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Art. 152 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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280 provvedimenti

Altri anni per Art. 152 Codice di Procedura Civile

Benefici amianto: quando il ricorso è inammissibile
Un lavoratore si rivolge alla Corte di Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha negato i suoi benefici amianto, basandosi su una perizia tecnica che escludeva un'esposizione qualificata. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la contestazione di accertamenti di fatto e perizie tecniche non è consentita in sede di legittimità. La decisione sottolinea che tali valutazioni sono di esclusiva competenza del giudice di merito. Viene inoltre confermato che la prescrizione del diritto decorre dalla richiesta di certificazione dell'esposizione.
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Iscrizione elenchi agricoli: quando è inammissibile?
Un lavoratore si è visto negare l'indennità di disoccupazione agricola. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la domanda iniziale non includeva la richiesta di iscrizione elenchi agricoli, un presupposto essenziale. Inoltre, un precedente giudicato aveva già classificato il rapporto di lavoro come non agricolo, rendendo impossibile una nuova valutazione.
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Onere della prova lavoro agricolo: Cassazione chiarisce
Una lavoratrice agricola si è vista negare i contributi previdenziali dopo un'ispezione. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova del lavoro agricolo spetta interamente al lavoratore e che la valutazione delle prove (testimonianze, documenti) è di competenza esclusiva del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Decadenza disoccupazione agricola: termini per ricorso
Una lavoratrice ha perso il diritto a trattenere l'indennità di disoccupazione agricola a causa del mancato rispetto dei termini per impugnare la sua esclusione dagli elenchi. La Corte di Cassazione ha confermato che il mancato rispetto dei termini di decadenza disoccupazione agricola impedisce l'accertamento del rapporto di lavoro ai fini previdenziali, respingendo il ricorso.
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Spese di lite previdenza: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice agricola si opponeva alla cancellazione dagli elenchi annuali e alla richiesta di restituzione di indennità. La Corte di Cassazione, pur respingendo nel merito il ricorso, lo ha accolto su un punto cruciale: le spese di lite previdenza. È stato riaffermato il principio secondo cui, nelle cause previdenziali, il lavoratore che perde la causa non è tenuto a pagare le spese legali all'ente, in applicazione dell'art. 152 att. c.p.c.
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Iscrizione elenchi agricoli: no indennità senza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva l'indennità di disoccupazione agricola. La decisione si fonda sul fatto che il lavoratore non aveva esplicitamente richiesto l'iscrizione negli elenchi agricoli, un presupposto considerato essenziale e non implicito nella sola richiesta della prestazione. Inoltre, un precedente giudicato sulla natura non agricola del datore di lavoro rendeva la domanda inammissibile.
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Termine di decadenza: quando inizia a decorrere?
La Cassazione chiarisce che il termine di decadenza di 120 giorni per impugnare la mancata iscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli decorre dalla definitività del provvedimento amministrativo, indipendentemente dal tipo di ricorso esperito o da eventuali errori informativi dell'Ente Previdenziale. L'appello della lavoratrice è stato respinto.
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Elenchi agricoli: pubblicazione online vale notifica
Una lavoratrice agricola ha impugnato la propria esclusione dagli elenchi annuali, ma il suo ricorso è stato giudicato tardivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 275/2024, ha stabilito che la pubblicazione telematica degli elenchi agricoli sul sito INPS costituisce una notifica ufficiale a tutti gli effetti. Di conseguenza, il termine per l'impugnazione decorre da tale data e non da successive comunicazioni. La Corte ha ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale, confermando la validità di questo sistema di notifica.
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Termine di decadenza elenchi agricoli: la Cassazione
Una lavoratrice agricola ha impugnato il suo diniego di reiscrizione negli elenchi professionali e la richiesta di restituzione dell'indennità di disoccupazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che il termine di decadenza per l'impugnazione era decorso, considerando valida la pubblicazione telematica degli elenchi sul sito dell'Ente Previdenziale come momento di decorrenza. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alle spese di lite, dichiarandole non ripetibili ai sensi della legge.
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Indebito previdenziale: quando restituire l’indennità
Un lavoratore ha percepito contemporaneamente un'indennità di disoccupazione e una pensione di vecchiaia retrodatata per errore dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituire l'indennità, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che le norme speciali sulla non ripetibilità dell'indebito previdenziale pensionistico non si estendono all'indennità di disoccupazione e che non è possibile sollevare questioni di fatto nuove per la prima volta in sede di legittimità.
