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Art. 157 Codice Penale — Anno 2023

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1315 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Possesso di documento falso: condanna confermata ma pena ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino condannato per truffa, sostituzione di persona e possesso di documento falso valido per l'espatrio, reato commesso applicando la propria foto su un documento altrui. I giudici hanno confermato la responsabilità penale per il possesso di documento falso, ribadendo che l'alterazione con la propria foto integra la fattispecie più grave di contraffazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per i reati di truffa e sostituzione di persona, dichiarandoli estinti per intervenuta prescrizione prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la pena complessiva è stata ridotta di un anno di reclusione, confermando nel resto la decisione di secondo grado e respingendo le richieste della parte civile per mancanza di un contributo specifico al giudizio.
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Minaccia aggravata: il machete condanna anche senza parole
L'Imputato è stato condannato per porto abusivo d'arma e minaccia aggravata per aver brandito un machete contro la vittima, minacciando di decapitarla. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso: ha annullato senza rinvio la condanna per il porto d'arma poiché il reato si era estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello, eliminando la pena di un mese di reclusione. Ha invece confermato la condanna per il reato di minaccia aggravata dall'uso dell'arma. I giudici hanno chiarito che brandire un machete verso qualcuno costituisce una minaccia grave e oggettiva, a prescindere dal fatto che i testimoni abbiano udito le parole esatte. Trattandosi di reato procedibile d'ufficio, la remissione della querela da parte della vittima non ha alcun effetto estintivo.
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Reato di rissa: condanna annullata grazie alla prescrizione
Cinque imputati erano stati condannati in appello per il reato di rissa aggravata da lesioni personali. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando diversi vizi, tra cui la mancata concessione delle attenuanti, l'errata ricostruzione dei fatti e la maturazione della prescrizione. La Suprema Corte ha rilevato che i ricorsi non erano inammissibili e che il termine massimo di prescrizione del reato era effettivamente spirato dopo la sentenza d'appello, tenendo conto dei periodi di sospensione dovuti a scioperi dei difensori e all'emergenza Covid-19. Non emergendo dagli atti una prova evidente e immediata di innocenza per un proscioglimento nel merito, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione.
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Falso in autenticazione di firme: condannato il Consigliere
Un Consigliere Comunale è stato condannato per il reato di falso in autenticazione di firme, avendo falsamente attestato che le sottoscrizioni per una lista elettorale erano state apposte in sua presenza. Alcuni cittadini hanno disconosciuto le firme, mentre altri hanno confermato di non aver firmato davanti al pubblico ufficiale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Consigliere, confermando la condanna. La Corte ha chiarito che il termine di prescrizione biennale previsto dalla legge elettorale non si applica all'azione penale pubblica, soggetta alla prescrizione ordinaria. Inoltre, l'autenticazione postuma di firme non contestuali e in assenza dei firmatari esclude la buona fede, configurando pienamente il dolo del reato.
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Ricusazione del giudice: la condanna resta se l’eccezione è tardiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza d'appello. Il ricorrente lamentava l'incompatibilità del giudice e il mancato esame di un testimone, oltre a invocare la prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che l'incompatibilità non rende nullo il provvedimento ma richiede la formale ricusazione del giudice nei tempi previsti. Inoltre, la chiusura dell'istruttoria senza obiezioni comporta la rinuncia implicita ai testimoni non sentiti. Infine, la presenza della recidiva reiterata specifica ha impedito la prescrizione del reato. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese.
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Calcolo della prescrizione: la recidiva resiste alle attenuanti
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità della notifica dell'atto di citazione, eseguita presso la casa comunale a causa della sua temporanea assenza dal domicilio dichiarato. Inoltre, ha sostenuto che il giudizio di equivalenza tra la recidiva e le circostanze attenuanti generiche dovesse escludere l'aumento dei termini per il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la temporanea assenza non rende inidoneo il domicilio e che la recidiva mantiene i suoi effetti sul calcolo della prescrizione anche se bilanciata con le attenuanti, in quanto il giudizio di bilanciamento non incide sulla determinazione del tempo necessario a prescrivere il reato.
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Patteggiamento e reato prescritto: la pena diventa illegale
Due imputati concordavano una pena per vari reati tributari e associativi. Tuttavia, uno dei reati tributari si era già estinto per prescrizione prima della sentenza di patteggiamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il patteggiamento e reato prescritto non possono coesistere se la prescrizione matura prima della decisione. L'inclusione di un reato estinto nell'accordo determina l'applicazione di una pena illegale. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza nei confronti dei due ricorrenti principali, ordinando la trasmissione degli atti al Giudice per le indagini preliminari per un nuovo corso. Il ricorso del terzo coimputato è stato invece dichiarato inammissibile.
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Reato di ricettazione: pezzi senza codici e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti condannati per il reato di ricettazione di parti di autovetture rubate. I ricorrenti lamentavano l'errata applicazione della recidiva, la mancata prescrizione del reato e l'assenza di prove certe sulla provenienza illecita dei beni. La Suprema Corte ha chiarito che la mancanza dei codici identificativi sulle componenti delle auto dimostra la provenienza illecita dei beni. Inoltre, l'applicazione della recidiva comporta legittimamente l'allungamento dei termini di prescrizione a venti anni, impedendo l'estinzione del reato. Infine, i giudici hanno ribadito che riproporre in Cassazione gli stessi motivi già respinti in appello rende il ricorso inammissibile. Di conseguenza, i tre condannati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Omessa comunicazione variazioni patrimoniali: ricorso respinto
Un soggetto, gia condannato per associazione mafiosa, e stato ritenuto responsabile del reato di omessa comunicazione variazioni patrimoniali per non aver segnalato acquisti e vendite di beni. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di dolo e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per questo reato e sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza della precedente condanna e la volonta di non comunicare le variazioni. Inoltre, la prescrizione non era decorsa poiche la recidiva qualificata ne prolunga i termini fino a oltre sedici anni. Il ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto negata se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale. L'imputato lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto e l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici hanno stabilito che l'esclusione della particolare tenuità del fatto era stata correttamente motivata nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, a causa della recidiva reiterata e infraquinquennale contestata all'uomo, i termini di prescrizione non erano ancora decorsi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna arrivata in ritardo
L'Imputato era stato condannato per il delitto di maltrattamento di animali commesso nell'aprile 2013. Nonostante la difesa avesse eccepito l'avvenuta prescrizione del reato nel giudizio di secondo grado, la Corte d'Appello aveva pronunciato sentenza di condanna nel febbraio 2022. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, rilevando che, calcolando i periodi di sospensione dovuti all'astensione dei difensori e all'emergenza Covid-19, il termine massimo di sette anni e mezzo era spirato il 7 gennaio 2022, prima della decisione d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Deposito incontrollato di rifiuti: condanna con pratica in corso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per il reato di deposito incontrollato di rifiuti speciali non pericolosi. L'imputato aveva stoccato i materiali in un'area adiacente a quella autorizzata, ritenendo irrilevante la mancanza di autorizzazione poiché le pratiche di regolarizzazione erano in corso. La Suprema Corte ha chiarito che le pendenze amministrative non escludono l'illiceità penale della condotta. Inoltre, i giudici hanno respinto l'eccezione di prescrizione, calcolando la sospensione del termine per ben 742 giorni a causa dell'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. Di conseguenza, l'imprenditore perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Raccolta abusiva di scommesse: condanna annullata in Cassazione
Il gestore di una ricevitoria veniva condannato per il reato di raccolta abusiva di scommesse per conto di un operatore estero privo di concessione statale. L'imputato aveva richiesto la licenza di pubblica sicurezza, negatagli a causa della mancanza di concessione in capo alla società straniera, illegittimamente esclusa dai bandi di gara nazionali in violazione del diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione rileva che la normativa interna sul gioco d'azzardo deve essere disapplicata se contrasta con i principi europei di libertà di stabilimento e prestazione di servizi. Tuttavia, poiché il reato si è estinto per il decorso del tempo durante il processo, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: pena tagliata
Il Condannato propone un ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente decisione della Cassazione che aveva confermato la sua condanna per tre reati di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Il ricorrente evidenzia che i giudici non si sono accorti che due dei tre reati, commessi nel settembre 2013, si erano estinti per prescrizione prima della decisione di legittimità. La Suprema Corte accoglie il ricorso, riconoscendo l'errore percettivo sul calcolo dei termini. Di conseguenza, revoca la precedente sentenza, annulla senza rinvio la condanna per i due reati prescritti ed elimina la relativa quota di pena, rideterminando la sanzione finale per il terzo reato in otto mesi di reclusione.
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Imprescrittibilità del reato punibile con ergastolo: stop ai calcoli
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva recepito un accordo sulla pena. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, poiché la concessione delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti avrebbe dovuto ridurre il termine di prescrizione a venti anni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nel concordato in appello non occorre motivare sul mancato proscioglimento dell'imputato. Inoltre, la Corte ha ribadito il principio dell'imprescrittibilità del reato punibile con ergastolo commesso prima della riforma del 2005, specificando che la concessione di attenuanti che riducono la pena concreta non influisce sul calcolo del tempo necessario a prescrivere il reato in astratto.
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Porto abusivo di armi: reato estinto ma la confisca resta
Il caso riguarda L'Imputato, condannato in appello per il porto abusivo di armi, nello specifico per aver portato con sé dei coltelli senza giustificato motivo. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione e annullando senza rinvio la condanna. Tuttavia, i giudici hanno confermato la confisca obbligatoria dei coltelli. Pur venendo meno la pena grazie alla prescrizione, la misura di sicurezza patrimoniale rimane attiva poiché non vi è stata un'assoluzione nel merito e le armi non appartengono a terzi estranei al reato.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: no alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato da un cittadino contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello di Bari. L'imputato contestava la propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, chiedendo inoltre la prescrizione del reato commesso nel 2012. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso erano ripetitivi e generici, privi di elementi concreti a supporto delle attenuanti. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata ha escluso il decorso dei termini di prescrizione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca l’estinzione
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello, lamentando la mancata dichiarazione di prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché si limitava a replicare contestazioni già superate dai giudici di merito. Questi ultimi avevano correttamente escluso la prescrizione del reato a causa della presenza della recidiva, circostanza che allunga i termini necessari per l'estinzione del reato. Di conseguenza, Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: la Cassazione respinge il ricorso ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia emessa dalla Corte d'Appello di Bari. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso erano semplici ripetizioni di questioni già esaminate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto l'eccezione di prescrizione del reato, evidenziando la presenza di una recidiva entro i cinque anni e di periodi di sospensione del processo che hanno prolungato i termini di legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di energia elettrica: prescritto ma resta la pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino condannato per ricettazione di un cavo elettrico e furto aggravato di energia elettrica. L'imputato aveva realizzato un allaccio abusivo alla rete elettrica. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, dichiarando estinto per prescrizione il reato di furto aggravato di energia elettrica, poiché il termine massimo di sette anni e sei mesi era già decorso prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna per questo specifico reato e hanno rideterminato la pena per la sola ricettazione a un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a 400 euro di multa, dichiarando inammissibili gli altri motivi di ricorso relativi alle attenuanti.
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