LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 157 Codice Penale — Anno 2023

Pagina 12 di 40

1315 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Reato di minaccia: ricorso inammissibile e addio prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di minaccia. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la responsabilità civile, chiedendo inoltre l'applicazione della prescrizione. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso principale impedisce di far valere la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di condanna. Di conseguenza, l'imputata perde definitivamente la causa ed è condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Scarico di acque reflue industriali: clinica evita la condanna
Il Legale Rappresentante di una residenza psichiatrica era stato condannato per lo scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione nella fognatura pubblica. La difesa ha impugnato la decisione, sostenendo che i reflui della struttura, priva di laboratori sanitari e con servizi mensa esternalizzati, derivassero solo dal metabolismo umano e fossero quindi classificabili come domestici. La Corte di Cassazione ha rilevato che la motivazione del giudice di merito era carente nel qualificare la natura industriale dello scarico. Tuttavia, poiché il ricorso non era manifestamente infondato e nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato.
Continua »
Ricorso straordinario per errore di fatto: condanna annullata
L'Imputata era stata condannata per diffamazione. La Corte di Cassazione aveva rigettato il suo ricorso, omettendo però di rilevare che il reato si era già estinto per prescrizione prima della decisione. Il Procuratore generale ha quindi proposto un ricorso straordinario per errore di fatto per rimediare a questa svista percettiva. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, evidenziando che il rigetto del ricorso imponeva la dichiarazione di prescrizione. Di conseguenza, la Cassazione ha revocato la precedente decisione e ha annullato senza rinvio la condanna penale per intervenuta prescrizione. Sono state tuttavia confermate le statuizioni civili a favore delle Parti Civili, poiché la causa estintiva è maturata successivamente alla sentenza di primo grado.
Continua »
Violazione di sigilli: la prescrizione non salva il custode
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per il reato di violazione di sigilli. La donna, nominata custode di un immobile sequestrato, aveva continuato ad abitarvi abusivamente. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, chiedendo di retrodatare l'inizio della condotta illecita al momento del sequestro iniziale. La Suprema Corte ha invece stabilito che, in mancanza di prove contrarie rigorose, il momento di consumazione del reato coincide con il giorno dell'accertamento da parte delle autorità. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione dovuta all'impedimento del difensore di un coimputato si estende a tutti i partecipanti al processo. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sospensione della prescrizione: lo sciopero non cancella il reato
Il caso riguarda un cittadino condannato per abusi edilizi e violazioni paesaggistiche che ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione della prescrizione opera pienamente anche durante i rinvii causati dall'adesione del difensore allo sciopero degli avvocati, a prescindere dall'assenza dei testimoni. Inoltre, i rinvii dovuti alla mancata citazione tempestiva dei testimoni da parte della difesa sospendono il decorso del tempo. Di conseguenza, sommando i periodi di sospensione pari a oltre quattro anni, il reato non è risultato estinto.
Continua »
Appropriazione indebita: salvo dalla pena ma deve risarcire
Un amministratore condominiale è stato accusato di appropriazione indebita per aver prelevato somme dal conto del condominio. La Corte di Cassazione ha chiarito che il reato si consuma solo al momento della cessazione della carica, poiché fino ad allora l'amministratore potrebbe teoricamente restituire il denaro. Nel caso specifico, essendo l'amministratore stato revocato nel 2014, il termine di prescrizione è decorso interamente prima della decisione definitiva. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna penale per intervenuta prescrizione, ma ha confermato le statuizioni civili, obbligando l'ex amministratore a risarcire i danni e a pagare le spese legali al condominio.
