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Art. 157 Codice Penale — Anno 2023

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1315 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Inammissibilità del ricorso: quando l’avvocato sbaglia cliente
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato nei precedenti gradi di giudizio per tentato furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Il difensore ha presentato ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione di reati diversi, come corruzione e minaccia, riferiti a un altro soggetto estraneo al processo. La Suprema Corte ha rilevato un evidente errore materiale nella redazione dei motivi di impugnazione, del tutto scollegati dai fatti di causa. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, confermando la condanna e sanzionando Il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: no al fai-da-te
Un condomino, esasperato dal continuo abbaiare del cane della vicina, si è introdotto con la forza nell'abitazione di quest'ultima, minacciandola e colpendola con violenza, causandole lesioni personali. La difesa ha chiesto di riqualificare i fatti come esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sostenendo che l'uomo avesse agito per tutelare autonomamente il proprio diritto alla quiete. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni richiede la ragionevole convinzione di esercitare un diritto tutelabile in giudizio, e non una violenta aggressione fisica e verbale finalizzata a un mero sfogo rabbioso. Di conseguenza, la condanna a sette mesi di reclusione per violazione di domicilio, minacce e lesioni è stata confermata, con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria per il ricorrente.
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Falsificazione del DURC: l’illecito è certo ma la condanna salta
L'Imprenditore, legale rappresentante di una società edile, viene accusato di aver utilizzato documenti falsi per ottenere permessi edilizi. In particolare, l'accusa contesta la falsificazione del DURC, allegato a diverse segnalazioni certificate di inizio attività. La Corte di appello riqualifica il reato da semplice uso a materiale falsificazione del documento. La Cassazione conferma la legittimità di tale riqualificazione, poiché l'imputato conosceva gli elementi di fatto e poteva difendersi. Tuttavia, escludendo la natura grossolana del falso, la Suprema Corte rileva il decorso del tempo massimo consentito dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. L'Imprenditore evita così la condanna penale grazie al decorso del tempo.
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Deterioramento di bene pignorato: tra abuso e reale valore
I proprietari e custodi di un immobile pignorato sono stati condannati in appello per aver eseguito lavori abusivi di ristrutturazione, causando un presunto deprezzamento del bene. La Cassazione ha accolto il ricorso dei proprietari, chiarendo che il deterioramento di bene pignorato richiede una reale e significativa riduzione del valore o della funzionalità della cosa. Nel caso specifico, l'immobile era stato comunque venduto all'asta per una cifra considerevole, smentendo l'ipotesi di un danno concreto. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza penale senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato, rinviando la decisione sulle richieste di risarcimento danni al giudice civile competente.
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Prescrizione del reato: un imputato libero, l’altro condannato
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due soggetti condannati per reati legati agli stupefacenti. Per il secondo ricorrente, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché contestava aspetti sanzionatori estranei al perimetro del giudizio di rinvio, limitato alla sola recidiva. Per il primo ricorrente, pur confermando la ricostruzione dei fatti relativi all'acquisto di hashish, la Suprema Corte ha rilevato che la fattispecie contestata rientrava tra le droghe leggere senza aggravanti. Di conseguenza, è scattata la prescrizione del reato, essendo decorso il termine massimo di sette anni e sei mesi prima della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la condanna per tale capo d'imputazione, eliminando il relativo aumento di pena e rideterminando la sanzione finale per il reato residuo a un anno e dieci mesi di reclusione.
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Lesioni personali aggravate: la condanna non scade col Covid
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per lesioni personali aggravate ai danni di un altro soggetto. L'imputato sosteneva che il reato fosse caduto in prescrizione, sostenendo che la notifica della sentenza d'appello (avvenuta in camera di consiglio durante l'emergenza COVID-19) dovesse determinare l'efficacia della decisione. La Suprema Corte ha chiarito che l'efficacia della sentenza decorre dal suo deposito in cancelleria e non dalla notifica. Di conseguenza, la prescrizione non è maturata. La Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato, respingendo anche le contestazioni sull'identificazione fotografica e sul diniego delle attenuanti generiche.
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Bancarotta impropria: bilancio corretto e reato prescritto
L'Amministratore di una societa fallita veniva condannato per i reati di bancarotta fraudolenta, documentale e bancarotta impropria da falso in bilancio, per aver adottato un metodo di contabilizzazione dei contributi ritenuto illecito dai giudici di merito. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'imputato, ha rilevato che la tecnica di bilancio utilizzata era in realta considerata legittima dagli esperti dell'epoca. Di conseguenza, non essendo il ricorso manifestamente infondato, i giudici di legittimita hanno dichiarato l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione. La Suprema Corte ha inoltre rilevato d'ufficio l'illegalitarieta delle pene accessorie applicate in misura fissa. La sentenza impugnata e stata annullata senza rinvio.
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Bancarotta per distrazione: assolto per l’uso dell’auto in leasing
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Amministratore di Fatto e di un Direttore di Banca accusati di reati fallimentari. La Corte ha chiarito che il mero uso di un'auto in leasing da parte dell'amministratore di diritto non costituisce il reato di bancarotta per distrazione, poiché non impoverisce il patrimonio sociale a danno dei creditori. Per tale accusa, la condanna dell'Amministratore di Fatto è stata annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste. Riguardo alla bancarotta preferenziale, l'operazione bancaria che ha favorito l'istituto di credito alterando l'ordine dei creditori è stata dichiarata prescritta. È stata invece confermata la responsabilità dell'Amministratore di Fatto per la bancarotta documentale, avendo egli occultato le scritture contabili per oltre cinque anni dal fallimento.
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Aggravante della destrezza esclusa: il furto va in prescrizione
Un dipendente di una farmacia è stato condannato per furto aggravato per aver sottratto denaro dalla cassa, eludendo la sorveglianza dei colleghi. La Corte di Cassazione ha chiarito la differenza tra furto consumato e tentato, confermando la consumazione poiché le telecamere effettuavano solo un controllo differito. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sull'esclusione dell'aggravante della destrezza. La Corte ha stabilito che approfittare di una semplice disattenzione altrui non configura l'aggravante della destrezza, la quale richiede invece una speciale abilità o astuzia per superare la vigilanza. Di conseguenza, eliminata tale aggravante, il reato è risultato estinto per prescrizione. La sentenza è stata annullata senza rinvio per i profili penali, ma sono rimaste ferme le statuizioni civili a favore del datore di lavoro.
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Prescrizione del reato: la Cassazione tutela l’assolto
L'Imputato, assolto in primo grado dal reato di lesioni, subisce l'appello del Pubblico Ministero. La Corte d'Appello, incorrendo in un errore materiale e scambiando l'appellante, dichiara direttamente la prescrizione del reato senza valutare la fondatezza dell'impugnazione pubblica. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato e annulla la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità chiariscono che, di fronte a un'assoluzione in primo grado, la prescrizione del reato può essere dichiarata in appello solo se il gravame del Pubblico Ministero risulta fondato e adeguatamente motivato. In caso contrario, deve prevalere la formula assolutoria, che è più favorevole per l'imputato rispetto all'estinzione del reato per decorso del tempo.
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Sospensione della prescrizione: rinvio difensivo e calcolo tempi
L'Imputato era stato condannato per bancarotta fraudolenta. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione dei reati prima della sentenza d'appello. Secondo la difesa, un rinvio d'udienza non doveva comportare la sospensione della prescrizione poiché disposto anche per esigenze organizzative del tribunale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rinvio era stato richiesto dalla difesa per trattative di risarcimento e che il trasferimento del magistrato ha solo ridotto la durata del rinvio, senza causarlo. Pertanto, l'intero periodo di rinvio ha determinato la sospensione della prescrizione, impedendo l'estinzione del reato prima della sentenza di secondo grado. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta: l’azienda è solida e la condanna cade
L'Amministratore di una società ammessa al concordato preventivo è stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e preferenziale a causa di alcune operazioni finanziarie, tra cui l'accollo di debiti altrui e rimborsi ai soci. La difesa ha impugnato la condanna evidenziando che la società era solida, l'attivo superava il passivo e il mancato pagamento integrale dei creditori era dovuto solo a una successiva svalutazione immobiliare imprevedibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza con rinvio. I giudici d'appello hanno infatti omesso di motivare su questi punti decisivi, in particolare sulla reale consistenza del patrimonio e sull'assenza dell'elemento soggettivo del reato al momento dei fatti.
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Prescrizione del reato: lo sciopero del PM non ferma il tempo
Il Titolare del Bar è stato condannato per l'esercizio abusivo di attività di scommesse. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato, contestando il calcolo della Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano infatti sospeso il decorso dei termini a causa dell'astensione dalle udienze di un vice procuratore onorario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che lo sciopero della magistratura onoraria non interrompe i termini temporali del processo, in quanto il Procuratore della Repubblica deve comunque garantire la presenza dell'ufficio in udienza. Di conseguenza, calcolando correttamente il tempo trascorso, è maturata la prescrizione del reato. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Prescrizione del reato: no allo sconto sui tempi per il furto
L'Imputato, condannato per furto in abitazione pluriaggravato da violenza sulle cose e danno di particolare gravità, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha contestato la mancata dichiarazione di estinzione del reato per intervenuta prescrizione del reato. Secondo la tesi difensiva, il giudice avrebbe dovuto considerare il bilanciamento tra le circostanze aggravanti e attenuanti nel calcolo del tempo necessario a prescrivere il reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il bilanciamento delle circostanze ex articolo 69 del codice penale non ha alcuna influenza sul calcolo della prescrizione del reato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lesioni personali gravissime: prescrizione esclusa e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di lesioni personali gravissime ai danni di una vittima. I ricorrenti invocavano l'avvenuta prescrizione del reato e contestavano la ricostruzione dei fatti e il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha chiarito che per le lesioni personali gravissime il termine minimo di prescrizione è di dodici anni, escludendo quindi l'estinzione del reato. Ha inoltre giudicato inammissibili le altre contestazioni poiché generiche e relative a valutazioni di merito non consentite in sede di legittimità. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Deposito incontrollato di rifiuti: il sequestro cancella il reato
L'Amministratore di un'azienda veniva condannato per i reati di emissioni tossiche non autorizzate e deposito incontrollato di rifiuti, accumulati nel piazzale aziendale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che il sequestro dell'area da parte della polizia giudiziaria ha interrotto la permanenza del reato. Di conseguenza, calcolando il tempo trascorso dal momento del sequestro e tenendo conto dei limitati periodi di sospensione, i reati si erano già estinti per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna, sancendo che il sequestro segna la fine della condotta illecita e fa decorrere i termini di prescrizione.
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Prescrizione dei reati tributari: annullato l’errore del giudice
Il Tribunale dichiarava prescritto il reato di omessa dichiarazione fiscale contestato a un amministratore societario per l'anno d'imposta 2011. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione con ricorso per saltum. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per la prescrizione dei reati tributari commessi dopo la riforma del 2011 si applica un aumento di un terzo dei termini ordinari. Nel caso specifico, il termine massimo era di dieci anni e, considerando le sospensioni, il reato non era estinto al momento della sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata, rinviando gli atti alla Corte d'appello.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per i soci dell’officina
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soci di un'officina meccanica condannati in primo grado per violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro a seguito dell'infortunio di un collaboratore. La difesa ha contestato l'estensione della responsabilità al socio non amministratore e la natura subordinata del rapporto di lavoro, evidenziando che il collaboratore operava in autonomia pagando un canone per l'uso dei locali. La Suprema Corte, ritenendo i motivi di ricorso non manifestamente infondati e rilevando il decorso del tempo, ha dichiarato l'annullamento senza rinvio della condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Finti passaporti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
Un gruppo di soggetti ha costituito un finto ordine cavalleresco e un'associazione di protezione civile per vendere onorificenze e organizzare il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di cittadini stranieri, simulando la partecipazione a un corso di formazione. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne per truffa e conferimento di onorificenze per intervenuta prescrizione e difetto di querela. Ha invece confermato la responsabilità penale dei principali organizzatori per l'associazione a delinquere e il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, annullando però con rinvio la decisione sulle attenuanti generiche e sul calcolo della pena per carenze di motivazione. Infine, la posizione della moglie di uno degli imputati, accusata di concorso, è stata rinviata a giudizio per valutare l'effettiva stabilità del suo vincolo associativo.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
Il caso riguarda un automobilista condannato per guida senza patente con recidiva. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando un errore nel calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. Poiché il rinvio dell'udienza non rientrava nel periodo di sospensione previsto dalla legge, la prescrizione del reato era già maturata. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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