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Art. 157 Codice Penale — Anno 2023

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1315 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Porto ingiustificato di coltello: condanna evitata per tempo
Uno studente veniva fermato con un coltello a serramanico nello zaino scolastico, destinato a usi leciti come tagliare la frutta. I giudici di merito dichiaravano la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Lo studente proponeva ricorso in Cassazione per ottenere una formula di assoluzione più favorevole, contestando la sussistenza stessa del reato di porto ingiustificato di coltello. La Suprema Corte, ritenendo non inammissibili i motivi di ricorso, ha rilevato il decorso del tempo massimo stabilito dalla legge per perseguire il reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Il ricorrente ottiene così la cancellazione della precedente pronuncia.
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Prescrizione del reato: quando i rinvii bloccano il tempo
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello contestando la mancata dichiarazione di prescrizione del reato e il diniego dei benefici di legge sulla pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la prescrizione del reato è stata validamente interrotta dal decreto di citazione in appello del novembre 2017 e dalla successiva udienza del gennaio 2023. Inoltre, le contestazioni sul trattamento sanzionatorio sono state giudicate generiche perché non si confrontavano con le motivazioni della sentenza di secondo grado. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Interesse ad impugnare: no al ricorso se il reato è prescritto
Una proprietaria viene assolta dal reato di modificazione dello stato dei luoghi dopo aver installato un cancello per bloccare il passaggio alla vicina sul proprio fondo. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione, chiedendo di riqualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso per carenza di interesse ad impugnare. I giudici rilevano che il reato è ormai estinto per prescrizione. Di conseguenza, l'impugnazione del Pubblico Ministero non avrebbe potuto produrre alcun effetto pratico favorevole, ma solo un'inutile pronuncia teorica. Vince l'imputata, la cui assoluzione rimane definitiva.
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Prescrizione del reato: salvo dalla pena ma obbligato a risarcire
Un uomo viene accusato di lesioni personali aggravate e minacce per aver aggredito la vittima con un bastone durante una lite. I giudici di merito lo condannano, ma la difesa presenta ricorso in Cassazione evidenziando che i fatti risalgono al 2014. La Suprema Corte accoglie il ricorso rilevando l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione annulla la condanna penale senza rinvio. Tuttavia, i giudici dichiarano inammissibile il ricorso per gli effetti civili, confermando l'obbligo dell'imputato di risarcire i danni alla vittima.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre soggetti condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. Per il primo ricorrente, la Corte ha rilevato che la mancata concessione delle attenuanti generiche era ingiustificata, essendo egli incensurato. Di conseguenza, accogliendo il ricorso, ha dichiarato l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione del reato. Per il secondo ricorrente, i giudici hanno annullato la sentenza con rinvio limitatamente a un capo d'accusa, per valutare se il fatto potesse essere riqualificato come spaccio di lieve entità, dato che a un coimputato era stata riconosciuta tale attenuante. Infine, il ricorso del terzo imputato è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi sulla prescrizione e sulla recidiva erano infondati, confermando la sua condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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Passeggero ma complice: il concorso nel reato di ricettazione
Un uomo, che viaggiava come passeggero su un'auto rubata, è stato condannato per concorso nel reato di ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente sosteneva che il suo ruolo di semplice passeggero escludesse la sua responsabilità. La Corte di Cassazione ha invece confermato la sua colpevolezza, ritenendo provata la sua consapevole partecipazione sia nella ricezione del veicolo rubato sia nella successiva fuga per evitare il controllo delle forze dell'ordine. Tuttavia, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna per una violazione minore perché il reato si è estinto per prescrizione. Di conseguenza, la pena complessiva è stata rideterminata in sette mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a una multa di 300 euro.
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Prescrizione del reato: quando l’errore costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello. Il ricorrente sosteneva che fosse intervenuta la prescrizione del reato. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il ricorso era del tutto generico, poiché non considerava i periodi di sospensione del corso della prescrizione che avevano impedito la maturazione del termine. Inoltre, le restanti contestazioni riguardavano questioni di fatto, non valutabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, escludendo invece la liquidazione delle spese per la parte civile.
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Sospensione della prescrizione: truffa confermata dopo i rinvii
L'Imputato, condannato per truffa per aver acquistato capi d'abbigliamento pagandoli con assegni firmati da un terzo, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente sosteneva che il reato fosse estinto per decorrenza dei termini, contestando il calcolo dei periodi di sospensione, in particolare la sovrapposizione tra la sospensione per emergenza sanitaria e quella dovuta all'astensione del difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione legata all'emergenza Covid-19 si applica interamente (64 giorni) per le udienze fissate nella prima fase emergenziale, anche in presenza di altre concomitanti cause di rinvio. Di conseguenza, calcolando correttamente tutti i periodi di stop del processo richiesti dalla difesa, il reato non era affatto prescritto.
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Truffa aggravata: la Riforma Cartabia non salva il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per sostituzione di persona e truffa aggravata. La difesa sosteneva l'estinzione del reato per prescrizione e la mancanza di querela a seguito della Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha chiarito che l'inammissibilità del ricorso principale impedisce l'applicazione retroattiva delle nuove norme sulla procedibilità a querela, poiché il ricorso non supera il vaglio di ammissibilità e non evita il passaggio in giudicato della condanna. Inoltre, la presunta remissione di querela è stata esclusa poiché la vittima aveva espresso solo insofferenza nel ricordare i fatti, senza una chiara volontà di rinunciare alla punizione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione illegale di armi: fucile ereditato e reato prescritto
Una cittadina viene condannata per la detenzione illegale di armi dopo il ritrovamento in casa di un fucile da caccia ereditato dal fratello defunto, senza averne mai fatto denuncia. In Cassazione, la difesa eccepisce la nullità del processo d'appello poiché il difensore di fiducia era deceduto prima dell'udienza e non era stato nominato un difensore d'ufficio. La Suprema Corte accoglie il ricorso ma rileva che, nel frattempo, il reato è andato prescritto. Applicando il principio per cui la causa di estinzione del reato prevale sulle nullità processuali, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza di condanna.
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Indebita compensazione: reato sussistente ma condanna annullata
L'Amministratore di una società cooperativa viene condannato in primo e secondo grado per il reato di indebita compensazione, avendo utilizzato crediti IVA non spettanti e privi del visto di conformità per oltre 214.000 euro nel 2014. La Corte di Cassazione, pur confermando la sussistenza del reato e l'intento elusivo dell'imputato, accoglie il ricorso sulla prescrizione. I giudici di legittimità chiariscono che il termine di prescrizione decorre dalla data del primo modello F24 che supera la soglia di punibilità (17 febbraio 2014), come indicato nel capo d'imputazione, e non dall'ultimo versamento. Di conseguenza, calcolando la sospensione per l'emergenza Covid-19, il reato risulta estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Cassazione annulla la condanna senza rinvio ed elimina la confisca dei beni.
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Falsa attestazione e prescrizione: la recidiva blocca lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La difesa ha contestato il giudizio di bilanciamento delle circostanze e ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Corte d'Appello aveva correttamente escluso la prevalenza delle attenuanti. Inoltre, a causa della presenza della recidiva reiterata infraquinquennale, il termine di prescrizione complessivo è salito a tredici anni e sei mesi, periodo non ancora trascorso al momento della decisione. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta documentale: condanna annullata senza dolo
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta documentale. L'imputato ha contestato la condanna evidenziando la mancanza del dolo specifico, ossia l'intenzione deliberata di danneggiare i creditori attraverso l'omessa tenuta delle scritture contabili. La Suprema Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso, richiamando il principio secondo cui l'omissione contabile richiede tale specifica finalità lesiva. Di conseguenza, non essendo il ricorso inammissibile, i giudici hanno potuto rilevare l'avvenuto decorso del termine di prescrizione dei reati. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione dei reati per prescrizione.
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Prescrizione del reato: il furto non si estingue se sei recidivo
L'Imputato, condannato per furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'erronea applicazione della recidiva e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva specifica e infraquinquennale, derivante da un precedente per rapina, è stata correttamente applicata. Questa circostanza, avendo natura ad effetto speciale, comporta un aumento dei termini di prescrizione. Di conseguenza, il termine ordinario di dieci anni per i furti contestati deve essere aumentato di un terzo e poi della metà, impedendo il decorso della prescrizione del reato. L'Imputato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: la recidiva semplice non la blocca
La Corte di Cassazione ha confermato il proscioglimento dell'Imputato per intervenuta prescrizione del reato in relazione a illeciti di falso e sostituzione di persona. Il Procuratore Generale aveva impugnato la decisione sostenendo che la recidiva contestata avrebbe dovuto allungare i tempi necessari per l'estinzione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarendo che la recidiva semplice non costituisce un'aggravante ad effetto speciale e non influisce sul calcolo dei termini di prescrizione. L'Imputato vince definitivamente il processo.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: condanna per ritardo
Due amministratori di una società, condannati per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, hanno proposto ricorso in Cassazione. Gli imputati lamentavano la violazione del diritto di difesa per la mancata celebrazione dell'udienza pubblica in appello e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'istanza di trattazione orale era tardiva, poiché presentata dopo la prima data fissata per l'udienza, a nulla rilevando i successivi rinvii. Inoltre, la prescrizione non era ancora maturata rispetto alla data di consumazione del reato. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto di energia elettrica: la prescrizione cancella la condanna
L'Imputato era stato condannato in appello per il reato di furto di energia elettrica. Contro tale decisione, ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando l'assenza delle prove del reato e, in subordine, l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha rilevato che il termine massimo di prescrizione era effettivamente decorso il 24 maggio 2022, data antecedente alla pronuncia della Corte d'appello. Poiché non emergevano elementi evidenti per una formula di proscioglimento nel merito più favorevole, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione. L'Imputato ottiene così la cancellazione della condanna.
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Prescrizione del reato: l’aggravante pesa anche se bilanciata
Il caso riguarda un tentativo di furto di rame e materiale ferroso commesso da tre soggetti. Uno degli imputati ha impugnato la condanna in Cassazione, contestando la regolarità delle notifiche e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Riguardo alla prescrizione del reato, i giudici hanno ribadito che, per calcolare il tempo necessario a estinguere l'illecito, si deve tenere conto delle circostanze aggravanti ad effetto speciale. Questo calcolo non viene influenzato dal giudizio di bilanciamento con le attenuanti generiche, come stabilito dall'articolo 157 del codice penale. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: il tempo cancella le accuse di falso
Un intermediario e alcuni debitori sono stati accusati di aver indotto un giudice a emettere falsi decreti di riabilitazione da protesti, attestando falsamente l'avvenuto pagamento dei debiti. La Corte d'Appello aveva condannato i soggetti applicando l'aggravante della recidiva all'intermediario. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la recidiva era stata applicata illegittimamente, poiché il giudice di primo grado non l'aveva concretamente applicata per aumentare la pena, ma solo per calcolare i termini di tempo. Di conseguenza, esclusa la recidiva, è maturata la prescrizione del reato per tutti gli imputati. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza senza rinvio, estinguendo definitivamente ogni accusa.
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Bancarotta fraudolenta: il commercialista non salva l’amministratore
L'Amministratore di una società a responsabilità limitata è stato condannato per i reati di bancarotta fraudolenta documentale, per distrazione e bancarotta semplice. L'imputato ha impugnato la condanna contestando l'utilizzo di atti di indagine tardivi, la prescrizione del reato e la mancanza di dolo, avendo affidato la contabilità a un professionista. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la nomina di un commercialista non esonera l'imprenditore dall'obbligo di vigilare sulla contabilità. Inoltre, il reato si consuma solo al momento della sentenza di fallimento, che segna l'inizio del termine di prescrizione. L'Amministratore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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