, annullando la condanna sul punto senza rinvio. Al contrario, per le annualità 2013 e 2014 la responsabilità dell'imputato è stata confermata in via definitiva, poiché il ricorso sul punto era inammissibile e ha impedito il decorso della prescrizione successiva. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza con rinvio limitatamente alla rideterminazione della pena complessiva.
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Omessa dichiarazione dei redditi: no alla prescrizione tardiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente condannato per il reato di omessa dichiarazione dei redditi. Il ricorrente contestava la sussistenza del reato e sosteneva l'avvenuta prescrizione prima della sentenza d'appello. I giudici hanno chiarito che la prescrizione è maturata solo successivamente alla decisione di secondo grado. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso per motivi generici e di merito ha impedito la costituzione di un valido rapporto processuale in Cassazione. Questo blocco ha precluso al collegio la possibilità di rilevare l'estinzione del reato per prescrizione. Il contribuente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio: sopralluogo valido anche senza avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina condannata per abuso edilizio. La ricorrente lamentava la mancata assistenza di un difensore durante il sopralluogo tecnico della polizia giudiziaria. I giudici hanno chiarito che l'attività di vigilanza urbanistica e i rilievi preliminari, svolti prima dell'acquisizione della notizia di reato, costituiscono attività amministrativa e non atti d'indagine urgenti. Pertanto, non sussiste l'obbligo di preavviso al difensore. Di conseguenza, la condanna alla demolizione e alle sanzioni penali è stata confermata, con ulteriore condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: ricorso errato costa tremila euro
Il Ricorrente, condannato per violazione delle norme di pubblica sicurezza, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata dichiarazione della prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Al momento della sentenza di primo grado, infatti, il termine di prescrizione non era ancora decorso. L'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale di impugnazione. Di conseguenza, i giudici non hanno potuto rilevare la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza impugnata. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca lo sconto di pena
L'Imputato, condannato per tentato furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che fosse già maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva, in quanto circostanza ad effetto speciale, rileva ai fini del calcolo del tempo necessario a prescrivere il reato, anche se il giudice d'appello ha deciso di non applicare in concreto il relativo aumento di pena. Di conseguenza, il termine di prescrizione del reato non era ancora decorso al momento della decisione di secondo grado. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire costa caro
Un cittadino è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale per aver fornito alle forze dell'ordine dati falsi su data, luogo di nascita e residenza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse solo di un tentativo e che il reato fosse prescritto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma istantaneamente nel momento in cui vengono pronunciate le false generalità, poiché tali dati sono fondamentali per l'identificazione. Inoltre, la presenza della recidiva impedisce la prescrizione del reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sostituzione di persona: niente prescrizione se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per i reati di truffa e sostituzione di persona, oltre a vari falsi. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito e l'applicazione della recidiva specifica e infraquinquennale, che aveva impedito la prescrizione dei reati. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione se la motivazione precedente è logica e coerente. Inoltre, l'applicazione della recidiva è stata ritenuta corretta e adeguatamente motivata in base alla continuità dei comportamenti illeciti del ricorrente. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato e recidiva: la frode non si cancella
L'Imputato, condannato per frode assicurativa (art. 642 c.p.), ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestata recidiva reiterata e specifica, operando come circostanza aggravante ad effetto speciale, allunga notevolmente i tempi necessari per la prescrizione del reato e recidiva. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione scadrà solo nel marzo 2026. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: condannato il datore che accusa il dipendente
Un datore di lavoro ha denunciato falsamente un proprio dipendente per appropriazione indebita, accusandolo di aver trattenuto i pagamenti in contanti dei clienti. In realtà, il denaro era stato regolarmente consegnato e la denuncia era una ritorsione dopo un infortunio sul lavoro del dipendente. I giudici di merito hanno condannato l'imprenditore per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore di lavoro, confermando la condanna. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione era stato sospeso a causa dell'astensione degli avvocati dalle udienze, rendendo infondata la tesi difensiva sull'estinzione del reato. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte civile.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna per il freddo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione nei confronti di un uomo per il reato di violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'imputato era stato sorpreso fuori dal comune di residenza e si era giustificato adducendo la necessità di riscaldarsi a causa delle condizioni di estrema precarietà della sua dimora. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi relativi alla presunta illegittimità della misura di prevenzione, che andava contestata davanti al giudice della prevenzione, e all'applicazione della particolare tenuità del fatto. Quest'ultima è stata esclusa a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato, che dimostrano un'abitualità nel reato incompatibile con la speciale tenuità della condotta.
