\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Reato di rissa: quando la difesa diventa aggressione reciproca

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due fratelli accusati di reato di rissa, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. I due avevano scatenato una violenta e prolungata colluttazione con un terzo soggetto all’interno e all’esterno di un bar. All’arrivo delle forze dell’ordine, i giovani avevano reagito con calci e pugni contro i militari. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi della difesa, confermando che per la configurabilità del reato di rissa è sufficiente la partecipazione di almeno tre persone in uno scontro reciproco prolungato. Inoltre, i giudici hanno ritenuto legittimo il diniego della sospensione condizionale della pena per uno dei condannati a causa dei suoi precedenti penali, e hanno escluso la prescrizione dei reati poiché il decreto di citazione in appello, anche se nullo, interrompe comunque il decorso dei termini.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 29917 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 17 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La rissa al bar e le conseguenze penali dello scontro

Una serata in un locale pubblico può trasformarsi in un grave problema giudiziario se si perde il controllo. La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due fratelli coinvolti in una violenta colluttazione dentro e fuori un bar. Questo scontro ha integrato il reato di rissa, aggravato dalle successive lesioni causate alle forze dell’ordine intervenute per sedare gli animi. I giudici hanno chiarito i confini di questa fattispecie penale, confermando le condanne inflitte nei precedenti gradi di giudizio. La decisione offre importanti chiarimenti su come la legge punisce chi partecipa a scontri violenti in pubblico.

La dinamica dello scontro e la reazione contro le forze dell’ordine

I fatti si sono svolti all’interno e nei pressi di un bar, dove i due fratelli e un terzo soggetto hanno dato vita a una violenta colluttazione. Lo scontro è durato a lungo e ha spaventato i clienti del locale. Per riportare la calma è stato necessario l’intervento dei Carabinieri. Tuttavia, i partecipanti alla rissa non si sono placati all’arrivo dei militari. Al contrario, essi hanno aggredito gli operanti con calci e pugni, provocando lesioni fisiche certificate dai medici. La difesa ha sostenuto che si trattasse di una semplice resistenza passiva, ma i giudici hanno accertato l’uso di una violenza attiva e intenzionale contro i pubblici ufficiali. Chi usa la forza fisica contro le forze dell’ordine commette sempre un grave reato.

Il calcolo della prescrizione e l’efficacia degli atti interruttivi

Un altro punto centrale della discussione ha riguardato la presunta prescrizione dei reati. La difesa ha eccepito il decorso di oltre sei anni tra la sentenza di primo grado e quella di appello. La Cassazione ha però respinto questa tesi. I giudici hanno chiarito che l’emissione del decreto di citazione per il giudizio di secondo grado interrompe il termine di prescrizione. Questo effetto si produce con la semplice emissione dell’atto, a prescindere dalla sua successiva notifica. Inoltre, anche un decreto affetto da nullità conserva la sua efficacia interruttiva, poiché esprime in modo oggettivo la volontà dello Stato di perseguire il reato. La prescrizione non può quindi essere usata come scudo quando la macchina della giustizia si è già attivata tempestivamente.

Le motivazioni della sentenza sul reato di rissa

Le motivazioni della sentenza sul reato di rissa si fondano sulla natura stessa della colluttazione. Per configurare questo reato occorre la partecipazione di almeno tre persone e la presenza di più fronti di aggressione reciproca. Nel caso specifico, l’offesa e la difesa si sono sovrapposte in uno scontro prolungato, rendendo impossibile separare le singole condotte. Riguardo alla sospensione condizionale della pena, i giudici hanno confermato il diniego per uno dei fratelli. La presenza di precedenti procedimenti penali, tra cui un’insolvenza fraudolenta e un rifiuto di sottoporsi all’alcoltest, impedisce una valutazione positiva sul suo comportamento futuro. Anche i reati estinti o definiti con patteggiamento costituiscono precedenti validi per negare questo beneficio di legge. La condotta passata del colpevole incide sempre sulla concessione dei benefici di legge.

Le conclusioni della Cassazione sul reato di rissa

Le conclusioni della Cassazione sul reato di rissa hanno sancito la totale infondatezza dei ricorsi presentati dai due imputati. La Suprema Corte ha confermato integralmente la responsabilità penale per i reati di rissa aggravata, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Di conseguenza, i giudici hanno rigettato le richieste della difesa e hanno condannato i ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento. Questa decisione ribadisce che chi partecipa attivamente a uno scontro violento risponde penalmente delle proprie azioni, soprattutto se aggredisce le forze dell’ordine intervenute per garantire la sicurezza pubblica. La giustizia ha così confermato la validità delle sanzioni applicate nei precedenti gradi di giudizio.

Quando si configura il reato di rissa?
Il reato si configura quando almeno tre persone partecipano a una colluttazione violenta con più fronti di aggressione reciproca, rendendo impossibile distinguere tra chi offende e chi si difende.

Un atto nullo può interrompere la prescrizione di un reato?
Sì, la giurisprudenza stabilisce che anche un decreto di citazione nullo interrompe la prescrizione, poiché dimostra l’interesse dello Stato a proseguire l’azione penale.

I precedenti penali estinti impediscono la sospensione condizionale della pena?
Sì, i precedenti penali derivanti da reati estinti o patteggiati possono essere valutati dal giudice per negare la sospensione condizionale della pena se indicano un rischio di recidiva.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati