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Art. 152 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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280 provvedimenti

Altri anni per Art. 152 Codice di Procedura Civile

Efficacia del giudicato: limiti a nuove azioni legali
Un lavoratore ha richiesto la rideterminazione della propria rendita previdenziale, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, applicando il principio dell'efficacia del giudicato. Poiché la questione era già stata decisa in due precedenti cause definitive, la Corte ha stabilito che non fosse possibile riaprire il caso presentando semplicemente nuovi conteggi, in quanto l'oggetto del contendere e le ragioni giuridiche erano sostanzialmente identiche. L'ordinanza chiarisce l'ampia portata del giudicato, che preclude il riesame non solo del dispositivo ma anche dei presupposti logico-giuridici della decisione passata.
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Assunzione senza concorso: licenziamento legittimo?
Un dipendente pubblico, assunto tramite chiamata diretta e non tramite concorso, ha impugnato il suo licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un'assunzione senza concorso pubblico è nulla. Di conseguenza, il licenziamento non è solo legittimo ma costituisce un atto dovuto da parte dell'amministrazione per ripristinare la legalità violata. La sentenza chiarisce anche importanti aspetti procedurali legati all'applicazione del Rito Fornero nel pubblico impiego.
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Salario contrattuale agricoltura: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4209/2023, ha stabilito che per i lavoratori agricoli a tempo determinato l'indennità di disoccupazione deve essere calcolata sulla base del salario contrattuale e non del salario medio convenzionale. Una lavoratrice aveva richiesto il ricalcolo della sua indennità per l'anno 2014, ma la sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Suprema Corte ha confermato che la normativa, a partire dal d.l. n. 2 del 2006, ha definitivamente sostituito il vecchio sistema del salario 'virtuale' con quello del salario 'reale' previsto dai contratti collettivi. Ha inoltre chiarito che il 'terzo elemento' della retribuzione è già ricompreso nella paga giornaliera e non deve essere aggiunto separatamente.
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Neutralizzazione contributi: quando è inapplicabile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2800/2023, ha stabilito che il principio di neutralizzazione contributi non si applica quando i contributi in questione sono necessari per integrare il requisito minimo per l'accesso alla pensione. Nel caso specifico, un pensionato con una pensione di anzianità basata unicamente su 39 anni di contributi si è visto negare la richiesta di escludere alcuni periodi dal calcolo, poiché ciò avrebbe fatto venir meno il diritto stesso alla prestazione pensionistica.
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Indennità disoccupazione agricola: come si calcola
Un lavoratore agricolo a tempo determinato ha contestato il metodo di calcolo della sua indennità di disoccupazione agricola, chiedendo l'applicazione del "salario medio convenzionale" o un aumento per il "terzo elemento". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il parametro corretto è la retribuzione prevista dai contratti collettivi. La Corte ha inoltre ritenuto che il salario del contratto provinciale fosse già comprensivo di tutte le voci accessorie.
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Ricorso inammissibile: i termini per impugnare
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché presentato contro una sentenza di primo grado ben oltre i termini di legge. La parte ricorrente aveva precedentemente esperito un appello, anch'esso dichiarato inammissibile, consolidando la definitività della prima decisione. Questo caso sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini perentori nel processo civile.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 977/2026, ha stabilito che è legittima la compensazione spese legali quando l'ente debitore salda la prestazione dovuta dopo il deposito del ricorso ma prima della sua notifica. Secondo la Corte, il comportamento collaborativo dell'ente e il fatto che la lite prosegua al solo fine di recuperare le spese, costituiscono quelle 'gravi ed eccezionali ragioni' che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Esonero spese legali: Cassazione chiarisce l’art. 152
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esonero dalle spese legali, previsto per le cause di natura assistenziale, si applica anche quando un cittadino si oppone alla richiesta di restituzione di somme già percepite. La Corte ha chiarito che resistere a una domanda di ripetizione dell'indebito equivale a un'azione per ottenere la prestazione, garantendo così la tutela del cittadino con basso reddito. La sentenza ha annullato la condanna alle spese del primo grado, decidendo direttamente nel merito a favore del ricorrente.
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Notificazione all’ente: indirizzo PEC è vincolante
La Corte di Cassazione ha dichiarato nulla una notifica di ricorso contro un ente previdenziale. La ragione è che la notificazione all'ente è stata inviata a un indirizzo PEC non corretto. L'atto doveva essere inviato esclusivamente a uno degli indirizzi presenti in un apposito elenco ministeriale. La Corte ha ordinato la rinnovazione della notifica.
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Procedimento ex art. 445-bis: limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del procedimento ex art. 445-bis, stabilendo che il giudice può solo accertare la sussistenza del requisito sanitario per una prestazione previdenziale, ma non può dichiarare il diritto alla prestazione stessa. Nel caso di specie, un tribunale aveva erroneamente riconosciuto il diritto a una pensione di vecchiaia anticipata, andando oltre il thema decidendum del giudizio, che è limitato alla sola valutazione medico-legale. La sentenza è stata cassata in parte qua.
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Patto di prova: esclude la pensione anticipata?
Un lavoratore del settore editoriale si è visto negare il diritto alla pensione anticipata per aver accettato un nuovo impiego, sebbene questo sia terminato dopo soli 12 giorni durante il periodo di prova. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che un contratto a tempo indeterminato con patto di prova mantiene la sua natura giuridica originaria. La clausola di prova, essendo un elemento accessorio, non trasforma il rapporto in un contratto a termine, precludendo così l'accesso al beneficio pensionistico, che è riservato a chi non si è rioccupato con un contratto a tempo indeterminato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio di cassazione
Una lavoratrice ricorre in Cassazione per una questione legata a contributi previdenziali. Durante il processo, raggiunge un accordo con il datore di lavoro e presenta una formale rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara estinto il giudizio, chiarendo le implicazioni per le spese legali, anche nei confronti dell'ente previdenziale non parte dell'accordo, e l'inapplicabilità del raddoppio del contributo unificato in questi casi.
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Assegno sociale: 10 anni di soggiorno continuativo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10450/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina straniera contro il diniego dell'assegno sociale. La decisione si fonda sulla mancata prova del requisito del soggiorno continuativo in Italia per almeno dieci anni, un onere che grava interamente sul richiedente e non può essere superato da brevi assenze non debitamente contestualizzate nei gradi di merito.
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Decadenza disoccupazione agricola: ricorso tardivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10089/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di disoccupazione agricola. Un lavoratore, cancellato dagli elenchi anagrafici, ha perso il diritto al sussidio per non aver impugnato il provvedimento di cancellazione entro il termine di decadenza di 120 giorni. La Corte ha sottolineato che l'iscrizione in tali elenchi è un presupposto costitutivo e non un mero elemento probatorio, e la sua mancata contestazione tempestiva preclude ogni successiva richiesta di accertamento del rapporto di lavoro ai fini previdenziali.
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Onere della prova TFR: a chi spetta per i soci?
Un socio lavoratore di una cooperativa fallita ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che l'onere della prova TFR, e in particolare del versamento dei contributi previdenziali antecedenti al 1997, spetta al lavoratore stesso. Questa prova è un fatto costitutivo essenziale per poter accedere alla tutela retroattiva offerta dal Fondo.
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Termine per impugnare: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione perché tardivo. Il caso chiarisce che il termine per impugnare una decisione decorre dalla data della sua pubblicazione in cancelleria, e non dalla successiva comunicazione alle parti. La mancata conoscenza dovuta all'attesa della comunicazione è considerata un errore di diritto non scusabile, che non giustifica la rimessione in termini.
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Decadenza disoccupazione agricola: notifica online
Un lavoratore agricolo ha contestato la cancellazione dagli elenchi professionali per annualità passate, sostenendo l'applicazione retroattiva di una nuova legge sulla notifica telematica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la norma regola solo la forma della comunicazione e si applica a tutti gli atti successivi alla sua entrata in vigore, confermando la legittimità della decadenza disoccupazione agricola per mancata impugnazione tempestiva.
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Requisito contributivo: l’appello riapre i fatti
La Corte di Cassazione chiarisce che l'appello volto a contestare la mancanza di un requisito contributivo per una prestazione previdenziale riapre la cognizione del giudice su tutti i fatti ad esso collegati. Di conseguenza, il giudice d'appello può valutare circostanze non specificamente oggetto di gravame incidentale, come la cancellazione del lavoratore dagli elenchi agricoli, in quanto elemento coessenziale alla sussistenza del requisito stesso. La Corte ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la decisione che negava l'indennità di disoccupazione.
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Ricorso per cassazione: deposito e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta una questione procedurale cruciale in un contenzioso di lavoro. Prima di esaminare il merito, la Corte solleva un dubbio sull'ammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un'azienda di trasporti contro i suoi dipendenti. Il nodo centrale è il possibile mancato rispetto del termine perentorio di 20 giorni per depositare copia del ricorso presso il giudice che ha emesso la sentenza impugnata, come previsto dall'art. 420 bis c.p.c. Di conseguenza, la Corte ha sospeso la decisione e disposto una verifica su questo adempimento formale, dal quale dipende la prosecuzione stessa del giudizio.
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Cancellazione elenchi agricoli: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11644/2024, ha stabilito che in caso di cancellazione dagli elenchi dei lavoratori agricoli a seguito di un disconoscimento da parte dell'INPS, spetta al lavoratore dimostrare in giudizio l'effettiva esistenza, durata e natura del rapporto di lavoro. La Corte ha inoltre precisato che gli atti di cancellazione dell'INPS non richiedono la motivazione prevista dalla L. 241/1990, poiché si tratta di atti ricognitivi di un rapporto obbligatorio basato sulla legge.
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