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Art. 157 Codice Penale — Anno 2023

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1315 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Rinuncia alla prescrizione: l’imputato che rifiuta l’impunità
Nel caso in esame, L'Imputata ha presentato una formale rinuncia alla prescrizione dopo che il termine di prescrizione del reato era già scaduto. La Corte di Appello ha comunque dichiarato il reato estinto per prescrizione. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo l'irrevocabilità della scelta dell'imputata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la rinuncia alla prescrizione intervenuta dopo la scadenza del termine è irrevocabile, poiché esprime la volontà di ottenere una decisione nel merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha trasmesso gli atti alla Corte di Appello di Perugia per lo svolgimento del processo di merito.
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Prescrizione del reato: il furto non si estingue prima del tempo
Il Tribunale di Velletri aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di furto in abitazione aggravato contestato all'Imputata. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo un errore nel calcolo dei tempi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che la presenza dell'aggravante porta la pena massima a dieci anni di reclusione. Di conseguenza, applicando le regole sulla prescrizione del reato, il termine per l'estinzione scadrà solo nel novembre 2027. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata, ordinando un nuovo giudizio davanti alla Corte d'appello.
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Prescrizione del reato: il dubbio sulla data salva l’imputato
Due imputati sono stati condannati nei gradi precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti. Il Primo Imputato contestava l'attendibilità di un testimone, mentre il Secondo Imputato lamentava l'incertezza sulle date delle cessioni di droga. La Corte di Cassazione ha rilevato che, dopo la sentenza d'appello, è maturata la prescrizione del reato per entrambi. Per il Secondo Imputato, in mancanza di date certe, il calcolo della prescrizione è stato effettuato partendo dalla data più risalente per garantirgli il massimo favore. Non essendoci elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione dei reati.
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Amministrazione di sostegno e notifiche penali: pena ridotta
L'Imputato, condannato per estorsione e lesioni personali aggravate, ricorreva in Cassazione lamentando la nullità della notifica del decreto di citazione in appello, eseguita nei confronti di un precedente amministratore di sostegno già sostituito. La Suprema Corte ha rigettato questo motivo, stabilendo che in tema di amministrazione di sostegno e notifiche penali non si applicano le forme previste per l'interdetto (notifica al tutore), a meno che non sia accertata l'incapacità dell'imputato a partecipare al processo. Tuttavia, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso dichiarando prescritto il reato di lesioni personali aggravate. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente a tale reato, riducendo la pena complessiva ed eliminando la relativa sanzione, confermando invece la condanna per il reato di estorsione.
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Reato di calunnia: condanna annullata per la firma sbagliata
L'Imputato era stato condannato per il reato di calunnia a causa della falsa denuncia di furto di due assegni, incolpando ingiustamente i soggetti che li avevano incassati. La Corte di Cassazione ha rilevato un grave vizio procedurale: la sentenza d'appello era stata firmata da un presidente diverso rispetto a quello che aveva effettivamente presieduto l'udienza e deciso il caso. Questa discrepanza determina la nullità assoluta del provvedimento. Tuttavia, poiché nel frattempo è decorso il termine massimo di prescrizione (pari a sette anni e sei mesi) e non emergono elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato.
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Reato di rissa: quando la difesa diventa aggressione reciproca
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due fratelli accusati di reato di rissa, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. I due avevano scatenato una violenta e prolungata colluttazione con un terzo soggetto all'interno e all'esterno di un bar. All'arrivo delle forze dell'ordine, i giovani avevano reagito con calci e pugni contro i militari. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi della difesa, confermando che per la configurabilità del reato di rissa è sufficiente la partecipazione di almeno tre persone in uno scontro reciproco prolungato. Inoltre, i giudici hanno ritenuto legittimo il diniego della sospensione condizionale della pena per uno dei condannati a causa dei suoi precedenti penali, e hanno escluso la prescrizione dei reati poiché il decreto di citazione in appello, anche se nullo, interrompe comunque il decorso dei termini.