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Indennità di mobilità: stop all’integrazione se lavori
Un lavoratore del settore aereo ha perso il diritto all'integrazione dell'indennità di mobilità perché svolgeva un altro lavoro a tempo parziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che se la prestazione principale è sospesa per legge a causa di una nuova attività lavorativa, anche l'integrazione del fondo di settore viene meno, in quanto non c'è più nulla da integrare. La decisione conferma che i regolamenti dei fondi non possono derogare alle leggi nazionali.
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Pensione di reversibilità: l’inabilità deve preesistere
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale per la pensione di reversibilità a favore dei figli maggiorenni inabili. Con l'ordinanza in esame, ha chiarito che il requisito dell'inabilità lavorativa deve necessariamente sussistere al momento del decesso del genitore pensionato. La Corte ha quindi respinto la richiesta di una madre per la figlia, la cui inabilità era stata accertata solo in un momento successivo alla morte del padre, annullando la precedente decisione del Tribunale.
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Ricorso inammissibile: oneri procedurali e spese
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una causa di previdenza. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza: il ricorrente non ha trascritto nel ricorso il documento essenziale a sostegno della sua tesi sull'esenzione dalle spese legali. Di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rimedia
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un cittadino per la correzione di un errore materiale. In una precedente ordinanza, la Corte lo aveva condannato al pagamento delle spese legali, ignorando la sua dichiarazione di esenzione per limiti di reddito. Riconoscendo la svista, la Corte utilizza la procedura di correzione errore materiale per annullare la condanna alle spese, stabilendo che il ricorrente non è tenuto a pagarle.
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Verbale ispettivo INPS: onere della prova e validità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una famiglia contro l'ente previdenziale, confermando che il verbale ispettivo INPS è una 'fonte di prova'. Spetta ai privati dimostrare l'effettiva esistenza del rapporto di lavoro agricolo contestato. La Corte ha chiarito che il verbale non è un atto amministrativo da annullare, ma un elemento probatorio il cui contenuto deve essere contestato nel merito, provando una diversa realtà dei fatti.
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Recesso per sequestro: motivazione del licenziamento
Un'impresa soggetta a sequestro di prevenzione recedeva dal rapporto di lavoro con un dipendente. La Corte d'Appello aveva ritenuto illegittimo il recesso per carenza di motivazione. La Corte di Cassazione, riformando la decisione, ha stabilito che per la validità del recesso per sequestro è sufficiente che l'atto dell'amministratore giudiziario richiami la procedura di prevenzione e il decreto autorizzativo del giudice delegato, senza necessità di esporre dettagliatamente le ragioni sottostanti, che risiedono negli atti della procedura stessa.
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Contratti a termine e fondazioni liriche: la Cassazione
Un artista di coro ha impugnato una serie di contratti a termine con una fondazione lirico-sinfonica, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'incertezza normativa o il timore di ritorsioni non giustificano il mancato rispetto dei termini di decadenza per l'impugnazione. Inoltre, ha confermato che l'utilizzo di contratti a termine successivi è legittimo se fondato su ragioni oggettive e concrete, come la necessità di integrare l'organico per specifici spettacoli programmati.
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Dimissioni per giusta causa e Naspi: il caso amianto
Un lavoratore si dimette invocando le dimissioni per giusta causa a causa di stipendi non pagati e della presenza di amianto sul luogo di lavoro. L'INPS nega la Naspi. La Cassazione conferma la decisione, sottolineando che la rassegnazione delle dimissioni quasi due anni dopo la scoperta del rischio amianto fa venir meno il requisito dell'immediatezza, essenziale per la giusta causa e quindi per l'accesso all'indennità di disoccupazione.
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Lavoro in carcere: quando scatta la prescrizione?
Un ex detenuto ha richiesto differenze retributive per il lavoro svolto in carcere per diversi anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, data la natura rieducativa e unitaria del rapporto, la prescrizione quinquennale per i crediti non decorre dalla fine di ogni singolo incarico, ma dalla cessazione definitiva del rapporto di lavoro, che di norma coincide con la fine della detenzione. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato prescritti i crediti, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Contribuzione previdenziale I.A.P.: la Cassazione
Una imprenditrice agricola si opponeva a una richiesta di pagamento dell'INPS per contribuzione previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della pretesa dell'ente. L'ordinanza chiarisce due punti fondamentali: spetta all'imprenditore dimostrare di non dedicare tutto il proprio tempo all'agricoltura e il verbale ispettivo dell'INPS ha efficacia interruttiva della prescrizione.
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