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Prescrizione del reato: lo sciopero difensivo evita l’impunità
L'Imputato, condannato per furto in abitazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato la tesi difensiva, evidenziando che il termine di prescrizione del reato, originariamente pari a sette anni e sei mesi, ha subito due sospensioni dovute all'adesione del difensore all'astensione dalle udienze proclamata dalle Camere penali. Queste sospensioni hanno posticipato la scadenza del termine al 27 luglio 2022, data successiva alla sentenza d'appello del 28 aprile 2022. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: condanna ferma e niente prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commerciante condannato per il reato di furto di energia elettrica aggravato. L'uomo aveva sottratto elettricità per la propria attività commerciale. I giudici hanno chiarito che il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti spetta al giudice di merito e che il calcolo della prescrizione non viene influenzato da tale bilanciamento. Poiché il ricorso è stato ritenuto inammissibile, non è stato possibile dichiarare la prescrizione del reato, maturata successivamente alla sentenza d'appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: la condanna resta e la prescrizione sfuma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose. L'imputato lamentava l'errata applicazione della legge penale e la mancata dichiarazione di prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in presenza di recidiva reiterata specifica infraquinquennale, il termine di prescrizione aumenta notevolmente, superando i tredici anni e quattro mesi di base, incrementati ulteriormente di due terzi. Di conseguenza, il reato commesso nel 2009 non è risultato prescritto. La Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: la prescrizione non salva il ladro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di tentato furto in abitazione aggravato. L'imputato chiedeva che venisse dichiarata la prescrizione del reato, sostenendo che fosse decorso il tempo massimo previsto dalla legge. I giudici hanno invece chiarito che, per la gravità del reato contestato (tentato furto in abitazione pluriaggravato), il termine massimo di prescrizione è pari a otto anni e quattro mesi. Poiché il fatto era stato commesso nell'aprile del 2015, alla data della decisione il termine non era ancora interamente decorso. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: la prescrizione non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto pluriaggravato. L'imputato contestava la violazione di norme procedurali e sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che, trattandosi di furto pluriaggravato, i termini di prescrizione non erano ancora decorsi al momento della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha obbligato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: condannato il prestanone
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico dell'ex amministratore unico di una società fallita. L'imputato aveva stipulato un contratto di affitto di azienda a favore di un'altra società senza tuttavia riscuotere i canoni pattuiti. La Corte ha chiarito che l'affitto di azienda senza la reale percezione dei canoni costituisce una condotta distrattiva, in quanto priva l'impresa dei propri ricavi a favore di terzi. La difesa del ricorrente, basata sulla tesi di essere un semplice prestanone inconsapevole, è stata respinta: la sua partecipazione in altre società collegate dimostrava la piena consapevolezza del dissesto economico. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la responsabilità penale dell'amministratore.
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Abusiva attività finanziaria: prescrizione batte la condanna
Un imprenditore agricolo è stato accusato di abusiva attività finanziaria per aver concesso prestiti personali senza iscrizione nei registri della Banca d'Italia. La difesa ha sostenuto la natura amicale di alcuni prestiti e ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto della prescrizione. I giudici hanno chiarito che la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19 non si applica se nel periodo critico non erano fissate udienze. Inoltre, le Sezioni Unite hanno confermato che le pene per questo reato non sono raddoppiate, riducendo il tempo necessario alla prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna dell'imprenditore, dichiarando il reato estinto per prescrizione.
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Lesioni personali aggravate: dente rotto e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di lesioni personali aggravate nei confronti di un uomo che aveva causato la rottura di un dente alla vittima. La difesa sosteneva che l'imputato fosse legittimamente impedito a partecipare all'udienza per motivi di salute e che la perdita di un dente non costituisse un indebolimento permanente dell'organo della masticazione. I giudici hanno invece stabilito che il certificato medico non dimostrava un impedimento assoluto e che anche la menomazione di un singolo dente integra la circostanza aggravante dell'indebolimento permanente dell'organo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: ricalcolo pena e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione abusiva di armi. Il ricorrente contestava la misura della pena e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha chiarito che il calcolo della sanzione era logico e motivato. Ha inoltre stabilito che la prescrizione del reato non opera se la sentenza d'appello deriva da un precedente annullamento con rinvio limitato alla sola determinazione della pena. In questo caso, infatti, la responsabilità penale è già accertata in via definitiva. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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