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Nullità della notifica: errore del tribunale salva l’imputato
L'Imputato era stato condannato per reati di violenza, danneggiamento e lesioni. Il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la nullità della notifica del decreto di citazione in appello. La notifica era stata infatti inviata tramite posta elettronica certificata a un avvocato omonimo, ma con dati anagrafici e studio professionale diversi da quelli del vero difensore di fiducia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che l'omessa citazione del difensore di fiducia determina una nullità assoluta e insanabile. Di conseguenza, accertato il decorso del tempo massimo previsto dalla legge, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Sottrazione di beni pignorati: condannato il custode infedele
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di sottrazione di beni pignorati a carico del proprietario e del custode giudiziario di un'azienda. I due soggetti avevano sottratto all'esecuzione forzata alcuni macchinari, tra cui un trattorino tagliaerba inviato in riparazione senza l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, impedendo così lo svolgimento della vendita all'asta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati, ribadendo che il custode non può compiere atti di straordinaria amministrazione o spostare i beni pignorati di propria iniziativa. La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa del valore non irrisorio dei beni e dei precedenti penali degli imputati. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per calcolo errato
L'Imputato era stato condannato per il reato di calunnia. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello, evidenziando che l'esclusione della recidiva in primo grado influiva sul calcolo dei tempi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che la valutazione dei precedenti penali per negare le attenuanti generiche non equivale al riconoscimento della recidiva. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione (pari a sette anni e sei mesi, più una breve sospensione) era già decorso prima della decisione di secondo grado. Non emergendo elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Cassazione ha applicato la causa estintiva. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio per l'avvenuta prescrizione del reato, eliminando ogni effetto penale per L'Imputato.
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Dichiarazione di assenza: condanna annullata se manca il contatto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino condannato per reati di droga. Il difensore ha impugnato la sentenza denunciando la nullità del processo di primo grado. La notifica degli atti era avvenuta esclusivamente presso il difensore d'ufficio, dove l'imputato aveva eletto domicilio, senza che vi fosse alcun reale contatto tra i due. La Corte d'Appello aveva ignorato questa eccezione. La Cassazione ha chiarito che la semplice elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio, in assenza di un effettivo rapporto professionale, rende nulla la dichiarazione di assenza. Tuttavia, poiché il reato risaliva al 2015, la Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione, disponendo anche la restituzione delle somme sequestrate.
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Ricorso per cassazione inammissibile: il dispositivo prevale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato. Il ricorrente lamentava un contrasto tra la motivazione e il dispositivo della sentenza di condanna riguardo all'entità della pena, stabilita in tre mesi di reclusione. Inoltre, l'imputato invocava per la prima volta la prescrizione del reato. I giudici hanno stabilito che il dispositivo prevale sulla motivazione e che non si possono proporre in Cassazione questioni mai sollevate in appello. Di conseguenza, il ricorso per cassazione inammissibile ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Vendita di CD e DVD contraffatti: esclusa la prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un uomo trovato in possesso di duemila supporti audiovisivi privi del bollino SIAE. I beni erano nascosti sotto il letto dell'abitazione con locandine fotocopiate, elementi che dimostrano la destinazione alla vendita di CD e DVD contraffatti. La difesa ha sostenuto l'avvenuta prescrizione del reato e l'assenza di prove sulla commercializzazione. I giudici hanno respinto il ricorso evidenziando che la recidiva reiterata specifica prolunga i termini di prescrizione a dieci anni, termine non ancora decorso. Inoltre, l'enorme quantitativo e le modalità di occultamento confermano l'attività illecita.