Continua »
Prescrizione del reato di ricettazione: il tempo cancella la pena
I due imputati erano stati condannati per il reato di ricettazione in concorso, per essere stati trovati in possesso di numerosi beni rubati all'interno di un esercizio commerciale e di un rifugio montano. La Corte d'appello aveva fissato la data di consumazione del reato al giorno della perquisizione e del rinvenimento della merce. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei difensori, ricordando che la ricettazione è un reato istantaneo e che, in mancanza di prove certe sulla data di acquisto, si deve fare riferimento alla data del furto originario in base al principio del favor rei. Di conseguenza, applicando questo calcolo temporale, la prescrizione del reato di ricettazione era già maturata. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
Continua »
Frode assicurativa: condanna annullata per prescrizione
Una automobilista viene condannata in appello per il reato di frode assicurativa, avendo denunciato un finto incidente stradale per ottenere il risarcimento dei danni. L'imputata ricorre in Cassazione lamentando la mancata notifica della citazione al suo reale indirizzo e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte accerta l'effettiva nullità della notifica, inviata all'indirizzo del coimputato. Tuttavia, i giudici rilevano che il tempo massimo per punire il fatto è ormai scaduto. Applicando il principio di diritto per cui la causa estintiva prevale sui vizi procedurali se non servono nuovi accertamenti, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza di condanna. L'imputata vince il ricorso e non dovrà scontare alcuna pena.
Continua »
Malversazione a danno dello Stato: annullata la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un beneficiario di fondi pubblici per il reato di malversazione a danno dello Stato. In precedenza, la Suprema Corte aveva stabilito che il reato non potesse considerarsi consumato prima della scadenza del termine contrattuale per la realizzazione del progetto finanziato, lasciando aperta solo l'ipotesi del tentativo. Ciononostante, il Giudice di rinvio aveva nuovamente condannato l'imputato per il reato consumato, violando l'obbligo di uniformarsi alla decisione di legittimità. La Cassazione ha rilevato tale violazione e ha disposto l'annullamento della sentenza impugnata. Tuttavia, poiché il fatto risaliva al 2015, la Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, determinando la vittoria finale dell'imputato che evita così ogni condanna.
Continua »
Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna tardiva
L'Imputato era stato condannato per il delitto di ricettazione, commesso in un arco temporale compreso tra il 25 settembre e il 1° ottobre 2012. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna in data 11 ottobre 2022. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che la ricettazione è un reato istantaneo e che, ai fini del calcolo del tempo necessario a prescrivere, occorre fare riferimento alla data iniziale più favorevole, ossia il 25 settembre 2012. Esclusa la recidiva, il termine massimo di dieci anni è decorso il 25 settembre 2022, prima della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la decisione impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
Continua »
Prescrizione del reato continuato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato per l'acquisto e la cessione di cocaina di lieve entità. Nel ricorso per cassazione, la difesa ha eccepito l'omessa scissione delle singole condotte commesse in forma continuata prima del 2010, necessaria per verificare la prescrizione dei singoli episodi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che i giudici d'appello non avevano individuato con esattezza il giorno di inizio della decorrenza del termine per ciascun segmento della condotta. Di conseguenza, accertato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato continuato.
Continua »
Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputato, accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la recidiva reiterata incide sia sul calcolo del tempo base necessario a prescrivere, sia sulla proroga massima in presenza di atti interruttivi. Di conseguenza, il termine di prescrizione del reato non era ancora decorso al momento della decisione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Reato di ricettazione: condanna confermata ma pena ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo trovato in possesso di beni rubati. L'imputato sosteneva di dover rispondere di furto e non di ricettazione. La Suprema Corte ha rigettato la tesi, confermando che il possesso ingiustificato di beni rubati, senza prove di aver commesso materialmente il furto, configura pienamente il reato di ricettazione. Al contempo, i giudici hanno accolto il ricorso del Procuratore Generale riguardo a un secondo reato contestato, l'evasione, dichiarandolo estinto per prescrizione poiché erano decorsi oltre sette anni dai fatti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per evasione, riducendo la pena finale per il solo reato di ricettazione a due anni di reclusione e cinquecento euro di multa, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Giudizio abbreviato: sconto negato, la Cassazione taglia la pena
L'Imputato, condannato per il reato di ricettazione di un contrassegno di un ciclomotore, ricorre in Cassazione lamentando la mancata applicazione dello sconto di pena previsto per il rito speciale. Nei gradi precedenti, infatti, i giudici avevano omesso di calcolare la riduzione di un terzo della pena derivante dalla scelta del giudizio abbreviato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso su questo punto, rilevando che i giudici d'appello avevano violato il divieto di peggioramento della pena. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio e ridetermina direttamente la pena finale in un mese e ventitré giorni di reclusione e 133 euro di multa, applicando correttamente la riduzione spettante per il giudizio abbreviato.
