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Art. 152 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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280 provvedimenti

Altri anni per Art. 152 Codice di Procedura Civile

Esonero spese legali: basta l’autocertificazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere l'esonero dalle spese legali nelle cause di previdenza, è sufficiente presentare un'autodichiarazione che attesti di avere un reddito inferiore ai limiti di legge, anche senza specificare l'importo esatto. La sentenza ha annullato la decisione di un tribunale che aveva condannato una cittadina al pagamento delle spese processuali, ritenendo non valida la sua dichiarazione perché incompleta. La Corte ha chiarito che, a differenza del gratuito patrocinio, l'esonero spese legali non richiede formalismi rigidi, ma la semplice attestazione del requisito reddituale.
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Onere della prova lavoratore agricolo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12700/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore agricolo a cui era stato negato l'accredito di giornate lavorative a seguito della sua cancellazione dagli elenchi di categoria. La Corte ha stabilito che, una volta avvenuta la cancellazione, l'onere della prova lavoratore agricolo si inverte: non è più l'INPS a dover motivare il disconoscimento, ma è il lavoratore a dover dimostrare con ogni mezzo l'effettiva esistenza, durata e natura onerosa del rapporto di lavoro. Viene inoltre ribadita la non applicabilità delle garanzie procedurali della L. 241/1990, come l'obbligo di motivazione, agli atti di gestione del rapporto previdenziale.
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Esonero spese processuali: l’errore revocabile
Un cittadino era stato erroneamente condannato a pagare le spese legali nonostante avesse presentato una dichiarazione per l'esonero spese processuali basato su basso reddito. La Corte di Cassazione, riconoscendo il proprio precedente errore di fatto nel non aver visto tale documento, ha revocato la precedente ordinanza. La decisione riafferma che ignorare la dichiarazione di esenzione è un vizio grave che giustifica la revocazione della sentenza, e non una semplice correzione materiale.
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Errore di fatto spese legali: Cassazione revoca
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente ordinanza a causa di un errore di fatto sulle spese legali. Una cittadina, pur avendo diritto all'esenzione, era stata condannata al pagamento. La Corte ha riconosciuto la svista, annullando la condanna e ribaltando la decisione sulle spese a carico dell'ente previdenziale.
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Decadenza rivalutazione amianto: la Cassazione conferma
Un lavoratore ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, ma la sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'azione legale, se proposta oltre i termini di legge, è soggetta a decadenza. Tale decadenza estingue l'intero diritto alla maggiorazione contributiva e non solo le quote arretrate, poiché il beneficio è considerato un diritto autonomo rispetto alla pensione. La tardività dell'azione ha reso superfluo l'esame del merito della richiesta.
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Rivalutazione contributiva: quando scatta la decadenza
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza del diritto a ottenere la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Un lavoratore aveva presentato domanda giudiziale ben oltre il termine di tre anni e trecento giorni dalla domanda amministrativa. La Corte ha stabilito che la decadenza, prevista dall'art. 47 del d.P.R. 639/1970, estingue l'intero diritto alla prestazione e non solo i ratei pregressi, poiché il beneficio della rivalutazione contributiva è autonomo rispetto alla pensione principale e soggetto a proprie regole temporali.
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Onere prova lavoratore agricolo: la Cassazione decide
Una lavoratrice agricola ha impugnato la sua cancellazione dagli elenchi previdenziali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova del lavoratore agricolo spetta a quest'ultimo in caso di disconoscimento da parte dell'ente. L'iscrizione è solo un'agevolazione probatoria che viene meno con la contestazione, obbligando il lavoratore a dimostrare in giudizio l'effettiva esistenza del rapporto di lavoro. La Corte ha inoltre escluso l'applicabilità delle norme sul procedimento amministrativo (L. 241/1990) a tali atti.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguardava la richiesta di ripristino di una pensione di reversibilità. La ricorrente sosteneva che la Corte avesse erroneamente ignorato che l'INPS aveva già erogato la pensione per 13 anni. La Cassazione ha chiarito che tale circostanza non costituisce un errore di fatto percettivo, bensì un elemento soggetto a valutazione giuridica, la cui critica non rientra nei presupposti per la revocazione.
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Prescrizione rendita vitalizia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva la costituzione di una rendita vitalizia per contributi omessi dal datore di lavoro. L'ordinanza stabilisce che il diritto alla rendita vitalizia si prescrive in dieci anni. Il termine decorre non dal momento dell'omissione, ma dalla prescrizione del diritto del datore di lavoro a costituire la rendita, creando un periodo complessivo di 25 anni. Nel caso specifico, la richiesta del lavoratore, presentata nel 2013 per omissioni del 1977-1980, è stata considerata tardiva, confermando così la prescrizione rendita vitalizia.
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APE sociale: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per il riconoscimento dell'APE sociale. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti legali al momento della domanda, in particolare perché la normativa allora vigente non includeva la cessazione per scadenza di contratto a termine. La Corte ha inoltre sottolineato che l'autocertificazione non è una prova sufficiente e che l'onere di dimostrare i requisiti spetta al richiedente.
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Trattazione scritta appello: no inammissibilità
Una lavoratrice si è vista dichiarare l'appello improcedibile per non aver depositato la prova della notifica durante una trattazione scritta. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la modalità di trattazione scritta appello non può comprimere il diritto di difesa. Il giudice, prima di dichiarare l'improcedibilità, deve fissare una nuova udienza per consentire alla parte di produrre la prova della notifica e verificare così la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Disoccupazione agricola: prova del rapporto di lavoro
Un lavoratore si è visto negare la disoccupazione agricola per non aver adeguatamente provato l'esistenza di un contratto di colonia parziaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere della prova spetta al lavoratore e che la valutazione dei fatti compiuta nei gradi di merito non è riesaminabile in sede di legittimità. Il caso chiarisce anche i requisiti formali per l'esenzione dalle spese processuali.
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Opposizione agli atti esecutivi: termini perentori
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per vizi formali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tali contestazioni rientrano nell'opposizione agli atti esecutivi, soggetta al termine perentorio di 20 giorni. La pronuncia sottolinea che la tardività dell'impugnazione preclude l'esame nel merito dei vizi, anche in presenza di altri motivi di opposizione.
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Errore di fatto: revocazione e spese di lite
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un lavoratore, revocando una propria precedente ordinanza per un palese errore di fatto. La Corte aveva erroneamente condannato il lavoratore al pagamento delle spese legali, ignorando una dichiarazione per l'esonero regolarmente depositata agli atti. La decisione chiarisce che la svista documentale, se decisiva, costituisce un valido motivo di revocazione, annullando così l'obbligo di pagamento e ripristinando il diritto del cittadino.
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Indebito assistenziale: quando si restituisce l’assegno?
Un cittadino ha ricevuto un assegno sociale, ma l'ente previdenziale ne ha chiesto la restituzione sostenendo la mancanza dei requisiti di reddito. La controversia è giunta in Cassazione, che ha ritenuto la questione complessa. In particolare, si discute se la corretta dichiarazione dei redditi da parte del cittadino sia sufficiente a escludere il dolo e quindi l'obbligo di restituzione dell'indebito assistenziale. La Corte ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Pensione di reversibilità: no se c’è capacità residua
Un figlio maggiorenne richiede la pensione di reversibilità del padre, sostenendo di essere inabile al lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza chiarisce che il diritto non spetta se, nonostante le patologie, sussiste una residua capacità lavorativa, anche per mansioni semplici, che consenta di produrre un reddito non puramente simbolico. La valutazione, basata su una Consulenza Tecnica d'Ufficio, ha un peso determinante.
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Fondo di Garanzia INPS: limiti e obblighi fiscali
Un lavoratore ricorre contro l'INPS per il pagamento del TFR e di alcune mensilità a carico del Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'INPS opera correttamente la ritenuta fiscale sul TFR se il credito è stato ammesso al lordo nel passivo fallimentare. L'Istituto è vincolato alle risultanze della procedura concorsuale. Inoltre, ha confermato che i crediti da lavoro sono coperti solo se rientrano nel limite temporale di dodici mesi antecedenti l'istanza di fallimento.
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Decadenza azione giudiziaria: il ricorso tardivo
Un lavoratore ha perso il diritto ai benefici previdenziali per esposizione all'amianto a causa della decadenza dell'azione giudiziaria. La Corte di Cassazione ha confermato che il ricorso è stato presentato oltre il termine triennale, calcolato a partire da 90 giorni dopo la proposizione del ricorso amministrativo contro il diniego dell'ente previdenziale.
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Compensazione spese legali: il caso dell’INPS
Un cittadino ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere un certificato contributivo. L'ente ha rilasciato il documento dopo il deposito del ricorso ma prima della sua notifica. I giudici di merito hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione spese legali. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ritenendo che l'incertezza giurisprudenziale sulla questione e il comportamento collaborativo dell'ente costituissero 'gravi ed eccezionali ragioni' per derogare al principio della soccombenza.
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Errata comunicazione ente: quando c’è risarcimento?
Una cittadina ha citato in giudizio un ente previdenziale per danni derivanti da una errata comunicazione ente relativa ai termini di impugnazione, che ha causato la decadenza del suo diritto di contestare il diniego di una prestazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sull'errore scusabile del cittadino e sul suo diritto al risarcimento è una questione di fatto, di competenza esclusiva dei giudici di merito e non sindacabile in sede di legittimità.
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