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Prescrizione del reato edilizio: cantiere aperto, condanna ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per abuso edilizio. Il ricorrente sosteneva che fosse già maturata la prescrizione del reato edilizio, collocando l'inizio dei lavori abusivi nel 2016. Tuttavia, i giudici hanno confermato che al momento del sopralluogo della polizia municipale il cantiere era ancora aperto e i manufatti non ultimati. Inoltre, la Cassazione ha negato le attenuanti generiche a causa della gravità dell'abuso, consistente in due immobili di oltre 160 metri quadri complessivi che hanno causato un grave danno ambientale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: stop ai termini se la colpa è definitiva
L'Imputato, condannato per estorsione, propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di prescrizione del reato durante il giudizio di rinvio. Tale giudizio era stato disposto esclusivamente per rideterminare la pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Viene ribadito il principio secondo cui l'annullamento parziale limitato al solo trattamento sanzionatorio determina il passaggio in giudicato della responsabilità penale. Di conseguenza, la prescrizione del reato non può più decorrere nel successivo giudizio di rinvio. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Elezioni e clan: esclusa l’aggravante agevolazione mafiosa
Un politico locale, accusato di corruzione elettorale per aver stretto un accordo con esponenti di un clan criminale per ottenere voti in cambio di denaro, era stato condannato in appello. La Corte di Cassazione ha analizzato la contestata aggravante agevolazione mafiosa. I giudici hanno rilevato che, mancando la prova dell'effettiva volontà del politico di favorire l'associazione criminale e non solo se stesso, tale circostanza non poteva essere applicata. Di conseguenza, esclusa l'aggravante agevolazione mafiosa, il reato di corruzione elettorale è caduto in prescrizione per decorso del tempo massimo consentito dalla legge. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza senza rinvio, liberando l'imputato da ogni accusa.
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Prescrizione del reato: finti rogiti salvi senza l’aggravante
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due soggetti accusati di falsità ideologica per aver indotto in errore alcuni notai durante vendite immobiliari fittizie. Per il primo ricorrente, i giudici hanno annullato la sentenza con rinvio per ricalcolare la recidiva, elemento decisivo per stabilire la prescrizione del reato. Per il secondo ricorrente, la Corte ha escluso l'aggravante dell'atto pubblico fidefacente poiché non era stata contestata in modo chiaro e specifico nell'imputazione. Di conseguenza, senza tale aggravante, è scattata la prescrizione del reato per il decorso del tempo, con il conseguente annullamento senza rinvio della condanna e la revoca dei risarcimenti civili.
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Falsità ideologica: condanna cancellata nonostante l’omissione
Un candidato a un concorso pubblico viene condannato per il reato di falsità ideologica per non aver dichiarato nel modulo di assunzione alcune vecchie condanne penali. L'imputato ricorre in Cassazione sostenendo che i reati tributari erano stati abrogati e che per l'altra condanna beneficiava della non menzione, escludendo l'obbligo di dichiarazione. La Suprema Corte ritiene i motivi di ricorso non manifestamente infondati. Tuttavia, accertato il decorso del tempo, annulla la sentenza senza rinvio dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione, poiché la valutazione nel merito non è immediatamente evidente a prima vista.
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Accesso abusivo a sistema informatico: bancomat e prescrizione
L'Imputato era stato condannato per aver installato uno skimmer e una microcamera su uno sportello bancomat di un istituto di credito privato, configurando il reato di accesso abusivo a sistema informatico aggravato dalla natura pubblica del sistema. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'installazione di tali dispositivi integra il reato, ma ha escluso l'aggravante dell'interesse pubblico. Uno sportello bancomat di una banca privata, infatti, non svolge una funzione pubblica. Di conseguenza, esclusa l'aggravante, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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Insolvenza fraudolenta: assegno vuoto ma la condanna salta
Un cittadino è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di insolvenza fraudolenta. L'accusa riguardava la consegna di un assegno postdatato, tratto su un conto corrente già chiuso, come pagamento per un servizio di trasloco. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la tempestività della querela e l'effettiva riferibilità della condotta all'imputato, dato che l'amministratore della società debitrice era il padre. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato. Di conseguenza, calcolando anche il tempo trascorso dopo la sentenza d'appello, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, annullando la condanna senza rinvio.
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Appropriazione indebita: reato prescritto ma i danni vanno pagati
Un inquilino si è impossessato di alcuni arredi dell'appartamento preso in affitto, tra cui un forno nuovo, una camera da letto e una tenda, non restituendoli al proprietario nemmeno dopo lo sfratto per morosità. Accusato di appropriazione indebita aggravata, l'inquilino è stato condannato nei primi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, pur respingendo la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa del valore non trascurabile dei beni, ha accolto il ricorso sulla prescrizione. I giudici hanno accertato che il reato si era estinto per il decorso del tempo prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna penale senza rinvio, confermando però l'obbligo di risarcire i danni in sede civile.
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