Continua »
Reato di ricettazione: condannato per i mezzi rubati nel capannone
Un imprenditore è stato condannato per il reato di ricettazione dopo il ritrovamento, in un capannone nella sua disponibilità, di un autocarro e di un miniescavatore rubati. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di non essere proprietario dell'area e di non conoscere la provenienza illecita dei mezzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata giustificazione del possesso di cose rubate prova la consapevolezza della loro provenienza illecita. Inoltre, l'elevato valore economico dei veicoli esclude la particolare tenuità del fatto. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali, una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e le spese di difesa della parte civile.
Continua »
Prescrizione del reato di ricettazione: assolto grazie al tempo
L'Imputato riceveva una condanna per il reato di ricettazione di un motociclo rubato. Il furto del mezzo risaliva al luglio 2007, mentre il sequestro era avvenuto nel luglio 2012. Mancando la prova certa della data in cui L'Imputato avesse effettivamente ricevuto il mezzo, la Corte di Cassazione ha applicato il principio del favor rei. In base a questo principio, la data di consumazione del reato deve essere retrodatata in prossimità del furto originario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando la prescrizione del reato di ricettazione e annullando la condanna senza rinvio, poiché il termine massimo per punire il fatto era ampiamente decorso prima della sentenza d'appello.
Continua »
Deposito incontrollato di rifiuti: no alla prescrizione
Il Liquidatore di una società è stato condannato per il reato di deposito incontrollato di rifiuti all'interno di uno stabilimento dismesso. La difesa sosteneva che si trattasse di un semplice abbandono di rifiuti, reato istantaneo ormai estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il deposito incontrollato di rifiuti costituisce un reato permanente quando i rifiuti rimangono nella disponibilità del responsabile in attesa di smaltimento. Di conseguenza, la prescrizione inizia a decorrere solo al momento del sequestro o della rimozione dei rifiuti, e non dal momento del loro iniziale posizionamento sul suolo.
Continua »
Prescrizione del reato: l’errore di calcolo salva l’evaso
L'Imputato era stato condannato per il reato di evasione. La Corte d'appello aveva escluso la prescrizione del reato calcolando l'aumento per la recidiva reiterata sul termine base di sei anni previsto per la prescrizione, anziché sulla pena massima edittale di tre anni stabilita per l'evasione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, chiarendo che per i delitti puniti con pena inferiore a sei anni, l'aumento per le circostanze a effetto speciale va operato sulla pena massima del reato e non sul termine di prescrizione base. Di conseguenza, accertato il decorso del tempo, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per avvenuta prescrizione del reato.
Continua »
Prescrizione del reato: l’errore di calcolo che riapre il processo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro la decisione della Corte d'appello che aveva dichiarato estinto per prescrizione del reato il furto contestato a un imputato. L'imputato era accusato di furto aggravato da due specifiche circostanze. La Corte d'appello aveva erroneamente calcolato il termine di prescrizione in sei anni. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che, a causa delle aggravanti contestate, la pena massima edittale è di dieci anni di reclusione. Di conseguenza, il termine per la prescrizione del reato è di dieci anni, non ancora trascorsi al momento della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d'appello per lo svolgimento del giudizio di merito.
Continua »
Bancarotta fraudolenta patrimoniale: finti contanti e condanna
L'Amministratrice e il Socio di una società sono stati condannati per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. Gli imputati avevano sottratto beni strumentali e giacenze di magazzino prima di cedere le quote societarie a un terzo. La difesa sosteneva che i beni fossero stati regolarmente pagati in contanti e che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato che i pagamenti in contanti non erano tracciati né registrati nella contabilità sociale. Inoltre, la Corte ha ricalcolato i termini di prescrizione, evidenziando che il tempo necessario all'estinzione del reato era stato sospeso per oltre quattrocento giorni a causa di rinvii d'udienza richiesti dalla difesa. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »