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Art. 152 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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280 provvedimenti

Altri anni per Art. 152 Codice di Procedura Civile

Indebito pensionistico: i termini per la restituzione
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la richiesta di restituzione dell'indebito pensionistico. Il termine per l'INPS decorre non dall'anno di produzione del reddito, ma dal momento in cui l'ente ne viene a conoscenza tramite la dichiarazione dei redditi, avendo poi tempo fino alla fine dell'anno successivo per avviare il recupero. Nel caso di specie, la richiesta di restituzione per somme percepite nel 2008, conosciute dall'INPS nel 2009, è stata ritenuta tempestiva perché inviata nel 2010.
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Rivalutazione contributiva: limiti e regole spiegate
Un pensionato ha richiesto la rivalutazione contributiva della sua pensione per esposizione all'amianto, nonostante avesse già raggiunto il tetto massimo di 40 anni di contributi. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la rivalutazione contributiva serve a colmare lacune per raggiungere il massimo, non per superarlo o per sostituire periodi meno favorevoli. Ha anche negato l'esenzione dalle spese legali, poiché il giudizio era per un ricalcolo e non per ottenere una nuova prestazione.
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Errore di fatto revocatorio: se sbaglia la Corte
La Corte di Cassazione corregge un proprio decreto a causa di un errore di fatto revocatorio. Un cittadino era stato inizialmente condannato a pagare le spese legali perché un documento che provava il suo diritto all'esenzione era stato smarrito dalla cancelleria del tribunale. Riconoscendo che l'errore non era imputabile al cittadino, la Corte ha revocato la precedente decisione e ha dichiarato che nessuna spesa era dovuta, tutelando così il privato cittadino dalle inefficienze del sistema giudiziario.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un datore di lavoro contro la qualificazione di un rapporto come lavoro subordinato. La decisione si fonda sul principio che la Suprema Corte non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. L'appello è stato respinto perché mirava a una rivalutazione delle prove, compito riservato ai giudici di primo e secondo grado, e per difetto di autosufficienza.
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Esonero spese legali: l’anno di reddito corretto
Una cittadina si vede negare l'esonero dalle spese legali in una causa previdenziale. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, chiarendo che l'autocertificazione sul reddito deve obbligatoriamente riferirsi all'anno precedente l'inizio della causa. Un errore nell'indicazione dell'anno, anche se in buona fede, rende la dichiarazione inefficace e fa perdere il beneficio, come stabilito dall'art. 152 disp. att. c.p.c.
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Transazione novativa: cosa succede ai contributi?
Un lavoratore, dopo aver stipulato una transazione novativa con il datore di lavoro per la riassunzione, ha chiesto la restituzione di una parte della somma pattuita, sostenendo che corrispondesse a contributi previdenziali mai versati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la transazione novativa sostituisce integralmente i precedenti rapporti, creando una nuova obbligazione indivisibile. Pertanto, la questione del versamento o meno dei contributi originari diventa irrilevante.
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Indennità Covid-19: iscrizione retroattiva non basta
Una lavoratrice autonoma si è vista negare l'indennità Covid-19 perché la sua iscrizione alla gestione previdenziale, sebbene retroattiva, è stata presentata dopo l'entrata in vigore del decreto. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che la legge richiede un'iscrizione effettiva e attuale al momento dell'introduzione del beneficio, e non una successiva regolarizzazione. La decisione si fonda su un'interpretazione letterale e sistematica della norma, finalizzata a garantire certezza e a gestire le risorse pubbliche durante l'emergenza.
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Indebito previdenziale: quando si interrompe il termine?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una comunicazione formale da parte dell'Istituto Previdenziale, che quantifica un indebito previdenziale e ne richiede la restituzione, è sufficiente a interrompere i termini di prescrizione e a impedire la decadenza del diritto al recupero. Anche se la comunicazione usa un tono collaborativo, ciò non ne inficia la validità. Il caso riguardava il recupero di una maggiorazione sociale indebitamente percepita da una pensionata, con gli eredi che contestavano la tempestività dell'azione dell'Ente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'avvio formale del procedimento di recupero, e non l'effettiva riscossione, è l'atto che conta ai fini dei termini di legge.
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Prescrizione benefici amianto: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore in pensione che chiedeva la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La domanda era stata presentata oltre il termine decennale di prescrizione. La Corte ha stabilito che, sebbene il dies a quo della prescrizione benefici amianto non coincida automaticamente con la data del pensionamento, spetta al ricorrente dimostrare la non conoscibilità del diritto in quel momento. In assenza di prove specifiche, la decisione della Corte d'Appello, che aveva individuato la decorrenza dalla data di pensionamento basandosi su elementi presuntivi, è stata confermata.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Una cittadina ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere un estratto conto certificativo. Ottenuto il documento in corso di causa, i giudici di primo e secondo grado hanno compensato le spese legali. La Suprema Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso della cittadina, confermando la legittimità della compensazione spese legali a causa di un'oggettiva incertezza giurisprudenziale esistente al momento dell'avvio della causa, che giustificava la decisione dei giudici di merito.
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Prescrizione benefici amianto: quando inizia a decorrere?
Un pensionato ha richiesto la rivalutazione dei contributi per esposizione all'amianto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decorrenza della prescrizione benefici amianto dalla data del pensionamento, ritenendo che a quel momento il lavoratore avesse già consapevolezza del proprio diritto. La domanda, presentata dopo oltre dieci anni, è stata considerata tardiva.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Un lavoratore ha chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR per il TFR maturato con un'azienda fallita, il cui ramo d'azienda era stato ceduto a una nuova società. La Cassazione ha negato l'intervento del Fondo, poiché il rapporto di lavoro è proseguito senza interruzioni con la nuova azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., rendendo il credito per TFR non ancora esigibile.
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Decadenza diritto: domanda inammissibile non la ferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 23425/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di decadenza diritto: una domanda giudiziale che si conclude con una declaratoria di improcedibilità non è idonea a interrompere il termine di decadenza. Il caso riguardava un lavoratore che, a causa di un errore nella notifica dell'atto introduttivo all'ente previdenziale, si è visto respingere il ricorso. La Corte ha chiarito che solo un giudizio che arriva a una decisione nel merito può salvare il diritto dalla decadenza, distinguendo nettamente tale istituto dalla prescrizione.
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Decadenza prestazioni previdenziali: i termini stretti
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di un lavoratore contro l'INPS per il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia. La decisione si fonda sulla tardività dell'azione giudiziaria, evidenziando la perentorietà del termine di un anno per la decadenza prestazioni previdenziali, che decorre una volta esaurita la fase amministrativa.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Un cittadino ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere un documento. Sebbene la richiesta fosse fondata, i giudici hanno disposto la compensazione spese legali poiché l'ente aveva adempiuto prima del deposito formale del ricorso e il cittadino non aveva tentato la via amministrativa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che l'incertezza giurisprudenziale e la mancata ricerca di una soluzione stragiudiziale costituiscano "gravi ed eccezionali ragioni" che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Esonero spese processuali: la dichiarazione è valida
Una cittadina con un reddito basso è stata erroneamente condannata al pagamento delle spese legali in una controversia previdenziale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la dichiarazione iniziale per l'esonero spese processuali è sufficiente e valida per l'intera durata del procedimento, garantendo così il diritto all'esenzione.
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Ricorso per Cassazione: l’assemblaggio di atti è errore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia previdenziale perché redatto tramite "assemblaggio di atti", ovvero la semplice riproduzione di documenti processuali senza una sintesi chiara. Questa tecnica viola il principio di autosufficienza, rendendo il ricorso incomprensibile e addossando alla Corte il compito, non suo, di ricostruire le censure. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Esonero spese processuali: la Cassazione chiarisce
Un cittadino era stato ingiustamente condannato a pagare le spese legali a un ente previdenziale, nonostante avesse dichiarato un reddito basso. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto all'esonero spese processuali, specificando che una semplice dichiarazione firmata nell'atto iniziale del processo è sufficiente, senza bisogno di moduli specifici o di ripeterla nei gradi di giudizio successivi.
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Pensione di vecchiaia in deroga: la Cassazione decide
Una lavoratrice ha richiesto la pensione di vecchiaia in deroga, sostenendo che aver raggiunto il requisito contributivo entro il 1992 la esentasse dai successivi aumenti dell'età pensionabile. La Corte di Cassazione ha respinto questa interpretazione, affermando che la deroga si applica solo al requisito contributivo e non a quello anagrafico. Tuttavia, ha accolto il ricorso della lavoratrice riguardo alla condanna al pagamento delle spese legali, annullandola poiché era stata presentata una valida dichiarazione di basso reddito che ne garantiva l'esonero.
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Assegno sociale: domanda annuale è necessaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina contro l'Istituto Previdenziale per il riconoscimento dell'assegno sociale per l'anno 2013. La Corte ha confermato che la domanda amministrativa presentata nel 2012 non era sufficiente a fondare la richiesta per l'anno successivo, mancando del contenuto minimo essenziale per la nuova annualità. La decisione sottolinea la necessità di una domanda specifica per ogni anno in cui si richiede la prestazione.
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