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Sospensione della prescrizione: truffa confermata dopo i rinvii

L’Imputato, condannato per truffa per aver acquistato capi d’abbigliamento pagandoli con assegni firmati da un terzo, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente sosteneva che il reato fosse estinto per decorrenza dei termini, contestando il calcolo dei periodi di sospensione, in particolare la sovrapposizione tra la sospensione per emergenza sanitaria e quella dovuta all’astensione del difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione legata all’emergenza Covid-19 si applica interamente (64 giorni) per le udienze fissate nella prima fase emergenziale, anche in presenza di altre concomitanti cause di rinvio. Di conseguenza, calcolando correttamente tutti i periodi di stop del processo richiesti dalla difesa, il reato non era affatto prescritto.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 38632 Anno 2023
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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La sospensione della prescrizione e il caso della truffa con assegni falsi

Un uomo ha acquistato diversi capi di abbigliamento pagandoli con sette assegni firmati da un’altra persona. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di truffa. L’acquirente ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la decisione. Il motivo principale del ricorso riguarda la sospensione della prescrizione (il blocco temporaneo del termine oltre il quale il reato si estingue). Secondo la difesa, i giudici di appello hanno calcolato in modo errato i giorni di stop del processo durante l’emergenza sanitaria. L’imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per il decorso del tempo utile a perseguirlo.

Il calcolo dei tempi e l’impatto della normativa emergenziale

La vicenda ruota attorno al calcolo esatto dei periodi in cui il processo è rimasto fermo. Nel corso del primo grado di giudizio si sono verificate diverse interruzioni. Una prima interruzione è derivata dall’astensione degli avvocati dalle udienze. Una seconda interruzione è avvenuta su esplicita richiesta del difensore dell’imputato. Questi rinvii hanno congelato il decorso del tempo per oltre un anno e quattro mesi. A questo periodo si è aggiunto il blocco straordinario di sessantaquattro giorni introdotto dal governo per contrastare l’epidemia da Covid-19. La difesa ha contestato proprio questo ulteriore slittamento. Secondo la tesi difensiva, i giorni di blocco per l’emergenza sanitaria non dovevano sommarsi interamente perché si sovrapponevano a un rinvio già concesso su richiesta della difesa stessa.

La sovrapposizione dei rinvii e la sospensione della prescrizione

La corretta determinazione della sospensione della prescrizione rappresenta un elemento cruciale nei processi penali. Se il tempo scorre senza sosta, lo Stato perde il potere di punire il colpevole. Per questa ragione, la legge stabilisce che ogni rinvio richiesto dalla difesa o causato da impedimenti esterni congela il termine di estinzione del reato. Nel caso specifico, l’udienza era stata fissata proprio all’interno del periodo di blocco totale delle attività giudiziarie stabilito dal legislatore. La sovrapposizione tra la sospensione ordinaria e quella emergenziale ha generato il contrasto interpretativo che ha spinto l’imputato a rivolgersi alla Suprema Corte.

Le motivazioni: la corretta applicazione della sospensione della prescrizione nel periodo emergenziale

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso del tutto infondato e ha confermato la validità della condanna. I giudici di legittimità hanno evidenziato che il calcolo del tempo effettuato nei gradi precedenti è corretto. Esaminando gli atti del processo, è emerso un ulteriore rinvio richiesto dalla difesa che l’imputato non aveva considerato nel suo conteggio. Questo ulteriore stop ha spostato la scadenza del reato molto in avanti nel tempo. Inoltre, la Corte ha chiarito un principio fondamentale sulla sospensione della prescrizione durante la pandemia. Il blocco di sessantaquattro giorni previsto dalla normativa emergenziale si applica interamente a tutti i procedimenti con udienza fissata tra il 9 marzo e l’11 maggio 2020. La presenza di un concomitante rinvio per astensione del difensore non annulla l’effetto della sospensione Covid-19. I due periodi di stop operano in modo autonomo e cumulativo. Pertanto, il reato non era affatto estinto al momento della sentenza di secondo grado.

Le conclusioni: la conferma della condanna per truffa

La decisione della Suprema Corte mette un punto fermo sulla vicenda giudiziaria dell’imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile (privo dei requisiti legali per essere esaminato nel merito). Di conseguenza, la condanna per truffa inflitta nei precedenti gradi di giudizio diventa definitiva. L’imputato perde la causa e deve subire le conseguenze legali del suo comportamento. Oltre alla conferma della responsabilità penale, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. L’imputato deve anche versare la somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende (l’ente pubblico che raccoglie le sanzioni pecuniarie). Questa pronuncia ribadisce che i rinvii processuali richiesti dalla difesa o imposti da leggi eccezionali prolungano inevitabilmente i tempi di estinzione dei reati, impedendo che i colpevoli possano evitare la pena grazie al semplice decorso del tempo.

Come influisce la sospensione Covid sul calcolo della prescrizione?
La sospensione di sessantaquattro giorni introdotta durante l’emergenza sanitaria si applica interamente a tutti i processi con udienze fissate nella prima fase emergenziale, allungando i tempi necessari per l’estinzione del reato.

Cosa succede se la sospensione Covid coincide con un rinvio chiesto dalla difesa?
I due periodi di sospensione operano in modo autonomo e cumulativo, quindi la presenza di un rinvio chiesto dal difensore non esclude né riduce l’applicazione dei giorni di sospensione previsti per l’emergenza Covid.

Quali sono le conseguenze se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza di condanna emessa nei gradi precedenti diventa definitiva e irrevocabile, e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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